Internationale Kommunistische Partei

Il Programma Comunista 1959/20

[RG-25] Collegamento al nostro lavoro generale

All’inizio della seduta di sabato fu svolta la relazione introduttiva che abitualmente collega ognuna delle nostre riunioni di partito a tutto il precedente svolgimento sia delle riunioni interfederali che delle nostre pubblicazioni.

Tra le varie nostre riunioni e i resoconti apparsi in serie successive di questo periodico, vanno distribuiti, nella unità generale della sistemazione, i temi principali che sono stati trattati. Nelle prime riunioni — come si è ricordato nella cronaca del convegno questa di Milano è stata la ventiquattresima partendo da quella di Roma dell’Aprile 1951 — si sono trattate questioni generali di impostazione del nostro movimento, in modo coerente ai testi precedentemente dati su questo giornale e nella serie originale della rivista Prometeo.

In alcune riunioni successive si sono considerate anche in modo generale le posizioni del marxismo quanto a critica della società capitalista e a programma della rivoluzione comunista, radicalmente contrapposte alle versioni deformate e traditrici che ne hanno dato gli opportunisti dello stalinismo sovietico prima durante e dopo la seconda guerra mondiale. Simili trattazioni, con particolare riflesso alla parte economica e alla critica dei più recenti ma in nulla originali apologeti del capitalismo, occuparono le riunioni di Milano (Prima), Forlì, Genova (Prima) e Asti, negli anni 1952-1954. La riunione di Firenze (Prima) del dicembre 1953 aveva consolidato il nostro movimento sulle definitive basi di organizzazione e di pratica attività attuali.

Successivamente a tale periodo, di cui alcuni testi notevoli oltre che in questo periodico sono nel fascicolo di rivista dal titolo „Sul Filo del Tempo“, una serie di riunioni ha trattato le questioni del capitalismo occidentale e particolarmente americano, nella descrizione della sua evoluzione storica e recente e nella verifica della sua rispondenza alla economia teorica marxista, con la corrispondente critica delle scuole economiche borghesi vecchie e nuove. Non occorre dire che tale serie si lega strettamente a quella parallela sulla economia russa, essendo stato uno degli scopi principali della nostra storia economica di occidente il dimostrare che ivi si sono in passato pienamente verificati quei fenomeni di espansione industriale che i russi di oggi pretendono comprovino il carattere socialista della loro economia.

Queste riunioni delle quali rimane un copiosissimo materiale di quadri statistici e diagrammi economici furono quelle di Cosenza (sett. 1956), Ravenna (Genn. 1957) e Piombino (Sett. 1957). L’argomento, di cui il resoconto su Programma è ancora in corso essendo apparso ad intervalli per far luogo ad altri resoconti di riunioni, è stato trattato largamente anche in sedute di riunioni successive, volta per volta aggiornando le statistiche e distribuendo i grafici ai convenuti in copie eliografate. Tanto si è fatto nelle riunioni ultime: Firenze (Terza) del gennaio 1959, Torino (Seconda) del giugno 1958, Parma del Settembre 1958 e La Spezia dell’aprile ultimo.

Siamo ora in grado di distribuire anche copia dei prospetti statistici americani per anno e per mese che in avvenire saranno tenuti aggiornati. Questo studio, bene avanzato nella sua parte descrittiva, e destinato ad avere ampli sviluppi nella parte critica rispetto alle recenti scuole di economisti d’America, keynesiani benesseristi e simili, cui sempre è stata rivolta la nostra polemica.

A questo studio si ricollegano per la parte teorica quelli sull’andamento delle curve che rappresentano lo sviluppo industriale di cui abbiamo fatto cenno nella cronaca della riunione, studio che si va esplicando a partire dalla riunione di Cosenza e che strettamente si collega alla critica della struttura russa, di cui subito ci occuperemo. Esso si ricollega non meno alla esposizione della economia marxista, alla quale fu dedicata la serie di Prometeo recentemente riprodotta nella rivista Programme Communiste dei compagni francesi, e che continuerà nella esegesi del secondo e terzo torno del Capitale.

La parte matematica e simbolica di questa fedele presentazione della scienza marxista ha dato luogo al noto „Abaco economico di Carlo Marx“ di cui si è trattato fin dalla riunione di Torino e che è stato riprodotto ciclostilato dal centro e lo sarà a stampa nella rivista francese. Anche tale lavoro andrà svolto per il secondo e terzo torno del Capitale, e l’inizio del secondo è pronto per questa riunione.

Come ricordato nella cronaca del convegno, è prossimo programma di lavoro, seguendo il secondo torno, la dottrina della accumulazione del capitale e della sua riproduzione allargata, questione centrale del movimento marxista.

Il dialogato astrale

Il Lunik III o Orbitnik mentre il 18 ottobre discorrevamo timidamente di lui dalla nostra riunioncina di Milano è ufficialmente passato nel punto più vicino alla Terra, ossia a 40.000 km da noi. Dalle notizie precedenti la distanza massima era stata di 470.000 km e ciò come mostrammo due numeri addietro concorda col periodo di 15 giorni e mezzo annunziato tardivamente (le solite scoperte di nuovi corsi di moda per rinnegatume). Rilevammo che si trattava di una rispettabile distanza, che il periodo di rivoluzione lo era altrettanto, e la risposta era giusta (esatta si dice in questo tempo borghese, per cui solo vero è l‘esigere, che significa riscuotere soldi – participio passato esatto) alle nostre richieste di almeno due raggi di distanza dal centro terrestre e almeno un giorno di rivoluzione.

Non avevamo ancora ottenuta un’orbita non troppo eccentrica. Valga il vero. La somma delle due distanze massima e minima fornisce l’asse maggiore dell’ellisse di 510.000 km. La distanza focale risulta di 255.000 meno 40.000 ossia 215.000 km, tra il centro di figura della ellisse e il suo fuoco che è nel centro terrestre. Una tale ellisse ha l’asse minore di soli 104.000 km e dunque è molto allungata, o se volete schiacciata: la sua larghezza è solo un quinto della lunghezza. Faremo di cappello ad un satellite o razzo o stazione viaggiante che sia, che abbia l’asse trasverso dell’orbita almeno quattro quinti di quello maggiore. Mosca, attendiamo.

È stata annunziata la velocità massima al perigeo di 3,9 km al secondo ossia ben 14.100 km all’ora. Troppi per le nostre istanze. Da tale cifra si deduce la minima velocità avutasi al perigeo del 10 ottobre con una semplice proporzione inversa: risulta di 333 metri al secondo e 1.200 km all’ora, non più di un aeroplano nemmeno supersonico, come si vantò allora. Ma abbiamo ancora da ridire: attendiamo una velocità massima dell’ordine di un chilometro al secondo, proprio della Luna „non prefabbricata“ (ora ci smammano che il satellite di Marte Phobos, che citammo nella nostra prima nota astrale sul triviale illuminismo, sarebbe prefabbricato dai marziani: l’avranno data ad intendere al… Kaiser… Sapete il mottetto della prima guerra? Quell’uom dal fiero aspetto – Non dica non dica fregnacce – Illuminateci il Kaiser – E poi si crederàaaa…!).

Che la troppa velocità perigea, figlia della troppa eccentricità e poca circolarità dell’orbita, sia segno di mala fine, lo si ammise fin dal 18 ottobre col dire che per effetto dei passaggi ogni tanti giri presso la Luna l’orbita si deformava e il corpo sarebbe caduto sulla Luna o sulla Terra, con una vita precaria. Quando poi il 27 ottobre si rivelò la fotografia, che dal 18 si era detto di avere presa e trasmessa sulla Terra, si previdero solo 11 o 12 giri di vita del razzo prima del suo incendiarsi per aver avuto l’imprudenza di abbassare il perigeo. Quanto al prossimo apogeo non solo fu annunziato di 484.000 km, ossia accresciuto, ma datato col 27 ottobre alle 20, ossia con un semiperiodo di 9 giorni e 4 ore diverso da quello di prima, di circa sette giorni. Tutto matematicamente calcolato ed elettronicamente previsto; ma sempre con impiego della disgustosa risorsa dei nuovi corsi: diciamo sempre la stessa cosa, anche quando suoniamo una musica di tono tutto diverso. Quei nostri signori non sono ciecamente immobili nel dogma, come noi. Se i marziani hanno fabbricato loro, in luogo dello sfiatato Jehovah, il loro Phobos, si vede che avevano meglio dialogato con qualche fesso come noi, dato che da alcuni secoli che lo sbinocoliamo da quaggiù il vezzoso satellite non solo non è caduto sul pianeta ma ancora non ha persa una battuta del suo armonico ritmo.

La fotografia finalmente stampata su tutti i giornali del mondo. Great! in linguaggio distensivo: grande! I particolari che vi si vedono non sono che della faccia nota della Luna, già più fotografata di Marylin Monroe. Di nuovo non si vede che il Mare di Mosca; buco nero che se si vede in tante negative diverse trasmesse sarà un cratere, ma se è in una sola edizione può essere un buco della emulsione: non ce lo vorrebbero spiegare dialogando? Non ci va molto tanta diversità di frastaglio tra una faccia e l’altra,  e per spiegarla occorre almeno una decente ipotesi: un bombardamento per esempio di vulcani terrestri, o di una spenta umanità già tanto civile quanto i marziani manufattori di satelliti, e più ancora degli scienziati dialoganti e disgelanti da Mosca, cui fa omaggio un intero mondo borghese. Diremo dialogando al nostro modo scurrile, e usando ancora il dialetto meneghino: dagh on taj! Come a quel predicatore di villaggio che attribuiva alla coda di Lucifero la lunghezza di un milione di miglia.