الحزب الشيوعي الأممي

Ai lavoratori d’Italia! (Appello dell’internazionale Comunista)

المحاور: Partito Socialista Italiano, PCd'I, Third Congress, Third International

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Lavoratori e lavoratrici d’Italia!

Il Terzo Congresso dell’Internazionale Comunista, che ha luogo in questi giorni a Mosca, nel cuore della Repubblica Soviettista, ove si purificano e pulsano i sentimenti e le speranze di tutti i proletari del mondo, schiavi di mille errori e di mille ingiustizie, il Terzo Congresso dell’Internazionale Comunista ha discusso sulla vostra situazione e sulle forze rivoluzionarie italiane. Il vostro pensiero e la vostra volontà di lotta e di vittoria, sono qui, fra noi, rappresentate dai delegati del Partito Comunista d’Italia, Sezione dell’Internazionale Comunista. Questo giovane Partito, pieno di speranze ed ardente nel suo lavoro, ricco d’audacia, disciplinato e preparato, è il solo rappresentante del proletariato italiano in questo Congresso.

In ogni nazione, il tempo trascorso tra il secondo ed il terzo Congresso, è stato impiegato ad inquadrare ed a consolidare le armate della rivoluzione proletaria e in un anno i nostri partiti si sono considerevolmente fortificati.

La Terza Internazionale schernita e trattata da Turati come una fantasia ed un « miraggio », riunisce nelle sue file milioni di proletari del mondo intero dall’estremo Oriente all’estremità dell’Africa del Sud. Essa ha riunito nel presente Congresso più di settecento delegati rappresentanti 48 Nazioni, essa rappresenta legittimamente le speranze, le aspirazioni rivoluzionarie dell’immensa maggioranza del proletariato mondiale, essa è oramai la grande forza concepita da Marx ed Engels, i fondatori della prima Internazionale. Essa è la nemica implacabile della borghesia mondiale, delle Internazionali gialle: la Seconda Internazionale, l’Internazionale due e mezzo e quella d’Amsterdam. Essa ha rovesciato in Russia l’oppressione capitalistica e per quasi quattro anni, ha combattuto senza tregua ed ha riportato la vittoria contro le forze coalizzate della borghesia mondiale. Essa è infine l’unica Internazionale, capace di condurre il proletariato del mondo intero alle lotte rivoluzionarie contro il capitale ed alle battaglie finali.

Ma in Italia l’Internazionale Comunista ha disgraziatamente subito delle perdite; un grande partito rappresentava l’Italia al Secondo Congresso, mentre oggi essa è sostituita dal giovane partito comu- nista che non ha certo, come nell’anno scorso il P .S. I .; centinaia di migliaia di membri.

Compagni d’Italia! Voi siete stati a Zimmerwald, voi siete stati tra coloro che, sulle rovine della Seconda Internazionale e contro il tradimento dei suoi capi venduti alle borghesie belligeranti, avevano iniziato l’opera di ricostruzione di un organo internazionale di lotta proletaria. Kienthal, seconda tappa faticosa delle audaci avanguardie, aveva avuto tra gli altri delegati quelli del movimento italiano.

Al I Congresso dell’Internazionale comunista tenuto a Mosca, nel mese di marzo 1919, i rappresentanti italiani non parteciparono, perchè la forza militare e la diplomazia borghese aveva loro sbarrato la strada, ma il vostro spirito rivoluzionario, lavoratori d’Italia, aleggiava nella grande sala del Congresso. Noi sentivamo il soffio possente della vostra forza che si organizzava e si armava per le grandi battaglie. Frattanto il P. S. I., sotto la pressione degli avvenimenti vagliava e modificava i suoi statuti ed il suo programma, malgrado l’opposizione dei riformisti, malgrado i sarcasmi, le invettive, le diffamazioni di Turati e dei suoi amici, raccolte e diffuse in ogni occasione dal governo, dagli industriali e dalla stampa borghese.

Il P. S. I. comprese allora che un compito più grande e più arduo si imponeva a lui, ed esso lo accettò con fede e con gioia.

Il Congresso di Bologna significava l’inizio della nuova lotta. Gli applausi interminabili che salutavano l’adesione alla Terza Internazionale, univano tutti i socialisti d’Italia nel nuovo impegno che essi prendevano. Essi legavano strettamente in un patto solenne il proletariato rivoluzionario italiano con il proletariato mondiale per la lotta definitiva, per la liberazione del mondo dalla schiavitù del capitale, per la dittatura del proletariato e per la realizzazione del Comunismo. L’intero proletariato mondiale assisteva fremente di speranza al rapido sviluppo rivoluzionario del vostro paese e guardava a voi come all’avanguardia dell’armata rivoluzionaria.

I lavoratori Russi come quelli del mondo intero, vedevano, in voi il loro sostegno più sicuro e più vicino.

Le giornate del dicembre 1919, del marzo e del giugno 1920, e l’attacco impetuoso del settembre, nel quale le posizioni dell’avversario furon conquistate e solidamente tenute, di tutto questo noi ci ricordiamo oggi, ma disgraziatamente la vostra forza così possente allora, è colpita e battuta dalla violenza nemica

Cercando i responsabili di questo crollo, noi pensiamo agli uomini ai quali noi accordammo l’anno scorso, al Secondo Congresso, tutta la nostra fiducia, agli uomini che ci avevano garantito tutti i loro sforzi, per il compimento in Italia del compito grandioso dell’Internazionale Comunista.

Essi erano venuti, delegati di un possente Partito, delegati di organizzazioni proletarie, delegati della Confederazione Generale del Lavoro ad affermare di voler concentrare tutti i loro sforzi per le realizzazioni comuniste.

Essi apparivano nella Repubblica dei Soviet, come gli apportatori delle più grandi speranze. Essi ripartirono dopo che in un centinaio di comizii e di manifestazioni tutti – compreso il riformista D’Aragona ed il borghese « comm. Pozzani » travestito da comunista – ebbero annunciato, gridato a squarciagola che la rivoluzione italiana era imminente, dopo aver promesso il loro aiuto e il loro lavoro entusiasta per l’azione rivoluzionaria nel vostro paese. Martire eroico, il popolo russo aveva allora l’illusione di aver loro trasfusa la sua incrollabile volontà. Ma, ritornati in mezzo a voi, allorchè voi eravate impegnati nella battaglia più terribile, più dura, codesta gente tradì. Essa tradì voi quando eravate impegnati nella più aspra lotta, essa tradì il proletariato russo che aveva turpemente ingannato colle sue dichiarazioni e le sue promesse. Essa tradì la causa della rivoluzione proletaria. I D’Aragona, i Dugoni ,i Nofri e compagni, invece della fede vi portarono l’incertezza invece dell’entusiasmo lo scoraggiamento, invece dell’ardore combattivo, la poltroneria.

Essi avevano passato qualche settimana in questa Russia di cui la grande Rivoluzione ci insegna che il proletariato, per vivere, per trionfare nella suprema battaglia, deve riflutarsi a tutti i compro- messi, poichè in una tale occorrenza, ogni transazione non reca vantaggio che alla borghesia e smorza i colpi del proletariato nell’assalto finale. E quando voi, operai d’Italia, eravate chiusi da più di un mese tra le mura delle fabbriche da voi occupate, i capi della vostra organizzazione accoglievano la proposta del governo, come la tavola di salvezza, ignorando e negando i vostri sacrifici e le vostre aspirazioni, essi annullavano le loro promesse ed annientavano tutti i vostri sforzi. I. riformisti e Giolitti si incontravano in quel momento nella sala dell’Hôtel Bologna a Torino, terra benedetta dal primo esperimento della social-democrazia collaborazionista.

Invece di scegliere e di preferire i migliori, i più fermi, i più sicuri dei vostri amici, gli avversari dichiarati della borghesia, in una parola i Comunisti; essi si allearono ai riformisti che sono l’ultimo puntello del dominio capitalista. Ed essi andarono al Congresso della frazione riformista a Reggio Emilia nell’ottobre del 1920. Essi si attaccarono alla tendenza riformista del Partito Socialista. Essi si rivelarono dei perfetti social-democratici che, invece che alla rivoluzione spingono alla collaborazione di classe ed alla partecipazione al potere nello Stato borghese. Essi proclamarono l’offensiva per trascinare il P. S. I. nelle vie traverse del riformismo piccolo-borghese e dei compromessi con la borghesia.

Serrati che era stato considerato dal proletariato e dal II Congresso della Terza Internazionale, come uno dei più fermi teorici del comunismo, come uno dei più valorosi capi della futura rivoluzione proletaria, Serrati che aveva troppo fortemente sostenuto la necessità rivoluzionaria della centralizzazione e della disciplina, perchè lo si potesse ritenere capace di schernire e di sabotare le decisioni solenni dell’Internazionale Comunista, divenne, al suo ritorno in Italia, il difensore e l’amico dei riformisti, dei controrivoluzionari, dei diffamatori del comunismo, che si ostinavano a restare nel P.S.I. per ostacolare e sabotare ogni azione rivoluzionaria.

Serrati con i mezzi più equivoci, con le menzogne più impudenti, si accanì contro i comunisti, a fianco dei quali egli doveva lottare per la espulsione dei riformisti e degli opportunisti. Ed. a Livorno, egli ed i suoi amici opportunisti, camuffati da « comunisti unitari », preferirono separarsi da 58.000 comunisti per non perdere 14.000 riformisti.

Sotto la parola d’ordine « unità del partito », parola d’ordine perniciosa per il movimento proletario rivoluzionario italiano, essi spinsero le masse a distaccarsi dalla Internazionale Comunista e dal proletariato rivoluzionario mondiale. Costretti a scegliere tra i comunisti e la Terza Internazionale da una parte o i riformisti ed i diffamatori del comunismo dall’altra, Serrati ed i suoi amici si unirono strettamente a questi ultimi. Dippiù essi si rivelarono dei socialdemocratici, dei nemici della rivoluzione.

E così, con la loro azione equivoca e perniciosa, il P. S. I. perdette la sua forza. Numerosi rivoluzionari in mezzo a voi indugiano a cercare una nuova guida nel Partito Comunista.

Diremo noi perciò che la Internazionale Comunista si è indebolita nel vostro paese? Non lo pensiamo affatto. Sopratutto noi non abbiamo perduto la fiducia nella sincerità e nello spirito rivoluzionario delle masse d’Italia, per quanto esse siano state ingannate e fuorviate dai falsi pastori e dagli impostori. È vero che noi ci siamo fatte delle illusioni circa qualche « grande uomo », ricco unicamente di promesse, circa qualche elemento venuto a noi per malinteso. Noi vi abbiamo perduto tutti coloro che credevano si potesse essere soldati della Terza Internazionale per burla o per capriccio, senza essere tenuti a degli impegni seri e fermi. Ma l’uscita dalla nostra organizzazione di questi amici non desiderabili è stata per noi della più grande utilità. Avendo fiducia in questi capi e credendo di aderire ancora alla Terza Internazionale, molti tra voi sono restati nelle file del P. S. I. Se voi aveste saputo che la Terza Internazionale aveva rigettato dal suo seno questo partito e che i suoi capi erano rimasti fuori del movimento proletario mondiale, voi non sareste rimasti nelle sue file, poichè la vostra preoccupazione principale è quella di mantenere un legame stretto e costante con i lavoratori di tutto il mondo.

È con tristezza, con dispiacere che noi pensiamo a tutti i lavoratori italiani che non aderiscono alla Internazionale Comunista. Noi li chiamiamo ardentemente, fraternamente a noi. Noi siamo persuasi che è prossimo il momento in cui tutti i lavoratori saranno con noi.

Compagni, lavoratori d’Italia, il III Congresso dell’Internazionale Comunista spezza l’equivoco nel quale, le macchinazioni insensate di qualche uomo che specula sulla vostra fede rivoluzionaria vi hanno avvolto. Respingendo senza tergiversazioni le vane querele con cui gli unitari son venuti a turbare i nostri lavori, respingendo il P. S. I., che sulle decisioni dell’Esecutivo si appellava al Congresso dell’Internazionale, noi abbiamo voluto mostrare che non si può tenere calcolo della difesa e della salute di un uomo o di alcuni uomini, quando si tratta della lotta rivoluzionaria mondiale, noi abbiamo condannato una volta di più coloro che non hanno esitato a spezzare l’arma della vostra liberazione e la solidarietà internazionale per salvare le loro meschine concezioni particolaristiche.

Del resto lo svolgersi degli avvenimenti nel vostro paese conferma ogni giorno di più le previsioni sulle quali il II Congresso dell’Internazionale si basò per domandare a tutti i partiti aderenti l’espulsione dei riformisti.

Il Partito Socialista Italiano che, malgrado l’opera di propaganda compiuta dai comunisti, non ha voluto liberarsi dei suoi elementi socialdemocratici e romperla con essi al Congresso di Livorno, si è oggi trasformato in un loro strumento. Nel Gruppo parlamentare socialista si sostiene apertamente la collaborazione di classe, si vota per questa collaborazione, e si prepara così la partecipazione al potere flanco a fianco della borghesia, si completa l’opera traditrice e controrivoluzionaria, il cui risultato sarà l’avvento dei « Scheidemänner » al potere in Italia.

La voce del Partito Socialista Italiano, che sembrava, l’anno passato, l’appello ad una lotta più vasta e più decisiva contro la borghesia, è divenuta ora un vago invito alla pace. I suoi vessilli che sventolavano fieramente al vento della rivoluzione, si ripiegano oggi quasi senza combattere di fronte alla violenza avversaria. E l’anima rivoluzionaria del proletariato italiano è rappresentata da Turati, il quale, in piena Camera, si beffa della vostra sconfitta e stringe i legami dell’accordo con la classe borghese; è rappresentata da Treves il quale, alla Camera dei Deputati, fa coro con la borghesia per diffamare la Repubblica soviettista russa, e fare l’apologia dei menscevichi controrivoluzionari della Georgia.

Il proletariato mondiale assiste stupefatto alla vergognosa commedia dei conciliaboli – ora pubblici – dei capi riformisti con i massacratori della classe lavoratrice italiana, alle macchinázioni degli arrivisti che ricercano dei portafogli ministeriali e che vogliono imbrattare con la loro infamia la fede nel socialismo, la fede nell’avvenire del proletariato. E ci si domanda con angoscia cosa attendono i lavoratori italiani per maledire i capi traditori ed abbandonarli alla loro vergogna, alla loro ignominia. Pertanto ora noi vediamo apparire tra voi qualche cosa di nuovo: la reazione contro questa indifferenza e questa passività, che facevano il giuoco dei profeti riformisti : ed opportunisti. Questa reazione sta per portare i suoi frutti e ciò proprio nel momento in cui. il P. S. I. rigettando ogni preoccupazione di dignità, permette ai suoi dirigenti di discutere le condizioni della vostra resa ai vostri assassini. Nel momento in cui le guardie bianche ed i socialisti strettamente uniti vogliono procedere al disarmo dei lavoratori, i proletari di Roma dànno il segnale della rivolta. Le eroiche vittime di Grosseto, sulle quali il nostro pensiero si sofferma sempre con ammirazione, hanno fecondato il vostro ardore con il loro sangue. Le diecine di migliaia di lavoratori pronti all’azione riuniti nell’Orto Botanico a Roma e le migliaia di lavoratori che scortano le spoglie di uno dei vostri assassinati a Milano per la nostra causa – Luigi Gadda – mostrano la via al proletariato italiano.

Compagni lavoratori d’Italia, all’appello del Partito Socialista Italiano, il III Congresso dell’Internazionale Comunista risponde con quest’appello che vi indirizza e che è stato votato all’unanimità dai delegati di 48 nazioni.

Questi hanno inteso ed hanno potuto giudicare i discorsi e le spiegazioni dei rappresentanti del P.S.I. e del Partito Comunista Italiano. Essi hanno ammirato senza riserva la fiducia e l’entusiasmo del quale avete dato prova malgrado le barriere elevate tra voi e noi nel vostro paese, malgrado le calunnie innumerevoli con cui venne ricoperta la Internazionale. Di fronte alle forze avversarie il Partito Comunista italiano è riuscito a creare la sua forte organizzazione, in ogni centro operaio od urbano è stata costituita una Sezione, cellula irradiante di coscienza e di attività.

Innumerevoli giornali hanno propagato le idee del Partito Comunista ed esposto il programma della sua attività, il modo e la forma della sua partecipazione alla vita del vostro paese ed a quella del mondo intero. Il giovane Partito Comunista d’Italia ha costantemente preso parte a tutti gli avvenimenti in cui i lavoratori sono stati trascinati e sempre, allorchè i più forti si arrestavano spaventati, esso esprimeva apertamente, pubblicamente il suo pensiero e il suo giudizio, sdegnando l’odio dei suoi nemici e rifiutandosi ad ogni transazione con essi. Anche nella lotta contro il fascismo difensore dei privilegi borghesi, esso ha dato una prova splendida ed evidente della sua forza, esso ha sostenuto tutto il peso ed ogni azione del proletariato rivoluzionario.

E così il Partito Comunista ha mantenuto tra voi i principi della Terza Internazionale. Voi avete frattanto il mezzo e la possibilità di riunirvi per la vostra azione al proletariato del mondo intero. L’internazionale Comunista vuole raggruppar sotto le sue bandiere tutti i lavoratori comunisti italiani, ma essa non può e non vuole, aprire le sue porte ai traditori, ai falsi amici, ai riformisti ed agli opportunisti. Il III Congresso dell’Internazionale Comunista pone ancora una volta al Partito Socialista Italiano l’alternativa, gli chiede di fare nettamente la sua scelta: o con l’Internazionale Comunista, o con la banda dei riformisti e degli opportunisti. O con i nemici dichiarati della borghesia, o con i suoi amici travestiti o manifesti. O a Mosca o ad Amsterdam. O per il comunismo, che richiede sacrifici e battaglie e che darà indubbiamente la vittoria, o por la socialdemocrazia, miscuglio di inerzia, di debolezza e di viltà, per la socialdemocrazia protettrice di una eterna schiavitù. Il Congresso della Terza Internazionale non è preso da alcun dubbio, la crisi mondiale precipita, la tempesta ingigantisce, il crollo definitivo della dominazione borghese si avvicina, gli ultimi bagliori della guerra europea rischiarano ancora il campo di battaglia e già noi vediamo i segni percursori dell’uragano terribile della guerra mondiale. Il sistema della produzione, incapace di ricuperare il suo equilibrio si disgrega ogni giorno dippiù e le rovine si accumulano maggiormente.

In tutti i paesi la borghesia trasgredisce le sue stesse leggi e tenta di salvare con i massacri e gli incendi il suo potere minacciato. Il fermento rivoluzionario si accentua, si annunciano lotte accanite che il proletariato rivoluzionario internazionale deve affrontare armato da capo a piedi, liberato da tutti i suoi nemici (o in primo luogo dai socialdemocratici e dagli opportunisti) e unito ai suoi fratelli che lottano nel mondo intero sotto il controllo e la direzione della Internazionale comunista.

Il proletariato rivoluzionario d’Italia vorrà restare al di fuori di questa lotta? Vorrà esso seguire i capi riformisti ed opportunisti nella loro debolezza e nel loro tradimento?

Il III Congresso dell’Internazionale Comunista – è tranquillo, esso non ha alcun dubbio, i lavoratori italiani, anche quelli che, ingannati, sono restati finora nel P. S. I. sapranno compiere tutto il loro dovere rivoluzionario. Essi non frustreranno la fede e la speranza che il proletariato russo e il proletariato mondiale hanno su di loro. Essi lasceranno i riformisti, i socialdemocratici, i controrivoluzionari ed i capi opportunisti del P. S. I. ed aderiranno al Partito Comunista. E con gioia che essi saranno accolti nella grande famiglia della Internazionale Comunista.

Compagni lavoratori del Partito Socialista Italiano! La Internazionale Comunista si rivolge a voi; esigete immediatamente la convocazione di un Congresso del vostro Partito. Non credete ai « capi » che tenteranno di ingannarvi di nuovo. Al Congresso del vostro Partito non eleggete che dei proletari provati che si impegneranno di votare immediatamente per la esclusione dei riformisti o degli opportunisti dal Partito e per la sottomissione senza riserve alle decisioni del Congresso mondiale della Internazionale. Il vostro Congresso di Livorno ha adottato la mozione « Bentivoglio » nella quale si appellava al III Congresso e dichiarava di sottomettersi alla Internazionale Comunista. Ora l’Internazionale Comunista, ha preso la sua decisione. State in guardia. Vigilate a che Serrati e compari non passino sopra la mozione Bentivoglio, approvata anche dal Congresso di Livorno. Epurate il vostro Partito dai riformisti e dagli opportunisti e per la più grande gioia dei proletari del mondo intero, formate un grande partito comunista unificato d’Italia. Lavoratori, la sorte del vostro Partito è nelle vostre mani. Agitatevi: costituite dei gruppi di partigiani dell’Internazionale Comunista. Espellete i « parlatori » che non cercano che di ingannarvi. Non vi lasciate influenzare dai bei discorsi sulla « unità » con i riformisti, agenti del Capitale.

Confidando nel proletariato rivoluzionario d’Italia, il III Congresso della Internazionale Comunista a lui indirizza tutti i suoi voti.

Viva il proletariato rivoluzionario d’Italia! Viva il Partito Comunista Italiano! Viva l’Internazionale Comunista!

Viva la rivoluzione proletaria mondiale!

L’Esecutivo dell’Internazionale Comunista.

I membri : Russia : Zinovief, Bucharin, Radek, Lenin, Trotski – Germania : Heckert, Froehlich – Francia : Souvarine – Ceco-Slovacchia : Bourian, Krebick – Italia, Gennari, Terracini – Ucraina : Schumsky – Polonia : Glinsky – Bulgaria : Popof – Jugoslavia : Markovitch – Norvegia : Schefflo – Inghilterra : Bell – America : Baldwin – Spagna : Merino Garcia – Finlandia : Sirola – Paesi Bassi : Jansen – Belgio : Van Overstraeten – Lettonia : Stutchka – Svizzera : Arnold – Austria : Koritschoner – Ungheria : Bela Kun.