Sulla situazione spagnola
Risoluzione votata dal gruppo di Bruxelles
1—La Spagna come tutti gli altri paesi economicamente arretrati benché con caratteri differenti dagli altri (Italia, Stati balcanici, ecc.) non poteva restare ai margini della profonda crisi aperta dal conflitto mondiale e non aveva altra soluzione da adottare, di fronte alle conseguenze inevitabili perturbanti il suo regime sociale, che quella della politica reazionaria per reprimere e soffocare gli elementi antagonistici con la stessa illusione di contenere nel recinto delle baionette e del piombo la forza storica decisiva sviluppatesi fino all’urto della lotta finale tra gli sfruttati e gli sfruttatori.
2—La ragione del trionfo della dittatura spiegata dalla causa sopra accennata, va unicamente ricercata nella possibilità offerta dagli elementi della forza di classe avversaria (il proletariato) al capitalismo per la insufficiente preparazione atta ad impedire che il cerchio della politica di classe borghese saldasse l’ultimo anello della sua catena (la dittatura).
3—Che non si tratti di crisi economica periodica ma bensì di profonda lezione delle basi fondamentali dello stesso regime lo dimostra lo stesso ricorso ai mezzi estremi che da una parte smentisce l’elucubrazioni socialdemocratiche sul superamento della crisi, e, dall’altra, ammonisce gli elementi rivoluzionari per la comprensione di quei fattori determinanti per cui la sola soluzione della lotta rivoluzionaria è obiettivamente delineata e precisata sul terreno nettamente classista. L’assenza di una politica rispondente del proletariato nello sviluppo rapido dei fattori dell’immediato dopoguerra e la insufficiente preparazione dell’avanguardia di classe, sono gli elementi che si esprimono nella politica dittatoriale di Spagna, d’Italia e di altri paesi.
4—Le previsioni della dottrina di Marx per il periodo che traversiamo, sul giuoco delle forze sociali e sul loro ruolo come espressione di correnti e tendenze rispondenti ai propri interessi sono inequivocabilmente confermate, e, non soltanto dalla causa che genera gli elementi, ma dalla posizione della classe dominante rispetto alla radicale forma di combattimento cui è spinto il proletariato, dalla posizione dei ceti intermedi e dalla loro funzione tentennante che converge con la politica di disorientamento del riformismo e dell’anarco-sindacalismo, questi che rappresentano il più grave ostacolo per lo sviluppo e la conclusione della lotta.
Gli avvenimenti che si sono verificati durante tutto il periodo che marca il processo di netta demarcazione classista, e fino ai più recenti, costituiscono la più precisa testimonianza alla impotenza assoluta di sforzi che non poggiano su alcuna base solida oggettiva.
5—La tradizionale permeazione, nella politica proletaria spagnuola, di uno spirito individualista e autonomista (materiata s’intende, dalla forma eterogenea della economia stessa, e, agevolata dall’assenza dell’elemento di coscienza della lotta di classe), ha impedito che il processo di una chiarificazione ideologica si fosse potuto compiere nel senso di stabilire la premessa essenziale per il successo della rivoluzione proletaria.
Il partito comunista di Spagna, dalla sua formazione, ha portato e conservato in sé tutti i germi soggettivi, predisponendo alle più pericolose deviazioni un organismo, formalmente centralizzato, meccanico e burocratico la cui funzione, strettamente dipendente, si riflette in modo peggiorativo in tutta la falsa politica del centro internazionale preoccupato della sola esecuzione degli ordini ma non di un serio lavoro di perfezionamento organizzativo e di elevazione ideologica.
Cosi che se la crisi che travaglia il movimento comunista internazionale ha portato un grave colpo alla compagine di partiti più politicamente formati, ha completamente rovinati quelli che già in sé stessi portavano i sintomi di un’eterogeneità ed insufficiente base ideologica. Ed in Ispagna quei pochi militanti che hanno compiuto lo sforzo per una sana educazione politica classista, coscienti del loro compito, compenetrati del pericolo della degenerazione, sono stati espulsi dal partito, spinti sul terreno dell’opposizione di sinistra alla quale è assegnato il grave compito di risolvere la crisi e di preparare la condizione per il successo rivoluzionario.
6—Il periodo pre-rivoluzionario è caratterizzato dagli elementi essenziali della decomposizione sociale borghese il cui stato è gravemente minato da profonde lesioni in alcuni suoi pilastri fondamentali (armata ed amministrazioni pubbliche). In tal caso sta alla giusta politica di classe impedire qualsiasi disperato tentativo di puntellamento contro l’imminente pericolo della catastrofe.
Più si approssima questo pericolo più netta si delinea la demarcazione delle due forze sociali storicamente ed economicamente irreconciliabili; e, più che mai chiaro e preciso dev’essere, al proletariato, indicato il cammino della sua completa liberazione.
L’elaborazione di formule tortuose, transitorie, è non soltanto condannata dall’esperienza degli ultimi tempi, ma è altresì inammissibile che, nella svolta in cui il sistema economico-politico capitalistico tende al massimo dello sfruttamento produttivo, la classe proletaria non abbia la possibilità di acquistare, con lo stesso ritmo del suo nemico, il senso della sua forza e della sua funzione. Per contro non è affatto possibile che a giustificazione di un periodo di transizione, d’inganno democratico, possa, un residuo di economia agraria semi-feudale, come in Spagna, trovare un peso tale di valutazione da sopravvalere a tutto l’influsso degli elementi positivi –interni ed esterni- dell’economia capitalistica e delle conseguenze deterministiche della sua crisi insanabile.
7—La forma apparentemente radicale che assume, in qualche dato aspetto, la politica intermedia contro la grossa borghesia, tende allo stesso equilibrio sociale sia pure con differente metodo ma che in fondo non differisce in materia di economia, basata ugualmente sulla legge dello sfruttamento.
La sua demagogia può anche trovare un successo temporaneo, ma ciò dipende evidentemente dagli errori particolarmente della classe proletaria che, per esempio in Spagna, si possono produrre dalla politica di disorientamento dei sindacati riformisti e anarco-sindacalisti e per la falsa politica o per la completa assenza del partito comunista.
8—Il gruppo d’opposizione, benché già decimato dalla raffica poliziesca, può e deve fare ogni sforzo per rappresentare l’indice polarizzatore dei militanti coscienti e l’elemento di orientazione delle masse.
Il suo dovere impellente è quello di ristabilire le premesse perché la lotta possa svilupparsi con successo sul suo vero e unico terreno: quello classista. Ma occorre innanzi tutto risolvere due questioni principali strettamente legate alla crisi comunista e in diretta correlazione con l’analisi della situazione: il partito e la massa; sono le due questioni dalle quali dipende il compito che il gruppo deve assolvere nello sviluppo degli avvenimenti che si delineano.
9—L’opposizione internazionale deve intervenire (è il suo principale dovere intervenire su tutte le questioni per giustamente risolverle su scala internazionale in rapporto alla situazione e alla crisi), in appoggio ai compagni di Spagna apportandovi il più valido contributo per l’elaborazione del piano di lavoro da svolgere, perché, è dalla migliore soluzione delle due questioni suaccennate che in gran parte dipende il successo del movimento e la sorte dello stesso organismo dell’avanguardia rivoluzionaria classista.
Il segretariato però, senza che nessun gruppo aderente sia stato messo in grado di pronunziarsi, consiglia parole d’ordine inconsistenti ed inconseguenti (inconseguente perché quando si dice ad altri di rafforzare, la logica consiglierebbe di dare l’esempio rafforzando, il che significa fare domanda di riammissione al partito) come quella del rafforzamento del partito, che non soltanto non risolve la crisi, ma non permette alcuna possibilità di seria preparazione agli elementi di avanguardia di fronte all’incalzare degli avvenimenti.
Se è vero che questa parola d’ordine può tener conto e significare una data interpretazione al modo com’è intesa la soluzione della crisi dell’Internazionale, con il suo relativo rapporto, è pur anche vero che, a parte le considerazioni fatte nel periodo precedente, le situazioni come quella di Spagna valgono a dimostrare nella pratica l’unilateralità insufficiente ed incoerente della tattica del raddrizzamento per via interna, che, può voler dire il soffocamento della preziosa attività marxista con tutto grave danno al raddrizzamento e del movimento e della linea rivoluzionaria.
10—La frazione di sinistra italiana, dopo una analisi della situazione spagnuola, ritiene che, per le ragioni esposte nel n. 7, è un gravissimo errore quello d’incanalare il proletariato spagnolo verso il suo obiettivo finale attraverso le curve pericolose della transizione concentrazionista; perché non sono i fattori soggettivi che mancano per la sua azione diretta ma la condizione necessaria per sfruttarli e cioè l’elemento di guida, il partito di classe, il partito comunista.
Considerato che, nella teoria marxista non si tratta di quantità numerica ma di capacità ideologica e strategica, crede che il gruppo d’opposizione, spoglio di ogni sorta d’insensato sentimentalismo, può e deve assumere una posizione indipendente ed autonoma tendente, non escluso proposte di fronte unico alla base del partito, a spostare i militanti sulla giusta via marxista e a conquistare la fiducia del proletariato.
In conseguenza di ciò è contro la parola d’ordine del segretariato perché, rafforzando la burocrazia centrista e non il vero partito, non si risolve affatto né la crisi né il problema della rivoluzione comunista, ciò che in sostanza vorrebbe dire rimanere coscientemente su di una posizione puramente passiva in attesa della critica che poi non escluderebbe dalle gravi responsabilità per gli eventuali errori di una falsa politica.
La formulazione di una serie di posizioni ben chiare, precise e rispondenti alla situazione ed allo sviluppo della lotta, tale dev’essere il piano di lavoro dei compagni di Spagna.
11—Un’occasione è offerta dalle prossime elezioni; contro la politica borghese e contro l’astensionismo piccolo-borghese, i comunisti in una situazione prettamente pre-rivoluzionaria non devono porsi l’astensionismo dal punto di vista avulso, passivo come quello di una protesta morale sentimentale, ma bensì da quello attivo per lo sviluppo della lotta rivoluzionaria di classe. Questo concetto dev’essere diffuso ampiamente e validamente sostenuto e sviluppato in mezzo alla massa e in tutte le riunioni sindacali e politiche.
In tal caso la parola d’ordine può essere quella dell’astensionismo per lo sciopero generale solidamente basato sulle comuni rivendicazioni di carattere attuale ed immediato e prima fra tutte quella della liberazione di tutti i prigionieri politici.
Nel corso della lotta la politica proletaria classista dev’essere capace d’incunearsi nelle falle del consegno capitalistico per approfondirle ed allargarle sempre più. Impedire il giuoco della manovra borghese, neutralizzando la classe media, staccando da questa il suo strato vitale della piccola-borghesia; porsi in testa e non in coda al movimento; questa è la strategia che gl’insegnamenti e l’esperienza indicano all’avanguardia rivoluzionaria.
12—A questa prima fase può benissimo essere fissato l’obiettivo della costituzione dei Soviet e non quello dell’appoggio alla costituente repubblicana. I fattori politico sociali predominanti nell’attuale situazione mondiale riflettono ed influiscono certamente e sufficientemente su quelli non inesistenti degli stessi paesi (la Spagna non è poi al polo Nord) ove il sistema economico non è completamente sviluppato.
13—Quando la linea politica e tattica nella lotta rivoluzionaria è giusta, reale e non demagogica né equivoca, il proletariato ha la possibilità di ben guardare in faccia la situazione e di poter identificare, nel marasmo delle politiche equivoche, l’ala che sta ad indicargli il diritto cammino della sua liberazione.
Con questo l’opposizione potrà assolvere il suo compito storico guidando il proletariato alla sua completa vittoria e rigenerando il partito di classe, il partito comunista.
Oggi per la parola d’ordine della lotta contro il parlamentarismo borghese per la costituzione dei Soviet; moltiplicando gli sforzi per sviluppare questa e per preparare l’altra che, nel prossimo avvenire, sarà quella dell’abbattimento del dominio capitalistico, e, non per la Costituente ma per il potere Soviettista.
W la Dittatura del proletariato!
W il Comunismo!
Su questa risoluzione i compagni della frazione devono discutere e pronunziarsi