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[RG-47] Teoria marxista della moneta Pt.2

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LA MONETA, STRUMENTO DELLA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI

Come sappiamo, la moneta è apparsa quando gli scambi avevano assunto una tale estensione che non potevano più tollerare le limitazioni imposte dal baratto. Da questo punto di vista, la moneta si presenta quindi come lo strumento capace di far cambiare di mano le merci in condizioni in cui il baratto sarebbe inoperante o troppo complicato. Tuttavia, la moneta può funzionare veramente come mezzo di circolazione solo in quanto è anche misura dei valori. Il produttore non si sbarazzerà della sua merce per cederla al mercante, se non nella misura in cui questi sarà in grado di consegnargli una certa quantità d’oro, equivalente generale delle merci. La seconda funzione della moneta si presenta perciò come il prolungamento immediato della prima. Non solo, ma questa seconda funzione è anche la sanzione materiale della prima. Qui un oro „ideale“ non basta più; occorrono delle monete sonanti e saltellanti, e solo nella misura in cui l’oro „materiale“ permette effettivamente di compiere degli scambi, l’oro „ideale“ può assolvere il suo compito di misura dei valori. Le diverse funzioni della moneta appaiono quindi come legate le une alle altre; non sono che i diversi aspetti assunti dai rapporti economici fra le merci, cioè dai rapporti sociali fra i produttori.

a. Corso del denaro

Il movimento compiuto dalle merci è circolare. Il venditore aliena la sua merce contro denaro, ma con questo denaro si procura in seguito altre merci. Prendendo la merce come punto di partenza, il movimento si conclude con una riapparizione della merce, che è, beninteso, di un valore d’uso differente dalla prima, ma di un valore di scambio eguale. Completamente diverso è il movimento del denaro: nelle mani del venditore, esso appare solo come un intermediario della merce che egli desidera procurarsi; lo si possiede solo temporaneamente, e la sua funzione di mezzo di circolazione esige che lo si rimetta in circolo. Se il produttore di merci vende queste ultime solo per acquistarne altre, non riceve del denaro che per disfarsene. La funzione di mezzo di circolazione del denaro implica perciò che esso cambi continuamente di mano: questo moto perpetuo è ciò che si chiama corso del denaro.

Qual è la quantità di denaro necessaria alla circolazione delle merci? È evidente che questa quantità deve essere accuratamente distinta dalla quantità totale dei mezzi monetari esistenti in un momento dato. I più cospicui stock d’oro non potranno mai far circolare delle merci che non esistono: si può scambiare soltanto ciò che è stato effettivamente prodotto. La quantità di denaro utilizzato come mezzo di circolazione dipende perciò in primo luogo dalla quantità di merci che circolano o, più esattamente, dal valore totale dello stock di merci che si scambiano le une contro le altre per la via traversa della moneta. „È chiaro che, possedendo l’oro e l’argento un valore proprio – scrive Marx nella Critica dell’Economia Politica (Ed. Riuniti, pag.146) – e astraendo da tutte le altre leggi della circolazione, soltanto una quantità determinata di oro e di argento possa circolare come equivalente per una data somma di valori di merci„.

Ma la moneta che funziona come mezzo di circolazione ha per caratteristica, come abbiamo visto, di cambiare continuamente di mano. Ciò significa che una quantità data di denaro funziona in modo quasi indefinito, se si trascura da un lato il logorio al quale essa è sottoposta e dall’altro il fatto che serve più volte in un determinato lasso di tempo. Perciò, più la velocità di circolazione è grande, più il numero di transazioni compiute mediante una stessa unità monetaria sarà grande. In altre parole, più grande è la velocità del corso del denaro, più la quantità di denaro necessaria alla circolazione è piccola per un volume di scambi dato. Se si potessero conoscere a un momento dato il prezzo unitario e la quantità di ogni merce da una parte, e la velocità del corso del denaro dall’altra, sarebbe facile calcolare la quantità di denaro che in quel momento funziona effettivamente come mezzo di circolazione. Si avrebbe la seguente eguaglianza: somma dei prezzi delle merci fratto velocità media del corso del denaro = quantità di moneta funzionante come mezzo di circolazione.

Va da sé che un tale calcolo sarebbe difficilissimo nella misura in cui presuppone la conoscenza di un numero enorme di dati, d’altronde variabili nel tempo. Ma in realtà la cosa non presenta nessuna difficoltà particolare perché la pratica commerciale si incarica di stabilire facilmente ciò che un calcolo teorico potrebbe valutare solo a prezzo di grandi difficoltà.

Si deve anche notare che la velocità media del corso del denaro non è una causa prima, ma, al contrario, una variabile dipendente: è la velocità di circolazione delle merci che si traduce nella velocità di circolazione del denaro, il valore di questo essendo dato; inoltre, poiché il prezzo delle merci è variabile (per cause fortuite, e si tratta allora di variazioni intorno ad una media ma che tuttavia incidono sulla quantità di moneta circolante, o per effetto di variazioni nel valore delle merci derivanti da mutamenti nel processo di produzione), come lo è il valore della moneta stessa, ne risulta una combinazione complessa di tutti questi fattori. Resta comunque il fatto che la moneta è soltanto il riflesso del mondo delle merci , non la causa dei movimenti che vi si producono. „La legge che la quantità dei mezzi di circolazione è determinata dalla somma dei prezzi delle merci circolanti e dalla velocità media del corso del denaro, può anche essere espressa così: data la somma di valore delle merci e data la velocità media delle loro metamorfosi, la quantità del denaro, ossia del materiale monetario in corso, dipende dal suo proprio valore. L’illusione che i prezzi delle merci, viceversa, siano determinati dalla massa dei mezzi di circolazione, e questa massa sia determinata a sua volta dalla massa del materiale monetario che si trova in un dato paese, ha la sua radice, nei suoi primi sostenitori, nell’ipotesi assurda che entrino merci senza prezzo e denaro senza valore nel processo della circolazione, dove poi una parte aliquota del pastone di merci si scambierebbe con una parte aliquota del mucchio di metallo„. (Il Capitale, I,1, pagg. 137-138, Ed. Riuniti).

Quando il denaro assolve la sua prima funzione di misura dei valori, il fatto che il suo valore sia variabile, poiché anch’esso è una merce, appare come una caratteristica determinante: esso contribuisce infatti a stabilire il livello dei prezzi: invece, quando il denaro assolve la sua seconda funzione di mezzo di circolazione, la sua caratteristica essenziale diviene il fatto che la quantità che ne è richiesta è a sua volta variabile. Ne viene una conseguenza particolarmente importante, sulla quale ci soffermeremo più oltre, cioè la necessità di una tesaurizzazione. In realtà, il volume delle transazioni non può né rimanere costante (storicamente, esso aumenta senza tregua) e neppure crescere regolarmente (a prescindere anche dai fenomeni di crisi, è un fatto che l’apparizione dei prodotti sul mercato non può essere distribuita regolarmente sull’annata: basta pensare per convincersene ai prodotti agricoli): durante un anno solare il mercato delle merci è quindi periodicamente soggetto a brusche oscillazioni e d’altra parte la velocità del corso del denaro è essa stessa variabile, per queste stesse ragioni e per altre ancora. Ne segue che la somma di denaro circolante, di quantità necessariamente variabile, anche per un periodo relativamente breve, non può essere eguale alla somma totale di mezzi monetari esistenti: tutto il denaro non può funzionare contemporaneamente come mezzo di circolazione.

b. La „smaterializzazione dell’oro“ funzionante come mezzo di circolazione

Assolvendo la sua funzione di mezzo di circolazione, il denaro si logora, cosicché si stabilisce progressivamente un divorzio tra il valore reale della moneta d’oro che circola – valore proporzionale al suo peso, il quale diminuisce via via che la si utilizza – e il valore da essa incarnato – il valore iscritto su di essa: il prezzo monetario dell’oro si separa dal suo prezzo mercantile. Oltre alle spese derivanti dal conio iniziale delle monete, che sono spese improduttive in quanto determinate dalle esigenze della sfera della circolazione e non da quelle della produzione, lo Stato deve far fronte alle spese di rinnovo continuo del numerario logorato: „Le merci che operano come denaro non entrano né nel consumo individuale, né in quello produttivo. È lavoro sociale, fissato in una forma in cui serve soltanto da macchina di circolazione. Oltre al fatto che una parte della ricchezza sociale è relegata in questa forma improduttiva, il logorio del denaro esige continua sostituzione di esso o conversione di più lavoro sociale – in forma di prodotto – in più oro e argento. Questi costi di sostituzione sono ragguardevoli in nazioni sviluppate capitalisticamente … oro e argento, in quanto merci-denaro, costituiscono per la società costi di circolazione che scaturiscono solo dalla forma sociale della produzione. Sono faux frais della produzione di merci in generale, che crescono con lo sviluppo della produzione di merci e particolarmente della produzione capitalistica„. (Il Capitale, II, pag.140, Ed. Riuniti).

Comunque, il semplice fenomeno materiale del logorio delle monete trasforma spontaneamente il numerario in un semplice segno di valore: la moneta d’oro che nel corso di manipolazioni successive ha perduto un decimo della sua massa, continua purtuttavia a servire di mezzo di circolazione allo stesso titolo della moneta intatta. Realizzandosi, la circolazione trasforma, in certo modo meccanicamente, la moneta usata in un semplice rappresentante della moneta nuova. Si delinea così un processo di „smaterializzazione“ della moneta che si prolungherà e assumerà la sua forma più completa con l’intervento diretto dello Stato. Nel suo ruolo di mezzo di circolazione l’oro sarà progressivamente sostituito prima da monete in metallo meno costoso (rame, nichel, ecc.), poi da „cose che sono relativamente senza valore, cedole di carta“. (Il Capitale, I, 1, pag.141, Ed. Riuniti). Se, per la moneta d’oro che esce dalla zecca, il prezzo mercantile è eguale al prezzo monetario, lo stesso non è già più vero per la moneta che ha lungamente circolato sul mercato; lo scarto aumenta con l’introduzione di monete in metallo inferiore, mentre infine non esiste più alcun rapporto fra prezzo monetario e prezzo mercantile quando si arriva alla carta-moneta.

Notiamo che, a questo stadio, il credito capitalista non ha ancora fatto la sua apparizione, cosicché la carta-moneta di cui si parla è esclusivamente la moneta di Stato a corso forzoso; non si tratta in alcun modo della moneta di credito. Questa carta-moneta è quindi soltanto un segno d’oro, un gettone che nella circolazione interna sostituisce il metallo giallo detenuto nelle casseforti dello Stato, il quale economizza così (a parte tutte le operazioni fraudolente che ciò – come se non bastasse – gli permette, tanto è vero che lo Stato non ha atteso la creazione della carta-moneta per falsificare l’argento…) le spese derivanti dall’impiego diretto dell’oro come mezzo di circolazione. Questa carta-moneta, poiché sostituisce semplicemente l’oro come mezzo di circolazione, deve evidentemente piegarsi alle leggi della circolazione monetaria già valide per l’oro; in particolare, la carta-moneta, qualunque ne sia la quantità emessa, può solo rappresentare in un dato momento la quantità d’oro che circolerebbe realmente: „Lo Stato getta nel processo della circolazione, dal di fuori, cedole di carta sulle quali sono stampati nomi di denaro come 1 lira sterlina, 5 lire sterline, ecc. Finché esse circolano realmente al posto della somma d’oro dello stesso peso, sul loro movimento si rispecchiano soltanto le leggi del corso del denaro. Una legge specifica della circolazione cartacea può sorgere soltanto dal suo rapporto con l’oro, in quanto essa è rappresentante di quest’ultimo. Tale legge è semplicemente questa: l’emissione di carta moneta deve essere limitata alla quantità nella quale dovrebbe realmente circolare l’oro (o l’argento) da essa simbolicamente rappresentato. Ora, è vero che la quantità d’oro che può essere assorbita dalla sfera della circolazione oscilla costantemente al di sopra o al di sotto di un certo livello medio; tuttavia la massa del mezzo circolante non cala mai, in un dato paese, al di sotto di un certo minimo stabilito in base all’esperienza… Quindi essa può essere sostituita con simboli cartacei. Ma se oggi tutti i canali della circolazione vengono riempiti di carta moneta al pieno limite della loro capaciti di assorbimento di denaro, domani essi potranno essere sovrappieni, in conseguenza delle oscillazioni della circolazione delle merci. Ogni misura è (allora) perduta“ (Il Capitale, I, pagg.141-142, Ed. Rinascita).

Per concludere sulle due prime funzioni della moneta, ritorniamo un momento sui loro caratteri contraddittori, che hanno indotto in errore molti economisti. Quando la moneta funziona da misura dei valori, ciò che conta è la sua materia: i prezzi saranno evidentemente espressi da numeri diversi se si impiega la moneta d’argento invece che la moneta d’oro, perché l’oro e l’argento non hanno lo stesso valore per uno stesso peso. Quando invece la moneta funge da mezzo di circolazione, è la sua quantità che conta: essa dev’essere sufficiente per far fronte, data la velocità del corso del denaro, alle necessità delle transazioni commerciali. Là dove il denaro funziona in qualche modo „idealmente“, come semplice moneta di conto, la sua natura materiale è essenziale; là dove invece essa appare „fisicamente“, può essere sostituita da semplici „segni“ senza valore, dei quali solo la quantità importa. Queste semplici osservazioni bastano a mostrare l’importanza di uno studio delle diverse funzioni del denaro che, pur distinguendo, ne metta in luce la unità.

LA MONETA NEL SENSO FORTE

Nel Capitale questo capitolo è intitolato: La moneta. Il segno del valore (nell’edizione francese: La moneta o il denaro). Si tratta di considerare la terza funzione del denaro che, mentre corona le due prime, le contiene in potenza. Questo capitolo è d’altronde importantissimo sia per la comprensione dei meccanismi monetari più complessi, in particolare quelli della moneta di credito, sia perché considera anche i rapporti fra la circolazione delle merci e del denaro all’interno di un dato paese e la loro circolazione su scala internazionale.

a. La tesaurizzazione

La tesaurizzazione si presenta come una interruzione temporanea del processo di circolazione delle merci. Abbiamo visto che questo ha un carattere circolare: M – D – M , almeno per quel che concerne la circolazione delle merci. Per il denaro, invece, il processo di circolazione si traduce nella tendenza a fuggire dalle mani del compratore verso quelle del venditore, che del resto diventa a sua volta compratore, e così via. Il tesaurizzatore da parte sua non comprerà dopo di aver venduto, ma conserverà la quantità di denaro che ha ricevuto dalla vendita facendole abbandonare la sfera della circolazione: M – D … „Così il denaro si pietrifica in tesoro e il venditore di merci diventa tesaurizzatore“ (Il Capitale, I, 1, pag.145, Ed. Rinascita).

Ma c’è tesoro e tesoro. Ciò che il tesaurizzatore moderno accumula non è dell’oro o dell’argento in quanto metalli preziosi che il talento degli artisti potrà trasformare in gioielli, vasellame o ornamenti diversi. Il suo tesoro sarà un tesoro monetario, egli accumulerà del denaro in quanto tale, costituirà delle riserve di equivalente generale delle merci. La tesaurizzazione appare dunque come il complemento delle due prime funzioni del denaro, perché le suppone tutte due. Il tesaurizzatore mette in riserva questa merce particolare che è la misura del valore di tutte le altre, ma anche lo strumento della circolazione delle merci. Sotto forma di ricchezza astratta, momentaneamente sottratta alla sfera attiva della produzione e della circolazione, egli accumula i mezzi per partecipare domani all’attività che regna in questa sfera.

Se la tesaurizzazione appare a tutta prima come dovuta alla volontà individuale di un singolo che persegue suoi fini personali, essa è anche una necessità economica generale, che si realizza per questa via traversa: la terza funzione del denaro gioca il ruolo di regolatore delle altre due. Studiando la moneta come mezzo di circolazione, abbiamo visto che le contrazioni ed espansioni periodiche degli scambi implicavano un rimpicciolimento ed una espansione simultanei della massa monetaria circolante. Poiché la massa monetaria esistente rimane per un periodo dato relativamente fissa, occorre che una parte abbandoni la sfera della circolazione per rientrarvi quando se ne farà sentire il bisogno: la tesaurizzazione funge da valvola di sfogo che permette di regolare il flusso della moneta circolante: „Affinché la massa di denaro che è realmente in corso corrisponda sempre al grado di saturazione della sfera della circolazione, la quantità di oro o di argento presente in un paese dev’essere maggiore di quella impegnata nella funzione di moneta. A questa condizione adempie la forma di tesoro del denaro. Le riserve dei tesori servono assieme come canali di deflusso e di afflusso del denaro circolante, il quale quindi non fa mai straboccare i suoi canali circolatori„. (Il Capitale, I , 1, pag.149, Ed. Rinascita).

Se da un lato la tesaurizzazione si presenta come un’interruzione del processo di circolazione, essa rappresenta altrettanto la possibilità di riprendere in avvenire questo processo momentaneamente interrotto. Si può osservare, anticipando largamente su quanto seguirà, che qui risiede anche „la possibilità, ma solo la possibilità, di crisi“, perché la crisi si manifesta, fra l’altro, con la rarefazione del denaro-mezzo di circolazione.

Le tre funzioni del denaro sono quindi strettamente legate le une alle altre. Il denaro non sarebbe uno strumento di circolazione se non fosse anche la misura dei valori; ma la circolazione è così fatta, che suppone alternativamente la tesaurizzazione e il suo contrario, la spesa di denaro precedentemente accumulato: infine la tesaurizzazione ha per oggetto l’equivalente generale, cioè la moneta nel senso forte, insieme misura dei valori e mezzo di circolazione delle merci. Di più, questa accumulazione di denaro momentaneamente sottratto alla sfera della circolazione da cui è nato servirà di base, quando saranno maturate le condizioni economiche generali, al risparmio e quindi anche al credito capitalistico, che a sua volta modificherà profondamente i caratteri formali della moneta.

b. Il denaro mezzo di pagamento e il denaro universale

Nel suo ruolo di mezzo di circolazione, la moneta d’oro può essere sostituita da semplici segni. La pratica del credito commerciale caccerà a loro volta questi segni dalla sfera della circolazione per sostituirli con titoli di credito, cioè con promesse di pagamento. Se un commerciante acconsente a cedere la sua merce a un altro contro la promessa scritta di pagarla a termine, la merce avrà cambiato di mano senza che l’oro né alcuno dei suoi rappresentanti abbia giocato il minimo ruolo, se non nella valutazione del prezzo della merce, funzione „ideale“ che, come abbiamo visto, non esige la presenza „materiale“ del denaro. La promessa di pagamento a termine, debitamente consegnata su una cambiale, può quindi bastare a mettere in circolazione le merci. L’equazione del primo atto della circolazione della merce non è più M – D, ma piuttosto M – cambiale (… D), il denaro riapparirà nella sfera di circolazione solo al termine fissato; la circolazione della merce si sarà compiuta senza il suo intervento e esso non avrà più altra funzione che di saldare una transazione già realizzata: da mezzo di circolazione, il denaro diventa mezzo di pagamento. „Il denaro, ossia lo sviluppo autonomo del valore di scambio, non è più la forma mediatrice della circolazione delle merci, ne è bensì il risultato conclusivo… Esso entra in circolazione come unico equivalente adeguato della merce, come esistenza assoluta del valore di scambio, come ultima parola del processo di scambio, in breve come denaro e cioè come denaro nella funzione determinata di mezzo di pagamento generale. In questa funzione come mezzo di pagamento il denaro appare come merce assoluta ma entro la circolazione stessa, non come tesoro al di fuori di questa„. (Per la Critica dell’Economia Politica, cit., pag.124-125).

Notiamo che una delle manifestazioni della crisi è appunto il crollo del credito, e che allora il denaro di cui si faceva tranquillamente a meno fino a quel momento come mezzo di circolazione in senso stretto, è di nuovo reclamato a gran voce per assolvere questa funzione. Comunque, se l’oro è stato cacciato dalla sfera della circolazione dalla carta-moneta, lo stesso processo si delinea anche per quest’ultima; ma il denaro non può essere completamente eliminato dalla circolazione delle merci e riappare periodicamente sotto forma di mezzo di pagamento cioè in quanto denaro in senso forte.

L’oro progressivamente cacciato dalla sfera della circolazione interna, regna invece da padrone assoluto negli scambi internazionali. „Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione del lavoro umano in abstracto. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto„. (Il Capitale, I, 1, pag.157 – 158). Ma, anche qui, la funzione di mezzo di circolazione del denaro si attenua, mentre predomina il denaro come mezzo di pagamento, che salda le bilance commerciali, internazionali a termini fissati. D’altronde, ogni Stato deve costituirsi un tesoro per far fronte sia alle vicissitudini commerciali, sia alle necessità di guerra. Val la pena di notare, a questo proposito con Marx, che „i paesi a produzione borghese sviluppata limitano al minimo richiesto dalle loro specifiche funzioni i tesori concentrati in massa nei serbatoi delle banche. Con qualche eccezione, il fatto che i serbatoi di tesori siano colmi in modo notevole al di sopra del loro livello medio, indica un ristagno della circolazione delle merci o una interruzione nel flusso della metamorfosi delle merci„.(Il Capitale, ed. cit., I ,1, pag.161).

Riassunti così brevemente i risultati principali dell’analisi marxista del ruolo del denaro nella circolazione semplice delle merci, potremo passare allo studio delle metamorfosi subite dal denaro, dalla moneta, nell’economia capitalistica pienamente sviluppata: sarà questo l’oggetto del capitolo seguente.