Partito Comunista Internazionale

Grecia in sciopero contro il capitale che è greco, ed europeo e mondiale

Categorie: Greece, Opportunism, Union Activity

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La situazione economica in Grecia sta andando sempre peggio, come del resto era previsto. Secondo i calcoli del sindacato Gsee nel 2012 la disoccupazione, dopo gli ultimi provvedimenti governativi, sfiorerà un enorme 30%: il numero dei disoccupati sarà più alto di quello di chi lavora.

Per l’abbassarsi del reddito medio, già oggi molti non riescono a pagare la nuova tassa sulla proprietà, che è molto alta (per un vecchio appartamento di 55 mq in una zona economica di Atene si devono versare circa 350 euro l’anno). Circa il 90% dei greci è proprietario della casa dove abita. Alcuni disoccupati e pensionati cercano di affittare la loro stessa abitazione per ricavarne dei soldi, ma una buona parte di questa rendita viene presa dallo Stato con le tasse. Parecchi saranno costretti prima o poi a vendere la casa per poter sopravvivere. Molti giovani vanno all’estero a cercare lavoro, altri hanno cominciato a lasciare la città per tornare in campagna. Nel complesso si diffondono, soprattutto ad Atene, sentimenti di malinconia e di paura. I suicidi sono aumentati rapidamente. E siamo solo agli inizi.

Da anni il governo prende, una dopo l’altra, nuove misure di risparmio giustificandole con la necessità di ottenere un nuovo prestito. Ma, naturalmente, per la Grecia è impossibile ridurre il deficit e pagare il debito e sta sprofondando in uno stato di grande depressione economica.

Si prospettano misure ancora più dure e il controllo diretto delle finanze del paese da parte degli istituti di credito, una via obbligata perché una dichiarazione di fallimento da parte dello Stato ellenico influenzerebbe pesantemente il sistema delle finanze europee, in particolare le banche francesi e tedesche, che sono in una situazione critica, e rischierebbe di trascinare tutti i paesi creditori nel baratro.

Quindi il governo, per ottenere altri finanziamenti dalla “troika”, composta da Bce, Commissione Ue e Fmi, il 3 ottobre ha preso una nuova serie di provvedimenti che, come sempre, colpiscono soprattutto i lavoratori e la piccola borghesia. Si è infatti deciso di ridurre il minimo del reddito esentasse a 5.000 euro, di imporre una tassa anche sulla prima casa (da prelevare dalla bolletta elettrica: se non si paga tagliano la fornitura). Entro la fine dell’anno saranno licenziati 10.000 impiegati statali e 20.000 saranno messi in cassa integrazione (con congedo dal lavoro per un anno al 60% dello stipendio base; se in questo periodo il lavoratore non è richiamato al lavoro, è licenziato). L’obiettivo è quello di licenziare, entro il 2015, 200.000 dipendenti pubblici, precari e fissi. Inoltre si vogliono abolire i contratti nazionali di lavoro che verrebbero sostituiti da accordi aziendali.

Questo accordo ovviamente non porterà alcun vantaggio né ai lavoratori greci né a quelli degli altri paesi europei che stanno pagando sulla loro pelle le conseguenze della crisi.

La reazione dei lavoratori

Il proletariato di Grecia sta cercando di rispondere a questo attacco feroce con la mobilitazione e gli scioperi, ma si trova davanti molti nemici, non solo il padronato e il governo, ma anche sindacati e partiti opportunisti e venduti al nemico di classe.

Il 5 ottobre c’è stato il ventiquattresimo sciopero generale indetto dal sindacato GSEE che organizza i dipendenti pubblici e i lavoratori delle imprese controllate dallo Stato. La manifestazione ad Atene ha avuto un certo successo dato che in strada c’erano circa 30.000 manifestanti.

Il 19 e 20 ottobre si è svolto un nuovo sciopero generale di 48 ore del settore pubblico e privato indetto dal Gsee, dall’Adedy, che organizza anche i dipendenti pubblici, e dal Pame, il sindacato legato al Partito “Comunista”, stalinista, il KKE. Lo scopo era quello di manifestare di fronte al parlamento durante la votazione di ratifica dei provvedimenti anti-operai che il governo aveva preso il 3 ottobre.

Questi sindacati però non vogliono organizzare il proletariato in una prospettiva di lotta di classe; essi si oppongono all’attacco statale e padronale da un punto di vista di angusto nazionalismo, socialdemocratico, parlamentarista, e si dimostrano ogni giorno di più uno degli strumenti principali con cui il regime controlla e reprime la combattività dei lavoratori.

Lo prova proprio la manifestazione del 20 ottobre ad Atene. Qui le manifestazioni si sono svolte in un’atmosfera particolarmente tesa perché da settimane era in corso lo sciopero dei lavoratori comunali: il governo aveva dovuto ricorrere all’esercito per raccogliere la spazzatura che invadeva le strade. I manifestanti nella capitale erano più di 150.000. Il governo aveva mobilitato migliaia di agenti di polizia e ancora una volta le forze speciali, le famigerate MAT, sono intervenute contro i manifestanti facendo largo uso di gas tossici, il cui uso è vietato dalle convenzioni internazionali nella guerra tra Stati, ma non in quella tra le classi!

L’aperto tradimento del PAME

Il 20 ottobre, giorno della votazione dei provvedimenti antiproletari, il sindacato PAME, controllato dal KKE, ha fatto occupare dai suoi militanti le strade di accesso al Parlamento allo scopo di impedire agli scioperanti, radunati in piazza Syntagma, di disturbarne i “lavori”. L’obiettivo era di tenere lontani i lavoratori infuriati dalla zona vicina al Parlamento, evitare lo scontro con la polizia e permettere ai parlamentari di votare tranquillamente.

I capi dei due principali sindacati, il GSEE e l’ADEDY, non godono più della fiducia degli scioperanti che non possono controllare. Solo la forza organizzata del PAME, il sindacato che si presenta come più radicale, era in grado di garantire la protezione al Parlamento, negli ultimi mesi più volte preso di mira dai manifestanti. È stato così che solo gruppi di anarchici, alcune centinaia, hanno attaccato gli attivisti del PAME e si sono scontrati con la polizia posta a difesa del parlamento.

È ormai consueto che i gruppi anarchici affrontino la polizia, la quale attacca poi con ferocia tutti i manifestanti e disperde i cortei. Un po’ quello che è accaduto a Roma il 15 ottobre scorso. Gli scontri tra stalinisti e anarchici sono stati molto duri e sono durati per ore. Quando questi ultimi sono riusciti a rompere la linea degli attivisti del PAME, le forze di polizia hanno attaccato cercando di separare i contendenti. Poco prima della votazione il PAME ha lasciato l’area di fronte al parlamento e la polizia antisommossa ha spazzato via il concentramento degli scioperanti in piazza Syntagma, ormai diviso e disorganizzato.

Durante questo intervento è morto un muratore, membro del PAME. La direzione del Partito “comunista” si è affrettata ad annunciare che era stato ucciso dagli anarchici e ha continuato a ribadirlo anche dopo che dall’ospedale hanno dichiarato che l’uomo era morto per un attacco cardiaco provocato dei gas sparati dalla polizia. Anche l’opposizione di destra ha fatto propria la versione del partito stalinista e si è congratulata con il KKE, guardiano del Parlamento.

Per la rinascita del sindacato di classe, per il rafforzamento del partito comunista rivoluzionario

Di fronte a questa difficile situazione, i partiti della sinistra parlamentare ed anche alcuni extraparlamentari chiedono nuove elezioni, che è il classico stratagemma dell’opportunismo socialdemocratico per spezzare la lotta di classe.

In un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando, che oggettivamente indebolisce la classe lavoratrice sottoposta al ricatto della disoccupazione e della fame, è ancora più pressante la necessità di organizzare i lavoratori in un sindacato di classe deciso a difendere il proletariato, fuori e contro i sindacati legati a doppio filo col regime, come hanno dimostrato di essere non solo il PAME, ma anche il GSEE e l’ADEDY.

Anche in Grecia le lotte sostenute dai lavoratori negli ultimi due anni mostrano che non c’è salvezza per la classe operaia in un capitalismo decadente se essa non è capace di ritrovare la propria unità e la propria forza nell’azione e nella lotta, per prima cosa rimettendo in piedi le proprie organizzazioni di classe indipendenti e liberandosi dei capi opportunisti e venduti.

È inoltre sempre più necessario che si rafforzi il partito che vive nella tradizione del comunismo rivoluzionario di sinistra, organo indispensabile per preparare l’abbattimento di questo sistema di produzione che sacrifica alla sua sopravvivenza la vita di milioni di proletari.