الحزب الشيوعي الأممي

Il Comunista 1921-12-14

Il fronte unico degli impiegati statali

Poiché pare che i dirigenti socialdemocratici dell’«Ufis» abbiano già concluso degli accordi con gli esponenti delle altre organizzazioni d’impiegati statali, per realizzare la fatidica proposta del «fronte unico», occorre esaminare dal punto di vista comunista la questione, per precisare il nostro pensiero e il nostro atteggiamento in materia.

Per il Partito comunisti tutti i problemi sindacali si risolvono col metodo della riduzione al minimo comune denominatore della preparazione rivoluzionaria, compito essenziale dei comunisti nei sindacati. Condizione necessaria e sufficiente per questa soluzione è il riconoscimento esplicito e l’applicazione sincera e fedele del principio marxista fondamentale: la «lotta di classe».

Nel campo impiegatizio – tolte l’«Ufis» e l’«Unias», organizzazioni aderenti alla Confederazione generale del lavoro (a parte, naturalmente, i postelegrafonici e i ferrovieri) – le altre associazioni negano apertamente il principio classista e fanno capo o gravitano verso quella Confederazione di Genova, prototipo di organizzazione gialla, piccolo-borghese, corporativistica.

In queste condizioni, parlare di «fronte unico impiegatizio» – senza esigere nel contempo da queste associazioni l’accettazione sincera del principio della lotta extra-legale, l’abbandona della pregiudiziale anticlassista e la conseguente adesione alla Confederazione del lavoro – equivarrebbe a scendere disarmati sul terreno insidioso degli avversari ed esporsi alle imboscate di tutti i magnificatori della «azione legale». Un fronte unico si può capire solamente a scopo di lotta, come affasciamento di forze concordi, agenti nella stessa direzione, guidate da una disciplina ferrea. Occorre soprattutto che si tratti di forze disposte ad «agire». Non si fa un fronte unico fra forze che agiscono e forze che non agiscono o, peggio, che agiscono in senso inverso. Nel campo impiegatizio, soprattutto in questo momento, esso sarebbe il fronte unico … degli imbecilli.

Gli impiegati comunisti potrebbero aderire alla costituzione del fronte unico solamente nel caso che essa avvenisse nell’ambito confederale. Ma, anche in questo caso, non vorremmo esser fraintesi. E ci spieghiamo.

Poiché uno dei capisaldi del programma della III Internazionale è l’«unità sindacale», i comunisti lavorano per la costituzione di un unico organismo sindacale nazionale. E il Partito comunista ha, infatti, lanciato fin dal maggio scorso, un appello per la entrata nella Confederazione di tutte le organizzazioni sindacali che ne sono fuori. Ma lo scopo precipuo al quale noi miriamo è la lotta contro gli attuali dirigenti confederali, impelagatisi, ormai senza scampo, nel putrido stagno dell’opportunismo. Naturalmente per il raggiungimento di questo fine, il Partito comunista fa soprattutto assegnamento sulle organizzazioni più combattive e più permeate di spirito rivoluzionario, come per esempio l’Unione Sindacale e il Sindacato Ferrovieri.

Ora, l’entrata di tutte le organizzazioni impiegatizie nella Confederazione del lavoro e la realizzazione del fronte unico nell’ambito confederale, sarebbe, senza dubbio, un avvenimento di grande importanza per noi comunisti se fosse il risultato spontaneo di una contemporanea vasta azione del proletariato dei pubblici uffici; poiché in questo caso ne avremmo realmente un valido appoggio per la nostra lotta contro l’opportunismo dei capi confederali, che or non è molto codificava il principio del non riconoscimento del diritto di sciopero ai lavoratori dei pubblici servizi, principio che in regime borghese equivale esattamente al riconoscimento del regime stesso, alla rinunzia alla lotta rivoluzionaria per l’avvento del regime proletario.

Ma se proprio l’adozione di questo principio da parte dei capi confederali dovesse servire da cemento delle forze impiegatizie, il grande avvenimento si ridurrebbe per noi a ben misere proporzioni, e il tanto strombazzato «fronte unico» non sarebbe che un «fronte unico di crumiraggio».

Il presupposto dell’adesione dei comunisti al fronte unico impiegatizio è, dunque, l’accettazione incondizionata e leale da parte di tutte le forze affasciate del principio classista elementare: il principio dello «sciopero». È qui il nocciolo della questione.

Perché a un fronte unico su questa piattaforma gli impiegati dello Stato possano arrivare, occorre soprattutto che quel processo di maturazione di una collettiva coscienza di classe nel proletariato del pubblico impiego, appena iniziatosi – che noi abbiamo già avuto occasione di esaminare e di mettere nella sua giusta luce nell’«Avanti Comunista» e nel «Proletariato della penna» – compia il suo regolare sviluppo, fino a permeare di spirito classista tutti gli strati della compagine impiegatizia. Solo allora si potrà parlare seriamente di fronte unico. Tentare adesso l’organizzazione equivale al gesto di un bambino che, poiché sa che è dall’uovo che esce il pulcino, smanioso di averlo, infrange l’uovo ed ha invece la frittata.

Crediamo che non sia necessario insistere su questi concetti, che scaturiscono lapalissianamente dai principi elementari della nostra dottrina. Tanto più che il Comitato sindacale federale di Roma ha discusso largamente la questione ed ha già fissato l’atteggiamento che i comunisti impiegati statali debbono assumere in confronto di essa.

Ma forse avremo occasione di tornare sull’argomento, per mettere in rilievo – a conferma del nostro pensiero e del nostro atteggiamento – i risultati anticlassisti ai quali saranno arrivati, con la perniciosa politica degli accordi, gli attuali dirigenti socialdemocratici dell’«Ufis».

g.t.