Partito Comunista Internazionale

Federalismo è negazione del Partito Comunista Internazionale

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Nella III Internazionale


Sin dalla sua nascita, la via della Sinistra – prevede che “Il partito non può esistere se si ammette che vari pezzi possano operare ciascuno per conto suo. Niente autonomie delle organizzazioni locali nel metodo politico” (Marxismo ed autorità, 1956), e già ai tempi della III Internazionale, le sue aspirazioni ed azioni in seno ad essa volgevano in questa direzione: d’altronde, sempre in “Marxismo ed Autorità” si continuava ricordando che queste furono “vecchie lotte che già si condussero nel seno dei partiti della II Internazionale […] contro il caso per caso per le sezioni locali o le federazioni nei comuni e nelle provincie, contro l’azione caso per caso dei membri del partito nelle varie organizzazioni economiche, e così via”. Portando la sua critica alle tendenze federaliste della disomogeneità dottrinale e delle forme organizzative su base nazionale o strettamente locale (tipiche della II Internazionale), la Sinistra affermò sin dal principio la necessità per la nuova Internazionale di costituirsi come un “vero Partito Comunista Internazionale” e, così facendo, di dotarsi di un vero centralismo su scala mondiale, garanzia della monoliticità degli ordini e dell’azione del movimento proletario internazionale. Così intervenne al IV Congresso di Mosca (novembre-dicembre 1922), infatti, il rappresentante della Sinistra in merito alla “relazione Zinoviev”:

Ogni tradizione di federalismo deve essere eliminata, per assicurare centralizzazione e disciplina unitaria. Ma questo problema storico non va risolto con espedienti meccanici. Anche la nuova Internazionale, per evitare pericoli opportunisti e crisi disciplinari interne, deve fondare la centralizzazione sulla chiarezza non solo del programma, ma anche della tattica e del metodo di lavoro.”  […] “Questa scelta [nelle misure di organizzazione e nei mezzi tattici] deve restare, noi affermiamo, al centro e non alle organizzazioni nazionali secondo i giudizi che esse pretendono di dare delle loro condizioni speciali. Se l’estensione di questa scelta rimane troppo larga e talvolta perfino imprevedibile, ne deriverà fatalmente la frequenza di casi di indisciplina che spezzano la continuità e il prestigio dell’organizzazione rivoluzionaria mondiale. Noi crediamo che l’organizzazione internazionale deve essere meno federativa nei suoi organi centrali; questi non debbono essere fondati sulla rappresentanza delle sezioni nazionali, ma debbono emanare dal Congresso dell’Internazionale”. Mai, nel corso degli anni, la Sinistra abdicò queste posizioni.

Nuovamente, nelle “Tesi sulla questione della tattica” presentate dalla Sinistra al V Congresso dell’I.C. meno di due anni dopo (giugno-luglio 1924), si ribadì sia la necessaria conclusione che il processo di centralizzazione  avrebbe dovuto essere il frutto di “una reale unità di metodo, che ponga in primo piano i caratteri comuni dell’azione dell’avanguardia del proletariato in tutti i paesi”, sia la consapevolezza che tale processo sarebbe stato possibile solamente a totale discapito di vecchie e nuove tracce federaliste: “Queste considerazioni, poggianti su una ricca esperienza acquisita nella fase di trapasso dell’Internazionale nel suo sviluppo da organizzazione di Partiti comunisti a Partito comunista mondiale unico, esigono categoricamente un’unificazione delle norme organizzative e disciplinari come pure l’eliminazione di metodi organizzativi anormali. In questi metodi anormali rientrano: la fusione di una sezione del I.C. con altre organizzazioni politiche; il fatto che certe sezioni possano essere fondate sulla base non dell’adesione personale, ma dell’adesione collettiva di organismi operai; l’esistenza di frazioni o gruppi organizzati di certe tendenze in seno al Partito; il sistematico noyautage e l’infiltrazione in organizzazioni a carattere politico (e, a fortiori, a carattere militare). Nella misura in cui l’I.C. fa uso di metodi simili, si manifesteranno sistemi di federalismo e di indisciplina”.


Contro le “nuove tracce” federaliste, in “Piattaforma del Comitato d’Intesa” (1925), fu la sola Sinistra ad offrire al movimento rivoluzionario internazionale, in piena continuità con la sua attività in seno all’I.C., anche l’aperta critica al sistema organizzativo cellulare (ovvero quello basato sui gruppi di fabbrica) imposto da un’Internazionale che aveva ormai preso la via della degenerazione: “Per noi il sistema delle cellule equivale ad un sistema federativo che è la negazione della centralizzazione dei Partiti comunisti, intendendo per centralizzazione il massimo potenziamento delle energie rivoluzionarie della periferia coordinate e riflesse nell’apparato dirigente”. Fu in effetti, come scrivemmo poi nella “Presentazione del 1986” a “Il Partito Comunista nella Tradizione della Sinistra”, “Solo la Sinistra” che “seppe tirare la lezione della controrivoluzione riconoscendo nella III Internazionale, nei primi suoi due congressi, l’anticipazione del partito comunista mondiale, antica aspirazione del comunismo marxista e necessità storica” e fu la sola Sinistra a “denunciare le forme caduche, le sopravvivenze di federalismo e di eterogeneità dottrinaria e programmatica all’interno del partito e la degenere conseguenza”.


Gli impedimenti, reali ed obiettivi, del processo rivoluzionario che, in ultima istanza, determinarono la sconfitta dell’”assalto al cielo” dell’avanguardia proletaria mondiale segnarono irreversibilmente il processo di degenerazione dell’I.C. finché essa non cadde definitivamente nelle mani dell’opportunismo. Tale processo, su base organizzativa, si manifestò proprio con la normalizzazione delle discontinuità e delle tendenze nazional-federaliste a cui la Sinistra fu sempre avversa. Scrivemmo infatti ne “Il Partito Unico Mondiale” del 1978: “Il comporsi e lo scomporsi del partito era guidato dall’altalena delle posizioni che si impartivano dall’Internazionale sinché si giunse all’aberrante necessità per il centro di creare sue frazioni particolari nelle sezioni nazionali dell’I.C. In quel momento l’I.C. cessava di orientarsi nel senso del partito, unico mondiale, per ritornare a ritroso verso la federazione di partiti nazionali. Il funzionamento interno dell’I.C. si apriva all’opportunismo, anche per questa via”.

Nel dopoguerra

Scrivevamo ne “Il nome del Partito”, lavoro contenuto nei “Materiali per le tesi definitive sull’organizzazione interna”, 1965:

“Giusta le decisioni del II Congresso mondiale del 1920, il Partito prese il nome di “Partito Comunista d’Italia (sezione dell’Internazionale Comunista)”. Quando l’Internazionale si sciolse, al termine di una degenerazione prevista da gran tempo dalla Sinistra, e il suo attuale mostruoso avanzo prese il nome di “Partito Comunista Italiano”, svolgendo in realtà una politica nazionale, ricostituendoci per il solo territorio italiano nel 1943 fu scelto per distinguerci da tanta vergogna il nome di “Partito Comunista Internazionalista”. Oggi per la realtà dello svolgimento dialettico, la nostra organizzazione è la stessa dentro e fuori delle frontiere italiane, e non è una novità constatare che agisce, sia pure nei limiti circoscritti quantitativamente, come organismo internazionale.” Come allora, ed in piena continuità, è quella stessa formazione, che oggi si organizza anche al di fuori dei confini nazionali a costituire il Partito comunista, unico e mondiale. Unico perché poggia su un’unica ed indivisibile ”struttura dottrinaria programmaticamente monolitica e immodificabile, incentrata sulla gigantesca tradizione della Sinistra” e mondiale in quanto rete che si organizza su scala internazionale a direzione unica e centralizzata e che “rigetta ogni debolezza federalistica.” (Premessa a Comunismo n. 13)

Nella sua incessante attività di difesa e scolpitura della teoria si sono scritti nelle sue “Tesi Caratteristiche“, e quelle successive … i capisaldi non del partito “italiano”, non solo del partito di oggi, piccolo e debole, ma del partito comunista internazionale forte e compatto di domani”. Nella stessa misura in cui in passato la Sinistra nell’”opera svolta all’interno dell’I.C. non si interessava soltanto del partito italiano, ma anche e soprattutto del partito mondiale.” (Il Partito Unico Mondiale). Ad esso la storia ha affidato il grandioso compito di dirigere il proletariato internazionale verso la sua vittoriosa rivoluzione su scala globale.