الحزب الشيوعي الأممي

Aggressione capitalista in permanenza

المحاور: Opportunism

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L’aggressione capitalista non passa solo per il Medio Oriente, non colpisce soltanto il Vietnam, ma si esercita sull’intera superficie terrestre ad opera di tutti gli Stati, grandi e piccoli.

Ogni Stato ha il suo meridione sottosviluppato, ogni nazione ha la sua classe privilegiata – di capitalisti e proprietari terrieri con codazzo di mezze classi parassitarie – e la sua classe sfruttata – di operai urbani e proletari agricoli, di contadini poveri e senza terra. Ma, stando ai piagnistei dei partiti opportunisti e al coro strafottente delle grandi potenze imperialistiche, le classi povere e le regioni arretrate esisterebbero solo in alcune particolari zone della terra, mentre invece nei paesi «  liberi » e « civili » simili miserie sarebbero inesistenti. Al razzismo etnico si sostituisce il razzismo statale, e le bande traditrici che si richiamano al socialismo e al comunismo si vantano di aver cooperato con la « democrazia nazionale » che è quanto dire con il capitalismo industriale patrio nel realizzare la « coesistenza pacifica » tra le classi sociali.

E’ un privilegio, questo, che toccherebbe solo ai bianchi, agli occidentali. I negri di Alabama, Boston, California? Una piccola macchia colorata. I dieci milioni dei Monti Apalachiani vaganti in cerca di pane, declassati e abbrutiti, bianchi e non neri? Una piccola isola nel mare immenso della « great society », della « società opulenta ». I « carusi » di ogni latitudine e colore, i portoricani di USA e Europa, i turchi di Germania Ovest e i polacchi di Germania Est, gli spagnoli e gli italiani, i greci e gli jugoslavi del Centro-Europa? « Libero flusso » di un lavoro altrettanto libero! Le centinaia di milioni di proletari, unici produttori di ricchezza, imprigionati puntualmente e « volontariamente » con un semplice urlo di sirena nelle galere delle fabbriche, dei cantieri, dei campi, in tutto il mondo, in ogni punto cardinale; schiacciati dall’infernale dispotismo di fabbrica, incatenati ai nastri produttivi, privi di ogni riserva e di ogni speranza nel domani; questa massa enorme che cresce e si moltiplica sotto ogni clima, non costituisce un’eccezione, non è « colore »; è la realtà quotidiana, volutamente dimenticata dai politicanti grandi e piccoli, dalle chiese di ogni iddio, perché incute terrore a tutti i privilegiati.

Per i falsi partiti operai, questa classe non esiste nemmeno nel Medio Oriente, nemmeno nel Vietnam. Per costoro, la classe proletaria esiste soltanto per essere cloroformizzata dall’imbonimento elettoralesco, parlamentare, democratico, e anestetizzata dal pacifismo, perché sul suo corpo possano essere compiuti tutti gli esperimenti di trasfusione di sangue fresco e vivo nel mostruoso cadavere capitalistico che appesta la società.

E’ l’aggressione sociale in permanenza, su cui o si stendono veli o ipocritamente si piange. E’ l’offensiva ineluttabile e continua di un regime agonizzante per ritardare la propria morte storica.

Ma la tradizione proletaria, l’interminabile catena di lotte della classe operaia, gli insegnamenti delle gigantesche rivoluzioni sociali, della Comune e dell’Ottobre Rosso, del partito comunista rivoluzionario, di Marx e di Lenin, indicano che all’aggressione capitalista in tutto il mondo va opposta l’aggressione proletaria in tutto il mondo; che al terrore degli Stati capitalistici va contrapposto il terrore degli operai organizzati e diretti dal partito di classe; che all’unificazione degli assalti borghesi agli operai delle fabbriche e dei campi va opposta l’unificazione degli scioperi dei lavoratori – unificazione alla scala mondiale in un’unica organizzazione rossa; – che ai colpi del nemico va risposto con i colpi proletari, senza eccezione, per strappare l’iniziativa in un crescendo impetuoso dalle mani delle classi privilegiate e determinare infine il momento e il luogo più sicuro per l’attacco frontale, armato, violento al cuore del capitalismo.

Dall’aggressione capitalista in permanenza, all’aggressione proletaria in permanenza. Questa è la parola d’ordine comunista.