Διεθνές Κομμουνιστικό Κόμμα

Prometeo (II) 54

Progetto di piattaforma politica dell’opposizione comunista spagnola

Tesi sulla organizzazione del P.C. spagnolo

I

Il comunismo spagnolo è formato da un assieme di parecchi gruppi che sono caratterizzati dalla loro scarsa influenza sulle masse.

Malgrado l’esistenza in Ispana di un ambiente molto favorevole per il comunismo, le organizzazioni esistenti non sono capaci di impadronirsi di questa corrente favorevole, o lo fanno in proporzioni minime.

L’apparato burocratico del partito comunista in ispana, ispirandosi ai procedimenti dittatoriali seguiti dall’Internazionale dopo il 1924, sopprimendo il centralismo democratico ed il centralismo critico alla base del partito, ha sollevato un muro che impedisce totalmente lo sviluppo del partito. Come risultato di questo, in Ispana non abbiamo un partito comunista, precisamente nel momento in cui la classe operaia ne ha bisogno nella maniera più imperiosa. Dal fatto che il proletariato possegga o non possegga un partito comunista all’altezza della situazione, dipende che la crisi che il paese attraversa si risolva in un movimento rivoluzionario delle classi sfruttate, oppure che un aborto di questo movimento permetta – per un certo periodo – la consolidazione al potere della borghesia.

La falsa interpretazione del problema politico spagnolo, la maniera erronea di impostare le questioni generali da parte dei dirigenti più in vista del partito, costituisce un poderoso elemento di disorientazione delle masse le quali, per quanto simpatizzanti col comunismo in generale, non possono orientarsi in favore di un partito di tale manifesta debolezza come il partito comunista di Spagna. Senza esagerazione, si può dire che il 90 per cento degli scritti destinati alla agitazione ed alla propaganda sono pazzamente nocivi e stupidi, tanto che si può ritenere un bene il fatto che essi non siano diffusi. Egualmente vediamo che i gruppo che ostenta la rappresentanza della Internazionale Comunista dare la parola d’ordine di “governo operaio e contadino”, non come parola d’ordine generale, ma applicandola ad un conflitto determinato – sciopero o semplice tumulto – e lo vediamo altresì decretare una scissione sindacale, malgrado si riconosca in una delle sue ultime dichiarazioni politiche che il Partito comunista di Spagna “non è un vero partito di massa e che ha molte caratteristiche di una setta”. Questo significa che esso non ha sufficiente influenza sopra la massa operaia per poterla raggruppare in una centrale sindacale ove predomina l’influenza comunista.

II

Questo procedimento sul terreno sindacale, è in assoluto contrasto con le decisioni del V° Congresso dell’Internazionale Sindacale Rossa, e dimostra manifestamente il divorzio che esiste fra la lettera e la applicazione delle risoluzioni adottate.

Non meno vergognoso è il procedimento della Federazione Catalano-Baleare, che decide di partecipare alle elezioni convocate da Berenguer, prendendo come pretesto la amnistia dei prigionieri politici, e d’altra parte mette in evidenza come principale ragionamento il fatto che noi non abbiamo nulla a che vedere con “essi” ove la parola “essi” vuole alludere alla borghesia.

Senza un’analisi giusta delle situazioni concrete con l’ausilio del metodo marxista, non è possibile fissare una tattica sicura. La direzione del partito spagnolo, seguendo l’esempio dell’Internazionale Comunista, ha sostituito all’analisi marxista la rimasticata ripetizione di alcune formule generali che essa applica a dritta e a manca. L’assenza di un’analisi e per conseguenza di una tattica giusta, questa è la causa principale della resistenza delle masse ad aderire organicamente alle file comuniste.

III

Con negligenza intollerabile eguale a quella con cui si è totalmente abbandonata l’obbligazione di dare alla base del partito una educazione politica comunista – seguendo in questo la tradizione socialdemocratica – si dimentica ora di ascoltare l’opinione della massa comunista, dei soldati di rango per giungere alla formazione di un vero partito comunista in Ispana.

Fortunatamente cominciamo a notare dei tentativi per uscire da questo vergognoso stato di cose. Mescolate con la più abominevole ciarlataneria, si sentono di quando in quando delle voci sensate che con maggiore o minore eco pongono il problema di mettere il comunismo spagnolo all’altezza della situazione presente, e riconoscono la necessità di una riforma radicale nelle norme che si vengono seguendo, la necessità di creare un partito comunista che sia di fatto l’avanguardia del proletariato e che non si decora col titolo, credendolo di diritto divino o burocratico. Questo è un dovere ineludibile nel momento attuale.

IV

L’Internazionale comunista, fedele alle norme che essa viene seguendo, non esista di approvare ed autorizzare delle sciocchezze. Questo è naturale. Quale orientazione possono dare in realtà degli uomini che ignorano completamente la situazione spagnola? Quale orientazione può dare un Manuilsky, capo dell’Internazionale per i paesi latini, il quale nel 1930 riteneva molto tranquillamente che “gli avvenimenti in Spagna hanno minore importanza di una lotta economica in qualsiasi paese” e che, assicura poco dopo nella Pravda di Mosca, che il partito comunista di Spagna ha la egemonia nel movimento rivoluzionario?

L’imperio del burocratismo, senza nozione di responsabilità, prende proporzioni sempre più allarmanti nell’internazionale. E l’Internazionale Comunista sopporta tutte le sciocchezze dei suoi Manuilsky. La burocrazia antepone ad ogni altra cosa la sottomissione incondizionata intitolandola disciplina. Questo criterio di selezione non è il più conveniente per formare un partito che vuole essere l’avanguardia del proletariato. Immediatamente viene posto in condizioni vantaggiose l’uomo indifferente ad ogni problema ed il quale sia però disposto ad obbedire ciecamente. Alla burocrazia non importa il grado di preparazione delle persone o dei partiti sulle questioni che richiedono il loro giudizio; la burocrazia non cerca che l’adesione. E questo, che per i grandi partiti e per l’Internazionale può rappresentare un difetto molto grave che però – grazie all’enorme vitalità di queste organizzazioni – può assumere l’aspetto di infermità episodiche, quando si tratta di piccoli partiti li riduce un prodotto artificiale, creato per decreto, praticamente nullo.

V

Dal momento che l’influenza che il partito comunista russo esercita sull’Internazionale si è trasformato in monopolio, vantaggi di questa influenza si sono trasformati in inconvenienti. Nelle condizioni in cui fu creata l’Internazionale era naturale che il partito bolscevico russo – che l’aveva fondata e che viveva nelle condizioni più favorevoli rispetto agli altri – fosse il più influente nel suo seno, facendo partecipare i giovani partiti alla sua immensa esperienza rivoluzionaria. Però, la degenerazione burocratica del partito, la deformazione operata nella direzione del partito dei principi e della tattica di Marx e di Lenin, necessariamente doveva ripercuotersi in modo funesto nell’Internazionale fino al punto che pare che essa si sia assegnata come scopo principale quella di essere un’eco del partito governativo russo.

Come conseguenza, la predominanza del partito bolscevico nella Internazionale, vantaggiosa al principio, si è convertita ora in un poderoso ostacolo per lo sviluppo degli altri partiti.

VI

Però l’Internazionale non può essere il monopolio di una frazione che si appoggia sulla burocrazia, altrimenti essa non diviene il partito della rivoluzione mondiale. La sua politica richiede lo sviluppo dei comunisti e non di una frazione “infallibile”. Ogni comunista ha il dovere di lottare per il ristabilimento della democrazia nelle sezioni dell’Internazionale, per la reintegrazione nel lavoro delle istituzioni comuniste del suo settore più cosciente: la opposizione comunista di sinistra. Perché l’opposizione non pretende di creare una forza opposta all’Internazionale, ma di lottare per il ristabilimento dei principi che definirono la sua costituzione.

VII

Nel caso particolare della Spagna, dove il partito praticamente non esiste, è innanzitutto indispensabile creare un partito sopra il principio del centralismo democratico riconosciuto, benché non praticato dall’Internazionale. Per questo occorre prendere come punto di partenza una conferenza nazionale nella quale siano rappresentati tutti i gruppi e tutte le frazioni del comunismo spagnolo. Il sistema plebiscitario attualmente in vigore deve essere sostituito con una effettiva democrazia nel partito. Questa conferenza sarà incaricata di determinare il procedimento più appropriato per la riorganizzazione del partito comunista in Ispana, riorganizzazione che deve intraprendersi mediante congressi regionali di riorganizzazione ed in seguito ad un’ampia discussione nelle cellule di base di tutti i problemi nazionali ed internazionali che competono ad un partito comunista.

La conferenza nazionale dovrà designare nel suo seno, attenendosi ad un severo procedimento democratico, una commissione provvisoria che diriga il partito durante il periodo di riorganizzazione e diriga a sua volta il lavoro di riorganizzazione. Riorganizzato il partito alla base stabilita l’unità comunista in tutte le organizzazioni, reintegrati al lavoro gli elementi espulsi capricciosamente per questioni di tendenza dall’anno 1925, si procederà senza perdita di tempo alla celebrazione di un congresso nazionale di un partito comunista di Spagna dove, concretando il criterio delle organizzazioni di base, si elaborerà un programma di azione politica immediata simultaneamente ad un programma generale del partito. È necessario che per allora la discussione nella base abbia potuto svilupparsi attorno a progetti di Tesi (politiche, sindacali, contadine, nazionali, di organizzazione, ecc. ecc.), progetti che deve elaborare la commissione designata dalla conferenza nazionale.

VIII

Fra i differenti gruppi che formano il comunismo spagnolo organizzato, bisogna segnalare in primo luogo, per la maggiore importanza dal punto di vista numerico, i due seguenti: quello raggruppato intorno alla direzione del partito e quello rappresentato dalla federazione catalana-baleare.

Sino a poco fa non sono esistite differenze di carattere dottrinale e neppure tattico fra le due frazioni. L’opposizione della federazione catalana-baleare tiene fin dalle sue origini un carattere ambiguo che parrebbe determinato per la conquista della direzione. La federazione ha proclamato letteralmente la sua adesione alla politica dell’internazionale e proclamato il suo contegno ostile nei confronti dell’opposizione comunista di sinistra.

La caratteristica essenziale della federazione catalana-baleare ha consistito nel suo timore di pronunziarsi in un modo definito sulle questioni più importanti, il che ha determinato il suo cammino sempre al rimorchio degli avvenimenti. La politica sindacale per esempio, la «Battalla» difese al principio la tattica scissionista che ebbe la sua espressione nella conferenza di Siviglia. Messa nella necessità di cambiare criterio, essa vi ci si adattò.

IX

La federazione catalano baleare raggruppa da sola maggiori effettivi della frazione comunista ufficiale. D’altra parte essa influenza ed orienta la federazione comunista del Duero (organizzazione di creazione recente e numericamente debole) ed un gruppo di Madrid. Questi gruppi per quanto tutti condannino la opposizione di sinistra, giungono ad idee francamente opposizioniste, forse sotto l’impulso degli attacchi che contro di loro dirige la frazione ufficiale. Perciò il dovere dell’opposizione di sinistra consiste nel dare un’espressione dottrinaria a questi contrasti e nello sforzarsi attraverso una propaganda tenace di fare giungere i militanti al convicimento che la crisi del comunismo spagnolo non è altro che un aspetto particolare, ed una conseguenza naturale della falsa politica dell’Internazionale Comunista, e che solo adottando i principi e la tattica dell’opposizione comunista di sinsitra potrà essere superata questa crisi.

X

Non è scartata la possibilità di giungere sotto la pressione delle circostanze alla formazione di un fronte unico con la formazione catalana-baleare o con qualcuno dei gruppi dissidenti, in favore della celebrazione di una conferenza nazionale del partito contro la scissione sindacale o per il ristabilimento della democrazia. Però in ognuno di questi patti che si giungerà ad effettuare, la opposizione di sinistra non è disposta a perdere la sua influenza di azione in quanto non considera conquistati i suoi obbiettivi. Il fronte unico deve essere stabilito sopra a questioni concrete e deve essere effettuato immediatamente. La opposizione di sinistra non sarà di ostacolo alla condizione che essa non debba mercanteggiare dei sacrifici in tutto ciò che si riferisce alla riorganizzazione del comunismo in Spagna. Però, cosciente dei suoi doveri storici, essa non è disposta ad abbandonare i suoi principii in cambio di certe promesse momentanee.

Prendiamo questa occasione per dire che la opposizione di sinistra considera assolutamente inammissibile che il congresso nazionale si celebri sulla base delle “federazioni ricostituite”, come vorrebbe la federazione catalana-baleare. Seguendi questa proposta, il congresso nazionale non sarebbe altro che una riunione di burocrati, una mascherata antidemocratica, dove i due gruppi più forti si disputerebbero, senza il controllo della base, la direzione del partito. La federazione, per essere il gruppo numericamente più forte, trionferebbe pienamente ed il partito resterebbe disorganizzato. I gruppi di creazione posteriore al 1925, fra i quali si trova l’opposizione di sinistra, resterebbero esclusi dal congresso. La conferenza nazionale del comunismo deve essere altra cosa che una manovra pel comando.

XI

L’opposizione di sinistra lotterà per la riorganizzazione del partito comunista in Spagna, senza trascurare minimamente la lotta per il ritorno ad una giusta politica comunista generale. Il ritorno dell’opposizione nell’Internazionale, presuppone una revisione politica di questa. In altri termini: la opposizione di sinistra lotterà nell’Internazionale, per modificare la politica degli ultimi anni, per correggere gli errori commessi, per un ritorno alla politica tradizionale del bolscevismo ed allo spirito dei primi quattro congressi mondiali.

XII

È impossibile eludere l’esame dei problemi dell’Internazionale nell’interno del partito comunista di Spagna. Malgrado le critiche che noi abbiamo fato alla socialdemocrazia spagnola, non si dà oggi alla base del partito una educazione più elementare sui problemi internazionali. Quando sorgono non si discutono, perché secondo i probi funzionari “la base manca della capacità necessaria di trattare di tali problemi”. Tuttavia non si fa nulla per elevare il livello della base. L’Internazionale è un partito mondiale le cui sezioni nazionali non possono disinteressarsi dei problemi delle altre, senza grave pericolo della marcia dell’insieme. Una serie di sezioni che si ignorano mutuamente non mantengono fra di loro una unità intima, e debbono invece subire le decisioni di un organismo così centralizzato come l’Internazionale, sopra il quale non possono influire a causa della loro ignoranza. Non sforzandosi di intervenire nelle questioni internazionali, il partito si rinchiude nella ristrettezza più lamentevole che lo priva di colpo della possibilità di realizzare alcun lavoro serio. Il partito, d’altra parte, potrà solamente elevare il suo livello nella misura che interessa la massa del partito alle questioni, e non rinchiudendo tutti i suoi problemi in un circolo di burocrati che si considerano in ogni momento i plenipotenziari del comunismo. Nel partito comunista spagnolo non vi sono quadri di militanti, non vi sono propagandisti, non vi è educazione comunista, perché una burocrazia irresponsabile ha abbandonato completamente l’insegnamento serio e sensato della nostra idea.

XIII

Questa tesi di organizzazione ha oggi un significato di attualità che le circostanze possono far variare in molti punti. Però deve tenersi conto che sono le tesi di una frazione circostanziale e che quindi anche esse hanno valore transitorio. La nostra frazione aspira solamente a sopprimere se stessa. Dopo aver raggiunto il suo obbiettivo, modificare il corso politico dell’Internazionale nei suoi ultimi anni e creare in Ispana un Partito che sia all’altezza della sua missione storica.

Destinate a far parte della piattaforma dell’opposizione di sinistra, queste tesi si limitano solamente al problema di organizzazione. Il suo complemento dovrà svilupparsi nelle altre (politiche, sindacali, ecc.) che, unite a quelle che oggi pubblichiamo, costituiranno, nell’insieme, la piattaforma della opposizione comunista spagnola.

Corrispondenze dall’America

In risposta alle provocazioni centriste

Che il centrismo ha sempre usato ed usa tuttora la calunnia e la provocazione nel combattere il movimento comunista di sinistra, è un fatto conosciuto da tutti coloro che hanno una onestà politica; e la dimostrazione che l’opportunismo stalinista ha perso ogni senso di dignità politica, lo prova per la millesima volta, l’articolo pubblicato contro la nostra frazione nel «Lavoratore del 16 maggio». L’articolo, che se non erriamo è stato copiato da un altro bollettino stalinista in Francia, ha come punto di appoggio una frase di un compagno ad un convegno della federazione parigina, il quale crede, che occorre impedire anche se vi è bisogno con la violenza, l’infiltrazione dell’opportunismo centrista in Italia. Per il burocrate centrista, chiunque si rifiuta di riconoscere nell’opportunismo stalinista il partito, è tacciato di fascista e di provocatore. Per l’opportunista chiunque combatte contro quella corrente politica, che non ha e non può avere una base nel movimento proletario rivoluzionario, contro quella corrente politica che va avanti a colpi di frusta che riceve da destra e da sinistra, contro quella corrente che rappresenta la tendenza piccolo-borghese nel movimento e conseguentemente una corrente che non rispecchia gli interessi e la ideologia del proletariato, significa essere fascisti.

Noi invece crediamo il contrario e che cioè è dovere di ogni cosciente militante rivoluzionario di combattere sulle esperienze delle sconfitte di questi ultimi otto anni, il che significa combattere contro l’opportunismo stalinista che portò la sconfitta del proletariato su tutti i settori del mondo, e che ha ridotto all’isolamento i partiti comunisti dopo la morte di Lenin.

Noi dobbiamo combattere contro l’infiltrazione opportunista perché siamo internazionalisti, non per una solidarietà astratta, ma perché esiste una legge di interdipendenza, perché la lotta su di un dato settore del proletariato è la lotta di tutto il proletariato e di conseguenza siamo nemici della teoria del socialismo in un solo paese. Lottare contro coloro che fucilano Blunkin, imprigionano Rakovsky, esiliano Trotzky ed assolvono i borghesi controrivoluzionari è un sacro dovere di tutti coloro che comprendono il valore della Rivoluzione del 1917 ed il pericolo in cui trova il proletariato russo al potere.

Questo è il terreno o signori centristi per provare chi sono i difensori del Marxismo rivoluzionario noi che vogliamo e lottiamo per una politica comunista oppure voi che siete i sostenitori della rivoluzione popolare, del comitato anglo-russo, del Kuomintang prima; dell’avventurismo, del pseudo sinistrismo della rivoluzione imminente, dell’eliminazione delle classi in due anni in Russia ecc. poi: è su questo terreno che noi vogliamo combattervi, poiché combattervi significa far rivivere il marxismo rivoluzionario del 1917 e della rivoluzione comunista mondiale. Ma i bonzetti del «Lavoratore» non possono accettare questo terreno, poiché dimostrare il loro opportunismo di fronte al proletariato rivoluzionario, significherebbe la loro eliminazione dalla scena politica. Essi preferiscono l’altro terreno cioè quello della falsità della calunnia e della provocazione e questo a completamento ed in coerenza della loro politica opportunista di disgregazione del movimento comunista. Gli opportunisti stalinisti non sanno quale è il commento ed il pensiero dei proletarii alle loro calunnie e neppure sono interessati a saperlo, poiché a loro preme il loro pane e preferiscono nuotare e guizzare nel pantano della loro corruzione e degenerazione politica. E si scandalizzano questi parassiti del movimento proletario quando noi diciamo che bisogna combattere anche con la forza la loro infiltrazione che dopo tutto è rinchiusa nel ciclo burocratico di quei pochi pagnottisti che vivono sul movimento italiano, sfruttando la buona fede dei compagni. Ma o signori centristi, la forza rivoluzionaria del proletariato comunista italiano combatterà contro di voi, non solo, ma vi distruggerà politicamente e vi ricorderà solo come una triste cosa del passato.

Per quanto poi riguarda quelle gran cime dei burocrati centristi italiani in America, dobbiamo dire che sono eccessivamente fessi, quando per rispondere ad un nostro piccolo articolo sulla sospensione del «Lavoratore» sono costretti a copiare dagli altri giornali stalinisti.

Poi in quanto all’articolo in sé, «i bordighiani nostrani» lo ricordino bene i burocrati centristi, che i bordighiani nostrani sono troppo ben conosciuti dai membri di base del partito: i compagni ci conoscono, come conoscono voi che vivete sulle spalle di un settimanale e che siete preoccupati solamente ad intascare il vostro salario, che per quanto voi chiamate misero, vi da la opportunità di vivere meglio di quelli che lavorano. I bordighiani nostrani sono stati sulle barricate in Italia, in Germania e sulle piazze in America, mentre voi, (ma chi siete, chi vi conosce) eravate nelle file della social democrazia, od eravate galoppini di Giulietti, o puttaneggiavate con i politicanti e con i nemici del proletariato, oppure facevate gli impiegati di questura. Quando i bordighiani nostrani affrontavano il fascismo e la polizia in Italia, e quando attraverso mille sacrifizii e col sangue dei migliori di loro costituivano il partito ed affrontavano la reazione nemica, voi dove eravate? E non ci avete chiamati fascisti rossi anche qui in America? Ma via, voi tutti finirete, o meglio ritornerete nel pantano dal quale siete usciti, ritornerete nelle file nemiche, poiché è questa la fine di quelli che ci combattono perché combattendo contro la frazione di sinistra si combatte contro il proletariato comunista. E non ricordate come difendevate Montana, quando egli combatteva contro di noi? E dove è finito Montana? E dei Montana ne abbiamo tanti in America, come abbiamo dei Bassodovsky in Russia; tutto è questione di tempo.

Le vostre provocazioni noi non le accettiamo, poiché non vengono dai proletari comunisti, ma da un gruppo di canaglie, quali siete voi pagnottisti burocrati, interessati esclusivamente a difendere il vostro piano quotidiano.

Contro la demagogia centrista, che fa appello ai proletari di insorgere contro di noi, noi invitiamo i proletari comunisti a studiare insieme a noi, quali sono le cause che hanno portato la crisi del movimento comunista, crisi che è fatale per il movimento rivoluzionario nel presente periodo; uno studio delle esperienze del passato e della politica attuale della I.C. potrà condurre a delle conclusioni ed a delle chiarificazioni, da cui il proletariato ed il suo partito ne potranno trarre vantaggio ed insegnamento per le prossime lotte.

Confondere, come fanno gli stalinisti, il partito comunista, con la burocrazia centrista, è opera criminale, degna solo dei nemici del proletariato, quali sono i pagnottisti del Lavoratore. Ma sappiamo una volta per sempre i signori centristi, che se caso mai, qualche proletario, incosciente avvelenato da loro, si azzardasse usare violenza contro di noi, noi saperemo bene dove colpire, colpiremo dove la violenza parte e cioè non i proletarii, ma colo che chiusi nei loro uffici, incitano vigliaccamente gli altri contro di noi. Siamo intesi, le canagliette ne prendano nota.

AMERIGO