Un cero a Togliatti
Categorie: Partito Comunista Italiano
Questo articolo è stato pubblicato in:
Da qualche tempo, oggi su una delle innumerevoli riviste esuberantemente illustrate per la delizia dei peripatetici e dei rammolliti, domani su uno dei tanti giornali… indipendenti che non sanno più come riempire le pagine a 8, 9 e 10 colonne, viene fuori una «storia» del Partito Comunista, infarcita di luoghi comuni e di notizie spesso sballate.
L’ultima a comparire (sul Tempo di Roma del 4-10) è, nientemeno, «Tutta la storia dell’opposizione di sinistra italiana». Capite? Tutta la storia condensata in pillole come una specialità americana, ed irta – salvo qualche notiziola di cronaca più o meno esatta ed arcinota – di banalità, confusioni e fesserie.
Ma non sono queste che ci preme rilevare. Ci preme rilevare la piena connivenza di codesti pennivendoli col togliattismo. «Se – dice infatti l’ultimo periodo del trafiletto di presentazione, facendo un fascio solo di «bordighismo», trotzkismo e titismo – «se qualcuno pensasse di favorire questi uomini e questi movimenti per ridurre le forze del comunismo, farebbe un calcolo sbagliato. Al posto dei partiti comunisti ortodossi (?) verrebbero altri movimenti comunisti per molti aspetti più terribili dei vecchi partiti comunisti staliniani».
Alla buon’ora! In parole povere si vuol dire: «Signori borghesi, ringraziate il cielo che il Partito Comunista Italiano sia caduto nelle mani di Togliatti, perché, se passasse in quelle di autentici marxisti, la bazza per la borghesia capitalista potrebbe finire. È quindi consigliabile accontentarsi dei partiti comunisti staliniani. Peggio per il proletariato se ne resta schifosamente fregato; questo a noi borghesi non solo non importa ma fa molto comodo. Ci sarebbe quasi da gridare: viva Togliatti, così com’è preferibile osannare a Stalin piuttosto che a Lenin».
Nel che, una volta tanto, – e limitatamente a questo problema – siamo perfettamente d’accordo, con la sola riserva che il P.C.I. di Togliatti non è un partito comunista, e perciò neppure «un pericolo» per la società borghese…