الحزب الشيوعي الأممي

I fasti della reazione

المحاور: Russian Revolution

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Gli effetti della guerra democratica si rendono di giorno in giorno più sensibili. Sconfitti gli imperi centrali, doveva di un crollo precipitare nel nulla il militarismo prussiano e ogni potere autocratico. Una atmosfera dolce serena di placida democrazia doveva invadere il mondo e raddolcire perfino le ferocie dello zarismo indotto dolcemente a rivestirsi di penne democratiche. Questo era il sogno, il paradiso terrestre prima del frutto proibito che l’Intesa regalava ai popoli del mondo. Per questo sogno paradisiaco si sono sentiti svenire i vari pappagalli democratici, che non mancano nei partiti sovversivi, ed han finto di svenire le varie cornacchie che, rivestite delle penne del pavone, si annidavano nei vari partiti socialisti pronti a venire fuori al comparire della prima carogna.

   Ora la guerra è finita vittoriosamente per l’Intesa, tanto vittoriosamente che dopo dieci mesi non ancora si riesce a firmare la pace, gl’imperi centrali sono stati sconfitti, il militarismo prussiano e l’autocratismo non esistono più. Manca solo alla realtà del sogno la serena e placida democrazia.

   Dai vari paesi vincitori dell’Intesa, in cui la democrazia ha antiche e gloriose tradizioni, essa anziché rinsaldarsi si dissolve per cedere il campo ad una forma di dittatura di governi intimamente reazionari per quanto talvolta camuffati più o meno malamente da democratici, e il militarismo che in essi non esisteva, o in forma molto alternata, si sviluppa rigogliosamente.

   La libera America che non aveva se non un piccolissimo esercito, ora ha deliberato di costituire un esercito permanente di mezzo milione di uomini e mantiene i quadri per un esercito di forza numerica assai maggiore.

   In Inghilterra, anche essa sfornita di esercito permanente, la smobilitazione non si compie e, malgrado la guerra sia finita, continuano le spese militari a raggiungere cifre elevatissime.

   La vita parlamentare che ivi aveva una tradizione antica è ridotta al minimo ed ha perduto di ogni efficacia. Il governo che durante la guerra ha proceduto col maggiore dispotismo, continua in tale suo atteggiamento e si infischia delle proteste dei liberali per la sua condotta nella politica estera improntata al più impudente e prepotente imperialismo e al nessun rispetto per la libertà interna degli Stati esteri alleati o nemici che siano.

   In Francia avviene qualche cosa di analogo. Il governo reazionario e settario del signor Clémenceau, saturato di odio, di violenze, di sciovinismo ha soppressa ed avvinghiata ogni libertà sotto il comodo pretesto del supremo bene della patria.

   La reazione si fa sempre più forte e le stesse forme democratiche che rappresentavano le più orgogliose conquiste dei popoli liberi sono tenute in sospetto.

   In Italia, in cui ogni libertà fu soppressa durante la guerra e l’istituto parlamentare privato di ogni potere e di ogni importanza, il regime democratico è un nome vuoto di contenuto.

   La dittatura governativa dell’on. le Nitti, rafforzata ora dal suo atteggiamento decisamente reazionario, si concede il lusso e lo spasso di una attività parlamentare estiva, inutile orpello che potrà gabellare gli imbecilli.

   Ma se tutti questi governi nei propri paesi conservano ancora le apparenze esterne di una formale democrazia, nella loro politica estera non si fanno alcun ritegno di manifestarsi nella loro più cinica e più veritiera sostanza.

   Il bolscevismo incombente li spinge tutti verso la più spietata reazione. Quanto è avvenuto in Ungheria è assai significativo.

   Dopo di avere stretto nel più inesorabile blocco il paese per costringerlo ad abbattere il governo comunista, dopo di avere agito contro questo governo colla più vergognosa slealtà stabilendogli delle frontiere che questo non ha varcato, dopo di avere tenuto un suo agente a contatto con esso per minarlo all’interno mentre gli scagliava contro l’esercito rumeno destinato alla funzione di Maramaldo, l’Intesa non ha avuto fiducia nel governo democratico, che aveva dichiarato di appoggiare ed ha preferito di imporre un capo reazionario, membro della infame famiglia di Asburgo contro chi aveva combattuto. Essa vuole solo la reazione perché questa solo può colla violenza e col terrore “bianco” più spaventoso combattere il mostro bolscevico.

   In Russia il generale Denikin, il solo in cui l’Intesa riponga ancora un poco di fiducia e di speranza, dopo le gravi sconfitte che hanno subìto tutti gli altri, non esita a mettere in mostra i sentimenti zaristi di cui è animato ed a proclamare la necessità, per salvare la Russia, di stabilire una lunga dittatura militare.

   Le regioni cosacche in cui questo generale agisce e che hanno combattuto da sole e con grandi sacrifizi e stenti contro i bolscevichi sono decisamente avversarie di lui, dei suoi metodi feroci di reclutamento, sono soprattutto pienamente contrarie alle possibilità di un ritorno del regime zarista. Il presidente di una repubblica cosacca ha detto del governo di Denikin, con pittoresca frase, che esso è imboscato presso di loro come un corvo per slanciarsi sul paese in un momento propizio e strappargli i suoi begli occhi.

   Ma i governi dell’Intesa di questi sentimenti delle popolazioni non si occupano punto. Essi non hanno che un solo proposito: abbattere il governo dei Soviet non per dare alla Russia un governo democratico, ma per rimettere sul trono un granduca di propria fiducia che possa ristabilire un governo di reazione.

   Non è più Kerenskij il suo uomo di fiducia e l’annunzio fatto dare in questi giorni che egli sia giunto a Vienna quasi a significare che il governo comunista è per cadere e che sarebbe un governo radico-socialista a sostituirlo presieduto da lui, che per questo si sarebbe avvicinato alla preda, è uno dei soliti volgari trucchi che non prendono più nessuno.

   L’Intesa si propone di ristabilire il regime zarista in Russia.

   Appena avrà finito di recitare la commedia che ora sta facendo in Ungheria coll’arciduca Giuseppe, che essa ha fatto salire coll’ausilio delle baionette rumene e che ora finge di non volere riconoscere ancora, inizierà la medesima manovra coll’Austria.

   Già in alcuni giornali, specie francesi ed inglesi, si fa cenno di un possibile ritorno di Re Carlo per ristabilire l’ordine, non abbastanza garantito dalla repubblica che concede troppa libertà, non sopprime con sufficiente energia i comunisti e non ha ancora fatti massacrare quelli del governo ungherese, ma li ha soltanto internati.

   Una sola repubblica non ha ancora perduta la fiducia dell’Intesa, ed è quella tedesca, remissiva nel modo più assoluto per la firma della pace e inesorabilmente spietata nello schiacciare i moti comunisti. Fino a che le cose andranno avanti così, la fiducia non le mancherà, ma se per caso i moti spartachiani dovessero intensificarsi e prendere il sopravvento, potremo assistere ad uno spettacolo edificante. L’Intesa, pur di combattere il bolscevismo in Germania, farà ritornare sostenuto dalle proprie baionette il Kaiser in persona ed invece di tradurlo come un malfattore al tribunale, lo riaccompagnerà coi dovuti onori al trono, come la sola forza che possa aiutarla nell’opera immane di uccidere il drago la cui sementa è immortale.

   Tutto come lieta conseguenza della guerra democratica apportatrice di civiltà, di benessere, di gioia, di felicità per la umanità rattristata dalla barbarie militarista.