L’”Alleanza del Lavoro”
المحاور: PCd'I, Union Question
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- الألمانية: Die Allianz der Arbeit
- الإيطالية: L’"Alleanza del Lavoro"
È stato pubblicato un breve comunicato su di una riunione tenuta ad iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiani tra Partito Socialista, Partito repubblicano e Unione Anarchica per intendersi sulla cosiddetta «Alleanza del lavoro». È stato annunziato come il Partito comunista non abbia creduto di intervenire pur affermando in una sua lettera di essere pronto a consacrare tutte le sue forze ad una azione unitaria del proletariato italiano. È necessario dire qualche cosa per chiarire l’atteggiamento del nostro partito e il valore delle trattative in corso.
Il Sindacato dei ferrovieri è stato spinto dalla propria situazione nelle vertenze in corso a farsi iniziatore di una azione unica del proletariato, e della riunione di un convegno di tutte le organizzazioni sindacali «che sono sul terreno della lotta di classe» per la costituzione di un Comitato unico di agitazione. Questo convegno è annunciato a Genova per il 15 febbraio. Per facilitarne la preparazione i dirigenti del Sindacato ferrovieri hanno trovato opportuno indire a Roma un convegno di partiti politici «di avanguardia», per una intesa preliminare allo scopo di influire concordemente sulle organizzazioni sindacali in cui i detti partiti sono rappresentati.
Il Sindacato ferrovieri proponeva anche uno schema di rivendicazioni concrete interessanti tutto il proletariato che non risulta sia stato ufficialmente fatto proprio dal convegno dei partiti, almeno a quanto si rileva dal comunicato succitato.
Il Partito comunista non ha trovato opportuno di intervenire a questa riunione di partiti politici, e non crede che la via scelta dal Sindacato ferrovieri per la preparazione del fronte unico sindacale sia la più sicura.
Non occorre ricordare come l’intesa tra le grandi organizzazioni sindacali sia stata proposta e validamente sostenuta proprio dal nostro partito fin dall’agosto scorso. Noi vediamo dunque con viva soddisfazione la convocazione di Genova tra gli organismi sindacali e senza bisogno di intervenire a convegni politici preparatori il Partito comunista impegna senz’altro per la riuscita di questa riunione tutte le forze dei suoi aderenti nel terreno sindacale. Si devono però mettere in luce parecchie cose, per chiarire bene quale debba essere la piattaforma del fronte unico proletario se questo deve essere una realtà ed una forza.
La necessità del fronte unico si impone per il proletariato bersagliato dalla offensiva padronale in quanto esso è condotto a constatare che per la sua difesa contro le mille manifestazioni dell’attacco borghese non è sufficiente l’azione isolata di parte della classe lavoratrice, non sono più bastevoli i movimenti locali e di categoria. Che questa sia la piattaforma iniziale di ogni azione efficace in difesa del proletariato lo mostra alla evidenza la origine stessa della iniziativa del Sindacato ferrovieri che ha dovuto constatare come anche la potentissima organizzazione ferroviaria non possa difendersi dalla reazione se non affasciando la sua difesa con quella di tutto il proletariato delle altre categorie e professioni. Si deve quindi stabilire che a base di ogni dichiarazione comune di alleanza tra le varie organizzazioni operaie stia il riconoscimento di questo proposito dettato dalla necessità: fusione in una sola azione di tutte le vertenze parziali sollevate dalla offensiva borghese. Un riavvicinamento formale dei dirigenti di varie organizzazioni che non si intendano su questo contenuto reale del concetto di unità proletaria, non sarebbe che la caricatura del fronte unico. Non si tratta tanto di stabilire che Confederazione, Unione sindacale, ferrovieri, ecc., agiranno d’accordo su di un vago programma che resterò sulla carta, ma di stabilire che questi organismi concordano nello spostare il piano dell’azione proletaria dagli orizzonti locali e di categoria all’impegno simultaneo nella lotta di tutta la classe lavoratrice su scala nazionale, e domani internazionale.
Inoltre deve essere fissato il contenuto preciso delle rivendicazioni da difendere. Anche qui si deve notare come nella proposta dei ferrovieri siano chiaramente contenute quelle proposte che altra volta ha avanzate il Comitato sindacale comunista e che i comunisti difendono con ogni loro forza: principale quella della difesa del salario e di tutte le conquiste proletarie. Una intesa è utile solo su questa base. Non occorre dire come questa piattaforma sia stata respinta da socialisti e confederalisti.
La proposta dei ferrovieri precisa anche la risposta alla reazione con qualunque mezzo. Forse è troppo pretendere che questa formula sia accettata come condizione per l’intesa, ma va tuttavia ricordato che confederalisti e socialisti fanno una continua campagna contro questo criterio. Se però l’impiego della violenza è un postulato che non è il caso di affacciare pregiudizialmente per non fornire un troppo comodo alibi agli opportunisti, si deve a nostro parere stabilire chiaramente, a base della intesa a Genova, che restando ogni partito, o corrente politica libero di adoperare i suoi mezzi specifici di azione, il parlamentarismo per i socialdemocratici, l’azione illegale per i comunisti, le organizzazioni sindacali si accordano però su questa chiara base: impiego delle forze sindacali sul terreno dell’azione di classe. I Sindacati devono dichiarare che l’acquiescenza alle imposizioni borghesi vorrebbe dire la loro morte, e l’unica risposta possibile è l’impiego nella lotta delle forze della organizzazione proletaria sul loro terreno specifico: lo sciopero generale. Genova non dovrà proclamare uno sciopero generale, ma dare mandato al Comitato proletario, come proponeva la mozione comunista a Verona, di preparare la lotta in vista di questo mezzo centrale di azione da adottarsi a tempo opportuno.
Il fronte unico diventa una cosa senza alcun valore senza questa precisa piattaforma che propongono i comunisti: affasciamento di tutte le vertenze parziali – difesa integrale del tenore di vita del proletariato – impiego dell’azione diretta sindacale fino allo sciopero generale.
Nulla di questo vi è nella riunione dei partiti di cui ci parla il ripetuto comunicato. A che dunque si sarebbero impegnati socialisti, repubblicani ed anarchici? A sostenere nelle organizzazioni sindacali una alleanza formale e fredda che ognuno interpreterà a suo modo? Si poteva invece raggiungere un migliore risultato, in vista della adunata di Genova, se ogni partito, senza bisogno di adunanze comuni che appunto perché porterebbero ad un compromesso tra i vari programmi politici che sono inconciliabili, restano sterili nei risultati, lanciasse una chiara parola d’ordine ai suoi aderenti che militano nei Sindacati. Il Partito comunista senza nulla domandare da parte degli altri movimenti ed organismi che dicono di essere per il fronte unico, senza porre nessuna pregiudiziale circa il proprio intervento e rappresentanza nel Comitato dirigente, ha da tempo data disposizione a tutti i suoi aderenti di sostenere i punti fondamentali che sono l’unica base possibile del fronte unico. Gli altri partiti proletari, o «di avanguardia», secondo una vecchia denominazione di cui dovrebbe beneficiare il Partito repubblicano che non può e forse non vuole essere detto un partito proletario, non hanno che a comportarsi analogamente.
Non si dirà che il Partito comunista voglia in tal modo imporre il suo programma contro quello degli altri partiti. A questo il Partito comunista non rinunzia certo, in quanto si riserva larghissima libertà di propaganda critica e polemica politica (e non chiede che nessuno rinunzi a fare altrettanto nei suoi confronti). Ma per quanto riguarda la costituzione del fronte unico proletario, le proposte del Partito comunista non contengono né l’impegno alla lotta contro il potere borghese per abbatterlo con la violenza, né quello della costituzione della dittatura proletaria: esse sono tali che, mentre al di fuori della piattaforma che esse costituiscono, il fronte unico sarebbe una turlupinatura, né il programma socialista né quello libertario sono in contrasto con la loro accettazione.
Non si confonda dunque il fronte unico con una vaga intesa formale, locale o nazionale, tra diversi partiti, interpretabile nel senso che ognuno tenderà in certo modo allo scopo comune della difesa operaia con i suoi propri mezzi di azione, costituendosi un organo che si servirebbe dei socialisti e magari dei ministri socialisti sul terreno parlamentare e degli anarchici per il lancio delle bombe. Qui non si avrebbe unità ma vano giuoco di demagogia. Unità di azione proletaria si può praticamente e concretamente avere sul terreno indicato dal Partito comunista, come unità di fini e di mezzi, in quanto vi sono dei fini e dei mezzi da contrapporre alla offensiva borghese e nei quali ogni lavoratore organizzato può convenire, senza che vi si opponga il suo partito politico.
Esca dalla riunione di Genova una simile intesa e si potrà contare in prima linea sulle forze del Partito comunista e su tutti i suoi organi di propaganda e di battaglia.
Ed infine poniamo, non due condizioni, ma due domande circa la organizzazione della adunata di Genova. La vecchia formula: «sul terreno della lotta di classe» non significa più nulla. Nel senso politico potremmo revocare in forte dubbio che la politica dei capi della Confederazione del lavoro sia sul terreno della lotta di classe. Nel senso sindacale dobbiamo riconoscere come organizzazione di classe ogni unione di lavoratori con obiettivi economici, qualunque sia il colore politico dei dirigenti. Noi proponiamo che l’invito alla riunione di Genova sia esteso a tutte indistintamente le organizzazioni sindacali che intendessero intervenire, senza alcuna limitazione.
Ed inoltre chiediamo ancora se ad un convegno di tanta importanza debbano le grandi organizzazioni economiche essere rappresentate solo dai Consigli esecutivi o direttivi detenuti dalle rispettive maggioranze, o non piuttosto da una rappresentanza scelta con criterio più largo e proporzionale alle frazioni politiche che conta ciascuna organizzazione.
In tal modo senza convocare i partiti politici, il che sarebbe una misura affatto sfavorevole alla riuscita della iniziativa, si avrebbe la rappresentanza di tutte le tendenze rappresentate nel campo proletario.
Se le minoranze comuniste potranno parlare nel Convegno, esse non pretenderanno che si possa unire il proletariato solo sulla base della accettazione del programma comunista. Esse porranno soltanto i tre punti a cui abbiamo accennato, chiederanno soltanto che la unità del fronte abbia chiaro contenuto e chiaro metodo di azione.
L’attitudine del nostro Partito non potrebbe esser più semplice e più diritta. Esso è pronto a dare tutto perché l’unità non sia barattata in nuove e tormentose delusioni del proletariato d’Italia, troppe volte frenato sulla via della vittoria dalla inettitudine dei capi.