International Communist Party

Il Sindacato Rosso (II) 21

No all’unificazione tricolore per la CGIL rossa, l’unità dei duci sindacali

«L”unità sindacale non si può fare nella CGIL: questo è il punto. Noi non pensiamo che l’unità sia DESIDERABILE né possibile farla nella CGIL». Con queste parole il bonzo Lama ha risposto agli interventi di alcuni operai ad una tavola rotonda di introduzione alla conferenza degli operai «comunisti» cioè degli operai del partitone opportunista: il PCI.

Che cosa ha provocato questa canagliesca precisazione di Lama riportata sull’«Unità» del 21 febbraio, che dovrebbe aprire gli occhi a tutti coloro che ancora credono che l’unificazione sindacale sia un risultato positivo? La constatazione che molti degli intervenuti a questa «tavola rotonda» avevano notato con apprensione che nelle loro fabbriche gli operai eleggevano delegati di reparto solo tra gli iscritti alla CGIL. Ecco, secondo il resoconto dell’«Unità», quello che hanno detto alcuni operai. Alla domanda se i delegati di reparto sono stati nominati d’ufficio o eletti dagli operai stessi un operaio dell’Italsider di Taranto risponde: «Noi dicevamo: indicateci voi del reparto quali sono i compagni più qualificati. Allora che cosa è successo. Che hanno indicato maggiormente i nostri compagni». Un altro operaio della Fiat dice: «Mi sembra logico che i nostri compagni che all’interno della fabbrica si sono impegnati maggiormente siano eletti». Che cosa risulta da questo addomesticato dibattito, in cui evidentemente gli stessi operai intervenuti sono stati scelti non certo fra la vera base, ma fra i bonzetti di fabbrica più ligi alla politica opportunista del PCI? Che gli operai danno la loro fiducia alla CGIL e ai suoi iscritti, in cui nonostante tutto ravvisano la loro organizzazione di classe, mentre rifiutano l’adesione ai sindacati bianchi perché vedono in loro dei puri e semplici rappresentanti del padronato nel campo operaio (e ogni operaio sa che nelle fabbriche i membri della CISL e UIL si comportano oggi come ieri da leccapiedi del padrone).

Ma che cosa risponde il PCI, che cosa rispondono i bonzi della CGIL a questa situazione? Essi che sono i sostenitori a spada tratta della «democrazia operaia» sono costretti a negare questa famosa «democrazia» quando gli operai esprimono veramente un minimo di coscienza di classe« Il PCI e i bonzi rispondono: «È PERICOLOSO CHE GLI OPERAI ELEGGANO SOLO COMPAGNI DELLA CGIL. BISOGNA FARE IN MODO CHE ELEGGANO ANCHE RAPPRESENTANTI DELLE ALTRE ORGANIZZAZIONI». I bonzi della CGIL pregano gli operai di eleggere «per favore» anche qualcuno della CISL e della UIL altrimenti l’unificazione non si potrà fare. Ve lo immaginate operai? Coloro che pretendono di essere i vostri dirigenti si prestano a fare addirittura i propagandisti dei bonzi della CISL che gli operai non vogliono, ma che devono essere eletti ad ogni costo. E tanto per essere «democratici» fanno le sezioni sindacali cosiddette unitarie. Queste sezioni sindacali sono fatte con il criterio che ogni organizzazione deve avere un ugual numero di rappresentanti; così si verifica, come è accaduto alla Manetti e Roberts di Firenze e in molte altre fabbriche, che la CGIL che rappresenta poniamo 500 operai ha tre rappresentanti come la CISL che rappresenta solo 50 impiegati e come la UIL che rappresenta solo 10 dirigenti, in maniera che realmente per ogni decisione 500 operai sono in minoranza rispetto a 50 impiegati e a 10 dirigenti. Questa posizione è stata difesa dagli opportunisti del PCI anche nella tavola rotonda di cui abbiamo parlato.

Ascoltiamo le testuali parole di uno degli intervenuti: «È possibile mai che debbano essere eletti soltanto i nostri? Io dico di no perché ciò può spezzare davvero l’unità. IL DISCORSO CHE IL NOSTRO VIENE BEN VISTO ED ELETTO IN QUEL REPARTO PERCHÉ È SEMPRE IN PRIMA FILA NELLE LOTTE È UN DISCORSO NON ACCETTABILE».

Appello per la rinascita della CGIL

COMPAGNI!

Nella generale confusione politica, in cui l’interesse di tutti i politicanti è solo quello di afferrare le calde poltrone del governo e del sottogoverno, le Centrali sindacali accelerano l’opera nefasta di smantellamento della CGIL, proponendo un nuovo sindacato di marca corporativistica. Lo scopo è di contrastare l’immancabile ripresa della lotta rivoluzionaria di classe, che scaturisce dall’incapacità del regime capitalistico di soddisfare i più elementari bisogni dei lavoratori e dalla politica traditrice di partiti che, nascondendosi dietro il movimento operaio e la tradizione socialista, paralizzano la lotta operaia in un demagogico ed impossibile riformismo di strutture economiche e sociali e di istituzioni politiche ormai anacronistiche e decadenti. Il regime dello sfruttamento del lavoro da parte del capitale produce soltanto morte, schiavitù e miseria.

Se con una mano cede un aumento di salario, con l’altra se lo riprende rialzando i prezzi e svalutando le mercedi. Se finge di accordare un compromesso dinanzi alle masse in sciopero, dopo colpisce, condanna ed imprigiona i proletari più combattivi. Dove non gli è possibile o vantaggioso intervenire direttamente per mezzo dello Stato, chiama in aiuto, in nome della patria, dell’economia nazionale, della repubblica e della democrazia, i suoi servi e i suoi agenti che dominano le organizzazioni di classe e i falsi partiti operai. Questo regime, sia che si mascheri di democratico e di fascismo, non è da riformare ma da demolire!

COMPAGNI!

Accordare ancora fiducia a questa politica di pace sociale, promossa dai bonzi sindacali e dai partiti del tradimento, significa lasciar mano libera all’azione distruttrice del capitale e del suo Stato. Per questo l’unificazione con CISL e UIL, sindacati del capitalismo, contribuisce al totale disarmo del proletariato, alla sua completa sottomissione ai padroni.

Vi si dice che CISL e UIL si sono trasformate. In realtà è la CGIL che è caduta tanto in basso da raggiungere i confini melmosi dei sindacati bianchi, in cui insabbiare le generose lotte degli operai, accettando lo smembramento delle lotte, la convivenza pacifica e la collaborazione con lo Stato borghese, la rinuncia all’emancipazione dei lavoratori dal capitalismo. Sono i principi del cosiddetto sindacalismo libero che stanno penetrando nella politica del sindacato di classe.

Come potete rinunciare ai vostri ideali, restare impassibili dinnanzi alla sostituzione della gloriosa bandiera rossa con lo straccio azzurro della controrivoluzione bianca? Come potete soggiacere ancora a politiche e dirigenti, il cui scopo principale è quello di strapparvi dal cuore e dalle menti l’ansiosa realizzazione della società senza sfruttati e sfruttatori, senza classi e senza Stato?

Il rifiuto del proletari coscienti all’unificazione coi sindacati del capitale, non significa abbandono della lotta per l’unità di classe. L’unificazione sindacale sarà una conquista storica e un’arma invincibile se avverrà sul terreno della lotta rivoluzionaria di classe, a cui chiamare tutti i lavoratori di ogni partito e fede, con un programma che unifichi gli interessi proletari e le battaglie rivendicative, che si contrapponga totalmente agli interessi dei padroni, del capitalismo.*m

COMPAGNI!

I comunisti rivoluzionari, malgrado vengano sistematicamente espulsi dai sindacati di classe ad opera di dirigenti menzogneri e prezzolati agenti della borghesia, vi chiamano ad opporre un argine difensivo alla distruzione della CGIL. Ma la lotta in difesa della CGIL comporta la lotta implacabile e continua contro coloro che, dietro la parola magica dell’unità, vogliono vendere l’organizzazione di classe allo Stato capitalista, attraverso l’unificazione con i nemici giurati del movimento operaio: i sindacati bianchi, i sindacati padronali della CISL e della UIL; contro la difesa dell’economia del profitto, e del suo regime oggi democratico e domani, come ieri, fascista; contro le deleghe ai padroni, gli scioperi articolati, ed ogni forma di collaborazione con le aziende e con lo Stato; per la preparazione della lotta generale e diretta.

Si rifiutino le Sezioni Sindacali d’azienda cosiddette unitarie, si scelgano come dirigenti sindacali operai fedeli e devoti alla causa proletaria, si denuncino come traditori di classe tutti i bonzi, si formino COMITATI OPERAI IN DIFESA DEL SINDACATO DI CLASSE PER LA RINASCITA DELLA C.G.I.L!

VIVA IL SINDACATO DI CLASSE! VIVA LA C.G.I.L. ROSSA, CONTRO I SINDACATI TRICOLORI!

I Gruppi comunisti sindacali e di fabbrica del Partito Comunista Internazionale

Origine e funzione di Cisl e Uil

Per avere l’esatta misura di quanto sia controrivoluzionaria l’unificazione sindacali che i bonzi della CGIL insieme a CISL e UIL stanno cercando affannosamente di varare bisogna ricordare quale è stata l’origine, la funzione e gli scopi dei sindacati bianchi. La CISL e la UIL come tutti i proletari ricordano nacquero nel 1949 dalla scissione della CGIL. Fino ad allora era esistita l’organizzazione sindacale unitaria ereditata dal periodo fascista che tutte le correnti politiche accettarono e mantennero perché si trattava di tener fermo il proletariato e di condurlo a sopportare sulla sua pelle i sacrifici della « ricostruzione », che fu insieme ricostruzione dell’industria distrutta dalla guerra e dell’apparato statale borghese. L’organizzazione sindacale unica corrispondeva al fronte unito dei partiti antifascisti nel campo politico.

Tutti i partiti, compreso il PCI, parteciparono al governo e contribuirono a rimettere in piedi le forze dello Stato che poi agiranno contro gli operai nel terribile periodo successivo (1949-1953). Terminata la ricostruzione nel 1949 il fronte antifascista si rompe: la borghesia non ha più bisogno del PCI al governo perché ormai ha di nuovo la celere e i carabinieri e lo rimanda a fare la parte dell’oppositore fuori dal governo. Il partito socialista si spezza in due tronconi. Le correnti democristiane, socialdemocratiche, repubblicane, ecc., scoprono improvvisamente di avere « profonde divergenze » con il PCI e il PSI e spezzano l’organizzazione sindacale fondando due nuovi sindacati: la CISL, facente capo al partito democristiano, e la UIL, facente capo ai socialdemocratici. Evidentemente si trattava di spezzare il fronte operaio in un momento in cui gli operai cominciavano davvero a rivendicare un miglioramento delle loro terribili condizioni di vita e si trovavano a combattere contro le forze dello Stato borghese, che gli stessi partiti falsi comunisti e socialisti avevano contribuito a ricostruire. Tutti i proletari ricordano come si presentava la situazione nel 1949: da una parte le forze statali agguerrite che non perdevano occasione per reprimere uno sciopero o per mettere gli operai in galera, dall’altra il disfattismo aperto della CISL e della UIL che sabotavano ogni sciopero e il belante richiamo di partiti come il PCI e il PSI che dirigevano la CGIL e trovavano nella scissione una comoda scusa per non far nulla e per giustificare il loro tradimento degli interessi operai. Non era ignoto del resto fino a ieri agli opportunisti del PCI (visto che nel 1950 lo scrivevano ad esempio su « Rinascita ») che la scissione era stata voluta dal dipartimento di Stato americano che aveva abbondantemente finanziato la formazione dei sindacati bianchi. Non è ignoto che la CISL aderisce tuttora alla cosiddetta CISL internazionale che rappresenta in campo mondiale gli interessi degli americani, e che ha il suo asse nei sindacati americani AFL-CIO, ultra-patriottici ed ultra-imperialisti, alla cui azione canagliesca si deve in buona parte il fatto che gli operai americani non abbiano ancora reagito in alcun modo alla guerra nel Vietnam. Il capitale italiano aveva dunque bisogno della scissione e ne avevano bisogno anche gli americani che stavano spartendosi il mondo con la Russia cosiddetta sovietica e che perciò non vedevano di buon occhio la coesistenza in un unico sindacato delle correnti politiche legate a loro con quelle legate ai russi (PCI-PSI).

I sindacati bianchi sono nati dunque con questa doppia matrice: al servizio del padronato italiano e del capitale americano. E nei venti anni successivi hanno svolto con tutti i mezzi il loro sporco lavoro. Emananti dai partiti di governo come la DC e il PSDI, corteggiate dai padroni nelle aziende di tutta Italia, nemiche giurate di ogni azione degli operai per minima che fosse, improntate al più aperto confessionalismo queste organizzazioni hanno costituito per venti anni la lunga mano della borghesia in campo operaio e la loro azione al servizio dei padroni dello Stato è veramente bemerita; spezzare gli scioperi, denunciare ai padroni gli operai più combattivi, organizzare il crumiraggio, mettere gli operai più arretrati contro gli operai più avanzati con il pretesto della difesa della libertà e della religione contro la barbarie comunista. Questa è stata per venti anni la loro azione e oggi che cosa sono la CISL e la UIL? Sono davvero diventati improvvisamente degli agnelli questi lupi che hanno bevuto il sangue della classe operaia italiana? Questo vorrebbero far credere agli operai i bonzi che dirigono la CGIL e che vogliono l’unificazione. Ma è vero? In realtà la CISL e la UIL rimangono quelle di sempre. Organizzano ancora in tutte le fabbriche solo una parte degli operai meglio pagati e meno combattivi, sono ancora in ogni occasione i leccapiedi del padronato; provengono ancora da partiti governativi che non perdono occasione per imprigionare o uccidere gli operai. Ma soprattutto si qualificano apertamente come sindacati NON DI CLASSE. Basta leggere l’organo della CISL per sapere che questa organizzazione ritiene le classi e la lotta delle classi una pura e semplice invenzione di Carlo Marx. Per i signori della CISL e UIL la nostra non è una società divisa in classi, ma una società pluralistica in cui hanno diritto di cittadinanza allo stesso titolo sia i lavoratori che i capitalisti, sia coloro che producono che coloro che vivono sull’altrui prodotto. Perciò per questi signori non esiste nemmeno il problema dell’emancipazione dei lavoratori dallo sfruttamento, non esiste neanche lo sfruttamento, in definitiva; esistono soltanto diverse componenti della stessa società le quali partecipano alla divisione del prodotto sociale e perciò sono interessate tutte in primo luogo a mantenere questo prodotto. Il benessere « sociale » è identificato da questi signori nel benessere dell’economia capitalistica la cui struttura non viene per niente messa in dubbio. E ora ci spieghino per favore i bonzi della CGIL: **come potrebbe essere un sindacato di classe quello derivato dall’unificazione con organizzazioni che non ammettono neanche l’esistenza delle classi e la loro lotta?** Ci spieghi per favore il signor Lama, il quale sostiene che il futuro « sindacato unico » deve avere un’anima nettamente anticapitalistica », come si possa ottenere questo risultato unificandosi con gente che ammette la « nostra società pluralistica » come la migliore possibile, il modello di società perfetta? In realtà questo non è possibile e il futuro sindacato unico, se si arriverà all’unificazione, sarà un sindacato di tipo FASCISTA cioè completamente soggetto agli interessi del padronato e dello Stato borghese. Non sono infatti i sindacati bianchi che hanno cambiato la loro natura di servi del capitale: **è la CGIL che sotto la direzione dei bonzi opportunisti va perdendo sempre di più ogni caratteristica di classe anche da un punto di vista formale.**

I bonzi con la loro politica portano la CGIL all’assoggettamento completo allo Stato borghese e alle esigenze del Capitale. Loro e i partiti da cui emanano hanno sì qualcosa in comune con i sindacati bianchi: vogliono completare insieme l’opera di tradimento degli interessi operai come già assieme l’iniziarono nel 1945. Per questo vogliono l’unificazione. Ma compito dei comunisti è di difendere l’autonomia di classe del sindacato contro ogni tentativo di liquidare il sindacato di classe. E il sindacato di classe è solo ed esclusivamente la CGIL, non certo per merito dei bonzi che tradiscono la classe operaia mille volte al giorno, ma **malgrado loro per la sua tradizione, perché ad essa aderiscono gli operai più combattivi e coscienti**, perché, almeno formalmente, mantiene « un’anima anticapitalistica » come dice il signor Lama. La parola d’ordine dei comunisti è dunque: **Fuori dalla CGIL i traditori riformisti per riportare l’organizzazione alle sue tradizioni di classe; difesa dell’autonomia della CGIL contro ogni sottomissione al padronato (rifiuto delle deleghe alle direzioni aziendali), allo Stato (rifiuto di ogni accordo a tre e di ogni sottomissione alle decisioni dei ministeri come di ogni collusione in qualsiasi forma si verifichi con lo Stato borghese) e ai sindacati bianchi (lotta contro l’unificazione, contro le sezioni sindacali aziendali cosiddette unitarie, contro l’iscrizione indiscriminata ad uno qualsiasi dei tre sindacati e per l’adesione dei proletari alla sola CGIL).**

L’unificazione fra bonzi opportunisti e sindacati bianchi significa **unità sotto il dominio del capitale**. L’unità vera, l’unità di lotta del proletariato si raggiunge soltanto **ribaltando l’attuale politica della CGIL per fare dei sindacati di classe gli strumenti della rivoluzione sociale, diretti dal vero Partito Comunista**. Soltanto così il proletariato marcerà verso l’unità di classe, lottando e vincendo contro il capitale e il suo Stato.