Partito Comunista Internazionale

Dopo l’Egitto la Rumenia…

Categorie: Antifascism, Kingdom of Romania, Opportunism, Popular Front, Romania

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Corrono brutti tempi per i fautori della « democrazia ». Mentre i grandi imperialismi « democratici » nicchiano di fronte ai fascismi « aggressori », i paesi minori ricorrono allo spiccio metodo « fascista » per risolvere, almeno momentaneamente, i contrasti sociali che affiorano e non riescono contenere.

Delbos, rappresentante accreditato del Fronte Popolare di Francia, aveva recentemente fatto un viaggio per tastare il polso dei paesi della Piccola Intesa e della Polonia.

E, proprio a farlo apposta, immediatamente dopo il suo passaggio, la Rumenia instaura un regime che chiameremo « fascista » per usar il vocabolo di prammatica. Polonia e Jugoslavia non ne sentono la necessità perché hanno da tempo instaurato uno stato di cose affine.

Re Carlo, noto soprattutto per le sue avventure galanti extraconiugali, ha affidato il potere al più forcaiolo dei politicanti del suo paese, il Goga che è l’esponente di un partito reazionario che alle elezioni di dicembre scorso non aveva raccolto neppure il 10% dei votanti. Salvo naturalmente, se vorrà anche lui farsi « plebiscitare », a raccogliere domani il 98,6% dei suffragi.

I proletari di Rumenia erano già perseguitati ferocemente nel precedente periodo « democratico ». Goga ha rimesso in attualità la persecuzione antisemita che non è per niente una novità. La Rumenia infatti, già nell’anteguerra, divideva, colla Russia zarista, il triste primato dei pogroms contro gli ebrei, senza che le borghesie ebree dei paesi più « civilizzati » se ne scaldassero troppo. Tanto in Russia che in Rumenia erano infatti le masse proletarie che ne facevano le spese.

L’avvento del « fascismo » in Rumenia ha seguito a movimenti consimili in Brasile ed in Egitto.

Del governo « forte » instaurato da Vargas nel Brasile abbiamo già scritto numeri or sono.

In Egitto il reuccio Faruk, appena raggiunta l’età della ragione, ha licenziato il governo di Nahas pascià e lo ha sostituito con Mahmoud. Il defenestrato era il rappresentante del partito nazionalista Wafd – che è il più forte per numero di deputati – mentre il nuovo primo ministro non è che un pupazzo della camarilla di corte che governava in nome di un re minorenne. I proletari e le masse dei fellahs egiziani anch’essi sono stati, come i fratelli di classe di Rumenia, perseguitati dai governi « democratici » ogni qualvolta abbiano affacciato rivendicazioni di classe.

La stampa « antifascista », ad ogni rinnovarsi di simili rivolgimenti, scrive dello zampino « fascista » che avrebbe favorito questi movimenti « antidemocratici ». Ciò è verosimile, soprattutto per l’Egitto perché è risaputo che il fascismo italiano interviene intensamente nel Vicino Oriente. Ciò lo hanno rivelato i recenti avvenimenti in Palestina.

Ma è ugualmente vero che mentre la stampa « antifascista » va in brodo di giuggiole per le affermazioni « anti-dittatoriali » di Roosevelt – che del resto esercita negli Stati Uniti un potere dittatoriale molto accentuato malgrado la parvenza democratica della stellata repubblica – e nutre fiducia nel novello Wilson che bandisce l’equivalenza tra democrazia e pace, ai fatti l’America, proprio come la Gran Bretagna o la Francia, traggono le principali risorse della loro economia di guerra dai focolai già in fiamme della guerra imperialista (Spagna e Cina) e palesano coi paesi « fascisti » una solidarietà di classe che dimostra luminosamente come al disopra di tutti i contrasti di interessi e di regime, esista per tutti un identico nemico: il proletariato che tenti restare sul suo terreno di classe.