Partito Comunista Internazionale

Un esempio storico di tattica comunista: il fronte unico

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Non è che ci interessino le critiche che ci fanno i vari partiti « operai » o i vari gruppetti, ma queste ci danno lo spunto di ribadire le nostre posizioni di partito che sono ovviamente l’opposto delle loro. Una delle questioni su cui veniamo continuamente attaccati sia dai partiti opportunisti classici, sia dai raggruppamenti della cosiddetta « sinistra rivoluzionaria » è che noi, secondo loro, saremmo una organizzazione chiusa, una organizzazione settaria, dove non si può discutere, dove tutto è già stabilito, dove insomma non è possibile dialogare ed esprimere le proprie idee.

Tutti questi signori, anche se si richiamano al marxismo, al comunismo e dicono di essere i seguaci di Lenin e anche addirittura della sinistra comunista, sono in realtà dei democratici piccolo borghesi, in quanto pensano che le posizioni del partito di classe derivino non da una analisi scientifica della società capitalistica e del modo di produrre del capitalismo e dalla esperienza storica di lotta di tutta la classe operaia, ma da un insieme di ideologie o meglio dall’unione di tutte quelle ideologie che oggi si richiamano alla classe operaia: basta che si parli bene degli operai, che si difendano formalmente gli operai, poi se alla base di queste ideologie c’è una matrice storica opportunista o anarchica o addirittura sindacalista, tutte posizioni che storicamente sono state messe alla prova e hanno fallito e di conseguenza sono passate nel campo dell’opportunismo e della controrivoluzione, non conta niente.

Il partito comunista rivoluzionario è quella organizzazione che difende gli interessi dalla classe operaia non soltanto nel momento contingente, ma alla scala generale e storica, il che vuol dire che riesce a legare le esigenze immediate della classe al suo fine storico che è l’abbattimento violento della società capitalistica e l’instaurazione della dittatura del proletariato, strada obbligata per il raggiungimento della società comunista.

Una tale organizzazione, per poter raggiungere il fine che si prefigge deve aver saputo trarre le lezioni che la storia della lotta di classe del proletariato, non di oggi ma di sempre, ha dato; lezioni che una volta tratte sono punti fermi da cui si deve ripartire, ma mai deviare.

Quindi le accuse che ci vengono fatte ci fanno piacere in quanto sono la dimostrazione che noi camminiamo sulla giusta strada e semmai dovremmo cominciare a preoccuparci, non per noi come individui, ma per la vittoria della rivoluzione quando nella nostra organizzazione si inserisse il metodo per cui tutti possono esprimere la loro opinione sulle varie questioni e le decisioni sull’indirizzo politico del partito, fossero prese con il metodo democratico. Noi abbiamo solo da lavorare a scolpire ancora di più i cardini fondamentali del comunismo rivoluzionario, cardini che non abbiamo inventato noi ma che la storia ha selezionato; non abbiamo nulla da inventare né da « arricchire ». Chiunque sente il bisogno di « arricchire » la tradizione del movimento di classe si rivolga pure all’opportunismo. Senz’altro sarà preso in considerazione.

Come l’ideologia del partito non può formarsi dalla somma di singole opinioni, così l’organizzazione non può formarsi attraverso l’unione di più raggruppamenti che poi in fondo non sono altro, particolarmente nella situazione attuale, che ali sinistre dei vecchi partiti opportunisti pronte sempre ad appoggiare nei momenti più importanti la politica di questi partiti.

Se il partito comunista rivoluzionario, attraverso tutta l’esperienza storica è riuscito ad avere un programma unico ed una tattica unica perlomeno nelle grandi linee, di conseguenza anche l’organizzazione che è l’espressione sia del programma che della tattica deve essere unica e chiusa verso gli altri raggruppamenti politici. Infatti, se guardiamo la storia del partito proletario dalla I Internazionale in poi, vediamo che la tendenza è proprio quella di arrivare ad un partito al cui interno non ci siano diverse posizioni politiche e che di conseguenza sia al massimo centralizzato. Mentre nella prima Internazionale potevano coesistere diverse ideologie da quella marxista a quella mazziniana e tutte queste si potevano esprimere all’interno, nella seconda invece entravano soltanto i partiti socialisti, quindi i marxisti, anche se questi poi si divisero in due correnti e frazioni organizzate, quella riformista e quella rivoluzionaria. Dopo la rivoluzione russa del 1917 ed il fallimento della seconda Internazionale, si pose il problema di ricostituire il partito comunista mondiale, la III Internazionale, ma a questa potevano aderire, a differenza delle altre due, solo i partiti comunisti che avessero accettato in pieno tutti i 21 punti del II Congresso. Quindi si era arrivati ad avere una organizzazione unica al cui interno non potevano esistere né diverse correnti ideologiche né frazioni organizzate.

Inoltre l’omogeneità teorica programmatica e tattica del partito e di conseguenza la massima centralizzazione organizzativa è imposta dagli stessi compiti che il partito si prefigge ed anche qui la III Internazionale nei suoi primi anni dette un magnifico esempio. Infatti non si può pensare di poter attaccare e vincere lo Stato capitalistico che è al massimo centralizzato e che ha dei mezzi come la polizia, le galere, la magistratura, la stampa, la radio e la stessa organizzazione della vita economica nelle mani, senza una organizzazione perlomeno altrettanto forte e altrettanto centralizzata; anche se la centralizzazione del partito comunista non è la stessa di quella dello stato borghese.

Il partito non è invece chiuso verso la classe, perché è proprio l’azione della classe che deve essere indirizzata ai fini rivoluzionari dal partito, quindi questo ha il compito di cercare il più stretto legame con gli strati operai di difendere e anche di sviluppare tutte quelle azioni che questi strati o categorie si trovano a intraprendere spinte da situazioni oggettive che derivano dalle contraddizioni del sistema capitalistico di produzione. Soltanto quando il partito sarà riuscito, attraverso il suo lavoro all’interno della classe e sul terreno della partecipazione alle sue lotte anche immediate e parziali, ad avere una influenza predominante su questa, si potrà parlare di rivoluzione. Per noi appunto l’azione è delle masse, la coscienza è del partito, il che vuol dire che la rivoluzione la dovranno fare gli operai spinti a lottare per difendere il pezzo di pane, ma la direzione e l’organizzazione dovrà essere nelle mani del partito, in quanto il partito non è altro che la testa, cioè la coscienza della classe operaia.

Chiusura « dogmatica » nel campo della teoria del programma delle linee tattiche fondamentali; nessuna libertà di critica e nello stesso tempo assoluta centralizzazione e disciplina organizzativa; netta delimitazione del partito dall’esterno. Questi termini non sono come si vorrebbe far credere in contraddizione con la tendenza a collegarsi con tutti i mezzi con le masse proletarie, con le loro lotte, con i loro impulsi anche più immediati e limitati. Anzi è solo su questa base che il legarsi alle « masse » ha un significato rivoluzionario. Significa cioè indirizzare l’azione dei proletari spinti a ribellarsi contro lo sfruttamento e l’oppressione esercitate quotidianamente verso il fine dell’abbattimento violento del potere borghese.

Questa dialettica posizione noi l’abbiamo realizzata a scala molto più seria di quanto possano pensare coloro che sono abituati a « dialogare » e a non fare altro, con la tattica del fronte unico prima ancora che l’Internazionale comunista varasse le famose tesi nel gennaio 1922; a scala molto più seria perché allora, nel 1921, la classe operaia lottava armi alla mano per la conquista del potere e non era certo, come oggi, completamente immobilizzata nel « dialogo » o nel « compromesso storico ».

Riportiamo, a dimostrazione di quanto detto sopra e di una impostazione correttamente marxista del rapporto fra partito e classe, una serie di citazioni dall’Ordine Nuovo del gennaio 1922 sulla questione del fronte unico. La nostra corrente dirigeva allora il Partito Comunista d’Italia e seppe dare a tutta l’Internazionale un esempio di come ci si lega al movimento della classe operaia senza venire meno alle caratteristiche programmatiche del partito. La Sinistra Comunista d’Italia fu la sola a portare avanti la tattica del fronte unico sul terreno delle rivendicazioni economiche degli operai e degli organismi sindacali e l’azione del partito si concretizzò nella famosa Alleanza del Lavoro che culminò nello sciopero generale dell’agosto 1922, il quale non poté diventare il segnale della ripresa della lotta offensiva contro lo Stato capitalistico e contro il fascismo, soltanto perché fu apertamente sabotato e tradito dai riformisti e dai massimalisti del PSI, nonché dagli anarchici. Fu la sconfitta dello sciopero di agosto che segnò la vittoria definitiva della borghesia e delle sue bande in camicia nera sul proletariato.

La « marcia su Roma » dell’ottobre non fu che una farsa ad uso della platea.

CONTRO L’INFANTILISMO DI SINISTRA

Il secondo degli articoli in questione chiarisce bene il senso in cui per la Sinistra i mezzi tattici devono essere prescelti in relazione al programma del partito e alle sue finalità. La tattica non deve essere dettata al partito in maniera incosciente dall’evolversi delle situazioni, né dal miraggio di successi immediati, né da ragioni di purismo o di « morale rivoluzionaria », bensì dal calcolo razionale e oggettivo dell’efficacia di un determinato mezzo il quale deve servire a potenziare il movimento di lotta della classe e i collegamenti di essa con il partito senza deformare la fisionomia del partito stesso. Siamo in questo, sullo stesso terreno di Lenin quando nel 1903, nel « Che fare? » sosteneva che il partito non può esistere senza una pianificazione e di conseguenza previsione, dei mezzi tattici e quando, nel 1920, attaccava le posizioni falsamente estremiste di tedeschi ed olandesi i quali facevano discendere l’azione del partito da canoni di purezza dottrinaria o estetica.


« Non vi è marxista che non debba essere con Lenin quando esso denuncia come malattia infantile un criterio di azione che si preclude certe possibilità di iniziativa in base alla semplice considerazione che esse non sono abbastanza rettilinee ed adagiate sullo schema formale delle nostre idealità senza stonature e deformazioni antiestetiche … ».

« Dicendo che il campo delle possibili e ammissibili iniziative tattiche non può essere limitato con considerazioni dettate da un semplicismo falsamente dottrinale, metafisicamente dedito a confronti formali e preoccupato della purezza e della dirittura come fini a se stesse, non intendiamo dire che il campo della tattica debba restare illimitato e che tutti i metodi siano buoni a raggiungere i nostri fini. Sarebbe un errore affidare la difficile soluzione della ricerca di mezzi adatti alla semplice condizione che si sia intenzionati a valersene per scopi comunisti. Non si farebbe che ripetere l’errore di rendere soggettivo un problema che è oggettivo, accontentandosi del fatto che chi sceglie dispone e dirige le iniziative è deciso a lottare per le finalità comuniste e si lascia guidare da queste.

Esiste e deve quindi essere sempre meglio elaborato un criterio tutt’altro che infantile, ma intimamente marxista, di tracciare i limiti delle iniziative tattiche, che non ha nulla di comune coi preconcetti e i pregiudizi di un errato estremismo, ma che raggiunge per altra via l’utile previsione dei legami, ben altrimenti complessi, che legano gli espedienti tattici a cui si ricorre coi risultati che se ne attendono e che poi ne derivano ».

DIFESA DELLA TATTICA DELL’INTERNAZIONALE

Difendemmo, allora, contro ogni obiezione di « sinistra » la tattica del fronte unico preconizzata dall’Internazionale indicandone nello stesso tempo i limiti in cui poteva e doveva essere attuata senza danneggiare la fisionomia del partito rivoluzionario. Come si sa l’applicazione di questa tattica, mentre dette buoni risultati in Italia uscì dai termini corretti indicati dalla Sinistra portando a disastrose applicazioni soprattutto in Germania.

« Vi è poi questo: che la proposta di fronte unico non è la stessa cosa di una proposta di alleanza. Sappiamo quale sia il senso volgare di una alleanza politica: dalle varie parti si sacrifica e sottace una parte del proprio programma per venirsi ad incontrare su di una linea intermedia. Invece la tattica del fronte unico come è concepita da noi comunisti non contiene affatto questi elementi di rinunzia da parte nostra. Essi restano solo come un possibile pericolo: noi crediamo che questo diviene preponderante se la base del fronte unico viene portata fuori dal campo della azione diretta proletaria e della organizzazione sindacale per invadere quello parlamentare e governamentale e diremo per quali ragioni connesse allo sviluppo logico di questa tattica. Il fronte unico proletario non vuol dire il banale comitato misto di rappresentanti di vari organismi in favore del quale i comunisti abdichino alla loro indipendenza e libertà di azione per barattarla con un certo grado di influenza sui movimenti di una massa più grande di quella che li seguirebbe se agissero da soli. Vi è ben altro.

Noi proponiamo il fronte unico perché ci sentiamo sicuri che la situazione è tale che i movimenti d’insieme di tutto il proletariato, quando questo si ponga dei problemi che non interessano solo una categoria o una località, ma tutte, non possono effettuarsi che in senso comunista, ossia nello stesso senso che noi daremmo ad essi se dipendesse da noi guidare tutto il proletariato. Noi proponiamo la difesa degli interessi immediati e del trattamento che è attualmente fatto al proletariato contro gli attacchi del padronato, perché questa difesa, che non è mai stata in contrasto con i nostri principi rivoluzionari, non si può fare che preparando e attuando l’offensiva in tutti i suoi sviluppi rivoluzionari così come noi ce li prefiggiamo.

In una simile situazione – e non ripetiamo qui le considerazioni che dimostrano che tali sviluppi essa presenta, collegandosi alle manifestazioni economiche e politiche dell’offensiva capitalistica – noi possiamo offrire un accordo in cui non pretendiamo che si accetti dagli altri contraenti, ad esempio, il metodo delle azioni armate o di lotta per la dittatura proletaria, e se non pretendiamo questo, non è perché ci siamo accorti che è meglio per il momento rinunziare a tutto ciò e contentarci di meno, ma perché è inutile formulare tali proposte quando sappiamo che la loro esplicazione sarebbe contenuta nella semplice accettazione di difendere i modesti obbiettivi delle rivendicazioni che devono servire di piattaforma al fronte unico … ».

INDIPENDENZA DEL PARTITO E BASI REALI DEL FRONTE UNICO

L’articolo successivo, del 19-1-1922 definisce in primo luogo il fatto che la tattica del fronte unico si inserisce nella necessità di mobilitare grande parte delle forze proletarie nell’attacco generale contro la borghesia. Questa mobilitazione presuppone due termini tra di loro inscindibili: l’esistenza del partito apertamente separato ed opposto a tutti gli altri, chiaramente orientato sulla base della sua dottrina e del suo programma, e l’esistenza di una situazione reale che spinga gli operai a muoversi in difesa delle loro condizioni di vita, movimento che, dato il grado di evoluzione delle contraddizioni capitalistiche, non può svolgersi che con i metodi e gli strumenti sempre predicati dal partito.

« Più che mai si tratta di aprire la strada alla vittoria della rivoluzione proletaria nell’unica forma che essa può assumere: il rovesciamento violento del potere borghese e la instaurazione della dittatura proletaria. Il problema consiste nel portare sul terreno della lotta per la dittatura tali forze che possano aver ragione di tutte le risorse difensive e controrivoluzionarie della borghesia mondiale. Queste forze non si possono attingere che nelle file della classe lavoratrice, ma per sconfiggere l’avversario capitalista occorre concentrare sul terreno rivoluzionario lo sforzo di tutto il proletariato. Questo è sempre stato lo scopo fondamentale del partito di classe secondo il punto di vista marxista. Si tratta di realizzare un’unità effettiva e non meccanica, si tratta di avere l’unità per la rivoluzione e non l’unità per se stessa …

Abbiamo visto come la situazione generale è caratterizzata dalla offensiva capitalistica contro il tenore di vita del proletariato perché il Capitalismo sente che non può evitare la catastrofe se non aumenta il grado di sfruttamento dei lavoratori. Nello stesso tempo che il capitalismo potrà deprimere economicamente le masse con l’aiuto di mezzi offensivi economici e politici, esso avvierà un suo tentativo di riorganizzazione, ma nella stessa misura accentuando i caratteri dell’imperialismo industriale andrà verso il baratro della nuova guerra. Questo il concorde giudizio comunista sulla situazione, che quindi conchiude alla necessità urgente della riscossa rivoluzionaria del proletariato e per affrettarla e sol per questo vuol trovare le vie per utilizzare rivoluzionariamente gli sviluppi di una tale situazione. Da questo sorge, l’abbiamo visto, che una lotta economica anche puramente difensiva del proletariato pone un problema di azione rivoluzionaria e di abbattimento del capitalismo. Perché non era ieri rivoluzionario chiedere un forte aumento dei salari e lo è oggi domandare che non vengano abbassati? Perché quell’azione poteva svolgersi da parte dei limitati gruppi locali e professionali di operai in modo saltuario, mentre quest’azione che oggi s’impone e che è la sola possibile a meno che il proletariato non rinunzi ad ogni forma di associazione o di movimento organizzato esige una simultanea scesa in campo di tutte le forze operate, al di sopra della divisione di categoria e di località, anzi addirittura su scala mondiale.

Come si vede la formula del fronte unico non è una ricetta a tutti gli usi come pretendono i gruppuscoli e lo stesso PCI, ma è legata al presentarsi di una situazione reale data e d’altra parte all’assoluta indipendenza e capacità di movimento autonomo del partito. Continuiamo le citazioni.

« Per venire infine ai documenti ufficiali della Internazionale ci limitiamo a notare come il manifesto non sia diretto né ai partiti, né ad organi sindacali delle altre internazionali, ma al proletariato di tutti i paesi. Lo stesso fatto che si invitano al fronte unico anche lavoratori aderenti a sindacati cristiani e liberali, dimostra quale differenza vi sia fra i due concetti: nessuno infatti penserebbe ad un fronte unico con partiti cristiani e liberali.

E d’altra parte le tesi del C. E. se evitano per ora l’inquadramento generale teorico della quistione, stabiliscono alcuni capisaldi importantissimi, la indipendenza di organizzazione dei nostri partiti comunisti non solo, ma la loro assoluta libertà mentre prendono l’iniziativa del fronte unico, della critica e della polemica attiva contro i partiti e organismi delle Internazionali Due e Due e Mezzo; libertà di agire ” nel campo delle idee” per il nostro ben preciso programma; unità di azione di tutto il fronte proletario … ».

L’impostazione di questa difficile questione è definita in maniera suggestiva nel brano che segue e che conclude l’articolo: « È inevitabile che le masse partendo da questa nozione superficiale: o si va verso la scissione o si va verso l’unità, immaginino che le due direzioni sono opposte. Ma in realtà non è così. Unità dei lavoratori e separazione dagli elementi degeneri e soprattutto dai capi traditori sono invece due conquiste parallele: noi lo sappiamo da tempo, le masse lo vedranno solo al termine del movimento. L’essenziale è che questo sia intrapreso nel senso della lotta, della resistenza alle imposizioni capitalistiche.

Libertà e indipendenza di organizzazione e disciplina interna, di propaganda, di critica; unità di azione. Ecco ciò che i partiti comunisti devono proporre e realizzare per vincere.

La formale contrapposizione non è che quella per cui la nostra parola d’ordine è sempre stata: Proletari di tutto il mondo unitevi. Per essa abbiamo smascherato come traditori coloro che nella guerra divisero il proletariato che nell’azione sindacale ogni giorno lo dividono evitando che si fondano in una sola le mille vertenze o agitazioni che le vicende attuali sollevano. Questa contrapposizione non è che quella per cui noi siamo per la selezione politica più severa, ma per la unità di organizzazione sindacale, concezione e tattica questa che il partito controlla sui risultati di ogni giorno, in quanto l’andamento felice della nostra lotta contro l’opportunismo riformista italiano è figlio della posizione tattica per cui dopo la scissione politica di Livorno siamo tenacemente rimasti nella organizzazione sindacale malgrado che la dirigessero i riformisti da cui eravamo staccati; e vi siamo rimasti a combatterli efficacemente ».

PER IL FRONTE UNICO SINDACALE CONTRO IL FRONTE UNICO POLITICO

Nell’articolo successivo viene affrontata la questione dei limiti che si devono dare alla tattica del fronte unico il quale deve significare azione comune di tutte le categorie e di tutti i gruppi proletari attraverso le loro organizzazioni economiche, per la difesa delle loro condizioni di vita e il loro trasporto sul terreno del loro unico partito rivoluzionario comunista:

« Richiamiamo i compagni a quella visione della situazione presente che ci ha tutti indiscutibilmente concordi e che si compendia nella diagnosi della offensiva borghese come risultato della presente fase di crisi del capitalismo. Diamo anche per accettata definitivamente, e fin da quando si basarono sul metodo marxista le nostre conclusioni tattiche, la tesi che la agitazione e preparazione rivoluzionaria comunista si fa soprattutto sul terreno delle lotte del proletariato per le rivendicazioni economiche. Questa concezione realistica ci spiega la tattica della unità sindacale fondamentale per noi comunisti, altrettanto quanto la divisione spietata sul terreno politico da ogni accenno di opportunismo. E nello stesso modo si dimostra opportuna e felicissima la posizione tattica che oggi in Italia è tenuta dal nostro partito con la sua campagna per il fronte unico di tutti i lavoratori contro l’offensiva padronale. Fronte unico vuole in questo caso dire azione comune di tutte le categorie, di tutti i gruppi locali e regionali di lavoratori, di tutti gli organismi sindacali nazionali del proletariato, e lungi dal significare informe guazzabuglio di diversi metodi politici si accompagna alla più efficace conquista delle masse al solo metodo politico che contiene la via della loro emancipazione: quello comunista. Dottrina e pratica si incontrano per confermare che nessun inciampo e contrasto si trova nel fatto che come piattaforma per agitare le masse siano formulate rivendicazioni economiche affatto concrete e contingenti, e come forma di azione si proponga un movimento di insieme di tutto il proletariato nel campo della azione diretta e guidato dai suoi organismi di classe, i sindacati. Da tutto questo risulta direttamente la intensificazione dell’allenamento proletario ideologico e materiale alla lotta contro lo Stato borghese e della campagna contro i falsi consiglieri dell’opportunismo di tutte le tinte ».

È proprio sulla base di queste considerazioni finora svolte che veniva dalla Sinistra contestata l’applicazione della tattica del fronte unico, nel campo dell’impiego, per l’azione proletaria, del meccanismo politico dello stato democratico, sulla base dell’alleanza con altri partiti politici. Questa tattica sarebbe successivamente diventata quella del governo operaio e contadino e avrebbe condotto proprio come prevedeva la Sinistra (v. citazioni seguenti), allo snaturamento e alla degenerazione dell’Internazionale Comunista:

« Noi crediamo che un simile piano si basi su di una contraddizione e contenga praticamente gli elementi di un fallimento immancabile. È indubitato che il Partito Comunista deve proporsi di utilizzare anche i movimenti non coscienti delle grandi masse e non può darsi ad una predicazione negativa puramente teorica quando si trovi in presenza di tendenze generali ad altre vie di azione che non siano quelle proprie della sua dottrina e della sua prassi. Ma questa utilizzazione riesce proficua se nel porsi sul terreno su cui muovono le grandi masse, e lavorare così ad uno dei due fattori essenziali del successo rivoluzionario, si è sicuri di non compromettere l’altro non meno indispensabile della esistenza e del progressivo rafforzamento del partito e di quell’inquadramento di una parte del proletariato che è già stata condotta sul terreno nel quale agiscono le parole d’ordine del partito. Nel giudicare se questo pericolo esista o meno si deve tener presente che, come purtroppo una lunga e dolorosa esperienza prova, il partito come organismo e il grado della sua influenza politica non sono dei risultati intangibili ma subiscono tutti gli influssi dello svolgersi degli avvenimenti.

Se un giorno, dopo un più o meno lungo periodo di avvenimenti e di lotte, la massa operaia si trovasse finalmente dinanzi alla vaga constatazione che ogni tentativo di riscossa è inutile, se non si viene a cozzare contro la macchina stessa dell’apparato statale borghese, ma nelle precedenti fasi fosse rimasta compromessa gravemente la organizzazione del partito Comunista e dei movimenti che la fiancheggiano (come l’inquadramento sindacale e quello militare) il proletariato si troverebbe sprovvisto delle armi stesse della sua lotta, del contributo indispensabile di quella minoranza che possiede la chiara visione dei compiti da affrontare e per averla da lungo tempo posseduta e tenuta di vista, si è dato tutto un allenamento e un armamento nel senso largo della parola, indispensabili per la vittoria della grande massa.

Noi pensiamo che questo avverrebbe, dimostrandosi la sterilità di ogni piano tattico come quelli che stiamo esaminando, se il Partito Comunista assumesse prevalentemente e clamorosamente atteggiamenti politici tali da annullare od inficiare il suo carattere intangibile di PARTITO DI OPPOSIZIONE RISPETTO ALLO STATO E AGLI ALTRI PARTITI POLITICI »

COSTANTE PROPAGANDA DEI METODI ILLEGALI DI AZIONE

Nei confronti della questione dello stato il Partito infatti non può accettare compromessi, né azioni comuni con altri movimenti i quali, pur proclamandosi proletari, non condividono i metodi della violenza rivoluzionaria e il fine dell’instaurazione della dittatura proletaria, Il concetto è evidente: si tratta per il Partito Comunista di spostare le forze proletarie sul terreno dell’attacco violento al potere borghese. L’azione immediata di difesa delle masse costituisce la base dell’attività del Partito, proprio perché in determinate condizioni storiche non può manifestarsi, senza pervenire a questo urto violento contro il potere statale, ma questo può avvenire soltanto nella misura in cui il Partito è in grado di sconfessare e di demolire in seno alla classe l’atteggiamento di tutti quei partiti che tendono a mantenere l’azione delle masse nei limiti delle istituzioni legali e dei metodi legali e questa demolizione dell’influenza legalitaria sul proletariato non può essere effetto della sola propaganda teorica ma deve concretizzarsi in una attitudine pratica costante, tesa a svalutare agli occhi degli operai i mezzi dell’azione legale in ogni momento e in ogni forma. Il Partito che nonostante tutte le sue enunciazioni di principio si trovasse nella pratica a suggerire, come positivo lo utilizzo delle istituzioni borghesi per la riuscita di una qualsiasi azione proletaria, cesserebbe di svolgere la sua funzione come partito rivoluzionario: « Un Partito Comunista confuso con i partiti della Socialdemocrazia pacifista e legalitaria in una campagna politica parlamentare e governativa non assolve più al compito di Partito Comunista. » « Infatti attività di opposizione vuol dire costante predicazione delle nostre tesi della insufficienza di ogni azione di conquista democratica del potere e di ogni lotta politica che voglia tenersi sul terreno legale e pacifico, fedeltà ad essa nella critica continua e nella divisione di responsabilità dall’opera dei governi e dei partiti legali, formazione, esercitazione e allenamento di organi di lotta che solo un partito antilegalitario come il nostro può costruire, fuori e contro il meccanismo che è quello della difesa borghese ….

Sotto questo aspetto, noi, fedeli alla più fulgida tradizione della Internazionale Comunista, non giudichiamo i Partiti politici col criterio col quale è giusto giudicare gli organi economici sindacali, cioè secondo il campo di reclutamento dei loro effettivi, e la classe su cui tale reclutamento si compie, bensì col criterio delle loro attitudini verso lo Stato e il suo meccanismo rappresentativo. Un partito che si chiude volontariamente nei confini della legalità, ossia non concepisce altra azione politica che quella che si può esplicare senza uso di violenza civile nelle istituzioni della costituzione democratica borghese, non è un Partito proletario, ma un Partito borghese, e in un certo senso basta per dare questo giudizio negativo il solo fatto che un movimento politico (come quello sindacalista anarchico) pur ponendosi fuori dei limiti della legalità rifiuta di accettare il concetto della organizzazione statale della forza rivoluzionaria proletaria, ossia della dittatura. Non vi è qui che la enunciazione della piattaforma difesa dal nostro partito: fronte unico sindacale del proletariato, opposizione politica incessante verso il governo borghese e tutti i partiti legali ».

CONCLUSIONE

« Tra il sostenere un provvedimento (che si potrebbe per parodiare vecchi dibattiti chiamare « riforma ») dall’interno o dall’esterno dello Stato, vi è una formidabile differenza stabilita dall’evolversi delle situazioni: che con l’azione diretta delle masse dall’esterno qualora lo Stato non possa e non voglia cedere si giungerà alla lotta per rovesciarlo, qualora ceda anche in parte si sarà valorizzato ed esercitato il metodo dell’azione antilegalitaria – mentre col metodo della conquista dall’interno, se anche esso fallisce, giusta il piano che viene oggi sostenuto, non è più possibile contare sulle forze capaci di assalire la macchina statale per aver interrotto il loro processo di aggregazione intorno ad un nucleo indipendente.

L’azione delle grandi masse sul fronte unico non può dunque realizzarsi che nel campo dell’azione diretta e per intese con gli organi sindacali d’ogni categoria località e tendenza. e l’iniziativa di questa agitazione spetta al Partito Comunista, poiché gli altri partiti, sostenendo la inazione delle masse dinanzi alle provocazioni della classe dominante e sfruttatrice, e la diversione sul terreno della legalità statale e democratica, dimostrano di disertare la causa proletaria e ci permettono di spingere al massimo la lotta per condurre il proletariato alla azione colla direttiva e coi metodi comunisti, sostenuti al fianco del più umile gruppo di sfruttati che chiede un pezzo di pane o lo difende dall’insaziabile ingordigia padronale, ma contro il meccanismo delle istituzioni presenti e contro chiunque si pone sul loro terreno » (La tattica dell’I.C. Ordine Nuovo – gennaio: 1922.