Partito Comunista Internazionale

Sconquasso economico sulle spalle operaie

Categorie: France, Germany, USA

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Il colosso economico del capitalismo, rappresentato dal potente predone dell’imperialismo americano, sembra non essere, nemmeno lui, esente dalla crisi di sovrapproduzione che travaglia l’intero modo di produzione capitalistico. Non si è riusciti ad allontanare lo «spettro della recessione» con giochetti monetari che fanno rimbalzare la palla rovente al di là dell’oceano: i dati a questo proposito sono ben evidenti dimostrando come il capitalismo americano non sia in grado di garantire nemmeno lo sfruttamento della sua forza lavoro interna. L’industria delle costruzioni e dell’automobile sono in piena crisi. La prima dalla media di 2 milioni e mezzo di alloggi costruiti per anno è passata a meno della metà con relativa diminuzione di operai impiegati, uno su due è senza posto. Nel settore dell’automobile le vendite sono diminuite nel novembre di quest’anno, rispetto all’anno scorso del 38%; i quattro più grandi costruttori americani hanno annunciato nuovi licenziamenti: Ford ha deciso di licenziare 9250 operai dal 18.11.74, la General Motors «almeno» 6000 dei suoi dipendenti, il gruppo Chrysler ha intenzione di chiudere per tutto il mese di dicembre le sue officine di montaggio. I disoccupati aumentano in media in ogni mese di circa 100.000 unità. Al momento si parla di 5 milioni e mezzo di disoccupati, 5,5% della popolazione attiva, ma se si va a vedere la situazione tra la classe operaia nera, che rappresenta la parte più sfruttata, le statistiche indicano il 10%: un proletario negro su 10 è disoccupato. Continuando su questo ritmo, come d’altronde previsto, la disoccupazione sorpasserà in un anno il 7% un milione e mezzo di capofamiglia bianchi e più di 5 milioni fra neri e portoricani (Le Monde, 5.11.74).

L’ascesa vertiginosa dei prezzi (quelli dei generi alimentari all’ingrosso sono aumentati in un anno, rispetto all’ottobre ’73 del 22,6% [Le Monde, 16.11.74]), compromette ulteriormente il potere d’acquisto dei salari e dimostra come il capitalismo, ancor più nei momenti di crisi, sia pronto a rimangiare parte del salario operaio.

In Germania Federale progredisce la situazione di crisi economica: il numero dei disoccupati è aumentato nel mese di ottobre del 20,7% toccando le 672.300 unità, 3% della popolazione attiva, mentre i disoccupati parziali hanno raggiunto il numero di 369.600 aumentando del 40% rispetto al mese scorso. In questo clima si prospetta chiara la linea che Governo-Padroni-Sindacati hanno in mente di attuare e attuano.

Il discorso è press’a poco questo: per diminuire la disoccupazione bisogna aumentare gli investimenti, per ristabilire la capacità di investimento bisogna abbassare i costi (in termini di classe ciò significa diminuzione del salario, uno fra i costi più ingrati del capitalismo, e aumento dell’intensità di lavoro, cioè aumento dello sfruttamento operaio).

Sull’accordo con i sindacati una dichiarazione del presidente degli imprenditori: «da parte nostra, dice, noi abbiamo constatato un accordo sul principio che noi dovremmo ricercare un abbassamento dei costi al fine di ristabilire la capacità dell’investimento delle imprese, migliorando i loro profitti». Non sembra di sentire i sindacati opportunisti nostrani che piangono sulla difesa dell’economia nazionale! Alle parole seguono i fatti: i sindacati hanno firmato il contratto di 220.000 metallurgici della Renania-Westfalia accettando l’aumento irrisorio dei salari del 9% che non riesce nemmeno a compensare detratte le tasse, l’aumento del costo della vita, 7,5% in un anno. Oltrettutto quello della siderurgia segna l’inizio della riapertura di molti contratti, metalli, dipendenti dei servizi pubblici, postini, ferrovieri e il sindacato, vera cinghia di trasmissione del regime di sfruttamento ha dato un monito e un esempio agli altri lavoratori.

In Francia la situazione continua ad essere tesa, mentre nel settore privato continuano i licenziamenti l’occupazione delle fabbriche e scioperi (i disoccupati hanno raggiunto in Francia 900.000 unità secondo statistiche non ufficiali) nel settore pubblico abbiamo importanti scioperi generali. Sciopero alle poste iniziato più di un mese fa senza preavviso e al di fuori dei sindacati al centro di smistamento di Parigi-Brune, si è esteso a macchia d’olio sia nella capitale che in provincia, raggiungendo cifre elevate di scioperanti fra tutti i postelegrafonici. Lo sciopero, preso in mano dai sindacati CGT, CFDT, FO richiede un aumento dei salari di 200 franchi mensili con un minimo salariale di 1700 franchi, aumento del numero degli effettivi, assunzione degli «ausiliari», lavoratori postali senza contratto di lavoro. I capi sindacati hanno intrapreso trattative con il governo ma non hanno ancora firmato accordi capestro, spinti dalla fermezza della base operaia che non sembra cedere a nessun compromesso. Si estendono scioperi nelle ferrovie e nel bacino carbonifero della Lorena. I sindacalisti sono riusciti a prendere in mano una situazione piuttosto tesa per la chiusura dei pozzi di carbone. Dieci giorni prima i minatori dei pozzi di Faulquemont sono stati costretti dalla polizia a colpi di manganello ad abbandonare i pozzi che avevano occupato. I minatori avevano manifestato vivacemente la loro collera ma sedati dai rappresentanti sindacali, hanno abbandonato i pozzi al canto dell’Internazionale. Alcuni di loro gridavano ai gendarmi: «Soprattutto non venite da noi sennò sarà la rivoluzione».