الحزب الشيوعي الأممي

Basi storico-programmatiche del comunismo rivoluzionario circa il rapporto tra partito, classe e associazioni economiche operaie Pt.1

المحاور: Friedrich Engels, Karl Marx, Union Question

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MARX-ENGELS

È opportuno, in vista di una ripresa sistematica dei temi fondamentali della cosiddetta questione sindacale, nei suoi postulati teorici come nei suoi riflessi di indirizzo pratico, riprodurre una serie di brani dai classici testi marxisti costituenti il corpo dottrinario e programmatico del Partito.

Dalla loro lettura appare in luce meridiana la linea continua da Marx ed Engels a Lenin e a noi, su cui, nelle alterne vicende della lotta rivoluzionaria di classe, si è costituita l’organizzazione del Partito politico.

Vuole essere, questo, un contributo alla riaffermazione di principi inalienabili nel periodo di aperta controrivoluzione che imperversa da quasi mezzo secolo, durante il quale generazioni proletarie si sono smarrite e si è perso addirittura il senso delle più elementari concezioni classiste e della lotta rivoluzionaria.

Sondare” nel passato di classe è il metodo storico di cui il Partito si serve per decifrare l’oggi triviale e il domani luminoso, conscio che non è nel cervello né nella coscienza di nessuno che si trova la soluzione ai gravi problemi che affliggono la classe operaia, sospinta dalle contraddizioni della società capitalistica verso il cammino della rivoluzione.

Il Partito è consapevole che il ristabilimento dei principi in ogni campo della sua azione è conditio sine qua non per abilitarsi alla guida della classe operaia in ogni lotta economica, sociale e politica, tesa verso la conquista del potere. La difesa del Programma è lotta contro i nemici della rivoluzione e del comunismo, contro i contaminatori del marxismo rivoluzionario. Questa lotta senza quartiere è disseminata di ostacoli eretti dal regime capitalista in putrefazione, di cui l’opportunismo traditore è il prodotto più bieco.

Nel proclamare odio al capitalismo, il Comunismo rivoluzionario indica nell’affossamento dei falsi partiti socialcomunisti l’azione irrinunciabile per la distruzione della società del capitale. Contro di essi si scontrano i comunisti organizzati tra le file proletarie, nelle associazioni economiche che la classe si è creata e si crea nel fuoco del suo conflitto col capitale. Laddove abbandonare questa lotta significherebbe rinunciare per sempre alla sconfitta del nemico storico e dei suoi agenti camuffati da amici degli operai.

La guerra all’opportunismo nelle file del proletariato organizzato è dunque un imperativo categorico, un caposaldo programmatico, non un’opinione. Nella consapevolezza che non solo la situazione che precede la lotta insurrezionale, ma anche ogni fase di deciso incremento dell’influenza del partito tra le masse non possa delinearsi senza che tra il partito e la classe si stenda uno strato di organizzazioni economiche a fine immediato e con alta partecipazione numerica, in seno alle quali vi sia una rete permanente del partito (nuclei, gruppi e frazione sindacale comunista).

Da “Situazione della Classe operaia in Inghilterra”, Engels, 1844-45

… Si domanderà perché gli operai scioperino in casi in cui è evidente l’inefficacia della loro azione. Semplicemente perché essi devono protestare contro la diminuzione del salario e perfino contro la necessità di tale diminuzione, perché devono dichiarare che, come uomini, non possono uniformarsi alle condizioni esistenti, ma che sono le condizioni stesse che devono adattarsi ad essi, gli uomini; perché il loro silenzio sarebbe un riconoscimento di tali condizioni, un riconoscimento del diritto della borghesia di sfruttare gli operai nei periodi di prosperità commerciale e di farli morire di fame quando i tempi sono difficili…

Esse (le associazioni operaie, o sindacati) presuppongono la consapevolezza che il potere della borghesia poggia unicamente sulla concorrenza degli operai tra di loro, cioè sulla frammentazione del proletariato, sulla reciproca contrapposizione degli operai. E appunto perché esse, sia pure in modo unilaterale e limitato, sono dirette contro la concorrenza, contro questo nerbo vitale dell’attuale ordinamento sociale, l’operaio non può colpire la borghesia, e con essa tutta la struttura attuale della società, in un punto più nevralgico di questo…

In generale questi scioperi sono soltanto scaramucce di avamposti, talvolta sono già scontri di una certa importanza; non decidono nulla, ma sono la prova migliore che la battaglia decisiva tra il proletariato e la borghesia si sta avvicinando. Essi sono la scuola di guerra degli operai, nella quale si preparano alla gran lotta ormai inevitabile; sono i pronunciamientos di singole categorie di operai sulla loro adesione al grande movimento operaio… E, quali scuole di guerra, queste lotte sono di un’efficacia insuperabile.

Miseria della filosofia”, Marx, dicembre 1846‑giugno 1847

Malgrado i manuali e le utopie, le coalizioni non hanno cessato un istante di progredire e di ingrandirsi con lo sviluppo e l’espansione dell’industria moderna… Così la coalizione ha sempre un duplice scopo, di far cessare la concorrenza degli operai tra loro, per poter fare una concorrenza generale al capitalista. Se il primo scopo della resistenza è stato il mantenimento dei salari, a misura che i capitalisti si uniscono a loro volta in un proposito di repressione, le coalizioni, dapprima isolate, si costituiscono in gruppi e, di fronte al capitale sempre più unito, il mantenimento dell’associazione diviene per gli operai più necessario ancora del salario…

In questa lotta, vera guerra civile, si riuniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari a una battaglia che si prospetta nell’immediato futuro. Una volta giunta a questo punto, l’associazione acquista un carattere politico…

Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa è già una classe nei confronti del Capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta, della quale abbiamo segnalato solo alcune fasi, questa massa si riunisce, si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica…

Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico che non sia sociale nello stesso tempo.

Da “Manifesto del Partito Comunista”, 1848

Con lo sviluppo dell’industria, il proletariato non cresce soltanto di numero, esso si addensa in grandi masse, la sua forza va crescendo e, con la forza, la coscienza di essa. Gli interessi, le condizioni di esistenza all’interno del proletariato, si livellano sempre più, perché la macchina cancella sempre più le differenze del lavoro e quasi dappertutto riduce il salario a un uguale basso livello. La crescente concorrenza dei borghesi fra di loro e le crisi commerciali che ne derivano, rendono sempre più oscillante il salario degli operai; l’incessante e sempre più rapido perfezionamento delle macchine, rende sempre più precarie le loro condizioni di esistenza; i conflitti fra il singolo operaio e il singolo borghese assumono sempre più il carattere di conflitti fra due classi. È così che gli operai cominciano col formare coalizioni contro i borghesi e si riuniscono per difendere il loro salario. Essi fondano perfino associazioni permanenti per approvvigionarsi in vista di eventuali sollevamenti. Qua e là la lotta prorompe in sommosse…

Di quando in quando gli operai vincono, ma solo in modo effimero, il vero risultato delle loro lotte non è il successo immediato, ma la unione sempre più estesa degli operai. Essa è agevolata dai crescenti mezzi di comunicazione che sono creati dalla grande industria e che collegano tra di loro operai di località diverse. Basta questo semplice collegamento per concentrare le molte lotte locali, aventi dappertutto uguale carattere, in una lotta nazionale, in una lotta di classe. Ma ogni lotta di classe è lotta politica…

Questa organizzazione dei proletari in classe, e quindi in Partito politico, viene in ogni istante nuovamente spezzata dalla concorrenza che gli operai si fanno tra loro stessi. Ma essa risorge sempre di nuovo più forte, più salda, più potente.

Da Marx, “Salario, prezzi e profitti”
Rapporto al Consiglio Generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, 20 e 27 luglio 1865

Tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a livello della più profonda degradazione…

Opponendosi a questi sforzi del capitale con la lotta per gli aumenti di salario corrispondenti alla maggior tensione del lavoro, l’operaio non fa niente altro che opporsi alla svalutazione del suo lavoro e alla degenerazione della sua razza…

Lo schiavo riceve una quantità fissa e costante di mezzi per il suo sostentamento; l’operaio salariato no. Egli deve tentar di ottenere, in un caso, un aumento del salario, non fosse altro che per compensare la diminuzione dei salari nell’altro. Se egli si rassegnasse ad accettare la volontà, le imposizioni dei capitalisti come una legge economica permanente, egli condividerebbe tutta la miseria di uno schiavo, senza godere la posizione sicura dello schiavo…

La determinazione del suo livello reale (cioè del livello del saggio del profitto), viene decisa soltanto dalla lotta incessante tra capitale e lavoro; il capitalista cercando costantemente di ridurre i salari al loro limite fisico minimo, mentre l’operaio esercita costantemente una pressione in senso opposto. La cosa si riduce alla questione dei rapporti di forza delle parti in lotta…

È proprio questa necessità di un’azione politica generale che ci fornisce la prova che nella lotta puramente economica il capitale è il più forte. Ma, se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità d’intraprendere un qualsiasi movimento più grande…

Nello stesso tempo la classe operaia, indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del salario, non deve esagerare a sé stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti; che essa può soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione; che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia. Perciò essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale o dai mutamenti del mercato.

Essa deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società.

Invece della parola d’ordine conservatrice: “Un equo salario per un’equa giornata di lavoro”, gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: “Soppressione del sistema del salario”.

Da Risoluzione proposta da Marx alla fine del suo rapporto
approvata dal Consiglio Generale

La tendenza generale della produzione capitalistica non è di elevare il salario normale medio, ma di ridurlo. Le Trade Unions compiono un buon lavoro come centri di resistenza contro gli attacchi del capitale; in parte si dimostrano inefficaci a causa di un impiego irrazionale della loro forza. Esse mancano, in generale, al loro scopo perché si limitano a una guerriglia contro gli effetti del sistema esistente, invece di tendere nello stesso tempo alla sua trasformazione e di servirsi della loro forza organizzata come di una leva per la liberazione definitiva della classe operaia, cioè per l’abolizione definitiva del sistema del salario.

Da Istruzioni del Consiglio Generale ai delegati al Congresso internazionale di Ginevra, settembre 1866

Il capitale è potenza sociale concentrata, mentre l’operaio non dispone che della propria forza lavoro. Perciò il contratto fra capitale e lavoro non può mai poggiare su giuste condizioni, giuste neppure nel senso di una società che contrappone la proprietà dei mezzi materiali di vita e di lavoro alla vivente forza produttiva. L’unica forza sociale dei lavoratori è il loro numero. Ma la forza del numero viene spezzata dalla disunione. La disunione degli operai è prodotta e mantenuta dalla loro inevitabile concorrenza reciproca...

Le associazioni di mestiere sorsero in origine grazie ai tentativi spontanei degli operai di eliminare o almeno limitare questa concorrenza per ottenere condizioni contrattuali che almeno li elevassero al disopra della posizione di puri e semplici schiavi. Il loro scopo immediato si limitava quindi ai bisogni del giorno, ai mezzi per difendersi dalle continue usurpazione del capitale; insomma, a questioni di salario e tempo di lavoro.

Questa attività non è soltanto legittima, è necessaria. Non se ne può fare a meno finché sussiste l’attuale modo di produzione. Al contrario, è necessario generalizzarla mediante la fondazione e unificazione di associazioni di mestiere in ogni paese.

D’altra parte, senza averne coscienza, queste associazioni sono divenute centri di organizzazione della classe operaia come, per la borghesia, lo erano i Comuni medievali e le gilde. Se esse sono necessarie per la guerriglia fra capitale e lavoro, lo sono ancor più come forza organizzata per la soppressione dello stesso sistema del lavoro salariato e del dominio del capitale.

Da IX Risoluzione su l’azione politica della classe operaia
adottata dalla Conferenza di Londra del settembre 1871 della Associazione Internazionale degli Operai

Considerando, che contro il potere collettivo delle classi possidenti il proletariato può agire come classe soltanto organizzandosi da se stesso in partito politico distinto da tutti i vecchi partiti formati dalle classi possidenti e opposto a essi.

Che questo organizzarsi del proletariato in partito politico è indispensabile per assicurare il trionfo della rivoluzione sociale e della sua meta finale, l’abolizione delle classi.

Che la coalizione delle forze operaie già ottenute con le lotte economiche deve servire al proletariato come leva nella sua lotta contro il potere politico degli sfruttatori.

La conferenza ricorda ai membri dell’Internazionale che il movimento economico e l’azione politica della classe operaia in lotta sono indissolubilmente legati tra loro.

Da Marx, “L’indifferenza in materia politica”, 1873

La classe operaia, sostengono gli anarchici, non deve costituirsi in partito politico; essa non deve sotto alcun pretesto avere azione politica, poiché combattere lo Stato è riconoscere lo Stato: ciò che è contrario ai principi eterni. Gli operai non devono fare gli scioperi, poiché fare sforzi per farsi accrescere il salario o per impedirne l’abbassamento, e come riconoscere il salario: ciò che è contrario a i principi eterni dell’emancipazione della classe operaia… Gli operai non devono fare sforzi per stabilire un limite legale della giornata di lavoro, perché è come fare dei compromessi coi padroni… Gli operai non devono formare delle singole società per ogni mestiere, perché con ciò essi perpetuano la divisione del lavoro sociale, come la trovano nella società borghese…

In una parola, gli operai devono incrociare le braccia e non perdere il loro tempo in movimenti politici ed economici. Nella vita pratica di tutti i giorni, gli operai devono essere obbedientissimi servitori dello Stato; ma nel loro intimo essi devono protestare energicamente contro la sua esistenza e testimoniare il profondo loro sdegno teorico con l’acquisto e la lettura di trattati letterari sull’abolizione dello Stato; devono pure guardarsi bene dall’opporre altra resistenza al regime capitalista all’infuori delle declamazioni sulla futura società, nella quale l’esoso regime avrà cessato di esistere…

Nessuno vorrà negare che, se gli apostoli dell’indifferenza in materia politica si esprimessero in modo chiaro, la classe operaia li manderebbe a quel paese e si sentirebbe insultata da questi borghesi dottrinari che sono sciocchi ed ingenui al punto da interdirle ogni mezzo reale di lotta, perché tutte le armi per combattere bisogna prenderle nell’attuale società.

Da lettera di Engels a Bebel del marzo 1875

Qui si tratta del Programma del partito operaio tedesco, che Engels, sulla falsariga delle “Glosse” di Marx, critica aspramente

Non si fa parola (nel progetto di programma) dell’organizzazione della classe operaia come classe a mezzo dei sindacati di mestiere. È questo un punto molto essenziale, perché questa è la vera organizzazione di classe del proletariato, in cui esso combatte le sue lotte quotidiane contro il capitale, in cui si addestra, e che oggi nemmeno la peggiore reazione (come ora a Parigi) non è più in grado di distruggere del tutto. Data l’importanza che questa organizzazione assume anche in Germania, secondo la nostra opinione, sarebbe assolutamente necessario farne menzione nel programma e possibilmente lasciarle un posto nella organizzazione del Partito.