Cresce ovunque la disoccupazione
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Alla fine del 2009 sono stati registrati dati sulla disoccupazione in aumento in tutto il mondo. In Europa, secondo dei numeri diffusi da Eurostat, il tasso di disoccupazione si è posizionato a 9,4%, valore sensibilmente più elevato di quello rilevato a settembre 2008, che era 7,7%.
Benché i metodi per la rilevazione cambino da Stato a Stato, e, visto che sono rilevazioni borghesi, spesso non siano attendibili, riportano numeri che di per sé descrivono il malessere del capitalismo.
Per l’Unione Europea allargata a 27 membri il tasso cala lievemente, posizionandosi a 9,1%, e il 7,1% del 2008. Quindi oggi, nella sola Europa, più di 22 milioni di lavoratori subiscono il flagello della disoccupazione, ben 5 in più rispetto a settembre 2008. Sono dati inequivocabilmente allarmanti, figli legittimi della crisi del capitale.
La crisi economica, per sua natura mondiale, ha colpito duramente tutti i paesi.
Confrontando infatti i dati per 50 paesi registrati nel 2008 con quelli del 2009 (vedi tabella), per tutti, tranne Pakistan, Kazakistan ed Egitto, il numero di disoccupati è aumentato. In Spagna e nei paesi baltici la disoccupazione ha subito un aumento vertiginoso in pochi anni.
Il dettaglio dell’Italia, è altresì preoccupante. Nel 2008 il tasso era posizionato a 6,8%, oggi ha raggiunto una media annuale di 7,8%, con un picco di 8,6% nel quarto trimestre del 2009, quindi in tendente aumento. I disoccupati sono due milioni 145mila, nella media annuale 380mila in più rispetto al 2008.
Il regime del capitale negli ultimi secoli si è esteso a tutto il pianeta utilizzando tutti i progressi della scienza, le macchine si sono enormemente perfezionate, grande il progresso dei mezzi di comunicazione, vi si sono susseguite varie emigrazioni di massa di proletari dove la industria lo richiedeva, nuovi vasti mercati si sono aperti. Ma niente di tutto questo ha permesso al capitalismo quella pace e il benessere che prometteva, al contrario ha dovuto affrontare le sue contraddizioni interne, sfociando oggi nuovamente nella crisi di sovrapproduzione.
Il capitalismo oramai ovunque detta le sue leggi, e, di fronte alla sua crisi economica, il flagello della disoccupazione è inevitabilmente internazionale.
Per interpretare meglio la tabella si consideri che il tasso statistico di disoccupazione sottostima il fenomeno: ad esempio in svariati paesi non viene considerato disoccupato chi ha lavorato anche solo un’ora a settimana, chi si è fatto qualche giorno da Mac Donald o chi ha rinunciato a cercare lavoro. Inoltre chi non ha ancora mai lavorato di solito è considerato “inoccupato” e non “disoccupato”.
I dati del 2010, previsti, sono evidentemente solo vuote illusioni borghesi.
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