الحزب الشيوعي الأممي

Il Comunista 1922-01-25

Il Sindacato Ferrovieri e l’Internazionale dei Sindacati Rossi

«La Tribuna dei Ferrovieri», giornale ufficiale del S.F.I. rifiutava la pubblicazione di questo articolo, sebbene fosse stato scritto in risposta ad lacune sua arbitrarie affermazioni polemiche.

La deliberazione presa dal Consiglio Generale del Sindacato Ferrovieri di svincolarsi dall’obbligo di convocare il Congresso straordinario, per decidere in merito alla adesione del Sindacato stesso all’Internazionale dei Sindacati rossi di Mosca, è un atto di così grande importanza che è necessario affrontarlo in pieno, non con una piccina e maligna critica di ritorsione, ma con un ampio e degno argomentare, da cui possano scaturire con evidenza le ragioni programmatiche politiche e sindacali per le quali i ferrovieri comunisti giudicano tale deliberazione arbitraria ed avversa alla concezione classista della solidarietà internazionale alla quale il Sindacato Ferrovieri, con abbondanze verbali, pure dichiara di volersi mantenere.

Il X Congresso del Sindacato, tenuto in Bologna lo scorso luglio, si è trovato di fronte al problema dei rapporti internazionali in gran parte impreparato. Esso ha quindi ubbidito, nel risolverlo, più che a logiche e necessarie deduzioni di metodo sindacale, ad influenze d’ordine personale e contingente che lo fecero cadere in alcune gravi contraddizioni. Infatti, dopo aver approvato a maggioranza l’o.d.g. Marchetti (socialista), col quale si deliberava di mantenere l’autonomia tanto nei riguardi delle organizzazioni economiche nazionali come nei riguardi delle organizzazioni economiche internazionali e conseguentemente si dichiarava contrario ad inviare la rappresentanza del Sindacato al Congresso dei Sindacati di Mosca, subito dopo, ad unanimità a fra acclamazioni, approvava la seguente mozione Castrucci (anarchico):

«Il Congresso dà mandato al C.C. ed al C.G. per l’invio di una rappresentanza del S.F.I. al Congresso dei Sindacati rossi di Mosca con l’intendimento di dare dimostrazione dello spirito di solidarietà, di fraterna umanità inspirata ai concetti del più schietto internazionalismo che anima il proletariato italiano.

Per l’adesione definitiva o meno alla III Internazionale sindacale il Congresso impegna il C.C. ed il C.G. a convocare un Congresso straordinario per le decisioni del caso».

Qui, però, non si tratta di criticare le delibere contraddittorie dei congressisti, la mozione Castrucci – dopo il rigetto dell’o.d.g. comunista – avendo ad ogni effetto annullato ed assorbito l’o.d.g. Marchetti; né di fare il processo alle intenzioni di coloro i quali, pur sapendo che il Congresso di Mosca stava per ultimare i suoi lavori, col proporre e far approvare l’intempestivo invio della rappresentanza del Sindacato a quel Congresso, preparavano abili pretesti per rendere nulla, al momento opportuno, ogni decisione in merito. Qui si tratta invece di vedere come l’impegno imposto dal X Congresso al C.C. ed al C.G., nel secondo comma della mozione Castrucci, sia stato rispettato.

È vero, la rappresentanza del S.F.I. non fece in tempo ad andare a Mosca; ma le informazioni occorrenti ed il testo della «Carta costitutiva della Internazionale dei sindacati rossi», pervenute a Bologna, potevano compensare, come infatti compensarono, l’invio di detta rappresentanza. Così, nella parte sostanziale, se non nella formale, il primo comma della mozione in esame veniva ad essere osservato. Al Congresso straordinario, che solo aveva facoltà di decisione, come è detto al secondo comma, si potevano dunque rimettere gli elementi essenziali posseduti per deliberare o meno l’adesione all’Internazionale sindacale di Mosca.

Invece il Consiglio Generale si ritenne autorizzato a deliberare esso stesso, senza maggiori attese ed ulteriori consultazioni della massa, affermando la impossibilità del S.F.I. di aderire alla Internazionale dei Sindacati rossi inquanto che ciò contrasterebbe colla autonomia dai partiti politici solennemente affermata al Congresso di Bologna, «ritenendosi pertanto svincolato dall’obbligo di convocare il Congresso straordinario».

A questo punto nessuno potrà contestare che la deliberazione del C.G. sia una aperta categorica violazione della volontà espressa dal X Congresso quando tassativamente prescriveva che per l’adesione definitiva o meno all’Internazionale sindacale il C.C. ed il C.G. venivano impegnati a convocare un congresso straordinario per le decisioni del caso.

Ora, qualunque siano le ragioni che possano essere accampate a difesa dell’arbitraria sostituzione dei poteri consumata dal C.G., chi potrà mai insorgere contro i ferrovieri comunisti e ad essi impedire di chiedere che il voto del X Congresso sia rispettato e che la massa dei 150 mila ferrovieri organizzati venga consultata prima della definitiva deliberazione?

Perciò, quando noi chiediamo, in ossequio alla mozione unanimemente acclamata a Bologna, la convocazione del congresso straordinario per decidere defintivamente sull’adesione o meno alla Internazionale dei Sindacati rossi, pur lasciando al C.G. di fissarne la data e le modalità a seconda le convenienze suggeriranno, non riteniamo affatto di compiere opera sindacalmente biasimevole, né possiamo tollerare che sulla nostra statutaria richiesta si impiantino abusive speculazioni anticomuniste in base ad accuse di pretesa indisciplina e di inesistenti violenze.

Ben lo sappiano: la mozione Castrucci è stata per il Congresso dei ferrovieri di Bologna quello che per il Congresso socialista di Livorno fu l’o.d.g. Bentivoglio. Una foglia di fico! Nell’un caso come nell’altro opportunità demagogica consigliava nascondere la precisa intenzione di sfuggire ad ogni legame di disciplina e di solidarietà internazionale. Come può dunque sorprenderci la decisione del C.G.? Ma con certi argomenti è assai pericoloso scherzare. Si può benissimo prendere sotto gamba un deliberato di congresso; però i problemi che esso contiene non è sempre altrettanto facile eliminarli dalla realtà sociale da cui emanano; essi esistono, malgrado tutto, ed agitano ed appassionano le masse in ragione diretta degli sforzi che si fanno per negarli o per comprimerli.

Il problema della disciplina e della solidarietà proletaria internazionale è così intimamente connesso ormai alla vita e all’avvenire delle classi lavoratrici che si impone a tutti i partiti politici e a tutte le organizzazioni sindacali che vogliono interpretarne le aspirazioni e tutelarne i bisogni, anche oltre e contro certe sopravvivenze di particolarismi locali e nazionali. I tentativi che alcuni capi di masse tuttora fanno per sottrarsi alle strettoie logiche di questo formidabile problema altro non rappresentano che gli stiramenti agonici del vecchio corporativismo, poiché da un lato le guerra imperialiste, non certamente finite, e dall’altro le scosse rivoluzionarie del proletariato determinano sempre più rapidamente il precipitare degli ultimi ostacoli che tengono divise politicamente ed economicamente le classi produttrici dei vari paesi e creano le basi storiche per il loro definitivo affratellamento attraverso l’Internazionale comunista che di questo inarrestabile processo è l’elemento più cosciente e volontario.

Noi, comunisti, non abbiamo bisogno di lasciarci sorprendere da un’altra più feroce guerra capitalistica fra le nazioni d’Europa e del mondo per renderci conto della rivoluzionaria necessità d’una attiva, disciplinata, solidale, internazionale politica e sindacale proletaria, capace di evitare sul serio, e non soltanto a parole, una nuova sanguinosa conflagrazione di popoli mediante il definitivo trapasso del potere politico ed economico dalle mani della borghesia a quelle del proletariato, in tutti i paesi.

Quindi i punti della «Carta costitutiva della Internazionale dei Sindacati rossi di Mosca» che La Tribuna dei Ferrovieri ha messo in evidenza come tanti testi d’accusa contro la proposta adesione del S.F.I. alla Internazionale, sono secondo noi gli argomenti più validi per giustificare e sostenere, sotto tutti i rapporti, l’adesione in parola.

Come si potrebbe, infatti, escludere la borghesia dal possesso dei mezzi di produzione ch’essa parassitariamente sfrutta a suo vantaggio e dal potere politico mediante il quale difende il suo privilegio di classe, se non imponendo rivoluzionariamente la dittatura del proletariato ed instaurando il regime comunista?

E come raggiungere questo risultato se prima non si addiviene al più stretto e forte aggruppamento dei sindacati rivoluzionari in una sola organizzazione di lotta, unificata su basi nazionali ed internazionali, resa atta ad evitare errori tattici, anticipazioni pericolose, sprechi di energie, distrazione di forze e capace di offrire garanzia di uniformità, di compattezza, di disciplina e di infrangibile solidarietà nell’azione?

È chiaro che, accettate queste premesse, l’autonomia sindacale se ne vada a gambe all’aria, sostituita dal fronte unico di tutte le organizzazioni proletaria agenti effettivamente sul terreno della lotta di classe non addomesticata; e che, con questa, scompaia anche l’autonomia dal partito politico di classe, e cioè dal partito comunista che è inevitabilmente destinato a diventare, per la sua specifica funzione e per la sua stessa organica costituzione, il solo partito politico di tutto il proletariato durante il periodo di lotta per la sua emancipazione dal servaggio capitalistico e borghese.

Mentono a sé ed agli altri quanti in nome dell’autonomia sindacale, ultimo travestimento assunto dal corporativismo gretto e meschino, dichiarano di non voler fare della politica, la politica è per l’economia quello che l’idea è per il fatto che la determina. È una vera vittoria borghese quella di mantenere separata, nella mentalità operaia, la politica dall’economia, con una formula teologica degna d’un tabaccoso parroco di campagna che, raccolto fra le braccia d’una servotta compiacente, disserti sulla divisione dell’anima dal corpo! In nome dell’autonomia e dell’apoliticismo non si fa invece che della politica opportunista, corporativista, piccolo-borghese, che è la più deleteria, la più negativa disastrosa ed antiproletaria di tutte le politiche.

Come l’autonomia sindacale porta inevitabilmente alla autonomia internazionale, così la tesi comunista del fronte unico proletario porta ad estendere il fronte stesso nel campo internazionale sia politico che sindacale. Perciò, colla stessa coerenza programmatica con cui i ferrovieri comunisti sostengono l’adesione del S.F.I. alla Confederazione Generale del Lavoro, sostengono altresì l’adesione alla Internazionale sindacale rossa di Mosca.

Che questa Internazionale abbia poi dei rapporti di solidarietà e di reciprocanza con l’Internazionale comunista è una cosa perfettamente comprensibile e necessaria quando gli stessi rapporti si invocano e si preparano fra i sindacati nazionali ed i rispettivi partiti comunisti ai quali spetta sapersi conquistare le maggioranze proletarie il cui divenire il partito è chiamato ad interpretare e svolgere dialetticamente sul campo delle competizioni politiche che delle economiche sono la sintesi sovrana.

Noi, quindi, non ci illudiamo. La battaglia non soltanto dev’essere condotta per far aderire il Sindacato ferrovieri all’Internazionale sindacale rossa, ma anche e soprattutto per far aderire la maggioranza degli organizzati alla tattica politica e sindacale comunista; e per questa battaglia siamo pronti.

ISIDORO AZZARIO