Un appello disperato dei rivoluzionari ungheresi
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Dal Comitato Centrale del Partito Comunista ungherese ci perviene questo appello sul quale richiamiamo l’attenzione dei compagni e, soprattutto, della stampa rivoluzionaria e dei dirigenti dei grandi organismi proletari, senza nulla aggiungere di nostro all’eloquenza delle sue espressioni.
Al proletariato dell’Europa e dell’America! Al proletariato dei paesi capitalistici vittoriosi! Ed, in particolar modo, al proletariato francese ed inglese!
Lo spettro di un’accusa terribile minaccia d’infamarvi, o proletari dell’Ovest.
Le centinaia di migliaia di cadaveri d’operai finlandesi, ucraini, bavaresi, ungheresi e russi cha cadono da anni sui fronti controrivoluzionari si sono accumulati in formidabile piramide e gli abitatori silenziosi di questa rinnovata Torre di Babele si comprendono l’un l’altro, perché ognuno di essi è morto per il proletariato di tutto il mondo intero, per la libertà dei lavoratori di tutto il mondo, per il socialismo: ma essi non comprendono voi, o lavoratori dell’Ovest. Non comprendono la vostra indifferenza, la tranquillità con la quale voi guardate la lotta di vita o di morte combattuta dal proletariato dell’Est, costretto nel glaciale abbraccio della morte.
Voi, dunque, non vedete ciò che accade? Frattanto è all’Est che la vostra borghesia, il capitalismo dell’Ovest, popola i suoi cimiteri di “Père Lachaise”. Perché è essa che dirige i colpi che trapassano il cuore dei compagni ungheresi, è essa che pianta migliaia di forche in Ungheria, è essa che ordina gli assassinii crudeli accortamente preparati ed oggi essa si prepara ad allargare il suo campo d’azione. Essa favorisce le restaurazioni monarchiche in Germania, in Czeco Slovacchia, in Austria, nella Baviera e nei Balcani e si sforza di espandere tale regime e consolidarlo, in tutta l’Europa Centrale e nei Balcani, con l’uso del terrore bianco.
Essa ha voluto inghiottire nel suo ventre insaziabile i paesi vinti rendendoli preda di un nuovo servaggio. Ma essa si sbaglia. Chi mangia cadaveri nuore.
Oggi essa infierisce in Ungheria, il gigante proletario gittato a terra è attaccato dai vermi che lo mordono a sangue.
Le bestie feroci discepoli del marchese De Sade, questi rampolli odiosi della borghesia canaglia pullulanoallegramente sul suo corpo.
La storia si ripete: gli orrori della Comune di Parigi rinascono moltiplicati. Il suolo ungherese è bagnato del sangue dei lavoratori ed il boia suona sulla corda tesa intorno al collo dei nostri fratelli, la canzone che accompagna la marcia funebre dei lavoratori che muoiono per il socialismo.
E tuttavia! Allora era la tragedia della classe lavoratrice, oggi è la conclusione mortale della restaurazione capitalista.Ma voi non comprendete ciò.
Voi comprenderete più tardi quando il vostro sangue scorrerà a ruscelli come il nostro quando questo mostro agonizzante morderà anche la vostra carne.
Egli si affretta di farla finita con noi per gettarsi su voi.
Si tratta soltanto di assicurare la vita del capitalismo al prezzo di migliaia e migliaia di altri socialisti; nel quale numero voi siete già compresi.
Ma voi non volete comprenderlo? Voi ancora oggi guardate con indifferenza come si vuole soffocare nel sangue la Russia dei Soviety.
Quando il proletariato ungherese combatteva la sua lotta suprema per la liberazione del proletariato del mondo e per salvare la civiltà umana che si imbarbariva nella stretta martorizzatrice delle potenze capitaliste, voi non veniste in nostro soccorso. Il 21 luglio lo sciopero in favore dell’Ungheria, quando noi lottavamo già coi denti e con le unghie, noi l’attendemmo come un redentore, ed esso fu invece, un chiodo per la nostra bara.
Cominciò il martirio, senza esempio nella storia, del proletariato ungherese. Voi avete protestato; è vero. Voi avete bollato a sangue il terrore bianco nei vostri giornali ed avete richiesto l’intervento diplomatico: il corpo diplomatico dell’Intesa ha presenziato, in uniforme di gala, alla esecuzione in massa dei nostri migliori compagni.
Voi siete restati costernati quando avete saputo che si violano le donne con le sciabole taglienti, che si torturano i nostri compagni con ferri roventi, che si fa mangiare loro i propri escrementi, li si crocifigge, si schiacciano loro i testicoli, che li si acceca, li s’interra vivi. Voi siete restati costernati, avete scosso la testa, avete anche tenuto dei discorsi ed interrogato i vostri governi nei parlamenti, e frattanto si uccidevano, si uccidevano senza posa i nostri migliori compagni: ed ascoltate:
Li si uccide … li si uccide … li si uccide … e li si tortura ferocemente ancora oggi.
Noi gridiamo, noi urliamo ai vostri sordi orecchi.
Fra le torture le più spaventevoli li si uccide ancora oggi.
Noi vi parleremo della massa degli eroi anonimi; noi narreremo un solo caso terrorizzante. L’unione internazionale postelegrafonica ha dichiarato guerra ad Horthy per salvare Oscar Levay, che aveva organizzati gl’impiegati postali ungheresi.
Egli è stato condannato a morte quattro mesi e mezzo orsono. Adesso lo hanno ucciso dopo averlo torturato per quattro mesi e mezzo.
Il processo dei dieci commissari del popolo, loro prigionieri, si trascina da due mesi e mezzo e si fa il possibile per giustificarne la condanna a morte già pronta nel cassetto dei boia, soprannominati: giudici e procuratori.
Essi sono già riusciti a rendere la difesa impossibile, accusando i difensori di avere accettato danaro dai comunisti stranieri.
E il danaro che avete mandato per soccorrere gl’imprigionati e le loro famiglie dev’essere il pretesto per attorcere la corda intorno al collo degli imprigionati.
Alcuni compagni, uomini lontani da ogni azione politica, hanno portato il danaro inviato da voi (segretamente, perché per via ufficiale sarebbe stato rubato) alle famiglie degl’imprigionati, gittate sul lastrico dal terrore bianco. Hanno arrestato questi compagni, molto sono stati già uccisi nelle prigioni e si tenta di costringere gli altri, sotto torture feroci, a confessare di aver preso parte ad un complotto comunista.
Hanno imprigionato anche le donne ed i fanciulli dei compagni uccisi e detenuti.
Il numero di coloro che sono stati arrestati per questo fatto è di circa cento e li si vuol giustiziare tutti, perché hanno portato il vostro soccorso alle donne ed ai bambini poveri.
Si assassina ancor oggi in Ungheria, o lavoratori dell’Intesa!
Fino a quando guarderete con indifferenza il furore della banda del marchese De Sade imperversante sul corpo incatenato del proletariato ungherese?
Voi potete anche agire! Noi non abbiamo ancora dimenticato il caso del Ferrer, quando per un libero pensatore borghese l’ordine pubblico venne sovvertito in tre grandi paesi; noi ricordiamo ancora il caso del Dreyfus, quando voi siete riusciti a riparare un’ingiustizia subita da un ricco ebreo quando voi avete difeso, mobilizzando forze enormi, la democrazia borghese, che aveva tanta forza da preparare la guerra mondiale.
Voi potete agire se volete!
E come? Non vorreste agire in favore del proletariato insanguinato, torturato fino alla perdita della coscienza!
Agite! Agite! Agite!
Questo noi gridiamo, urliamo alle vostre sorde orecchie! Agite in favore dei nostri compagni ancora vivi, ma già destinati alla forca! Salvateli! Non vi preoccupino le vostre piccole quistioni, non curate l’aumento del salario. Ben presto tutto vi apparterrà!
Preoccupatevi del proletariato russo sanguinante, del proletariato ungherese martirizzato a morte e del proletariato d’Europa centrale cui già si prepara il patibolo.
O è (?) un’azione, un’azione capace di distruggere la diplomazia ed il militarismo francese e l’orrido figlio di questa coppia orribile: la politica estera francese.
Prendete a cuore il nostro manifesto, pubblicatelo in prima linea nei vostri giornali, tutte le organizzazioni politiche e professionali se ne occupino, prendete delle decisioni ed agite!
Basta coi voti parlamentari, con le riunioni ed i dispacci! Avete già dimenticato il muro dei federati?
Ecco il terrore bianco in Ungheria, ecco la fronte russa ed ecco la rivoluzione tedesca che comincia la sua marcia trionfale verso la vittoria!
Ne è tempo! Agite! Salvate i nostri compagni, votati alla morte, dall’infamia del terrore bianco, salvate la rivoluzione proletaria, salvate il vostro proprio avvenire, l’avvenire radioso dell’umanità.
Agite! Agite! Agite!
Il Partito Comunista ungherese