Διεθνές Κομμουνιστικό Κόμμα

I sindacati tricolore al capezzale dell’economia nazionale

Κατηγορίες: Capitalist Crisis, Democratism, Opportunism, Union Question

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Mentre la lurida impalcatura economica del capitalismo internazionale minaccia di crollare da un momento all’altro, si moltiplicano le voci dei puntellatori volenterosi che, da tutte le parti, offrono la loro opera per mantenere in piedi il pericolante edificio dello sfruttamento borghese.

Le voci più acute ed isteriche provengono da parte di quelle organizzazioni che si definiscono come le rappresentanti della classe operaia: i sindacati di sinistra ed i partiti che, richiamandosi a tradizioni che rinnegano in tutti i loro atti, si proclamano « socialisti » e « comunisti ».

Non passa giorno infatti che la stampa opportunista non proponga nuovi modelli di sviluppo, compromessi storici, riforme e provvedimenti vari tendenti, nelle loro indubbiamente sincere intenzioni, a scampare dallo spettro della crisi, abisso scuro e profondo nel quale tutti i misfatti più truci possono essere consumati, non ultimo il ritorno del fascismo, ineffabile eminenza grigia pronta in ogni momento a ghermire e distruggere, con il potere statale, valori eterni quali la Libertà, la Democrazia, la Cultura.

La tesi dei salvatori è semplice: prima di tutto essi si curano esclusivamente del « loro » paese, considerando il resto del mondo solo nei rapporti politico-economici che questo ha con la Patria; quindi cominciano a magnificare i progressi compiuti dalla fine della guerra ad oggi (tutti naturalmente dovuti ai loro buoni uffici): sconfitta del fascismo, ricostruzione nazionale, democrazia, benessere, libertà.

Oggi a causa di una errata gestione del potere, dell’esistenza di strati parassitari e profittatori, della mancata o errata pianificazione della economia, della eccessiva ingordigia di qualche gruppo capitalistico disonesto, eccetera eccetera, per finire con i capitali in Svizzera e, chissà, forse anche per colpa del diavolo che ci vuole male, tutto ciò può essere perduto: ebbene, ciò non deve accadere, e se lo Stato borghese non ce la fa a stare a galla, deve permettere a questi signori di aiutarlo a sopravvivere, costi quello che costi; naturalmente non è che si voglia salvare il capitalismo, per carità, solo che siamo tutti sulla stessa barca, e se va a fondo l’economia nazionale chi ne risentirà di più saranno gli operai: quindi si deve ingoiare tutto, cassa integrazione, disoccupazione, svalutazione dei salari per l’aumento del costo della vita, aumento delle forze specifiche di repressione dello Stato (ci vuole ordine perdio, democratico però, beninteso!), insomma, bisogna che gli operai dimostrino di meritarsi la democrazia, facendo qualche sacrificio.

Questo argomentare non è per niente nuovo agli orecchi dei comunisti rivoluzionari, ed è la tiritera che la borghesia (sola classe effettivamente rappresentata da questi signori) recita all’avvento di ogni crisi, per cercare di legare il proletariato al suo carro, perché gli operai sopportino le calamità della crisi, e della guerra che periodicamente le segue.

Per il marxismo, l’affermazione che la classe proletaria abbia degli interessi comuni con la classe capitalistica è completamente falsa: come legge generale, maggiori profitti significano maggiore sfruttamento dell’operaio da parte del capitalista, in quanto solo il lavoro dell’operaio produce valore; è vero che in certi paesi e per periodi più o meno lunghi la grande ricchezza dei capitalisti ha significato qualche briciola in più per gli operai (e non per tutti ma solo per le cosiddette aristocrazie operaie), ma ciò ha avuto luogo solo grazie ad uno sfruttamento ancora più bestiale di un numero enormemente più grande di operai e di contadini poveri di paesi meno ricchi.

D’altra parte non si può giudicare la situazione metafisicamente, partendo dall’oggi, né localmente. La crisi deriva da errori o da irrazionalità di individui e di organismi, od è piuttosto un male congenito che questa società si porta dietro dalla nascita, come una maledizione? Per coloro che si definiscono comunisti responsabili, concreti, e che chiamano i comunisti rivoluzionari dogmatici, rivoluzionari romantici, estremisti, nel migliore dei casi, o provocatori e pagati dai padroni, nel peggiore, valgano le parole che qui citiamo, scritte da Marx ed Engels nel 1847, per il « Manifesto del Partito Comunista »: « Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomiglia allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate. Da qualche decina d’anni la storia dell’industria e del commercio non è che la storia della ribellione delle moderne forze produttive contro i moderni rapporti di produzione, contro i rapporti di proprietà che sono le condizioni di esistenza della borghesia e del suo dominio. Basti ricordare le crisi commerciali, che nei loro ritorni periodici sempre più minacciosamente mettono in forse l’esistenza di tutta la società borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta una gran parte non solo di prodotti già ottenuti, ma anche delle forze produttive che erano già state create. Nelle crisi scoppia una epidemia sociale che in ogni altra epoca sarebbe apparsa un controsenso: l’epidemia della sovrapproduzione. La società si trova improvvisamente ricondotta in uno stato di momentanea barbarie; una carestia, una guerra generale di sterminio sembrano averle tolto tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano annientati, e perché?

Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive di cui essa dispone non giovano più a favorire lo sviluppo della civiltà borghese e dei rapporti della proprietà borghese; al contrario, esse sono divenute troppo potenti per tali rapporti, sicché ne vengono inceppate; e non appena superano questo impedimento gettano nel disordine tutta quanta la società borghese, minacciano l’esistenza della proprietà borghese. I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere le ricchezze da essi prodotti. Con quale mezzo riesce la borghesia a superare le crisi? Per un verso, distruggendo forzatamente una grande quantità di forze produttive; per un altro verso, conquistando nuovi mercati e sfruttando più intensamente i mercati già esistenti. Con quale mezzo dunque? Preparando crisi più estese e più violente e riducendo i mezzi per prevenire le crisi ».

Quale è l’unica soluzione, oggi come 150 anni fa? L’instaurazione di un nuovo ordine sociale, il comunismo, ed i comunisti « dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti che con l’abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente ».

Poiché queste affermazioni non uscirono per virtù divina dai cervelli dei padri del socialismo scientifico, ma derivavano da una approfondita conoscenza della storia economica e sociale della società, e furono in seguito verificate dagli stessi Marx ed Engels, nonché da Lenin e da tutta la scuola marxista rivoluzionaria, appare chiara la funzione controrivoluzionaria degli opportunisti, che, mentre non riusciranno in nessun modo con le loro trovate da baraccone a cambiare di un filo il corso dell’economia e della crisi, faranno di tutto per impedire agli operai di usare la loro forza organizzata per difendersi dagli attacchi della borghesia alle loro condizioni di vita. D’altronde, anche se le proposte di questi autentici traditori fossero valide nel senso di razionalizzare l’organizzazione e la produzione, ciò servirebbe solo ad allungare l’esistenza di questo sistema, la cui distruzione è invece demandata alla classe operaia dalla storia.

Che i proletari dunque non si facciano incantare dagli slogan di conquista del potere a morsi e bocconi (potere sempre democratico), slogan lanciati ad ogni piè sospinto da questi imbonitori da fiera i quali, paludati di rosso da capo a piedi e circondati da un coro di ancora più fetidi rivoluzionari della domenica, hanno la sola funzione di impedire il collegamento fra la classe operaia ed il suo partito rivoluzionario, collegamento che quando si verificherà porterà alla distruzione di questa società disumana, dalle cui ceneri sorgerà la società comunista, liberata dalle catene dei meschini interessi individuali, e perfetta nell’armonia dell’uomo sociale.