Rinchiuso il proletariato palestinese ed ebreo nella trappola dei nazionalismi
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Sabato 11 novembre si è svolta a Roma una manifestazione nazionale di appoggio alla causa nazionale palestinese, proclamata da svariate sigle appartenenti alla multiforme costellazione che si agita, nel gergo fra costoro in voga, “alla sinistra di Rifondazione e dell’arco parlamentare”.
Il manifesto che la pubblicizzava sosteneva ed appoggiava la rivendicazione della formazione di un legittimo Stato palestinese comprendente i territori di Gaza, tutta la Cisgiordania e con Gerusalemme Est per capitale, sottoscrivendo piattamente il programma dell’OLP che è, non lo dimentichiamo, il comitato d’affari della borghesia palestinese. Gli organizzatori del corteo, ritenendo la rivendicazione nazionale di suprema importanza, si dichiaravano a favore di una prosecuzione dell’Intifada da parte delle masse palestinesi fino al raggiungimento integrale di tale obbiettivo.
Tutte le posizioni espresse dalle diverse forze che hanno aderito e partecipato al corteo hanno palesato un identico appoggio al mito interclassista, reazionario e anti-proletario, della utopia nazionale palestinese. Solo sui metodi da utilizzare per il risultato di vedere la bandiera patria palestinese sventolare su Gerusalemme i vari aggruppamenti accorsi apparivano divisi. Al fianco degli “intifadisti” nostrani e delle organizzazioni dei palestinesi in Italia, sfilavano in gran numero, venuti da tutta Italia, i “comunisti” di Rifondazione con relativa ala giovanile “estetico-oltranzista”, ondeggiante fra l’enfasi barricadera e la richiesta della soluzione diplomatica patrocinata dai governi europei! Davano infine bella mostra di sé tutte le anime pie delle varie associazioni pacifiste che reclamavano a gran voce una alquanto improbabile pacificazione dell’area fondata sui buoni propositi e sul diritto internazionale.
In questo assai fetido clima il nostro Partito è intervenuto con dei suoi militanti i quali hanno svolto una intensa opera di strillonaggio del giornale ultimo, che portava in prima pagina un corposo articolo inquadrante le vicende medio orientali nella ottica internazionalista e proletaria, unica del marxismo ortodosso ed incorrotto. Vi si denuncia come reazionario e controrivoluzionario il nazionalismo non solo palestinese, ma anche Pan-Arabo, essendo le pavide e flaccide borghesie della zona tutte legate a doppio filo all’imperialismo occidentale con il quale condividono il terrore dell’insurrezione delle plebi mediorientali, che metterebbe in discussione il loro potere basato sul bestiale aggiogamento delle masse diseredate. Si indica come unica prospettiva possibile e realmente emancipatrice delle masse arabe e degli sfruttati di tutta l’area, nonché ovviamente risolutrice della “questione palestinese”, quella della rivoluzione comunista internazionale, che nel Medio Oriente, sotto la direzione del Partito marxista mondiale, unifichi i proletari palestinesi, arabi ed israeliani contro le rispettive borghesie e contro l’imperialismo mondiale, al cuore e al cervello del quale dovrà colpire impavido il proletariato rivoluzionario d’occidente che, tendendo la mano ai fratelli di classe e di colore, espugnerà le fortezze del capitalismo mondiale.
Prospettiva questa non sappiamo quanto lontana, come dimostra il fatto che i proletari delle metropoli, imbavagliati e immobilizzati dall’opportunismo politico e sindacale, nonché in alcuni settori corrotti dalle sempre più misere regalie e garanzie “patrimoniali” concesse dalle proprie borghesie, non hanno accennato alla benché minima reazione classista, lasciando la piazza nelle mani viscide ed interessate delle mezze classi, incapaci di vedere oltre le squallide e forcaiole prospettive di Pace – Patria – Giustizia. Sfilavano queste nelle via di Roma consumando i propri riti consunti, ostentanti un radicalismo di maniera, ipocrita e avvizzito, in sfregio alle martoriate masse arabe che versano a fiotti il proprio sangue proletario in una mentita guerra tra nazioni, razze e religioni.