[RG-78] La New economy
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Il relatore osservava che una volta tanto ci dobbiamo trovare d’accordo col “Governatore” Fazio, per la semplicità e sintesi con la quale ha definito la presunta novità rivoluzionaria della new economy: «non è altro che la riorganizzazione, attuata attraverso l’informazione e l’innovazione, dell’assetto produttivo operante», e cioè del capitalismo. Tenuto conto che la definizione viene da una voce non sospetta, speriamo che ancora una volta non si dica che noi comunisti siamo rimasti nella giungla come il classico giapponese dopo la seconda guerra mondiale. Il fatto è che le nuove parole non sono in grado di cancellare vecchie realtà e, se un significato che l’hanno, spesso è quello di coprire d’un velo una verità ed una natura, quella del capitalismo, che “ama nascondersi” dietro al fumo dei neologismi alla moda.
Questa nostra convinzione, naturalmente, non è semplicemente “ideologica”: l’analisi fatta da Marx del funzionamento del Capitale è lì, e chiunque può controllarla. La produzione ha come suo scopo dichiarato il Profitto, e per l’ottimizzazione di esso tutti i mezzi utili devono essere messi in atto. Tra questi l’innovazione tecnica e la pressione ed estorsione del lavoro salariato.
La new economy non mette in discussione le definizioni cruciali di monopolio di classe, di libera concorrenza, di capitalismo come modo di produzione in generale, di imperialismo. La new economy dunque non fa che seguire il percorso storico noto. Si potrà dire che le nuove “tecnologie” sono appunto rivoluzionarie: già Marx si è preoccupato di dire che il Capitale è costretto a rivoluzionare incessantemente le forze produttive, se non vuole soccombere sotto la pressione della legge tendenziale di caduta del tasso di profitto.
Si potrebbe dire che la new economy è veramente nuova se si muovesse oltre e contro queste due leggi fondamentali. Ma ciò non si verifica, e nessuno ha avuto il coraggio di sostenerlo.