Partito Comunista Internazionale

Il destino delle nazionalizzazioni

Categorie: Bolivia, Nationalization

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Eravamo arrivati, nella documentazione sulla politica nazionalizzatrice del governo boliviano di Paz Estensoro — a edificazione di quanti vedono nelle pratiche nazionalizzatrici il socialismo o quasi, o le salutano come una battaglia perduta dal capitalismo americano, e a conferma della loro piena compatibilità col regime borghese e quindi con l’imperialismo — eravamo arrivati al punto in cui la Bolivia, trovatasi in difficoltà per lo smercio dello stagno nazionalizzato, rivolgeva urgenti appelli a Washington, l’odiata capitale del super-imperialismo, per aiuti finanziari.

Siamo, ora, al terzo atto, sul quale informa Relazioni Internazionali del 10-10-1953. Il 25 settembre è stato concluso fra governo boliviano e la Reconstruction Finance Co. un accordo per l’acquisto da parte U.S.A. di 10 mila tonnellate di stagno prodotto nelle miniere nazionalizzate della Bolivia. Gli Stati Uniti hanno tenuto a dichiarare che l’acquisto (pari ad un terzo della produzione boliviana) non è avvenuto per reali necessità di rifornimento (giacché il programma di costituzione di scorte strategiche negli S.U. è ormai completamente realizzato) bensì unicamente per aiutare il paese sud-americano a superare la grave situazione finanziaria. Dunque, dello stagno gli Stati Uniti potrebbero farne a meno, ma lo comprano per aiutare un regime che, in quanto nazionalizzatore, si vorrebbe antitetico agli interessi americani o, addirittura, rivoluzionario!

D’altronde, anche sul piano economico, l’America non ci perde nulla: ha tirato in lungo le trattative in modo da poter corrispondere per gli acquisti di stagno in Bolivia un prezzo alquanto inferiore, appunto per l’avvenuta realizzazione del piano di scorte, a quello che vigeva al momento della prima richiesta di aiuti da Paz Estensoro. Due piccioni ed una fava: affari e beneficenza. Altro che «nazionalizzazioni, arma anti-imperialista»!