La situazione spagnuola
La mancanza di particolari elementi indispensabili per una precisa valutazione della situazione, se impedisce una approfondita analisi per stabilire, nel giuoco delle forze sociali, delle giuste prospettive, non costituisce però un’impossibilità assoluta per delle previsioni che, dagli avvenimenti succedutesi, trovano materia sufficiente di esame delle varie fasi di sviluppo del movimento. Ed un esame di questo genere è della massima importanza per il proletariato spagnolo ed internazionale nel periodo in cui, lungi dall’essere spento il focolaio della lotta, una nuova scintilla può sprigionarsi alla più breve scadenza.
Se i bollettini del centrismo, pubblicando i soliti comunicati giustificativi, credono di trincerare dietro la muraglia di argilla della ignoranza di dettagli le proprie deficienze e le conseguenti responsabilità, accomodino pure la loro politica opportunista ma non s’illudano di distogliere l’attenzione degli operai con l’impostura e l’inganno.
La soluzione della profonda crisi del regime in Spagna non sta, come non è stata e non sarà, nella politica concentrazionista demo-repubblicana del ceto medio e piccolo-borghese tanto è vero che dai differenti commenti, dalle dichiarazioni degli esponenti di questa politica e dagli stessi comunicati ufficiali del governo Berenguer emerge lampante il fatto che unicamente per il disorientamento delle masse lavoratrici l’ordine borghese ha potuto ancora una volta aver ragione del movimento.
Gli allettamenti liberaloidi delle prossime elezioni con il pieno rispetto delle leggi costituzionali non significano se non la comprensione della classe dominante del pericolo di lasciare in uno stato di effervescenza il ceto medio nello svolgersi del processo di maturazione dei fattori radicali della lotta rivoluzionaria.
Le sintomatiche affermazioni dell’aviatore Franco, dopo lo scacco di Madrid, rivelano inconfutabile la realtà marxista sulla principale funzione del proletariato nel movimento insurrezionale. Il popolo non ci ha seguito ha detto l’asso dell’aviazione spagnola. Ma se questo popolo si fosse mosso, ben orientato, può star tranquillo il comandante ed i suoi amici politici che non sarebbe di certo rimasto in coda ma avrebbe proseguito in avanti la sua marcia travolgente tutte le forme della politica di sfruttamento.
Al proletariato spagnolo non manca che il suo partito di classe, la sua avanguardia cosciente, la propria guida.
Lo spirito sindacalista privo del fine direttivo della lotta rivoluzionaria è un ostacolo evidente allo sviluppo del movimento che pure in Ispagna non manca di preziosa energia e di meravigliose spinte. Questo dimostrano gli avvenimenti verificatesi finora con rinnovata e più schiacciante smentita all’idealismo anarco-sindacalista e con severo ammonimento all’avanguardia classista per la sua deficienza organizzativa e impreparazione ideologica.
Se è vero che il partito comunista spagnolo non è abbastanza forte, numericamente, questo non giustifica affatto la sua completa assenza, come fattore influente nel gioco delle forze in moto, e, non attenua di un solo grammo la responsabilità dell’opportunismo centrista che ha falcidiato i partiti svuotandoli dell’ideologia classista.
Prima e durante i sei anni di dittatura Deriveriana lo stato quasi federativo, slegato, del partito spagnolo è stato aggravato dal provocato frazionamento con l’espulsione dei migliori e più attivi militanti senza alcuna preoccupazione di tesaurizzare l’esperienza di altri movimenti per rinsaldare la base e prepararla ad assolvere alla sua funzione ed ai suoi gravissimi compiti. E così, allo slegamento il frazionamento ed alla impreparazione ideologica la falsificazione dei principi fondamentali della lotta di classe. Questo ha prodotto la politica fallimentare dell’opportunismo e non diverso risultato poteva ottenersi, e, si otterrebbe, da quello che fin a oggi si è registrato.
Non è solo sufficiente constatare e prevedere che il proletariato spagnolo si muove e riprenderà, ciò che occorre è di ricercare la causa dell’impreparazione e delle deficienze per ristabilire le condizioni necessarie perché nella ripresa della lotta non faccia difetto la direzione e non manchi la guida del movimento.
Ma perché tali condizioni siano realmente ristabilite, il dovere di ogni militante è quello di esaminare seriamente la situazione e dare una risposta agli imperativi quesiti che ne risultano, cioè: se e come il partito possa essere all’altezza del suo compito.
La posizione del gruppo di opposizione ne scaturisce tanto più chiara e precisa quanto più esauriente sarà la risposta ai detti quesiti. Non basta la semplice ammissione di una possibile soluzione ma è indispensabile dire il come questa potrà essere possibile.
Se la decimazione che la repressione poliziesca ha praticata nelle fila dei nostri compagni rendendo più difficile il loro lavoro, ciò nondimeno lo sforzo di una netta e rettilinea precisazione dev’essere da essi compiuto.
Il Segretariato Internazionale della opposizione si è già pronunziato nel senso di ristabilire la condizione necessaria all’orientamento e allo sviluppo della lotta attraverso la parola d’ordine per il rafforzamento del partito.
Il pensare e credere alla efficacia di una tale posizione è un diritto che non intendiamo affatto contestare ai compagni del segretariato, ma non possiamo non contestare la contraddizione che ne risulta dal sostenere il rafforzamento del partito senza che il gruppo dei compagni spagnoli domandi, come nella logica dello spirito e della interpretazione della parola d’ordine, la riammissione nelle fila del partito.
E’ possibile questo?
Noi, o perlomeno che scrive, non lo crediamo e perciò non riteniamo che la tattica consigliata dal segretariato sia la giusta applicazione della politica comunista in rapporto al partito e alla situazione spagnuola.
L’esperienza dei compagni russi dovrebbe pur servire per un utile insegnamento.
L’ininterrotta agitazione dei lavoratori di Spagna offre tutti i sintomi di una ripresa violenta della lotta, ma perché questa possa essere incanalata e guidata al successo occorre che l’avanguardia comunista sia seriamente e precisamente preparata. Tal’è il compito che si pone imperiosa per i compagni del gruppo di opposizione.
Stabilire una serie di posizioni politiche corrispondenti allo sviluppo degli avvenimenti, spingere i militanti di base su queste posizioni, tendere a divenire, autonomo ed indipendente, il fattore decisivo di direzione del movimento; questo e non l’amalgama sentimentale significa lavorare nel senso della soluzione della crisi comunista in Spagna e per la vittoria della rivoluzione proletaria.