Le questioni della tattica nei testi e negli insegnamenti della Sinistra Pt.5
Κατηγορίες: AFL, AFL-CIO, Chartism, CPB, CPUSA, IWW, New Deal, Party Doctrine, UK, USA
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Riprendiamo dal n. 8 il lavoro che abbiamo forzatamente interrotto, dovendo assolvere non solo a compiti teorici, ma anche al ristabilimento del programma del partito, per cui nel n. 9 siamo stati costretti a ripubblicare quelle «Tesi caratteristiche – base per l’organizzazione» che troppo spesso vengono dimenticate o distorte e sulle quali soltanto si può erigere un coerente, esteso e forte partito politico di classe, a scala internazionale.
B – AREA AMERICANA

Se nel tratteggiare l’«Area russa» abbiamo potuto trascurare il vettore della efficienza dell’opportunismo in quanto forza impotente prima dell’Ottobre e controrivoluzionaria vittoriosa, e quindi borghese reazionaria, con la sconfitta del primo Stato Proletario del mondo alla scala semicontinentale; ora possiamo trascurare sia il vettore dell’efficienza dell’opportunismo che quello dell’efficienza del Partito relativamente all’«Area americana». Gli Stati Uniti d’America (per «America» intendiamo gli USA) sono nati borghesi, non hanno conosciuto il modo di produzione feudale, e la guerra di secessione ha visto lo scontro tra la borghesia industriale del Nord e i proprietari fondiari «schiavisti» del Sud. Il proletariato industriale, quindi, è nato con la borghesia, dalla borghesia è stato educato ed inquadrato, e non ha conosciuto altra guerra civile che quella tra classi proprietarie della società capitalistica, nell’esercito della più progredita delle quali, della borghesia appunto, ha ritrovato lo stesso spirito della guerra di indipendenza, il nazionalismo. La lotta per le otto ore, i martiri proletari di Chicago dello storico 1º Maggio 1886, le prime associazioni di resistenza operaia, i «Cavalieri del Lavoro», la «Federazione operaia americana» (A.F.L.) furono le manifestazioni di esistenza del proletariato americano. I tentativi di creare un partito con Weitling, celebre comunista utopista tedesco, la «Lega del lavoro» (Arbeiter Bund) dopo il 1848, e successivamente con il comunista tedesco amico di Marx, Giuseppe Weydemeyer, non lasciarono alcun apprezzabile segno. Tuttavia, sebbene senza partito, perché partito non poteva essere considerato il Socialist Party fondato nel 1901 né gli I.W.W. (Industrial Workers of the World) ispirati al sindacalismo soreliano, il proletariato americano diede vita a scioperi formidabili come quello dell’Homestead del 1892 che culminò addirittura in uno scontro armato sulle rive del fiume Monongahela. Decine di migliaia di scioperi per la libertà di associazione, per la giornata lavorativa, per il salario videro come protagonisti gli operai americani.
Nel 1919 l’ala sinistra del Socialist Party fondò l’American Communist Party e contemporaneamente sorse anche il Communist Labour Party, il «partito di John Reed», che si unificarono nel 1920 nel Communist Party of America, sezione della Terza Internazionale. Potenti scioperi con la partecipazione di centinaia di migliaia di operai investirono l’Unione. Ma né il movimento di sciopero né il movimento sindacale furono sufficienti ad esprimere un vero e proprio partito di classe. L’economia americana aveva tratto dalla prima guerra mondiale profitti giganteschi, prima armando l’Europa e poi finanziandone la ricostruzione, in un quindicennio formidabile fino alla «grande depressione» del 1929. Il «New Deal» segna un maggiore intervento dello Stato in funzione assistenziale, per cui gli operai ricevettero una serie di «diritti» sindacali. Furono «diritti» associativi che imprigionarono gli operai in una rete sindacale feroce, legata allo Stato totalitario americano, per mezzo di agenti diretti della stessa borghesia e degli ambienti capitalistici. Non a caso nel 1947, dopo la vittoria contro il fascismo, fu varata la famigerata legge antisciopero Taft-Hartley. Né la ripresa produttiva dopo il 1935, tesa verso il secondo conflitto imperialistico mondiale, né gli scioperi possenti del secondo dopoguerra nella siderurgia, nelle miniere, tra i portuali hanno suscitato il sorgere anche di piccoli ma solidi nuclei comunisti rivoluzionari. Il democratismo più piatto ha dominato e domina il movimento operaio.
Gli USA sono un esempio del manifestarsi allo stato «puro», e si potrebbe dire quasi una rispondenza meccanica, tra fenomeni del campo del determinismo economico e quelli della sovrastruttura politica. Raramente esiste una reazione di sciopero in risposta alla recessione economica. Il più delle volte l’azione di sciopero decresce in funzione alla decrescenza nella produzione o cresce in dipendenza della ripresa produttiva. Ciò sta a significare che non si può parlare nemmeno di laburismo, né di sindacalismo nel senso storico del termine, ma di sindacati considerati più come «assicurazione per i rischi di lavoro» che di associazioni operaie, sebbene ad un livello bassissimo di maturità sindacale. È questo, forse, un esempio unico nella storia del movimento operaio. Si potrebbe azzardare la considerazione sommaria che negli USA deve ancora nascere un movimento sindacale effettivo e che ci si trova di fronte a corporazioni «liberamente» legate allo Stato e dipendenti dagli interessi statali, in maniera aperta. Questa considerazione vale soprattutto per le centrali sindacali, ora unificate nella AFL-CIO, in quanto, per esempio, alcuni sindacati di categoria, come i minatori, hanno dato vita a volte ad azioni di sciopero potenti e robuste. Ma le centrali sono legate alla politica dello Stato tramite l’appoggio diretto ora al partito democratico, ora a quello repubblicano, in specie durante le elezioni presidenziali, unica manifestazione coreografica della democrazia americana.
Se da un punto di vista di classe gli USA rappresentano l’assenza di un movimento operaio, degno di tale nome almeno nelle apparenze, dovuta non alla maturità dei fatti economici, al grado di sfruttamento capitalistico dei proletari, ma soprattutto alla corruzione sociale, politica ed ideologica, accompagnata da una serie di concessioni da parte dello Stato per effetto della solidarietà dei lavoratori con l’imperialismo americano (se gli USA hanno sottomesso il proletariato europeo durante l’occupazione militare dell’ultima guerra, con la «cioccolata e il chewing-gum», ciò significa che gli USA hanno dovuto prima sottomettere il proletariato americano con gli stessi mezzi!), è anche vero che il giorno in cui sorgerà negli States un autentico movimento di classe, l’esplosione sociale sarà colossale. Una eventuale terza guerra imperialistica, che colpirà necessariamente i finora intatti centri metropolitani USA, potrebbe risvegliare la classe operaia americana alla realtà storica. A più forte ragione una vittoria rivoluzionaria del proletariato europeo avrà un effetto molto più diretto e determinante della stessa Rivoluzione d’Ottobre.
Gli USA costituiscono, quindi, un’area non solo di rivoluzione univoca, ma anche di tattica «diretta» del futuro partito comunista rivoluzionario, in quanto è impensabile un governo di «sinistra», una influenza opportunistica per la quale mancano le condizioni storiche (tradizione) e politiche (frammentazione politica ed economica). Riteniamo che negli USA il movimento sorgerà rivoluzionario o non sorgerà affatto per molti decenni ancora. Non si presentano condizioni per vie di mezzo, per sviluppi ingannevoli di tipo socialdemocratico. L’anticomunismo viscerale, aperto, costituzionale degli USA è premessa dialettica al comunismo rivoluzionario altrettanto aperto, deciso, intransigente.
Nell’area americana, come ci mostra il grafico, l’efficienza del capitalismo o vettore dello Stato sembra indipendente dallo sviluppo economico e dalle lotte spontanee del proletariato, in quanto la grande crisi economica e le rare ma possenti lotte operaie se non hanno determinato né oscillazioni né indebolimento della potenza del capitalismo americano, dimostrano anche e soprattutto che senza la presenza del partito politico di classe, comunista e rivoluzionario, non sono in grado di trasformare la quantità in qualità. Forse negli USA, come una volta nella Russia, mutatis mutandis, in condizioni storiche completamente diverse, si renderà determinante per la nascita del partito di classe l’importazione della teoria marxista dalla vecchia Europa comunista. Da un punto di vista politico, il capitalismo americano ha avuto bisogno di dominare i sindacati operai, dopo averli plasmati con la democrazia, per dominare sulla classe operaia. È questo un motivo ricorrente della politica dello Stato capitalista verso la classe operaia. Il fascismo europeo ha distrutto con la forza le associazioni operaie rosse per dominare il proletariato e legarlo al suo carro con sindacati statali. Il totalitarismo statale americano ha avuto la possibilità di trasformare in maniera indolore i sindacati operai in sindacati al suo servizio. Il processo opposto, di rinascita cioè di rosse associazioni operaie di difesa economica, cozzerà direttamente contro lo Stato centrale e coinciderà con il ritorno alla lotta di classe del proletariato americano, che sarà per questo mille volte molto più violenta e feroce che nel passato.
C – AREA INGLESE

I quadri sinottici che stiamo svolgendo prendono in considerazione gli ultimi settantacinque anni dell’era presente ed il tracciato delle curve e più ancora dei vettori appare insufficiente a spiegare i complessi fenomeni che stiamo studiando, di modo che siamo costretti a tratteggiare schematicamente la storia precedente nella quale affondano le radici delle condizioni odierne delle classi protagoniste e delle forze materiali che animano la storia. La storia compie certi «scherzi». Per secoli la borghesia ha covato sotto le ceneri la sua immane forza, ora affermando il suo avvenire in esplosioni momentanee in un punto, ora nell’altro; ora progredendo in uno sforzo ideologico superbo là dove lo scontro sociale ed anche armato si è sopito e le forze produttive hanno spostato la geografia del loro sviluppo in regioni opposte; ora la scienza si è fatta «terrena» spezzando lo spesso e secolare diaframma religioso, anticipata nella geniale intuizione formale dell’arte che deforma in irriverenti e geometriche pose gli ieratici simboli dell’immobilità di un mondo, che può sperare di vivere ancora a patto che gli ordini, chiusi in se stessi, non si trasformino in classi aperte di anonimi individui. La borghesia inglese è la prima a vincere la storia dopo mille battaglie combattute e perdute da altre «repubbliche civiche» che l’avevano violentata e forzata in gloriosi squarci, di cui si insegna solo la bellezza dell’espressione letteraria, figurativa, estetica, e la genialità dell’elemento nazionale e razziale e l’eroismo individuale, ma di cui si nasconde il potente significato storico di classe. Il proletariato inglese è il primo che esprime in maniera robusta un movimento associativo di classe. Appena sorgono le prime macchine a vapore che rivoluzionano la manifattura, questo primo immenso «bagno penale» del lavoro, sorgono le prime coalizioni operaie, le prime lotte sanguinose, i primi scioperi, il primo movimento organizzato, il «luddismo», le prime leggi borghesi per il libero ed indiscriminato sfruttamento della forza-lavoro. Nel 1824 il Parlamento abroga i precedenti divieti e ammette le coalizioni operaie. La borghesia riconosce realisticamente che le conviene legalizzare il mercato del lavoro e inquadrare la classe operaia nelle trade unions, il cui significato letterario ben traduce il carattere corporativo: infatti trade unions significa «unioni di commercio», allo stesso modo che in Francia dove sorsero più tardi le Bourses du Travail, le Borse del lavoro per la contrattazione del prezzo del lavoro, del salario.
LA PRIMA FORMA DI PARTITO
Engels così definì il Cartismo inglese: «Il movimento cartista inglese fu movimento della classe operaia e il primo movimento politico indipendente del proletariato». Un fatto storico di portata mondiale che seguì le violente lotte degli operai e le feroci repressioni della polizia, il movimento per la distruzione delle macchine (luddismo), e il diritto di coalizione. Si separava l’organizzazione politica, il partito politico, da quella economica. Nel separarsi organizzativo si giungeva anche alla separazione dell’azione e del coordinamento politico della lotta economica. Le Unions persero la verve politica per limitarsi alle conquiste economiche e solo nella lotta per le 10 ore e con la nascita della Prima Internazionale si riallacciò il rapporto tra organizzazione sindacale e partito. Ma mano a mano che il sindacato si potenziava numericamente, questo si legava sempre più al regime borghese. La «padrona del mondo», la borghesia inglese, corrompeva la parte aristocratica del proletariato barattando le ultime briciole del bottino coloniale e della rapina imperialistica, in cambio della collaborazione di classe, del silenzio operaio nella storia. In tal modo la borghesia capitalistica inglese poteva spadroneggiare liberamente su tutto e su tutti, imporre al mondo le sue leggi di rapina, i suoi costumi, la sua lingua, insegnando alle sue consorelle come si combatte e si corrompe, come si svirilizza e si acqueta il gigante proletario. Il «modello inglese» è stato di esempio sino alla prima guerra mondiale, sino a quando l’Ottobre, da un lato, e la sua naturale reazione il fascismo, o «modello» italiano, dall’altra, hanno riportato le classi a rendere ragione della loro esistenza, a compiere il loro dovere storico: la società divisa in classi dimostra la sua insipienza, di essere un agglomerato preistorico, proprio quando le classi che la compongono si nascondono, si mimetizzano in una pretesa e informe umanità; lo dimostra ancor di più che nell’urto violento, nello scontro alla morte, in cui, almeno, si esalta la dinamica della classe rivoluzionaria acceleratrice della marcia degli uomini verso un assetto superiore.
Il grafico descrive questi elementi deludenti. Nel paese del capitalismo più forte, meglio organizzato, in cui il proletariato ha costruito le sue estese organizzazioni economiche, ha espresso la prima forma di partito indipendente, ha partecipato attivamente alla Prima Internazionale proletaria, ha un «potere» contrattuale – economico che esercita con azioni di sciopero potenti, il proletariato è incapace di ritrovare se stesso. La curva della spontaneità, degli scioperi, quella tratteggiata, si svolge ininterrottamente fino ad oggi, persino durante le due guerre, malgrado l’adesione dei sindacati alle guerre imperialistiche, cioè ad una più stretta e coerente solidarietà con lo Stato capitalista. Dal 1918 al 1926 il movimento di sciopero assume intensità eccezionale. L’ala sinistra del Partito Socialista aveva aderito a Zimmerwald. Nel 1920 sorge il Partito Comunista dalla unione di questa sinistra socialista, del Partito operaio indipendente e dal Partito operaio socialista scozzese, che durante la guerra aveva tenuto posizione intransigente. Il P.C. muore anch’esso, come tutte le sezioni del Comintern, nella tragedia della rivoluzione russa.
Sarà, il proletariato inglese, capace di esprimere un nuovo e più potente «cartismo» moderno e marxista, ora che vengono meno persino le briciole del banchetto imperialista, per avere perduto Albione il primato nel mondo capitalistico? I fatti confermano il nostro assunto. Il partito «operaio» inglese, il partito laburista, condivide ormai con il classico partito borghese, quello conservatore, responsabilità di governo, alternandosi alla direzione dello Stato a seconda delle esigenze di conservazione sociale. È il partito opportunista per eccellenza, è l’espressione dell’opportunismo in permanenza, la sinistra della borghesia. Per mezzo della sua opera corruttrice lo Stato è uscito indenne dalla tempesta del primo dopoguerra. Per opera dell’opportunismo internazionale, ispirato a Mosca, ha superato la seconda guerra imperialistica. Se la prossima crisi mondiale dell’economia capitalistica riporterà il proletariato alla lotta di classe diretta e l’opportunismo sarà sconfitto, l’immancabile movimento di sciopero del proletariato inglese riavrà le condizioni per esprimere il Partito di classe.