Internationale Kommunistische Partei

In Russia rivolta proletaria e governo borghese

Kategorien: Russian Revolution

È giunta a noi appena la debolissima eco degli avvenimenti russi: comunicati ufficiali e non altro, ma per esperienza sappiamo quanto pericoloso sia udire una sola campana e precisamente la campana avversa. Ciò nonostante abbiamo rilevato delle multiformi notizie pervenuteci le discordanze, le contraddizioni, le inverosimiglianze. Ecco perché noi vediamo nello svolgersi fulmineo della demolizione di un governo e nell’altrettanto rapida ricostruzione di un altro, tutta una crisi generale che ha dato luogo all’affermazione malcerta di quelle idee che da tempo in Russia trovavano gli assertori e gli apostoli, i perseguitati e i martiri.

Quando l’ora del tempo e la dolce stagione ci consentiranno di valutare il valore vero e le conseguenze immancabili di questo grande fatto della storia e della politica, allora certamente potremo dimostrare che esso è stato una solenne e forse decisiva affermazione proletaria. Intanto, ecco in un bellissimo articolo il giudizio dell’“Avanti!”:

“La borghesia imperialista pare soddisfatta. È uscita come fuori da un grande incubo che l’aveva tenuta angosciata per qualche giorno. La rivoluzione russa é stata abilmente vinta. Meglio che la reazione sanguinosa ha potuto su di lei l’insidiosa opera “liberale”. La bandiera rossa, che ha sventolato per qualche giorno sui conquistati pubblici palazzi di Pietroburgo e di Mosca, é stata ammainata. Al pallido sole della appena incipiente primavera sventola il vessillo della patria. I proletari ribelli sono rientrati nei loro quartieri miserabili, soddisfatti di qualche giorno di eccitamento e di sfogo. Avranno pane… fino a tanto che ne avranno. Saranno liberi. Potranno scioperare. Glielo ha permesso la borghesia liberale, che per le sue industrie, per i suoi traffici, per i suoi commerci, deve continuare la guerra fino in fondo. Gliene è garanzia Kerenski – l’ex socialista, molto ex!, che fino a ieri votò contro i crediti di guerra ed oggi è salito a sedere nelle cose della giustizia russa. Non sappiamo se dopo che egli non sarà più resteranno sempre quelle libertà, delle quali oggi è il vessillifero. Non sappiamo soprattutto se gli scioperi, che la borghesia liberale permette e tutela oggi, in periodo di rivolta trionfante, saranno anche bene accetti domani, quando sbarazzatisi dei freni e delle pastoie del feudalesimo reazionario – i padroni liberali, proprietari delle fabbriche e degli stabilimenti industriali, saranno soli di fronte ai proletari.

“Si aprono le porte delle prigioni. Tornano gli esuli dalla Siberia. Fra essi vi sono molti – sono folla – di coloro che avversarono la guerra e la avversano tuttora. Sono i socialisti che rimasero col popolo contro lo czar, contro la borghesia liberale, contro la guerra. Sono quelli dalle cui file partì prima la scintilla che incendiò il vasto incendio rivoluzionario. Tornano e veggono che la loro opera – non è cosa nuova nella storia – é sfruttata da altri. Essi avevano dato col loro esilio, colla loro sofferenza, col loro sangue il movimento alla ruota rivoluzionaria. I liberali hanno innestato su quel movimento proletario, su quella azione di folla – scesa in piazza, in un impeto di violenta protesta, a significare ancora una volta la sua decisa opposizione a tutto il sistema che la opprime – la loro azione di élite. Facevano, i liberali, la guerra per le proprie industrie, per il proprio sviluppo economico, per la propria indipendenza commerciale, insieme alla classe dominante, colla reazione, collo czar. La folla è insorta? Ha fatto le sue barricate? Ottimamente. Il liberalismo non si smarrisce per questo, abbandona lo czar e va colla folla. La reazione avrebbe tentato di sbarrare il corso al torrente impetuoso e sarebbe stata travolta… Il liberalismo indaga, argina il torrente, lo incanala verso i suoi scopi, lo trasforma in energia utile alle proprie finalità.

“La borghesia russa é stata abilissima. Ha imparato meravigliosamente dalla storia che é vano opporsi colla violenza al fatale andare delle cose, che meglio vale vincere il puledro in corsa piuttosto che trattenerlo di botto. Così lo czar se ne va. Lei resta. E la rivoluzione proletaria é stroncata, la bandiera rossa ritorna negli umili ritrovi dei poveri cospiratori, dei sognatori modesti della rigenerazione totale, e sui palazzi già ieri conquistati dalla folla sventola ancora la bandiera imperiale. Uno sbrendolo di costituzione politica è il risultato dello sforzo”.

Così, per ora, il popolo russo é già pacificato. Ma questa dimostrazione di forza darà i suoi insegnamenti. E ancora più ammaestrerà la lezione delle cose dopo la guerra… La nostra situazione si va delineando. Il proletariato russo ha parlato, e riparlerà… Il proletariato russo insegni.