Partito Comunista Internazionale

Partito e organismi proletari di classe nella tradizione del comunismo rivoluzionario Pt.3

Categorie: Party Doctrine, Union Question

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PUNTI SOMMARI CHE RIASSUMONO LA VISIONE DEL PARTITO MARXISTA VERSO LE LOTTE ECONOMICHE E GLI ORGANISMI ECONOMICI IMMEDIATI DELLA CLASSE OPERAIA

I

Necessità inderogabile dell’azione e dell’organizzazione degli operai sul terreno economico: l’azione difensiva degli operai sul terreno economico e la conseguente organizzazione sono un dato oggettivo, scaturiscono cioè non dalla volontà, ma dalle stesse condizioni in cui gli operai si trovano a vivere. Questa necessità oggettiva della lotta e della organizzazione proletaria economica è stata storicamente riconosciuta dalla borghesia stessa la quale, passato un primo periodo, ha considerato ineliminabile il movimento economico del proletariato e si è sforzata, al contrario, di controllarlo in mille forme.

II

La lotta economica degli operai, cioè la lotta sul terreno della difesa delle condizioni di vita nei loro diversi aspetti fornisce la base reale della lotta di classe e della lotta rivoluzionaria. Da quando il marxismo esiste, per la nostra teoria, la mobilitazione rivoluzionaria della classe proletaria si fa sul terreno delle rivendicazioni e delle lotte immediate che i gruppi proletari conducono per i loro interessi contingenti e che il partito ha il compito di indirizzare verso l’urto rivoluzionario contro lo Stato borghese e per la dittatura, non negandole, ma incoraggiandole, estendendole, potenziandole e dimostrandone l’inevitabile sbocco rivoluzionario. La lotta rivoluzionaria di classe, la lotta politica, non è altro che la lotta per le condizioni materiali giunta ad un certo grado di intensità che la rende obiettivamente incompatibile con la permanenza del regime borghese ed influenzata dal partito di classe.

III

Il dato di fatto che la lotta economica degli operai divenga ad un determinato momento obiettivamente rivoluzionaria, cioè urti obiettivamente contro le basi stesse del regime capitalistico, non implica la coscienza soggettiva di questo fatto nei singoli partecipanti alla lotta né tanto meno la loro globale coscienza politica. Crea soltanto il terreno favorevole all’affermarsi dell’indirizzo politico del partito nelle organizzazioni economiche di classe, il terreno favorevole alla conquista di queste al partito ed al passaggio nella sua organizzazione dei singoli proletari che hanno preso coscienza della necessità dell’attacco politico e del partito nel corso della lotta stessa.

IV

Nella nostra visione marxista gli organismi immediati della classe operaia non esprimono mai in se stessi (tanto meno per la loro forma strutturale) la coscienza rivoluzionaria.

Essi esprimono le esigenze dell’azione proletaria, mentre la coscienza è rappresentata solo dall’organo specifico partito. Esprimendo esigenze immediate della classe operaia questi organismi non possono che esprimere il grado di coscienza che deriva loro dall’azione stessa: la coscienza della necessità della unione di tutti gli operai per reagire allo schiacciamento capitalistico. Il raccordamento dell’azione proletaria alla finalità generale e storica della rivoluzione non può venire che dal partito.

V

Ne deriva che gli organismi operai immediati possiedono una loro funzione e sono in grado di svolgerla non in quanto esprimono un determinato indirizzo politico ma in quanto sono aperti a tutti gli operai e soltanto ad essi indipendentemente dalle loro convinzioni ideologiche, religiose, politiche. I sindacati economici, per esempio, devono essere in grado di riunire tutti i lavoratori disposti a condurre la lotta per la difesa delle loro condizioni materiali di esistenza contro la pressione capitalistica; gli organismi sovietici devono riunire tutti gli operai che sentono la necessità di organizzare il potere della classe lavoratrice; i consigli di fabbrica sorsero, come ricordano le tesi del II Congresso, in quanto si pose materialmente al proletariato l’esigenza di superare la divisione professionale in ogni singola fabbrica e di controllare la produzione. Negli organismi operai immediati l’elemento di classe si presenta non come un elemento di coscienza, ma come un elemento fisico: organizzazione di elementi provenienti da un’unica classe sociale, i lavoratori salariati. Ma il raccordo fra queste azioni e queste organizzazioni degli operai e la finalità rivoluzionaria è affare del partito politico di classe senza il cui intervento esse continuano a svolgersi nell’ambito dei rapporti borghesi di produzione e del dominio borghese.

VI

Sta in questo la base del materialismo marxista secondo il quale l’azione precede la coscienza, la coscienza è riflessa, ritardata, anticipata solo nel partito di classe che ne è l’unico depositario prima, durante e dopo la rivoluzione. Negli organismi immediati l’azione di classe si svolge in maniera incosciente e questo vale per qualsiasi azione di classe: il proletariato segue il partito nella lotta per la conquista del potere, violenta ed armata, non perché abbia razionalmente conquistate le nozioni di violenza e di dittatura di classe. Le ha conquistate in maniera immediata, istintiva; gli si presentano cioè come una immediata ed inderogabile necessità pratica per difendere le proprie condizioni di vita. Perfino il passaggio dalla lotta di singole fabbriche e categorie per limitati interessi ad una lotta difensiva generalizzata si presenta al proletariato come una necessità pratica, non come un fatto di coscienza razionale. Il partito che questa coscienza possiede in termini generali e teorici spinge l’azione proletaria verso questi obiettivi finali spiegandoli e sollecitandoli come una necessità degli operai stessi per il buon risultato delle loro lotte immediate.

VII

È in base a questa visione che il marxismo giudica il carattere di classe degli organismi operai immediati. Non li valuta dalla ‘coscienza che hanno di se stessi’, ma dalle loro caratteristiche: riuniscono grandi masse di operai, li organizzano senza alcuna preclusione di carattere ideologico o politico, riuniscono solo elementi della classe operaia, sono strutturalmente indipendenti dallo Stato e dai partiti borghesi. Come è interesse del partito e della rivoluzione che le lotte immediate degli operai siano le più vaste ed estese possibili, così è interesse del partito che gli organismi operai siano aperti al maggior numero possibile di proletari. Mentre sosteniamo la necessità della massima chiusura del partito, sosteniamo dunque la necessità della massima apertura degli organismi operai immediati.

VIII

L’organizzazione operaia immediata non può coincidere con l’organizzazione del partito, né il partito ha interesse che questo avvenga neanche in manifestazioni parziali e locali. La conquista all’indirizzo politico del partito di un organismo operaio immediato non significa dunque, mai ed in nessun momento, la sua trasformazione in un organo chiuso accessibile solo a quei proletari che ne condividono l’indirizzo predominante. Questa tesi vale per tutto il corso rivoluzionario ed imposta correttamente il problema del necessario risorgere dei sindacati rossi diretti dal partito. La loro formazione non corrisponde ad una forma sindacale speciale, né tanto meno alla creazione di sindacati di partito o ad organismi nei quali sono ammessi solo quei proletari che condividono determinati principi, bensì ad un grado molto evoluto dello sviluppo della lotta di classe e dell’influenza del partito che perviene a sottomettere al suo indirizzo le associazioni operaie economiche senza che peraltro venga meno il loro carattere e la loro funzione operaia ed economica.

IX

Il carattere immediato, cioè non cosciente, degli organismi operai mentre ne definisce l’assoluta necessità agli effetti dell’azione di classe e dell’attacco rivoluzionario proprio perché il partito non può mai comprendere nelle sue file organizzate la maggioranza della classe operaia, mentre deve portare al combattimento proprio questa maggioranza, stabilisce anche il teorema che gli organismi operai devono essere conquistati dal partito di classe sempre e dovunque o sono conquistabili da un indirizzo politico collaborazionista, borghese e perfino reazionario e controrivoluzionario. Nelle lotte economiche che gli operai ingaggiano e nelle loro organizzazioni si svolge perciò una lotta costante per il loro influenzamento in senso rivoluzionario o in senso conservatore.

È evidente che la prevalenza dell’indirizzo rivoluzionario porta al completamento, all’approfondimento, all’estensione della funzione sindacale di difesa e delle lotte economiche; mentre la prevalenza di indirizzi borghesi e conservativi non può, a lungo andare, che snaturare la stessa funzione difensiva degli organismi operai. Lo stesso influenzamento da parte di indirizzi borghesi è possibile per gli organismi di tipo sovietico.

X

La realtà degli organismi economici immediati degli operai non può di conseguenza essere compresa in chiave formalistica dandosi a definizioni e studi statici della loro struttura e dei loro statuti che sono essi stessi il risultato di questo storico scontro per l’influenza sul movimento operaio economico. Tanto meno, lo abbiamo già detto, può essere dedotta dal loro indirizzo politico. La politica, la prassi, dà struttura e la capacità di assolvere i propri compiti degli organismi economici immediati è comprensibile soltanto ad una lettura dinamica e storica della lotta di classe che vede alla base una necessità oggettiva ed ineliminabile (quella dell’organizzazione degli operai per la difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro) e l’intervento, sulla base di essa, di vari fattori: tendenza del modo di produzione capitalistico, Stato e partiti borghesi, partito comunista ecc. L’intersecarsi di questi vari fattori e della loro azione determina la sorte delle lotte e degli organismi operai, sorte che si riflette nella loro politica e nella loro stessa struttura in un determinato momento.

XI

Nei grandi cicli storici della lotta di classe la dinamica delle forme sindacali ha perciò subito vicissitudini varie che hanno condotto a risultati diversi in ragione dell’azione dei fattori suddetti. Sommariamente, il primo grande slancio proletario (1848-1871) vede la spinta operaia ad organizzarsi sul terreno della difesa economica svolgersi in piena epoca liberistica e parlamentare della borghesia. Le organizzazioni e le lotte operaie sono proibite per legge e questo dà ad esse una caratteristica immediatamente (cioè incoscientemente) rivoluzionaria. Fatto economico e fatto politico si presentano immediatamente collegati nella repressione armata dei moti economici e questo collega con mille fili favorevolmente il partito proletario agli organismi economici. Alla fine del ciclo c’è la repressione armata del proletariato francese, la scissione dell’Internazionale, l’abbandono di essa da parte delle potenti Trade Unions inglesi che preannunciano già una tendenza alla chiusura corporativa ed alla subordinazione ad indirizzi conservatori borghesi. Alla fine del ciclo un risultato è fissato per il proletariato europeo: il movimento economico e l’organizzazione economica degli operai appare ormai ineliminabile. La borghesia non si proporrà più la sua distruzione ma il suo influenzamento ed il suo distacco dal partito politico. Il secondo ciclo (1871-1914) vede crescere ed estendersi il movimento e l’organizzazione operaia sul terreno economico. Il partito proletario interviene attivamente nell’incoraggiare e potenziare le lotte e le organizzazioni economiche. La borghesia tende ad influenzarle con tutte le armi a sua disposizione: contro i sindacati ‘rossi’ cioè influenzati e collegati al partito crea le organizzazioni bianche e gialle. Negli stessi sindacati rossi fa penetrare tramite la destra riformista la tesi della neutralità sindacale; approfittando del periodo espansivo della propria economia tende a concedere tutta una serie di benefici immediati a gruppi del proletariato basando sopra questa realtà la tendenza a sopravvalutare l’azione economica, a volgerla sui binari della pacifica e giuridica trattativa, a separarla dall’azione politica contro lo Stato. È l’epoca in cui nel partito proletario, l’ala rivoluzionaria marxista combatte contro la neutralità dei sindacati, contro il loro tentativo di imporsi, insieme con il gruppo parlamentare, allo stesso partito. Il ciclo termina con l’aggiogamento dei sindacati operai al carro della difesa della patria. È la più grande vittoria della classe borghese sulla classe operaia. Il terzo ciclo si apre con la fine della guerra. Il proletariato dà il via ad una potente ondata di lotte ed affluisce nei sindacati esistenti cercando di strapparli dalle mani dei dirigenti opportunisti. In ogni paese immenso aumento degli iscritti ai sindacati, mentre le stesse necessità della lotta creano nuovi organismi economici (Consigli di fabbrica ecc.). Viene spezzata dallo slancio proletario la pratica legalitaria della burocrazia sindacale, viene imposta l’eliminazione di tutte le clausole restrittive nel campo organizzativo che impedivano l’accesso ai peggio pagati ecc. I sindacati che, durante la guerra, si erano completamente asserviti alle rispettive borghesie ed erano divenuti strumenti dello sforzo bellico ora, sotto la spinta delle masse in lotta, divengono rapidamente organismi di battaglia di classe. La situazione economica e l’influenza del partito rivoluzionario convergono nell’elevare le lotte economiche a lotte politiche per la conquista del potere e man mano che la lotta si radicalizza una parte sempre maggiore degli organismi sindacali passa sotto l’influenza dell’indirizzo rivoluzionario. Si creano due centri internazionali del movimento sindacale: Mosca contro Amsterdam. La parola d’ordine dell’Internazionale comunista e dell’Internazionale dei sindacati rossi è ‘Conquista dei sindacati!’. Viene combattuta la parola d’ordine di falsa sinistra: ‘Distruzione dei sindacati! Loro sostituzione con Unioni operaie rivoluzionarie!’. È l’epoca del fronte unico sindacale: il partito «costruisce nei sindacati il sicuro congegno della sua influenza sulla classe». È l’epoca in cui il partito combatte contro le tendenze kapedeiste, per l’apertura degli organismi economici ad ogni e qualsiasi operaio e contro la loro chiusura su basi ideologiche. Al 1926 il ciclo è chiuso con la più colossale sconfitta che il movimento proletario abbia mai subito nella sua storia. Si apre il ciclo che potremmo chiamare della controrivoluzione, tuttora in atto. Già nel ciclo precedente si sono delineati metodi e concezioni che si esplicheranno pienamente nell’epoca attuale: la tendenza a chiudere le organizzazioni sindacali all’influenza del partito ed ai proletari peggio pagati, cioè alle restrizioni organizzative, la tendenza a portare i sindacati nell’ambito nazionale sottomettendoli ad una politica di ricostruzione dell’economia nazionale. Contro questa politica degli opportunisti il partito ha fatto, per esempio in Italia nel 1922, appello alla ‘difesa dei sindacati rossi tradizionali’. A fianco di questa tendenza c’è stata la distruzione fisica dei sindacati in Italia ed in Germania e l’inquadramento del proletariato in organismi coattivi strettamente dipendenti dall’apparato statale. Il ciclo della controrivoluzione si apre su di un riflusso della lotta operaia non solo sul terreno rivoluzionario, ma sullo stesso terreno economico. Per la prima volta nella storia la borghesia dopo il 1926 è completamente libera nell’influenzamento del movimento sindacale operaio. Ma il capitalismo stesso si svolge nel senso dell’accentramento economico monopolistico e dell’interventismo statale, in tutti i paesi sia ‘democratici’ che fascisti. Lo Stato diventa il vero protagonista dello svolgimento capitalistico e tende al controllo non solo dell’economia, ma dello stesso movimento sindacale il quale, da parte sua, in mancanza di una qualsiasi influenza rivoluzionaria tende a sottomettersi allo Stato, ad essere giuridicamente riconosciuto ecc. Questo ‘gran fatto nuovo dell’epoca contemporanea’ è stato riconosciuto dal partito e ‘segna lo svolgimento sindacale in tutti i paesi’. La prima caratteristica di questo svolgimento è stata la sparizione storica della differenziazione fra sindacati bianchi, gialli e rossi: a questa è subentrata la monosindacalità, cioè l’esistenza di un’unica centrale sindacale in tutti i paesi, strettamente infeudata ad una politica legalitaria e di difesa degli ‘interessi nazionali’. È interessante, a questo proposito, la trasformazione su basi non confessionali degli ex sindacati cristiani, ad indicare che il metodo usato dalla borghesia per influenzare il movimento operaio nel periodo ‘pacifico’ contrapponendo ai sindacati rossi sindacati ‘scissionisti’ bianchi e gialli ha fatto il suo tempo subentrandovi il diretto collegamento fra sindacati e Stato. La scissione sindacale del 1949 in Italia ed in Francia si spiega così non come un ritorno alla vecchia differenziazione sindacale, ma come un coefficiente di politica estera da una parte e di indebolimento e disorientamento del proletariato dall’altra. Non centrali bianche e gialle opposte ad una centrale tricolore, ma tre centrali tricolori con le stesse caratteristiche e la stessa politica. Il risultato di questo ciclo è stato l’affermarsi del sindacato tricolore.

XII

È importante comprendere che si è trattato e si tratta di un risultato dello scontro di forze storiche nettamente sfavorevole alla classe proletaria ed al partito rivoluzionario e non di una nuova forma o di una nuova ricetta che il capitalismo avrebbe inventato. Il sindacalismo tricolore, cioè la sottomissione della politica sindacale alle sorti dell’economia nazionale, i mille legami che collegano i sindacati attuali al padronato e allo Stato, la loro prassi opposta all’uso dei metodi della lotta diretta e contraria alle stesse rivendicazioni economiche nella misura in cui esse urtano contro le esigenze della conservazione sociale e politica non sono altro che il risultato di un ciclo storico che ha visto il proletariato come classe rivoluzionaria completamente assente dalla scena storica e che ha permesso perciò al capitalismo di svolgersi ‘liberamente’ secondo le sue esigenze e le sue leggi con la complicità del monopolio opportunista sulla classe operaia. In questo senso il sindacalismo tricolore è, per quanto strano possa sembrare, il modo in cui il proletariato d’Europa, sconfitto fisicamente e moralmente in una lunga e generale battaglia in cui aveva tentato l’assalto al potere borghese, privato del suo partito di classe dalla controrivoluzione staliniana, corrotto dalle briciole dei profitti realizzati dalla borghesia europea ed americana nello sfruttamento del resto del mondo ed infine in presenza di uno sviluppo che tende alla concentrazione ed al monopolio statale di tutta la vita sociale ed economica, si è organizzato per condurre le sue lotte economiche. Per questo il partito non ha mai preconizzato l’uscita dai sindacati esistenti od il loro boicottaggio purché mantenessero il carattere di adesione libera e permettessero di fatto il lavoro dei comunisti al loro interno.

Perché l’esistenza di questi sindacati esprime uno stato reale della classe operaia da cui essa uscirà soltanto attraverso la ripresa delle lotte economiche conseguente ad una crisi capitalistica che farà perdere ai proletari europei le loro riserve, i loro privilegi di aristocrazie.

XIII

Nel riproporsi di un ciclo critico mondiale dell’economia capitalistica, il partito ha previsto l’immancabile ripresa di azione sindacale delle masse contrapponendosi frontalmente a tutte le previsioni aberranti ed antimarxiste che vorrebbero superata l’azione e l’organizzazione sindacale, cioè la lotta e l’organizzazione dei proletari sul terreno economico. Sarà ingaggiata di nuovo la lotta fra le esigenze immediate degli operai e quegli organismi sindacali che sono il prodotto del ciclo controrivoluzionario. Da questa lotta rinasceranno gli organismi economici di classe, i sindacati di classe. Varie potranno essere le forme che questi organismi assumeranno, ma unica la caratteristica e la funzione: saranno organismi operai aperti ed organismi economici.

XIV

In questo processo di ricostituzione dei sindacati di classe vanno tenuti presenti diversi fattori. In primo luogo la corretta argomentazione di Trotski (‘I sindacati nell’epoca imperialistica’) secondo la quale le distanze fra lotta economica e lotta politica nell’epoca dell’imperialismo avanzato risultano accorciate. Questo significa non che gli organismi economici di classe risorgeranno solo sotto l’impulso del partito ritornato per chissà quale miracolo ad essere una forza operante, né tanto meno che saranno organismi di partito o a base ideologica. La nostra prospettiva è opposta e afferma che solo dalla rinascita della rete associativa economica di classe il partito trarrà gli elementi del suo rafforzamento in modo autonomo. Inoltre la nostra prospettiva descrive un corso complesso di lotta che dovrà dare al partito l’influenza su questi nuovi organismi, i quali perciò potranno (ed in una certa misura dovranno) essere all’inizio influenzati da tendenze non rivoluzionarie preponderanti sulla nostra.

La tesi di Trotski e nostra è che questi organismi avranno un ciclo di vita ‘autonoma’ estremamente più breve di quella che potevano avere nell’epoca progressiva del capitalismo: dopodiché o ricadranno sotto l’egida dello Stato borghese o cadranno sotto l’influenza dell’indirizzo rivoluzionario. Questa prospettiva è coerente al ruolo preponderante assunto dallo Stato non solo come organo politico, ma anche come gestore dell’economia; ne deriva l’urto ravvicinato delle lotte economiche proletarie contro l’apparato statale e perciò la loro rapida trasformazione in lotte politiche.

La questione dell’indirizzo politico che deve influenzare gli organismi economici e della conquista di questi da parte del partito diventerà perciò più immediata e pressante, perché costituirà la garanzia del loro permanere su basi classiste anche solo nell’azione economica.

XV

Gli organismi economici di classe risorgeranno dalla ripresa della lotta di classe la quale urterà contro lo Stato da una parte e contro l’opportunismo tricolore dall’altra. Perciò il partito non surroga questo processo proponendosi esso la fondazione di sindacati i quali per esistere hanno bisogno del concorso di masse estese di proletari. Ciò non toglie che il partito indichi alla classe questa inderogabile necessità e ne favorisca con tutte le sue forze la realizzazione. Nella misura in cui riesce a parlare agli operai esso indica loro la necessità di organizzarsi sul terreno sindacale economico contro la politica sindacale ufficiale in vista del risorgere dei sindacati di classe. Alle lotte anche episodiche, agli episodi di insubordinazione alla politica sindacale ufficiale, agli scoppi di azioni economiche ‘selvagge’ anche limitate ad una fabbrica o ad un gruppo ristretto di proletari il partito deve indicare la necessità che gli sforzi anche di pochi operai non si disperdano e si esauriscano nei limiti dell’azione contingente ma si rivolgano all’organizzazione di una opposizione sindacale la quale in mille modi potrà favorire il risorgere in svolti favorevoli di lotte ampie e generali di organismi economici di classe. In questa previsione ed in questa azione il partito, a differenza di tutti gli altri raggruppamenti proporrà una opposizione globale alla politica opportunistica riconoscendo che questa in cinquanta anni è pervenuta non solo a subordinare gli interessi del proletariato allo Stato borghese, ma anche ad uno snaturamento dei metodi della lotta di classe e ad una deformazione della stessa organizzazione del sindacato. In contrapposizione a tutti gli altri raggruppamenti politici che tendono ad indirizzare gli sforzi dei pochi operai che sono disposti a combattere contro la politica tricolore verso forme spurie e popolari di organizzazione da una parte, verso forme intermedie fra partito e sindacato dall’altra, chiudendo perciò in limiti ideologici e politici i primi gruppi operai, il partito rivendicherà che l’opposizione deve svolgersi sul terreno economico sindacale e che gli organismi operai eventualmente sorti devono essere non chiusi su presunti programmi politici, ma aperti a tutti i lavoratori indipendentemente dalle loro convinzioni politiche su di una piattaforma di difesa delle condizioni economiche. Il partito rivendicherà perciò la costituzione contro la politica dei tricolori di organismi che comprendano solo operai ed ai quali gli stessi possano aderire senza nessuna preclusione. Il partito, nella giusta comprensione materialistica del processo rivoluzionario, sarà perciò come nel I dopoguerra il garante della apertura indiscriminata degli organismi operai economici cosa che gli permetterà nella pratica di essere il difensore più accanito, oggi come allora, della «chiusura» assoluta del partito.