الحزب الشيوعي الأممي

Riprendendo la Questione Cinese Pt.8

المحاور: China, CPC, History of China, Mao Zedong

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La “nuova democrazia”

Nel 1949, a seguito di una campagna militare che vede gli eserciti del Kuomintang dissolversi, nonostante gli aiuti americani, il P.C.C. prende il potere e unifica la Cina. Ma quale potere viene installato? A quale classe appartiene il potere?

La formula usata dal P.C.C. è quella della “nuova democrazia”; il potere è fondato, secondo i “comunisti” cinesi, sul Blocco di quattro classi, i cui interessi sono e devono essere solidali. Non si tratta né della dittatura della borghesia né della dittatura del proletariato, ma di una democrazia “nuova” fondata “sul popolo”, ad eccezione dei proprietari fondiari e della borghesia compradora. Le quattro classi: proletariato, contadini, piccola borghesia e borghesia nazionale gestiscono insieme il potere politico. Le contraddizioni e gli scontri che fra loro scoppiano sono, nella definizione di Mao “contraddizioni in seno al popolo”, scontri secondari sulla base di interessi comuni rappresentati dalla necessità di edificare il grande Stato cinese. Ecco in quali termini Mao si esprime sul governo della “nuova democrazia”:

     «Alcuni esprimono i seguenti dubbi: quando avranno vinto, i comunisti non instaureranno la dittatura del proletariato, un sistema a partito unico come in Russia? Noi risponderemo a questo che, fra lo Stato della nuova democrazia fondato sull’alleanza di diverse classi democratiche e lo Stato socialista fondato sulla dittatura del proletariato, esiste una differenza di principio. Certamente il regime di nuova democrazia che noi difendiamo sorge sotto la direzione del proletariato, sotto la direzione del Partito Comunista. Tuttavia, durante tutto il periodo della nuova democrazia, non si potrà e di conseguenza non si dovrà avere in Cina un regime di dittatura esercitata da una sola classe». Niente dittatura di una sola classe? Tutta la concezione marxista dello Stato crolla. Fin dal Manifesto dei Comunisti del 1848 i marxisti hanno sostenuto che lo Stato è «l’organo di dominio di una classe determinata», e che lo Stato cesserà di esistere solo quando non esisteranno più classi. Nelle classiche rivoluzioni borghesi europee, si era avuto il dominio della borghesia anche se in forma democratica; nella rivoluzione russa il proletariato aveva stabilito la sua dittatura. La borghesia classica aveva sì dominato molte volte con l‘appoggio della piccola borghesia e dei contadini, ma sempre comunque nel proprio interesse di classe. Per la Russia, Lenin aveva previsto nel 1905 la possibilità di una dittatura “democratica” degli operai e dei contadini, ma questo chiaramente significava che la classe proletaria con l’appoggio dei contadini poveri avrebbe dominato sulla borghesia. Nella stessa Cina e nei paesi arretrati, le Tesi del 1920 prevedevano che il proletariato avrebbe preso il potere appoggiandosi sulle masse dei contadini senza terra, e in stretto collegamento con la dittatura proletaria nei paesi avanzati, contro la borghesia controrivoluzionaria e contro i proprietari fondiari. Ma uno Stato in cui il proletariato, i contadini poveri e la piccola borghesia dominino insieme alla borghesia, il marxismo e la storia delle lotte di classe non l’hanno mai conosciuto e mai lo conosceranno. In realtà, un simile Stato è una semplice mistificazione piccolo-borghese del tipo dello “Stato di tutto il popolo” di cui Engels rideva, e nasconde puramente e semplicemente il dominio della borghesia. Lo Stato della nuova democrazia è uno Stato borghese in cui le funzioni di sviluppo del modo di produzione capitalistico sono assunte non dalla borghesia in quanto classe sociale, ma dallo Stato che rappresenta gli interessi nazionali, cioè gli interessi dello sviluppo capitalistico. È lo Stato come capitalista generale che rappresenta in Cina gli interessi del capitalismo mondiale di fronte ad una classe borghese scarsamente sviluppata; è questo Stato capitalistico che si fa passare per rappresentante di tutte le classi del popolo. Non la dittatura di una classe sulle altre classi della società, non l’opposizione irriducibile fra proletariato e borghesia, ma l’alleanza fra le classi in nome del superiore interesse della nazione. Che cosa ha mai sognato di diverso, la borghesia dei paesi imperialisti? Che cosa sognano di diverso, i partiti opportunisti in occidente? Quale Longo o quale Agnelli ha mai pensato, per il miglior mantenimento possibile del sistema capitalistico, a qualcosa di diverso da quello che Mao scrisse nel saggio “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”?

     «È chiaro che continueranno ad esistere delle contraddizioni fra queste classi, e che quella che si manifesterà nella maniera più netta sarà la contraddizione che oppone il lavoro al capitale. Questo perché ognuna di tali classi avrà le sue proprie rivendicazioni. Velare queste contraddizioni, velare queste rivendicazioni specifiche, sarebbe ipocrisia ed errore. Ma, durante tutta la fase della nuova democrazia, queste contraddizioni, queste rivendicazioni particolari, non usciranno dal quadro delle rivendicazioni generali, e non si deve permettere che ne escano». La funzione specifica di uno Stato borghese non è mai stata definita con più chiarezza: non si deve permettere che le rivendicazioni particolari di una classe escano dal quadro delle rivendicazioni generali! Lo Stato borghese esiste proprio per impedire che le rivendicazioni specifiche della classe proletaria escano dal quadro generale dei rapporti di produzione borghesi. Che classe ha dunque vinto in Cina? Vogliamo rispondere con le parole stesse di Mao:

«…I Tre principi del popolo buttati a mare dai reazionari del Kuomintang sono stati ripresi dal popolo cinese, dal Partito comunista cinese e dagli altri democratici» – E altrove (“Sul governo di coalizione”):     «La struttura economica della nuova democrazia, che noi cerchiamo di instaurare, risponde anch’essa ai principi di Sun Yat-sen.