Partito Comunista Internazionale

[RG-79] Attività sindacale

Categorie: CGIL, CoMU, ORSA, Union Activity

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Sul tema hanno riferito tre compagni che intervengono, rispettivamente, fra i ministeriali, i ferrovieri e i telefonici.

Il primo resoconto ha dapprima elencato velocemente le occasioni di coerente intervento sindacale del Partito negli ultimi 25 anni.

È nostra tesi che lo scontro tra le classi, finché le classi esisteranno, non può non marcare in ogni dove la scena sociale. Anche quanto il rapporto di forza fra le classi è sfavorevole al proletariato, come nel ciclo attuale, i comunisti non rinunciano a mettersi al fianco “del più umile gruppo di sfruttati” che difendere le sue condizioni di vita e di lavoro contro l’aggressività permanente del padronato.

Da alcuni mesi il partito ha potuto riprendere il suo intervento tra i lavoratori ministeriali, negli ultimi anni minacciati dai processi di ristrutturazione dell’apparato dello Stato ed attualmente sottoposti ad un veloce processo di privatizzazione che si accompagna ad un peggioramento costante delle condizioni di lavoro, dell’orario, del salario.

In questa categoria reclutano le Rappresentanze Sindacali di Base, organizzazione sindacale che si pone in opposizione a CGIL, CISL e UIL. Questa, che non ha ancora una diffusione nazionale nel settore dei Ministeri e in particolare in quello dei Beni Culturali – dove ci troviamo ad esser presenti – è radicata ed ha capacità di mobilitazione a Roma e nel Lazio e solo in alcuni posti di lavoro in alcune città nel resto d’Italia.

La RdB è attualmente “riconosciuta” dall’Amministrazione, quindi usufruisce di una serie di diritti ed apparenti “facilitazioni”: permessi sindacali retribuiti, possibilità di indire assemblee durante l’orario di lavoro, accesso alle trattative sia a livello centrale sia periferico.

L’RdB del Pubblico Impiego si divide in diverse sezioni (Ospedalieri, Enti Locali, Ministeriali) che, almeno nella provincia di Firenze dove operiamo, vivono scoordinate, gelosa ciascuna nel proprio ambito.

Per maturare un giudizio su questa organizzazione è da verificare, nei fatti oltre che nelle dichiarazioni, la sua attitudine ad opporsi al monopolio del sindacalismo confederale ed autonomo e la disponibilità a non invischiarsi nel legalitarismo a tutti i costi, che porterebbe alla collaborazione “concertativa” con l’Amministrazione e con l’apparato dello Stato.

Partecipando a riunioni di un suo Coordinamento Regionale Pubblico Impiego e ad un Coordinamento Nazionale Beni Culturali abbiamo intanto riscontrato che non ci è preclusa la possibilità di esporre le nostre considerazioni tese a ribadire le caratteristiche proprie dell’organizzazione sindacale di classe, argomentazioni che vi hanno trovato anche della solidarietà.

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Riguardo all’intervento fra i ferrovieri un secondo compagno premetteva un breve riassunto del nostro lavoro nella categoria, rimandando per i dettagli alla pluridecennale serie di corrispondenze regolarmente apparse sulla nostra stampa, l’ultima della quale si legge in queste pagine.

Nostri ferrovieri si sono battuti nello SFI-CGIL almeno dal 1953, in particolare fra gli equipaggi delle navi-traghetto FS delle Stretto di Messina, di una delle quali il nostro compagno era nientemeno che il “Comandante”. Questo lavoro continua fino agli anni ’70, quando i comunisti erano iscritti, senza delega, e si battevano ancora all’interno della CGIL. Come indipendenti in quella lista fummo allora eletti nei Consigli dei Delegati.

Dopo il 1982, che fu un anno di svolta perché il sindacato tricolore non rinnovò più la tessera a chi si opponeva alla delega, lavorammo nei primi organismi di base, benché contraddistinti da una forte politicizzazione e da scarsa influenza verso i lavoratori.

Nel 1985 iniziarono i primi scioperi contro la ristrutturazione ed in antagonismo all’azione dei Confederali. Nel 1986 l’opposizione si coagulò, fra i macchinisti, nel CoMU, combattivo sindacato di mestiere al quale immediatamente aderimmo, che tagliava trasversalmente la categoria ed univa più del 50% dei lavoratori. La sua presenza dopo le elezioni RSU del 1996 si fece preponderante.

Mentre cresce la capacità di mobilitazione dei lavoratori, la nostra azione recentemente viene a distinguersi per la critica a certi atteggiamenti sia nella partecipazione alle elezioni sia, successivamente, nella formazione di un nuovo organismo, l’ORSA, che sancisce l’unità, che si dice “tattica”, tra il CoMU, la FISAFS ed altri sindacatini autonomi. Questa federazione ha il grave difetto di apparire come una chiusura verso quelle altre organizzazioni e gruppi di base presenti nelle FS, come l’FLTU, che, nei nostri voti, avrebbero dovuto essere i referenti naturali per la crescita di un sindacato almeno di tutti i ferrovieri.

Di fatto il CoMU mantiene degli equivoci non risolti, condizione inevitabile avendo riprodotto al suo interno alcune delle debolezze del movimento sindacale degli anni della sua fondazione. Benché le posizioni sinistro-confederale e filo-autonoma siano state, nel tempo, progressivamente battute, il CoMU rimane un’organizzazione di mestiere nella quale soltanto una parte tende ad ampliare l’azione verso tutti i ferrovieri e verso le loro organizzazioni di base.

Peggio ancora, l’avere i dirigenti ritirato ultimamente due scioperi per le sole assicurazioni del Ministro non ha certamente appacificato il clima interno, che, come ha dimostrato il recentissimo congresso di Rimini, rimane inevitabilmete teso nel braccio di ferro fra una maggioranza conciliatrice e una più pugnace minoranza.

I comunisti lavorano in questo organismo, nel quale la loro prospettiva sindacale di classe è libera di manifestarsi e di influenzarne la crescita. Partecipano all’organizzazione e alle azioni del Coordinamento. Non sottacciono le loro critiche, ma non si sottraggono agli impegni ai quali i lavoratori li chiamano se sono frutto della protesta e della lotta. Si sforzano di mantenere, al di sopra degli alti e bassi e delle debolezze del movimento, comportamenti coerenti e conseguenti protratti nel tempo.

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La relazione di un terzo compagno sui telefonici ha ripercorso i diversi anni del nostro lavoro nell’FLMU (Telecom) di Firenze, da quando nel 1995 iniziò una costante propaganda fra i lavoratori. Il nascituro organismo, composto in grande maggioranza di giovani non avvezzi all’attività sindacale né corrotti dalla milizia dei grandi sindacati, beneficiò per alcuni mesi dei “diritti sindacali” (locale, assemblee, affissioni, delega), ma anche quando questi furono revocati dall’azienda a seguito del referendum abrogativo del maggio, seppe fin dall’inizio ritagliarsi una piccola ma importante particina nella vita quotidiana e nei simpatie dei lavoratori.

Una costante diffusione di volantini e bollettini di propaganda, l’indizione di scioperi anche estremamente minoritari per problemi di reparto o di categoria, una fastidiosa (per la Telecom) opera di difesa legale dei diritti contrattuali dei lavoratori, hanno caratterizzato l’attività del gruppetto che negli anni si è irrobustito come aderenti, milizia e posizioni di principio e di atteggiamenti pratici.

Nell’ultimo anno il gruppo FLMU è stato ben presente negli avvenimenti sindacali che hanno interessato la Telecom, l’accordo sulla ristrutturazione del marzo e il rinnovo contrattuale di giugno (“contratto di settore”) e luglio (“contratto di armonizzazione”) che l’hanno favorito per il chiaro atteggiamento dei Sindacati Confederali a difesa delle principali pretese aziendali.

Gli scioperi indetti da FLMU-Telecom (presente in più regioni con strutture più o meno funzionanti), Cobas delle Telecomunicazioni (presente solo in Roma) ed il sindacato autonomo Snater (anch’esso piccolo ed a macchia di leopardo) hanno riscosso dei significativi consensi fra i lavoratori. Pur rimanendo tali manifestazioni estremamente minoritarie e pur grandeggiando l’influenza dei Sindacati Confederali, che detengono saldamente il monopolio di trattative e di qualsiasi agevolazione-diritto, questi anni di costante attività sindacale hanno reso conosciute fra i lavoratori toccati dalla propaganda ed attività l’idea che possa esistere un’organizzazione sindacale diversa per posizioni ed atteggiamenti da CGIL-CISL ed UIL che, per il procedere degli avvenimenti economi, sono divenuti il chiaro e dichiarato puntello delle esigenze economiche dell’economia nazionale ed aziendale.

La relazione ha mostrato come, in diverse occasioni, abbiamo dovuto mantenere il nostro appoggio ad organismi deboli anche quando sono venuti ad assumere alcuni atteggiamenti tipici dei sindacatoni (rispetto delle regole democratiche e legali, riscossione per delega, accesso alle cosiddette “agevolazioni aziendali”…). Il nostro appoggio a questo tipo di movimento lo diamo, accompagnato alla critica incessante di atteggiamenti e posizioni che sappiamo non rispondenti, nel futuro più che oggi, alle necessità del rafforzarsi e generalizzarsi della lotta di classe.