La Rivoluzione Russa Pt.3
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L’opposizione borghese
La nascente borghesia russa nel campo della politica interna militava alla opposizione contro i governi della autocrazia, perché sentiva troppi ostacoli al proprio sviluppo economico e sociale nelle pastoie del regime czarista. Il mondo degli affari ha bisogno di quella atmosfera di libertà superficiale che é caratteristica dell’Europa Occidentale, ha bisogno di una certa libertà di pensiero negli istituti di cultura che preparano i tecnici e i professionisti al servigio del capitale. Inoltre la borghesia russa, per la sua stessa natura ed anche per la maggior cultura ed i più frequenti rapporti con il capitalismo europeo, antivedeva il risultato della politica di repressione, che esasperando le masse le spingeva verso il socialismo negatore della proprietà privata e dello sfruttamento capitalistico, e prevedeva molto bene che la sua vita storica di classe sarebbe stata troppo aspra e breve, fra le potenti strettoie del vecchio regime e il precoce formarsi di valide energie rivoluzionarie nelle classi lavoratrici.
La borghesia spingeva dunque lo czarismo sulla via delle riforme politiche, anche se non arrivava a vagheggiare una repubblica capitalistica. Nel campo dei rapporti internazionali, la borghesia russa non poteva però non essere solidale con lo czarismo nella politica panslavista degli ultimi anni conciliandosi tale politica assai bene con i propri interessi, con i bisogni dello sviluppo industriale, con la naturale tendenza del giovane capitalismo russo a portarsi, sul terreno della concorrenza commerciale, al livello delle borghesie più progredite dei paesi produttori, esportatori, coloniali dell’Ovest.
Il movimento proletario
Ben altro valore ed altra efficienza aveva l’opposizione socialista. Sulla natura e sulle tendenze del movimento proletario in Russia è stato sufficientemente illuminato negli ultimi tempi il pubblico socialista italiano, e noi ci richiamiamo alle ampie notizie date dalla stampa del nostro Partito a tale proposito. Mentre potrebbe sembrare che nella loro applicazione più rigorosa le linee del sistema marxistico male potessero applicarsi ad un paese ove ancora il capitalismo non aveva compiuto la sua rivoluzione politica, se pure erasi iniziato il rivolgimento economico che suole accompagnare l’apparire della grande industria, pure un forte Partito Socialista marxista – forse il più ortodosso del mondo – si formò in Russia negli ultimi decenni. Vi militavano gli operai dei grandi centri urbani ostacolati nella formazione di associazioni sindacali, e numerosissimi intellettuali e studenti insofferenti del regime antiliberale e particolarmente avidi della luce delle nuove idee sovversive.
Ma il problema più interessante per le condizioni delle masse era quello agrario, e male si applicavano alla situazione russa la dottrina e i metodi socialisti prevalentemente dominati dalla energetica della classe operaia industriale. Si formò così il Partito Socialista rivoluzionario, con un proprio audace programma di rivoluzione agraria culminante nella socializzazione della terra. Le divergenze fra questo partito e l’altro (Partito socialista democratico) erano dunque più che altro d’indole teorica e riguardavano la dinamica avvenire della rivoluzione sociale, mentre i due partiti erano uniti nella stessa profonda avversione al regime dominante e nel tenace proposito di rovesciarlo con l’azione insurrezionale delle masse. Gli elementi più avanzati e risoluti di entrambi, insieme agli anarchici, rispondevano alla reazione governativa col metodo terroristico degli attentati, e una possente organizzazione segreta di propaganda e di lotta sosteneva indomita il duello a morte con la terribile e sanguinaria polizia degli czar. Per l’attuazione del moto rivoluzionario i socialisti russi si proponevano di accettare l’alleanza con la borghesia anti-dispotica, ma nello stesso tempo di porre sul tappeto, insieme con la questione politica, anche quella economica e sociale, attuando così la tattica mirabilmente delineata nel Manifesto dei Comunisti.
Però i socialisti non cessavano dal fustigare l’ignavia delle correnti borghesi e dal preparare il proletariato alla coscienza ed all’esercizio della lotta di classe contro lo sfruttamento padronale.
Nel campo della politica estera i socialisti russi furono sempre tenaci oppositori dell’imperialismo e della corsa agli armamenti, affermando il principio della solidarietà internazionale nelle classi operaie. Tale loro atteggiamento li differenziò nettamente dalla opposizione borghese, specialmente negli ultimi anni successivi alla guerra col Giappone.