Minneapolis: corpi paramilitari a caccia di migranti
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Il declino economico dell’imperialismo americano sospinge i vari governi repubblicani e democratici che si alternano, al ricorso della forza militare per mantenere il predominio sui mercati internazionali che la concorrenza mercantile non è più in grado di assicurare. Ormai su molti fronti il bellicismo americano mantiene accesa la miccia dell’intervento militare che innescherà, fra non molto, un conflitto ben più esteso.
Sul fronte interno, nonostante la politica protezionistica intrapresa dal governo, l’economia statunitense volge verso una crisi sempre più profonda per questo si impone la necessità del controllo sociale sempre più stretto, abbandonando i metodi più garantisti e adottando quelli della repressione diretta. Gli Sati Uniti, nazione che ha tratto origine e sviluppo dall’emigrazione, sempre più si adoperano per la chiusura e i respingimenti alle frontiere, ma anche alla espulsione dei migranti che si trovano sul territorio. Si tratta certo di non privarsi di quella mano d’opera a basso costo, ma di ridimensionarne la presenza in tempi di crisi.
La campagna contro i migranti avrà comunque l’effetto di mantenerli in uno stato di illegalità e precarietà, con il risultato di tenere basso il livello dei salari sul mercato del lavoro, quindi anche dei lavoratori americani. Il terrore scatenato contro i migranti è dunque una minaccia rivolta contro lo stesso proletariato autoctono nell’incipiente crisi economica che potrebbe richiamarlo sul terreno della lotta di classe.
È una operazione su larga scala condotta tramite i corpi paramilitari dell’ICE (Immigration and Customer Enforcement) schierati dal governo federale degli Stati Uniti. Più che le squadracce fasciste reclutate nelle file della piccola borghesia in Italia, essi ricordano le SS, emanazione diretta dello stato nazista, impegnate a diffondere il terrore antiproletario allora, nella Germania di un secolo fa. Oggi l’obbiettivo è lo stesso nell’ America attanagliata dalla crisi economica.
Corpo speciale di polizia, l’ICE è emanazione del DHS, la più grande forza di polizia federale (250.000 dipendenti) istituito più di venti anni fa dopo l’attentato alle torri gemelle di New York, e mantenuto in vita dai vari governi, democratici e repubblicani che si sono susseguiti.
Recentemente, ma già prima dell’avvento dell’amministrazione Trump, l’ICE è stato indirizzato a perseguire gli immigrati (non solo irregolari), arrestarli e avviarli in campi di concentramento in vista del rimpatrio (è la “remigrazione” che anche nella democratica italietta si vuole mettere in atto). Domani sarà deputato alla repressione diretta di tutte le espressioni di lotta del proletariato americano.
Stephen Miller, consigliere della Casa bianca, ha comunicato nel Maggio del 2025, l’obbiettivo di tremila arresti al giorno. Aumentato a dismisura il reclutamento (oggi conta 20.000 dipendenti) e il budget dell’ICE (otto miliardi di dollari l’anno). L’ICE ha scatenato, la caccia all’immigrato nelle varie città di America, con incursioni nei posti di lavoro e nelle abitazioni dei quartieri popolari, con arresti e deportazioni di intere famiglie.
Come in altre città, a Minneapolis le forze federali dell’ICE, hanno operato una vera occupazione del territorio, mostrando, incappucciati e armati fino ai denti, il volto feroce del regime, perseguitando e uccidendo a sangue freddo chi osava opporsi o semplicemente documentare la loro azione.
Coinvolta la piccola borghesia, che certamente teme la mancanza della mano d’opera a basso costo offerta dall’emigrazione, imponenti manifestazioni contro l’ICE hanno avuto luogo a Minneapolis e altre città degli Stati Uniti. Anche lavoratori individualmente sono stati partecipi a queste proteste, ma la classe di per sé non si è mossa, scendendo autonomamente in lotta, in risposta al terrore praticato contro i migranti che rappresentano il suo reparto più fragile. Fino a che essa non ritroverà la strada della sua riorganizzazione come classe, non potrà che subire e soccombere sotto i colpi inferti dallo stato del Capitale.