Διεθνές Κομμουνιστικό Κόμμα

Prometeo (II) 144

Può una nuova prospettiva aprirsi per gli avvenimenti spagnoli ?

È noto che, sulla base delle esperienze precedenti italiana, tedesca ed austriaca, la nostra frazione aveva considerato che, in Ispagna, si assisteva ad un corso di situazioni che si sarebbe chiuso con la vittoria, ad una scadenza assai rapida, delle armate reazionarie di Franco. Il ruolo del Fronte Popolare [vi] sarebbe stato lo stesso di quello che ebbero i socialisti in Italia, i socialcentristi in Germania, cioè di preparare le condizioni migliori al trionfo della reazione. Non che il Fronte Popolare, integrandosi successivamente dell’appoggio del POUM e degli anarchici, abbia considerato le nostre prospettive. Al contrario gli ultimi avvenimenti confermano pienamente le posizioni che avevamo emesso non solamente per la natura stessa degli avvenimenti, ma altresì per quanto concerne il ruolo che vi hanno giocato le differenti organizzazioni che, direttamente o indirettamente,  erano collegate al Fronte Popolare. Ma laddove sembra aprirsi una variante nuova degli avvenimenti, in una direzione che conferma luminosamente la posizione generale che abbiamo difeso e respinge vigorosamente le posizioni opposte che sono state difese dai cosiddetti comunisti di sinistra, non esclusi quelli che facevano parte della ex minoranza della nostra frazione. Il Fronte Popolare, il POUM, gli anarchici, si rivelarono essere delle forze di primissimo ordine nell’opera dell’accerchiamento delle masse proletarie e l’ipotesi non può essere esclusa che, alla vittoria totale delle armate di Franco, faccia posto l’altra di un compromesso fra il governo di Burgos e quello di Valenza, dopo le opportune modificazioni ministeriali che potranno facilitare questo accordo. Gli avvenimenti più recenti sono la caduta di Malaga e la crisi del governo della Generalidad di Barcellona. Le rivelazioni del governatore di Almeria hanno permesso di comprendere in quali circostanze si è verificata la caduta di Malaga. Non sappiamo fino a quale punto le pubblicazioni della Solidaridad Obrera siano conformi alla realtà e se cioè il colonnello Villalba, delegato dal governo di Valenza alla difesa della città, fosse in diretto collegamento con le armate di Franco, ma quello che è certo è che le condizioni in cui si è svolta l’evacuazione della città e la ritirata delle milizie, provano nettamente che l’esercito di Franco non poteva trovare di fronte ad esso circostanze migliori per poter operare il massacro dei proletari.

Le conseguenze della caduta di Malaga sono state, da un canto, la polemica degli anarchici per la ricerca delle responsabilità individuali del disastro, da un altro canto una campagna che ha compreso tutti gli organi dei partiti di governo ad esclusione della Batalla (perché il POUM è stato escluso dal governo della Generalidad, altrimenti anch’essa sarebbe stata parte importante del concerto, come lo proveremo in seguito), contro i pericoli del “settarismo”, l’inutilità delle discussioni intestine, e la necessità di costituire un blocco di ferro per vincere la guerra. È sopravvenuta la disfatta italiana sul Guadajara e ne è risultato che le formazioni di destra del Fronte Popolare hanno stimato che il momento era venuto per sferrare un colpo diretto contro le masse. È in questo ambiente politico che scoppia la crisi del governo di Barcellona. Da che cosa è stata essa determinata? Forse da un disaccordo fra C.N.T. e P.S.U.C. su certe misure reazionarie decretate dal governo della Generalidad? Nemmeno per sogno: la crisi ministeriale si è manifestata bene appresso che il decreto sulla riorganizzazione dei Servizi di Ordine Pubblico era stato approvato. È unicamente quando si è visto che la masse operaie non restavano inerti di fronte alla ricostituzione degli organi di polizia sulla stessa base di quella che esisteva prima del 19 luglio, che la crisi ministeriale è scoppiata. E come si è risolta questa crisi? Sulla base del mantenimento delle decisioni prese dal precedente ministero, la C.N.T. si è limitata a registrare qualche modificazione nel personale, nella attribuzione dei differenti ministeri.

Nel corso della crisi, sono apparsi ad un tempo, i motivi fondamentali dell’accordo, come quelli accessori del disaccordo. Tutte le formazioni politiche, dall’estrema destra del Fronte Popolare, all’estrema sinistra del POUM, sono d’accordo nell’affermare che il dovere immediato dell’ora è di vincere la guerra. I social-centristi del P.S.U.C. ritengono che, per ottenere questo risultato, occorre una disciplina di ferro e propongono a questo scopo, attraverso il ministro Comorera, il “piano della vittoria”. Gli anarchici ed il POUM affermano che la via migliore per ottenere questa vittoria è quella di estendere le “conquiste della rivoluzione”. Sarebbe spassoso, se non fosse crudelmente tragico, di esaminare attentamente quanto scrive la Batalla, la quale sostiene, ad ogni istante, di essere di un’ortodossia marxista assoluta. In un recente comizio l’ex ministro della giustizia, il señor Nin, ha detto che prima di tutto occorre stabilire a quale classe appartiene il potere e che da questa affermazione centrale dipendono ineluttabilmente tutte le soluzioni conseguenti. Ma, e di grazia, se il governo di Barcellona è il governo di uno Stato capitalista, allora come si può qualificare di guerra in cui il proletariato può difendere i suoi interessi, una guerra che è diretta da questo Stato capitalista? Giacché è fandonia affermare che, poiché le milizie sono sul fronte, la sorte delle operazioni militari dipende da loro. Come in tutte le guerre, altresì in quella spagnola, l’andamento e lo sviluppo delle battaglie dipende dallo stato maggiore che è un annesso dello Stato capitalista.

Il Comitato Centrale del POUM ha stabilito i tredici punti del suo programma attuale e, fra i molti punti di riforma dello Stato capitalista attuale di Barcellona, ne presenta uno per l’”offensiva immediata in Aragona”, senza dubbio per prendere il contropiede del P.S.U.C. che, basandosi sulla disfatta italiana sul Gaudalajara ha ritenuto che il momento era arrivato per scatenare un’offensiva frontale contro il proletariato di Barcellona e da questo scopo parlava della “criminale inattività del fronte di Aragona”.

La Solidaridad Obrera, nel suo numero del 4 aprile, ha esposto il programma degli anarchici e quivi ancora noi vi troviamo molte rivendicazioni tendenti alla riforma dello Stato capitalista catalano, tutte improntate tuttavia al criterio della necessità di allestire le migliori condizioni per vincere la guerra.

Tanto il POUM, quanto la C.N.T., mantengono fermamente la loro posizione sulla necessità di penetrare nel meccanismo dello Stato al fine di preservare i suoi caratteri evidentemente … proletari. La Batalla dell’8 aprile pubblica una risoluzione del “Comitato dei Gruppi di Investigazione e Pattuglie di Controllo del POUM” dove, essa comunica che all’epoca della sua entrata nel governo di Barcellona, alla prima riunione del Dipartimento di Investigazione (emanazione del Comitato Centrale delle Milizie), le organizzazioni lasciarono sussistere gli antichi corpi di polizia accanto alle nuove formazioni sorte dopo il 19 luglio. Per facilitare l’opera di accalappiamento delle masse nel seno dello Stato capitalista, la borghesia aveva bisogno di un governo di estrema sinistra, ed i marxisti (?) del POUM furono al loro degno posto di tradimento. Le masse avrebbero potuto combattere per la distruzione di uno dei gangli dello Stato capitalista; per evitare questo, la borghesia aveva bisogno di un ministero che desse l’impressione alle masse che si andava verso la rivoluzione ed il POUM ha risposto immediatamente “presente”. Ancora oggi, il POUM proclama “assurda” la posizione che sostiene la necessità di rompere con tutti gli organismi statali, per la costituzione di organi autonomi non mescolati con quelli della polizia statale. E gli argomenti della lotta contro l’”infantilismo” sono sfoderati nuovamente da questi difensori del marxismo alla salsa poumista.

Per dare un’idea della situazione reale in Spagna, vogliamo citare un passaggio dell’organo anarchico di Madrid, il “Frente Libertario” n. 134, dove, a proposito dell’assassinio di contadini nelle zone repubblicane, si legge: “E pensare che tali fatti possono arrivare a nove mesi di distanza dal 19 luglio, in piena guerra di indipendenza, mentre noi lottiamo per la rivoluzione sociale. E tuttavia essi succedono. Succede la stessa cosa che nel biennio nero, nella repubblica di Aprile e negli anni vergognosi della dittatura di Primo de Rivera”. Aggiungeremo che, senza dubbio per frenare le arcigiustificate rappresaglie dei lavoratori, il ministro anarchico della Giustizia del governo di Valenza, ha reso pubblico un comunicato in cui si afferma solennemente che l’amministrazione della giustizia spetta unicamente agli organi legali dello Stato e che egli, il ministro, non fallirà alla sua mansione di colpire rigorosamente i responsabili. I proletari italiani ricorderanno la tragica esperienza di queste comunicazioni ufficiali che preparavano nuovi attacchi fascisti e la repressione spietata di ogni resistenza proletaria.

Per terminare diremo che il governo basco ha sequestrato tipografia e giornale della C.N.T. ed ha arrestato redattori del giornale e membri del comitato regionale della C.N.T.. Malgrado questo la collaborazione continua a Barcellona con un governo legato a quello di Bilbao dal patto di vincere la guerra a tutti i costi.

La crisi ministeriale di Barcellona che si è risolta sulla base del mantenimento delle misure reazionarie reclamate dal P.S.U.C., sotto il pretesto di mantenere la piccola borghesia al seguito del proletariato, la persistenza di questa collaborazione malgrado gli avvenimenti di Madrid e di Bilbao, fanno supporre che la C.N.T. farà come il POUM: essa resterà al governo per tutto il tempo in cui il capitalismo avrà bisogno di essa, per fare passare senza gravi incidenti i colpi che saranno assestati al proletariato. Nel momento successivo, quando si tratterà di passare ad un attacco di più grande stile, la C.N.T. sarà licenziata dal governo ed il potere sarà passato alle formazioni della destra del Fronte Popolare.

Questo corso delle situazioni incita a sollevare l’ipotesi che noi assisteremo ad una certa stabilizzazione dal punto di vista militare, mentre nelle due zone si prosegue l’opera della distruzione delle energie proletarie. Ad un certo momento non è escluso che, sulla base di quanto avvenne a San Sebastiano, si passerà ad un compromesso, per facilitare il quale si provocheranno le opportune crisi ministeriali: il governo di Valenza e quello di Barcellona hanno preso tutte le loro precauzioni del caso per assicurarsi una vita di rifugiato politico del tipo di quella che mena il Negus d’Abissinia.

Dalla parte sua, il capitalismo internazionale metterebbe a profitto questo periodo di tempo per fare avanzare la sua azione contro il proletariato di tutti i paesi e se, come non è escluso, l’incendio rivoluzionario dovesse scoppiare in altri Stati, la borghesia si appoggerebbe sulla resistenza che oppone il Fronte Popolare in Spagna, per accreditare questa formazione nemica fra le masse insorte per la lotta rivoluzionaria.

Solamente queste prospettive capitaliste sono destinate ad urtarsi contro una realtà di ferro: i dieci mesi degli avvenimenti spagnoli sono un insegnamento supplementare che fermenta nei cervelli dei proletari i quali sentono e sanno che non vi è che una via di salvezza per la loro classe: quella di dirigersi verso la distruzione del meccanismo specifico della dominazione capitalista, dello Stato, la via che respinge vigorosamente ogni tentativo di compromissione giacché da questa non può sorgere che il massacro delle vite del proletariato e l’annientamento delle sue istituzioni.

Primo maggio 1937

Proletari!

E’ sotto il segno dell’Unione Sacra che si sono svolte le manifestazioni del Primo Maggio 1936.

E’ in una atmosfera di guerra imperialista in tutti i paesi, che gli avvenimenti si sono in seguito sviluppati: L’impresa brigantesca dell’imperialismo italiano in Abissinia ha rappresentato il primo anello di una catena immensa che – traverso le migliaia di proletari assassinati in Ispagna – avvince ormai il corpo del proletariato internazionale.

Come nel 1914, il capitalismo è riuscito ancora una volta nella sua crudele mistificazione. E’ scoccata l’ora in cui i contrasti insolubili della società capitalista appaiono nella forma estrema dell’intervento delle armi e la storia non potrà rinfoderar  le sue armi che il giorno in cui la distruzione del sistema infame del capitalismo permetterà di distruggere per sempre questi istrumenti di morte, ma la sola forza capace di abbattere il regime borghese, il proletariato, non può condurre questa battaglia che alla condizione di esprimere dal suo seno l’organo che solo può condurlo alla vittoria, l’alveo da cui solo può sorgere la società comunista di domani: il partito di classe.

L’assenza del partito di classe è la manifestazione crudele dell’incapacità del proletariato mondiale a realizzar la sua vittoria rivoluzionaria e la rivelazione del destino sanguinoso che gli è riserbato: carne da cannone nel massacro della guerra imperialista.

Come nel 1914, sotto le forme nuove reclamate dalle condizioni attuali, il capitalismo ha profittato del vostro odio contro le forme le più macabre della sua dominazione, per chiamarvi alla lotta, sotto la sua direzione, per preservarvi dal più grande disastro. Ma in realtà ciò che era minacciato di disastro era il regime capitalista tutto, ed in tutti i paesi; la sola via di scampo che restava alla borghesia era di farvi credere che la sua propria battaglia fosse la vostra, che la sua propria salvezza fosse la vostra, che sacrificando le vostre vite avreste lottato pel socialismo, quando all’incontro vi battevate per la salvezza dei vostri nemici. Il terribile agguato! Schiacciare il fascismo non è possibile che schiacciando il capitalismo, affidarsi alla borghesia, tollerarne la direzione, significa gettarsi nel vortice della guerra imperialista; come nel 1918, il proletariato non ritroverà il suo cammino che scatenando la sua guerra civile contro tutti gli stati capitalisti, lo stato sovietico compreso che ha legato il suo destino a quello degli sfruttatori di tutti i paesi. E come i bolscevichi ce lo hanno insegnato,è solo traverso la via delle frazioni che si approntano, da oggi, le basi dell’organismo che solo potrà condurre il proletariato mondiale alla vittoria: l’Internazionale della Rivoluzione Comunista mondiale!

Proletari!

Già all’epoca della guerra italiana in Abissinia, i traditori vi avevano chiamati ad affidar le vostre sorti alla Società delle nazioni, la Società dei Briganti contro cui l’Ottobre 1917 ha rappresentato la sola risposta che il proletariato e gli sfruttati coloniali possano opporre al nemico. La Società delle nazioni ha rappresentato la miglior condizione per preservare il capitalismo italiano dalla crisi che lo minacciava e le sanzioni offrirono il pretesto per presentar «lo straniero» come il responsabile delle difficoltà che sconquassavano la situazione economica del paese. I traditori socialisti e centristi hanno fatto delle vostre manifestazioni del I° Maggio 1936, il complemento della manovra che sviluppava la jena fascista in Italia e in Germania. Nei paesi fascisti lo «straniero» era presentato come il responsabile della gravità della situazione, nei paesi democratici e nell’U.R.S.S. si attribuì al fascismo la responsabilità della gravità della situazione interna ed internazionale, si presentò il fascismo come la minaccia permanente alla pace e fomite di guerra, come il solo pericolo che minacci le libertà operaie. Da una parte e l’altra, negli stati fascisti come in quelli democratici e nel sovietico, la sola soluzione consisteva nella danza infernale della corsa agli armamenti ed è unicamente gettando miliardi nelle industrie di guerra che il capitalismo ha potuto riattivare la sua economia che una crisi mortale ha gettato in un vicolo cieco da cui non potrà uscirne mai più. Le somme gigantesche che in tutti i paesi sono consacrate agli armamenti, rappresentano il vostro lavoro che il capitalismo non è più in grado di investire nella produzione in un mercato che non può più essere esteso e che solo il proletariato potrà, colla sua vittoria, liberarlo dalle prigioni capitaliste. E i prodotti che ne risultano, le armi,  anche quando non sono impiegate nel massacro mondiale, anche se esse verranno distrutte domani, per essere sostituite da altre più perfezionate, rappresentano una colossale distruzione del vostro lavoro, delle masse immense di capitali sorti dallo sviluppo gigantesco della tecnica di produzione. Durante l’anno scorso, e senza che ci sia stata guerra mondiale, le somme spese negli armamenti superano quelle che furono impiegate, a tale scopo, nel corso della guerra 1914-18.

Ma se, nel campo economico, il capitalismo può ancora traverso manipolazioni monetarie ed altre, traverso l’industria degli armamenti, distruggere la forza che rappresenta il lavoro degli operai, nel campo politico e sociale invece, il capitalismo si trova nella necessità di fare ricorso a tutte le risorse di cui dispone. Nel corso dell’ultimo anno si è trovato nella impossibilità di esitare, tutto è stato messo a profitto, tutte le forze che rappresentano unbubbone capitalista sul corpo proletario hanno dovuto essere azionate.

In Francia, in faccia delle masse innumeri che violano, colla occupazione delle fabbriche, la legalità borghese, è il Fronte Popolare che sarà impiegato dal capitalismo per frenar l’attacco delle masse. Agli Stati Uniti, per arrestare un movimento analogo che si dirige verso l’occupazione delle officine,  Roosvelt si affretta a riconoscere le organizzazioni che spazzano via i vecchi sindacati gialli. Nel Belgio è affermando che lo Stato salvaguarderà il diritto di sciopero, che si riesce a fiaccare  l’attacco del giugno 1936. Nelle zone industriali di Spagna, è facendo credere agli operai che lo stato capitalista può socializzare l’economia, che il nemico riesce a spezzar l’attacco rivoluzionario delle masse. Nei paesi a dittatura fascista e centrista, dove la situazione impone al capitalismo di risolvere unicamente coll’assassinio, i lavori forzati, la deportazione, gli isolatori, i problemi sociali che sorgono, la situazione matura le grandi tempeste del domani, che accenderanno l’incendio della rivoluzione mondiale. Le misure spietate di repressione, Mussolini, Hitler, Stalin lo sanno per l’esperienza che fecero i loro predecessori dell’anti-guerra, non sono che espedienti che rivelano al tempo stesso, la più grande maturazione rivoluzionaria nei paesi che ne sono il teatro.

Di fronte a un capitalismo che ha ricorso alle forme estreme della corruzione, della manovra, dell’inganno in taluni paesi, della repressione la più abominevole e sanguinaria in altri, il proletariato erige il suo edifizio, lo innalza sulle fondamenta granitiche dei suoi caduti, di quelli compresi che il capitalismo massacra e crede per sempre sotterrati perché vittime della sua mistificazione.

Esiste opposizione brutale tra gli scioperi di Francia ed il Fronte Popolare; tra il Frente Popular, spalleggiato dall’appoggio degli anarchici, e le battaglie rivoluzionarie della prima settimana degli avvenimenti in Ispagna. Ciò che rivela questa opposizione è che il Fronte Popolare, gli anarchici sono incastrati nello stato nemico; che gli scioperi, le lotte armate degli operai contro i fascisti sono altrettanto attacchi contro lo stato capitalista, l’organo specifico di dominazione della borghesia. Intrufolarsi nel Fronte Popolare sotto il pretesto di fare avanzare la lotta di classe, sarebbe come dire di penetrare nello stato borghese per trasformarlo in organo socialista. E’ unicamente col restare in opposizione costante contro tutte le forme di dominazione capitalistica che si resta sul terreno della lotta del proletariato, che si assestano colpi alla jena fascista che la democrazia e il Fronte Popolare, affiancati dagli anarchici, alimentano dissimulandola sotto le loro bandiere. Il Fronte Popolare, con la sua lotta contro il proletariato francese, toglie così ai proletari d’Italia e di Germania l’unico aiuto che li può sostenere nella lotta feroce contro il fascismo; divien l’ausiliare diretto di Mussolini e di Hitler.

All’internazionalismo capitalistico non può corrispondere che l’internazionalismo del proletariato e, nella situazione attuale che vede una guerra mondiale concentrarsi in Ispagna solamente, come nella guerra mondiale (nel caso in cui la manovra capitalista per la localizzazione della guerra imperialista non riuscisse) è solo nel segno della lotta contro il proprio imperialismo che il proletariato può sviluppare la sua battaglia. Dal momento in cui la lotta è diretta contro il capitalismo, essa assesta i suoi colpi anche contro la forma più spietata della sua dominazione. Se questa lotta è diretta dal nemico, esso non può condurre che allo schiacciamento del proletariato.

Il capitalismo francese crede giunto il momento per imporre la «pausa»: Blum risponde presente, e dopo che le sue forze di polizia hanno mitragliato gli operai, reclama al Consiglio nazionale del Partito Socialista che si adottino misure di esclusione contro gli elementi della sinistra, (schiene di caucciù che non potevano fare altro che piegarsi alle sue intimazioni).

Sanzioni non contro gli assassini, ma contro quelli che avevano osato protestare nel seno del Fronte Popolare e che si sono del resto affrettati a fare atto di contrizione. Ecco il Fronte Popolare!

Proletari!

Niente scoraggiamento! Tutto sembra esser crollato, ma è crollato quanto doveva crollare, perché non vi apparteneva; era un prolungamento della dominazione borghese [tre righe incomprensibili].

Ma ciascuna di esse ha rappresentato una tappa della vostra ascensione verso la vittoria finale. Il loro crollo contiene pure la condizione del rinnovamento e della ricostruzione. Di fronte al capitalismo che si lancia all’utilizzazione disordinata di tutte le sue riserve, sono gruppi ristretti di proletari che operano oggidì per raccogliere i materiali per la rivoluzione. Ma domani masse immense di operai si ergeranno in tutti i paesi e faranno fecondare la semenza che le frazioni della sinistra comunista, penosamente, nell’isolamento, stanno gettando, tra le macerie delle istituzioni che il capitalismo ha potuto lentamente corrompere, per trascinarle infine nella tormenta dei suoi contrasti che ormai precipitano nella guerra imperialista.

E’ nel corso di secoli intieri che si svolge il corso delle rivoluzioni borghesi. Ma il ritmo delle rivoluzioni proletarie è più rapido. Il capitalismo non poteva neppur sognarsi di restare al potere per un lungo periodo, come è stato il caso delle classi che lo hanno preceduto nella funzione di sfruttatrici delle masse lavoratrici. Dal suo apparire, il carattere collettivo dei mezzi di produzione opponendosi irrimediabilmente alla appropriazione privata, apriva la via alla sua sparizione e, dopo la guerra del 1914, i cataclismi sociali si sono susseguiti senza tregua e si sono estesi in tutti i paesi, anche a zone immense di paesi coloniali E’ a passi di gigante che avanza la rivoluzione comunista, perché è a passi di gigante che il capitalismo deve divorare tutte le riserve di cui dispone nel seno del proletariato ed è finalmente a passi di gigante che il proletariato fa la sue esperienze da cui è fecondato il partito di classe, l’organo della sua vittoria e della sua emancipazione.

Proletari!

Gli avvenimenti di Spagna provano luminosamente che nessuna disperazione deve turbare i vostri spiriti. La prima settimana di questi avvenimenti è una indicazione che conferma del resto tutte le lezioni precedenti. In certi momenti dell’evoluzione della società capitalista, il proletariato si lancia nella via rivoluzionaria con una forza che può sembrare istintiva, ma che in realtà non lo è, perché questa forza radica in tutto il passato che ribolle nel cervello degli operai anche se un partito non ne ha lievitato i fermenti. I contrasti capitalisti conducono inevitabilmente allo sbocco di situazioni in cui gli operai imboccano direttamente il cammino della rivoluzione. Alcuna forza al mondi può salvaguardarne il capitalismo perché quest’ultimo porta nelle sue viscere l’inevitabilità della esplosione del domani. Abbiamo perduto mille battaglie, ma ciascuna di esse contiene un elemento supplementare di insegnamenti pel trionfo del comunismo.

L’ora è scoccata di passare alla costituzione del primo nucleo dell’Internazionale della Rivoluzione perché le situazioni economiche e politiche si verificano in tutti i paesi nell’ambito della guerra imperialista.

L’ora è già scoccata in cui, dopo l’entrata dell’ U.R.S.S. nella Società delle nazioni, la sola forma della lotta contro lo stato proletario degenerato è quella dello scatenamento delle lotte di classe in questo paese, alla stessa stregua che in tutti gli altri, fascisti e democratici. L’ora è scoccata in cui di fronte ad organizzazioni sindacali incorporate allo stato capitalista, il proletariato non può rispondere che collo scatenamento delle lotte rivendicative al di fuori e contro le direzioni legate al piano dell’economia di guerra del capitalismo. Il nemico potrà trascinar a suo rimorchio i sindacati attuali. Gli operai, anche se non potranno strapparli al nemico, non esiteranno un istante a fondare i nuovi organismi, quando le situazioni permetteranno la costituzione di possenti organizzazioni unitarie di massa, canalizzate dal partito di classe nella via della rivoluzione comunista.

Proletari!

Si voleva chiamarvi a volgere i vostri sguardi verso l’Esposizione Internazionale di Parigi, dove sono esposte le meraviglie della vostra produzione, ma dove è anche santificato l’edifizio dello sfruttamento capitalista.

Voi vi rifiuterete di prestarvi a tale cinica farsa!

Voi avrete nel vostro spirito un’altra Esposizione, quella che accumula realmente i fondamenti della vostra liberazione, della Rivoluzione Comunista. L’Esposizione che congloba le vostre opere, i vostri martirii quella che esprime le vostre aspirazioni, l’Esposizione che contiene i ricordi dei morti di Chicago, di Fourmies, dei Comunardi di Parigi, dei morti senza fine di tutti i paesi. Quella che è stata recentemente bagnata dal sangue degli operai spagnoli, di Clichy, quella dove si trovano anche le opere vostre ammirevoli, quelle che portano i nomi di Marx, Engels, Lenin, ma che sono prodotto vostro, proletari di tutti i paesi.

Le manifestazioni del I° Maggio sono state accompagnate dalla lotta sanguinosa per la conquista delle 48 ore. Le cataste di cadaveri accumulati dal capitalismo prima di cedere a questa conquista proletaria, vi permettono di sventare la vile manovra del Fronte Popolare che vuole farvi credere che una misura destinata a far fronte alla disoccupazione e che i loro compari fascisti avevano già applicato da anni, possa esser qualificata come la conquista della settimana delle 40 ore.

Proletari!

Fuori dalle manifestazioni d’Unione Sacra!

Fissate i vostri sguardi alle riunioni ristrette dove si adunano i militanti della vostra classe.

Abbasso il capitalismo e le sue tre forme di dominazione: fascista, democratica, centrista!

Al di là e contro le barricate che sezionano il corpo della classe operaia di Spagna e di tutti i paesi, opponete il vostro grido internazionalista per la fraternizzazione degli operai di tutti i paesi e degli sfruttati delle colonie, per la guerra civile, contro las guerra imperialista.

Viva l’internazionalismo proletario!

Viva le frazioni della sinistra comunista!

Viva il primo centro internazionale della Internazionale della Rivoluzione!

Viva la Rivoluzione comunista mondiale

LA FRAZIONE ITALIANA DELLA SINISTRA COMUNISTA INTERNAZIONALE