Il fronte unico in Francia Pt.7
6. – I compiti del Partito nel movimento sindacale
37. Molto più importante di tutti gli altri compiti del Partito comunista, ci sembra quello di ottenere la più grande chiarezza nella questione sindacale. Avanti tutto si deve distruggere in modo definitivo e smascherare la leggenda sparsa dai riformisti sul preteso disegno di assoggettare i sindacati al Partito. I sindacati accolgono gli operai di tutte le correnti politiche, i senza partito, i liberi pensatori, i credenti, eccetera, mentre il Partito riunisce quelli che hanno un medesimo credo politico, basato su un programma determinato. Il Partito non ha né può avere alcun mezzo di assoggettare dal di fuori i sindacati.
Il Partito non può organizzare la sua influenza sulla vita dei sindacati se non nella misura con cui i suoi membri lavorano in questi sindacati e vi fanno prevalere le vedute del Partito. La loro influenza sui sindacati dipende naturalmente dal loro numero nonché dal loro modo d’abbinare in giusta misura, e in maniera conseguente ed appropriata, i principi del partito con i bisogni particolari del movimento sindacale. Il Partito ha il diritto e il dovere di proporsi di raggiungere un’influenza decisiva nelle organizzazioni sindacali. Vi riuscirà quando il lavoro dei comunisti nei sindacati sarà completamente ed in tutto conforme ai principi del Partito e si effettuerà sotto il suo controllo permanente.
38. È adunque necessario che la coscienza di tutti i comunisti sia definitivamente sbarazzata dai pregiudizi riformisti per i quali il Partito non è che una organizzazione politica parlamentare del proletariato. Il Partito comunista è l’organizzazione dell’avanguardia proletaria per la direzione del movimento operaio in tutti i campi e soprattutto in quello sindacale. Se i sindacati non sono sotto la dipendenza del Partito, ma sono organizzazioni del tutto autonome, gli organizzati comunisti da parte loro non possono pretendere alcuna autonomia nella loro attività sindacale, ma non devono far altro che difendere il programma e la tattica del loro Partito. Si deve condannare severamente la condotta di certi comunisti che non solo non lottano nei sindacati, per l’influenza del Partito, ma si oppongono ad un’azione in questo senso in nome di una falsa interpretazione del principio dell’autonomia sindacale. Con una simile attitudine essi non fanno altro che facilitare l’acquisto di una influenza decisiva nei sindacati a gruppi e consorterie che non hanno un programma determinato, che sono privi di una organizzazione di partito e che traggono profitto dalla confusione e che effettuano la conquista dei sindacati unicamente per sottrarre le loro consorterie al controllo efficace dell’avanguardia operaia.
Se il Partito nella sua attività nel seno dei sindacati deve dar prova di una grande attenzione e di una grande pazienza verso le masse dei senza partito e verso i loro rappresentanti sinceri e coscienti, se il Partito deve riavvicinarsi, con il lavoro comune ai migliori elementi del sindacalismo e specialmente agli anarchici rivoluzionari che lottano ed imparano, esso deve d’altra parte sopportare più a lungo nel suo seno dei sedicenti comunisti i quali non si servono della qualità di membri del Partito che per poter sviluppare con tanta maggiore sicurezza nei sindacati una influenza contraria al Partito.
39. Il Partito deve sottoporre ad una critica continua e sistematica pel tramite della sua stampa e dei suoi militanti organizzati l’insufficienza del sindacalismo rivoluzionario per la soluzione dei problemi fondamentali del proletariato.
Il Partito deve criticare senza tregua e con ostinatezza le debolezze della teoria e della pratica del sindacalismo, mostrando ai suoi migliori elementi che l’unica via giusta per l’orientamento rivoluzionario dei sindacati e del movimento operaio in generale, è l’adesione dei sindacati rivoluzionari al Partito comunista, la loro partecipazione alle discussioni ed alle decisioni di tutte le questioni fondamentali del movimento, la loro partecipazione allo studio di nuovi problemi come pure all’epurazione del Partito comunista medesimo ed al rafforzamento del suo collegamento con le masse operaie.
40. È finalmente necessario il fare nel Partito comunista francese un censimento degli iscritti precisando la loro condizione sociale: operaio, impiegato, contadino, intellettuale, ecc., la loro relazione con il movimento sindacale (se sono membri di un Sindacato, se assistono alle riunioni dei comunisti e dei sindacalisti rivoluzionari, se in queste riunioni sostengono le tesi del partito relative ai sindacati, ecc.) e la loro relazione con la stampa del Partito (quale pubblicazione leggono, ecc.). Questo censimento dovrà esser fatto in modo d’avere la possibilità di conoscere i risultati per il quarto Congresso della Internazionale Comunista.
La polemica tra le Internazionali a Berlino
BERLINO, 5.
Nella riunione dei rappresentanti i Comitati Esecutivi delle tre Internazionali, dopo Serrati ha preso la parola Otto Bauer, membro della «Unione internazionale dei partiti socialisti», cioè della Internazionale due e mezzo di Vienna.
È nostro compito – egli ha detto – cercar di unire le tre armate proletarie che ora avanzano separatamente, per dare ad esse un campo di azione comune. Per fare ciò e per ottenere quindi la realizzazione del fronte unico, occorre far rinascere il pensiero della solidarietà fra le tendenze che ora ci tengono separati.
A suo modo di vedere però, la via che deve essere seguita per dare alla parola d’ordine del fronte unico un significato e un valore morale non è quella per cui vogliono andare i rappresentanti della seconda Internazionale.
La Internazionale di Vienna è, al pari della seconda, favorevole al diritto dei popoli di disporre di sé medesimi. Essa non si nasconde però che questo diritto è stato grandemente violato, a cominciare dal giorno in cui fu mandato l’ultimo ultimatum austriaco alla Serbia fino al giorno in cui furono conclusi i trattati di pace di Versailles e di Saint Germain. Il caso della Georgia deve però essere considerato in un modo diverso, perché qui davanti agli eserciti di occupazione sventolava la bandiera rossa.
Venendo a considerare il modo di giungere praticamente ad un accordo l’oratore afferma che non ritiene buona la via di porre, come premessa morale per il fronte unico, delle condizioni che una delle parti dovrebbe accettare. Bisogna cominciare la lotta ed il proletariato costituirà di per sé la premessa della solidarietà proletaria.
L’Internazionale di Vienna è perfettamente convinta che la Francia ed il Belgio hanno diritto alla riparazione di quello che il capitalismo tedesco ed austriaco ha rovinato, ma vede in pari tempo che il capitalismo abusa di questo diritto servendosi degli operai dei paesi vinti per ridurre i salari, e rubando così i diritti morali che il proletariato si era conquistati.
In questa situazione si apre la Conferenza di Genova, e la preparazione di essa mostra che il capitalismo non è disposto a cambiare la sua politica contro il proletariato. In considerazione di questo noi non possiamo separarci, e dire al proletariato che è impossibile una intesa per il motivo che una parte ha avanzato delle condizioni che non sono state accettate dall’altra parte.
È necessario che non solo una conferenza pansocialista dovrebbe riunirsi al più presto, ma si deve lanciare oggi stesso un manifesto comune circa la Conferenza di Genova.
A questo punto, volgendosi ai delegati della seconda Internazionale Bauer esclama: Non domandate cosa vogliono fare i comunisti. Essi cambiano troppo spesso, e del resto Radek non ci dirà mai quali sono le manovre che intende compiere ancora. Le necessità delle condizioni del movimento operaio attuale costringono anche i comunisti al fronte unico.
Indi rivolto ai comunisti egli dice: Voi non dovete meravigliarvi di essere gli accusati. Le scissioni avvenute nei partiti e nei sindacati dell’Europa fanno capire perfettamente le accuse che si fanno a voi. Accettate quanto vi è possibile di accettare dei desideri della seconda Internazionale, per eliminare così gli ostacoli che si frappongono all’azione comune.
Noi non sappiamo – egli prosegue quindi – se l’invio di una Commissione per la Georgia potrà recare risultati pratici, ma degli schiarimenti sui problemi georgiani da parte di una commissione non potranno che giovare al socialismo internazionale. Lo stesso possiamo dire della difesa di Vandervelde al processo dei socialrivoluzionari. Ad ogni modo ogni provvedimento pratico per realizzare il fronte unico vale cento volte di più delle premesse morali, che dovranno reggere in avvenire il nostro modo di procedere.
A questo punto, date le dichiarazioni fatte dalla seconda Internazionale, ed in considerazione del discorso di Bauer per l’U.I.P.S., Vandervelde propone di dar la parola ad un delegato della terza Internazionale.
E si alza a parlare il compagno Carlo Radek.
Egli risponde in primo luogo a Mac Donald facendogli osservare che con le sue dichiarazioni egli non ha mutato per nulla l’atteggiamento della seconda Internazionale. Egli è in buona fede ma la tragedia del proletariato nelle sue parole diventa una commedia. Il suo discorso è stato in sostanza una eco di quello di Lloyd George e di quelli che vogliono fare i liberali inglesi quando parlano della questione dei piccoli Stati. Ma la rivendicazione del diritto di disporre di sé stessi per gli Stati limitrofi della Russia equivarrebbe oggi, nella realtà, a concedere all’Inghilterra il dominio dei porti della Russia. E Mac Donald osa presentare questa rivendicazione come una rivendicazione del socialismo internazionale.
Perché dunque la seconda Internazionale non ha mai reclamato allo czarismo l’indipendenza della Georgia? Nessun membro del governo menscevico è stato fautore della indipendenza georgiana. Tseretelli per il primo fu un patriota panrusso, Tseretelli, ministro di quel Governo di Kerenski, che ha contribuito all’offensiva del giugno ed ha ristabilito la pena capitale. Se è così, dove sono le giustificazioni morali delle accuse che si fanno ai bolscevichi? Il governo menscevico della Georgia ha favorito l’occupazione tedesca, e poi quella inglese.
Inoltre al popolo russo occorrono assolutamente i pozzi di nafta della Georgia.
Mac Donald si chiede – prosegue a dire Radek – perché noi non abbiamo fiducia in loro; ma invece di fare questa domanda, egli dovrebbe guardare la situazione. Se non abbiamo fiducia nella seconda Internazionale ciò vuol dire che temiamo che essa verrà meno nel momento della lotta, e così noi dopo essere stati coinvolti in essa, ci troveremo traditi. Mac Donald non deve credere che noi non vogliamo la lotta comune contro i capitalisti. Per questa lotta noi non abbiamo posto nessuna condizione, e così voi non avete il diritto di porre delle condizioni a noi.
Tuttavia parliamo pure dei vostri desideri. Che cosa volete dire con la rinunzia alla tattica di formare frazioni? Noi non rinunzieremo mai a lottare per una tattica rivoluzionaria nei Sindacati. I maggioritari tedeschi, gli indipendenti, e i socialisti indipendenti inglesi nel seno del «Labour Party» non hanno essi raggruppamenti dei loro membri nei sindacati? Voi che siete democratici volete dunque impedire la libera lotta spirituale nei sindacati?
Per la nomina di una Conferenza per la Georgia noi siamo d’accordo, ma crediamo che la frase contenuta nelle dichiarazioni della seconda Internazionale e che accenna ai «paesi in simili condizioni» riguarderà i rapporti del «Labour Party» con l’India, l’Egitto e l’Irlanda.
Quanto ai social-rivoluzionari, dinanzi ai nostri tribunali essi hanno il diritto di difendersi liberamente. Se Vandervelde vuole venire a Mosca per difendere i social-rivoluzionari, lo saluteremo ben volentieri. Per contro nostro opporremo un buon accusatore comunista al firmatario del trattato di pace di Versailles, al membro del Governo che si rifiutò di incontrarsi con noi a Prinkipo e che contribuì a preparare la nuova offensiva contro la Russia dei Soviet: un accusatore che conoscerà il passato dei social-rivoluzionari ed anche il passato dello stesso Vandervelde, e che dirà quello che sarà necessario.
Noi approviamo la proposta di Bauer, di metterci d’accordo qui stesso, nella Conferenza stessa, per una manifestazione comune contro la Conferenza di Genova, la quale, in realtà si propone tutt’altro che la ricostruzione europea. Noi siamo per l’unità del proletariato senza condizioni.
Dopo il discorso di Radek la conferenza è stata aggiornata all’indomani alle 3 del pomeriggio.
Nel frattempo le delegazioni e le commissioni composte di tre membri di ogni Internazionale avranno delle sedute particolari.
Per domani sera si spera che la conferenza potrà avere termine.
Un nuovo rinvio
BERLINO, 5.
L’odierna seduta degli Esecutivi delle tre Internazionali, che era stata fissata per le 3, venne rimandata alle 6, e quindi nuovamente rinviata.