Partito Comunista Internazionale

I lavoratori comunisti della scuola alla avanguardia nelle lotte della categoria

Categorie: CGIL, CISL, UIL, Union Activity

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Nonostante l’aperto sabotaggio di tutti i vertici sindacali, confederali ed autonomi, l’azione di lotta dei lavoratori della scuola sta continuando in molte provincie.

I sindacati autonomi, dopo le loro solite fanfaronate, si sono naturalmente ritirati, anzi, la loro «azione» è consistita in due comunicati: con il primo hanno «proclamato» lo sciopero (quando già i lavoratori erano in lotta da oltre dieci giorni), con il secondo lo hanno revocato.

CGIL, CISL e UIL hanno a più riprese dichiarato di non appoggiare la lotta e, con menzogne, intimidazioni, minacce, trucchetti, ecc. tentano di far recedere i lavoratori.

A Firenze si è verificata una posizione ambigua del SINASCEL (sindacato maestri CISL) e della UIL-Scuola, i quali, apparentemente in contrasto con le rispettive centrali, dichiarano giusti i motivi della agitazione. Tale posizione è motivata dal fatto che molti iscritti ai suddetti sindacati partecipano a questa azione, ed è solo un volgare trucco per recuperarli. La UIL-Scuola di Firenze ha diffuso un volantino in cui, dopo aver espresso la sua «comprensione» per il malcontento degli insegnanti propone… di far riunire gli organi collegiali e di far approvare da questi lettere di protesta. Il dirigente del SINASCEL di Firenze, nel corso di una assemblea svoltasi alla scuola elementare di Reggello il 24-1-76, ha pubblicamente insultato i lavoratori dichiarando che essi «non sanno con chi sfogarsi e se la prendono con il sindacato» e che «non è molto morale» che i lavoratori scendano in lotta sapendo che per tale lotta non può essere loro tolto lo stipendio. Ciò ha suscitato la indignazione di tutti i lavoratori presenti che hanno reagito con fermezza.

L’«immoralità» di cui parla il bonzo deriva dal fatto che l’azione blocca una attività (le 20 ore mensili) che i lavoratori svolgono da oltre un anno senza retribuzione, e che perciò nulla può essere loro tolto perché nulla è mai stato dato.

Ma ecco che con impressionante rapidità, sindacati e governo si sono accordati per porre fine a questa «immoralità»: in un comunicato CGIL-CISL-UIL del 22/1/76 si afferma: «A seguito degli incontri avvenuti nei giorni 9-13 e 15 gennaio 1976 il Ministro della Pubblica Istruzione On. Malfatti ed i rappresentanti della Federazione CGIL-CISL-UIL e i sindacati scuola confederali hanno raggiunto una intesa sui seguenti argomenti:… Il Ministro ha precisato che la normativa sugli scioperi brevi riguarda anche l’astensione dalle attività connesse al funzionamento della scuola (20 ore). Ha convenuto con le Organizzazioni sindacali che l’entità oraria delle trattenute per scioperi brevi dovrà essere calcolata dividendo lo stipendio mensile lordo per il numero delle ore mensili di servizio delle diverse categorie di personale della scuola che per i docenti è comprensivo delle ore di insegnamento più le 20 ore».

È un vero e proprio atto di intimidazione ed è l’unico risultato dell’incontro col Ministro per il quale i bonzi si sono dichiarati soddisfatti. Tutto il resto sono parole che si possono riassumere nella famigerata formula «impegni del Ministro». Su questi impegni che hanno già dimostrato il loro valore i lavoratori non si devono illudere, ma trarre da tutta l’esperienza passata (che è fatta di accordi non rispettati) la ovvia conclusione che solo con la lotta si potrà ottenere qualcosa.

Un argomento sibillino che i sindacati usano per scoraggiare i lavoratori, è che essendo caduto il governo «manca la controparte», perciò è meglio aspettare. Anche questa è solo una manovra dilatoria per fiaccare la lotta:

  1. Perché non è il governo, ma solo lo Stato il vero padrone dei lavoratori della scuola, e lo Stato non è affatto assente; il suo apparato amministrativo, la sua magistratura, i suoi reparti armati non seguono le vicissitudini dei governi, ma si mantengono perfettamente efficienti al servizio del regime capitalistico contro i lavoratori.
  2. Perché anche in questo periodo di «vacanze del governo» vengono approvati importanti provvedimenti, dal che si deduce che se non viene data soddisfazione ai lavoratori della scuola, non è certo per mancanza di «strumenti legislativi». Sappiamo di avere a che fare con gente che è maestra nell’arte di emanare, manipolare, interpretare, dimenticare le leggi, a seconda degli interessi della classe dominante.

Dobbiamo perciò concluderne che non si tratta di una questione tecnica legale, ma di rapporti di forza!

  1. Perché è noto che anche un governo «dimissionario» può prendere tutti i provvedimenti che vuole.
  2. Infine, perché è evidente che sospendere l’azione rimandando ogni decisione alle calende greche significherebbe affievolire le forze, scoraggiare i lavoratori, spingere gli indecisi a rientrare nei ranghi e a piegarsi a qualsiasi vessazione, il che è precisamente lo scopo dei dirigenti sindacali.

È allo scopo di organizzare la lotta e di difendersi, da una parte contro il padrone Stato, dall’altra contro il sabotaggio aperto e mascherato dei vertici sindacali che, nella provincia di Firenze, si è formato un «Comitato di Agitazione per il Blocco delle Venti Ore», composto da rappresentanti eletti nelle assemblee tenutesi in varie scuole della provincia.

Riportiamo qui il testo del volantino diffuso dal Comitato:

«A tutti i lavoratori della scuola. Si è costituito il giorno 21-1-1976 un COMITATO DI AGITAZIONE tra le seguenti scuole, impegnate nell’azione di blocco delle 20 ore nella provincia di Firenze, composto dai delegati delle assemblee dei lavoratori tenutesi in ciascuna scuola.

Circolo n. 1 di Firenze; circolo di Campi Bisenzio; circolo 14 di Firenze; circolo di Pontassieve; Scuola elementare di Vaglia; circolo 1 di Scandicci; Circolo 2 di Scandicci; Scuola media di Vernio; circolo 19 di Peretola.

Il comitato è nato come espressione della volontà dei lavoratori stessi, i quali esprimono la convinzione che soltanto la pressione organizzata e costante della base potrà eventualmente convincere i vertici sindacali ufficiali a prendere in mano le nostre rivendicazioni; esso non si pone perciò contro gli organismi sindacali ufficiali, bensì contro la politica che attualmente domina in essi, che disattende i reali interessi dei lavoratori della scuola e che, manifestandosi in maniera organizzata, impone perciò la contrapposizione di una azione altrettanto organizzata.

Il comitato si rivolge ai lavoratori delle scuole già in agitazione, invitandoli a designare i loro delegati al comitato stesso, e ai lavoratori di tutte le scuole invitandoli a prendere posizione, tramite la convocazione di assemblee di base, sulla agitazione in corso.

(Il Comitato si riunisce nei giorni di mercoledì e venerdì di ogni settimana alle ore 16 in via de’ Pepi 72r; per collegamenti: telefonare al 34809-475121).

Il Comitato di Agitazione dei Lavoratori della Scuola della provincia di Firenze».

Nel corso di questa azione i lavoratori hanno potuto toccare con mano, hanno visto il vero volto dei loro pretesi dirigenti, hanno imparato a muoversi ed organizzarsi contro le direttive dei bonzi ed è questa al di là del risultato immediato, la cosa più importante, la premessa necessaria di qualsiasi vittoria futura.

Tale Comitato è sorto sulla base di una necessità politica contingente, cioè lottare contro la decisione della Corte dei Conti che ha invalidato gli aumenti che erano stati promessi agli insegnanti sin dal ’73.

Tuttavia, la sua stessa costituzione dimostra che questa lotta non poteva essere condotta che in aperto contrasto con i vertici sindacali che svolgono un’attiva opera di fiancheggiamento e collaborazione aperta con il padrone Stato.

Ciò è stato sempre sostenuto dai nostri compagni insegnanti ed ausiliari che lavorano attivamente all’interno del Comitato di Agitazione, dopo esserne stati di fatto i promotori, cercando di apportarvi quindi un coefficiente di chiarezza e continuità, cercando di far superare a questi lavoratori, che si sono mossi con coraggio in mezzo a tali difficoltà, le remore, anche di carattere psicologico, che comporta il fardello di cinquanta anni di pace sociale, di disabitudine alla lotta, di dominio incontrastato dell’opportunismo.

A questi lavoratori che sono costretti a muoversi contro lo Stato e contro i vertici sindacali ufficiali, va la nostra attiva solidarietà di comunisti.