Partito Comunista Internazionale

[RG-6] Un importante convegno di Partito a Milano il 6 e 7 settembre

Categorie: Life of the Party, Organic Centralism, Party Doctrine

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Il giorno 6 settembre ebbe luogo una riunione del Comitato Centrale con l’intervento di alcuni altri compagni delle varie zone, a fini principalmente organizzativi ed economici. Il rappresentante dell’Esecutivo svolse una dettagliata relazione sulla situazione del movimento, riferendo dei molti sopraluoghi fatti direttamente e a mezzo di altri compagni nelle sezioni e sul loro esito assai favorevole, soprattutto per la omogeneità completa dimostrata dalla organizzazione sul metodo di lavoro e di azione oltre che sulle direttive generali espresse regolarmente dalla nostra stampa e dai materiali trattati nelle riunioni nazionali.

Trattò poi anche a fondo della situazione finanziaria del partito, del giornale e della rivista e dopo diffuso esame di tutti i punti si formularono precise direttive che assicurano la permanenza e lo sviluppo della presente attività della stampa.

Non mancò un utile scambio di idee su problemi più generali dell’azione di partito nella presente situazione, e fu ribadita e chiarita la nostra posizione su tale punto, in ordine al lavoro che si svolge come organizzazione interna; propaganda scritta ed orale; agitazione nelle file proletarie, – in relazione alle difficoltà ed agli ostacoli da un lato, ai nostri mezzi ed alla valida buona volontà delle nostre forze dall’altra, senza nulla nasconderci dei dati della realtà che si ricollegano a tutta la presente situazione storica generale.

Le due sedute del giorno sette, molto affollate di compagni di Milano e di ogni regione, ebbero un carattere di vero congresso sebbene indette con la formula delle « Riunioni di studio » già provata come di largo e vantaggioso effetto. Erano infatti presenti compagni delle organizzazioni di Torino, Asti, Casale, Genova, Parma, Forlì, Ravenna, Bologna, Firenze, Palmanova, Trieste, Milano, Luino, Napoli, Roma ecc., e compagni francesi.

La comune posizione democraticoide e filistea propria dei «corteggiatori» e corruttori della «base» negherà carattere di congresso ad una sessione dove prende la parola il solo relatore per una esposizione esauriente, e approfondita e l’adunanza manifesta il suo consenso partecipando al lavoro solo con una ininterrotta e seria attenzione e comprensione: talché la relazione nelle sue tesi si dimostra espressione effettiva del comune unanime pensiero. Manca, si suol dire più o meno ipocritamente, il dibattito contraddittorio. Si dimentica che in 48 ore di permanenza nella città di convegno i compagni, tutti o a gruppi, oltre le sei ore di seduta col relatore, svolgono uno scambio fervidissimo di opinioni, di notizie, di propositi e precisi programmi di lavoro; non dedicano le ore disponibili ai pettegolezzi e ai commenti sulla valentia dei capi, sui toni della loro voce o il colore delle loro chiome, ma ai seri problemi che possono interessare veri militanti. E tra questi ve ne erano di giovanissimi e di anziani, che incrociavano i quesiti dell’oggi colle soluzioni che detta l’esperienza di una lotta di oltre mezzo secolo.

Checché sia di democrazia formale e di voti sulle mozioni, storicamente gli effetti dei congressi sono stati determinati sempre fuori della sala della ufficiale recita a tipo parlamentare, cui è ora di volgere per sempre le spalle.

Il relatore, che aveva per tema il monolitismo e la simultanea nascita storica della teoria rivoluzionaria, divise in due punti la sua esposizione, che sarà opportunamente diffusa nelle file del partito. Il primo punto riprese in esame ancora una volta la validità della teoria marxista, non solo di fronte agli attacchi di quanti pretendono che gli eventi storici la abbiano smentita, ma soprattutto dinanzi ai dubbi di quelli che vorrebbero condurla in bacino di raddobbo e rifarne alcune parti, ripetendo il tentativo degli storici revisionismi che più e più volte corruppero l’azione del proletariato e lo trassero alla sconfitta. Impostando radicalmente la sua tesi il relatore dimostrò che il marxismo rivoluzionario non è una dottrina in corso di evoluzione che vada aggiornandosi ai pretesi nuovi dati degli avvenimenti. Contro la visione borghese di progresso e gradualità, sta nel marxismo quella delle successive e distanti grandi esplosioni, che non si applica solo alla economia sociale e alla politica ma anche alla dottrina e al programma. Sono date epoche quelle in cui la dottrina rivoluzionaria nuova può e deve formarsi, e per il proletariato fu quella del Manifesto dei Comunisti, sicché da un secolo possediamo una immutabile base che difendiamo sempre, ovunque e contro chiunque, mai pretendendo di avere alcunché aggiunto di nuovo, e fieramente battendo contro le tentate varianti.

Questo concetto delle grandi verità rivoluzionarie che ad un tratto appaiono e restano alla base di un lungo arco storico gettato tra due rivoluzioni di classe, mentre nel periodo successivo più che al perfezionamento si deve pensare a resistere allo sgretolamento corruttore, venne dal relatore applicato con un excursus storico a tutte le classi sociali che precedettero quelle oggi sulla scena, ricordando la interpretazione marxista e materialista di tutte le storiche «tavole» di sacerdoti e legislatori, e ben ponendo in luce che in tale valutazione si resta ben lontani da ogni concessione all’idealismo. Fu quindi ribadita l’ostilità implacabile del nostro movimento a qualunque intellettualistica velleità di pretesi e quasi sempre più che deboli innovatori o aggiornatori.

Il secondo punto riguardò il rapporto tra teoria ed azione e l’altra corrente istanza che si dovrebbe aver più riguardo alla pratica azione che la situazione di oggi consente che alla difesa e al confronto incessante coi principii e coi dettami delle lotte trascorse. Il relatore ricordò i termini del determinismo storico e trattò a fondo del quesito del compito degli uomini nel movimento, come gruppi e come singoli. Richiamò passi fondamentali di Marx e chiuse col leggere l’ultimo capitolo dell’ultimo volume del Capitale che ha per titolo « Le classi », e che si spezza dopo pochi periodi con la nota di Engels: qui il manoscritto è interrotto.

Il relatore si permise di leggere la parte non scritta o non trovata, e dimostrò la piena appartenenza a Marx della distinzione base della nostra lunga battaglia contro i falsi movimenti rivoluzionari. Le classi non si distinguono ed oppongono secondo una rassegna statistica contingente della posizione economica di ciascun singolo, ma secondo forze impersonali che coprono un largo campo e un lungo ciclo storico, e che col loro potenziale piegano gli individui ad agire e combattere spesso contro il programma della classe in cui sono nati e vivono. Il capitalismo che oggi sotto i nostri occhi si svolge è ben quello che Marx vide e descrisse in tanti che non sono accademismo scientifico ma programma di combattimento: come un secolo fa sul capitalismo la sentenza rivoluzionaria fu scritta, e non fu di emendamento ma di morte, così in avvenire prossimo o lontano, senza nulla mutare alla sua lettera per scrupolo sciocco di verità o obiettività, essa dovrà essere [testo illeggibile].