Per la difesa del proletariato
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Il sipario è calato. La farsa ha avuto termine. La cosiddetta insurrezione delle camicie nere è finita nel compromesso. L’uomo dalle mille capriole va al governo con i resti delle vecchie caste politiche. Il duce tendenzialmente repubblicano piega i ginocchi, dopo aver a più riprese piegata la spina dorsale, di fronte al re a cui chiede teatralmente perdono. La livrea fa di questi scherzi. Ed oggi Mussolini fa quel che può. La reazione avrà ora il bollo ufficiale del nuovo governo d’Italia.
La borghesia di tutte le sfumature e di tutte le gradazioni ha rinserrate le sue fila, ha formato ufficialmente il suo fronte unico contro il proletariato. Le bande armate potranno con più sicurezza bruciare ed assassinare.
Esaminiamo rapidamente l’atteggiamento tenuto da quelle organizzazioni che avevano ed hanno il dovere di tutelare gl’interessi dei lavoratori.
Dopo lo sciopero d’agosto, stroncato dalla vigliaccheria socialdemocratica che lo aveva prima sabotato nella preparazione, il Partito Comunista lanciò ancora un suo appello per il fronte unico e per l’Alleanza del Lavoro. I socialdemocratici e tutti gli elementi gialli che s’annidano nelle organizzazioni di classe, intendevano invece approfittare della situazione creatasi per gettare a mare il pesante – per loro – fardello della reale difesa della classe lavoratrice.
Gridarono di fronte al nemico che lanciava i suoi alalà alla Caporetto proletaria, e con una prosa pietosa mendicarono la legalità … borghese.
Il C.C. del Sindacato ferrovieri prima, l’Unione del Lavoro poi ed infine i dirigenti la Confederazione dichiararono che l’Alleanza del Lavoro ormai era finita. Che essa non poteva più sussistere, perché essi – i vili – non avevano più fiducia nella capacità a lottare del proletariato.
I comunisti lanciavano la loro parola di fede e di lotta. Ma l’azione nostra fu boicottata. Si cianciò di bluffismo. Si cercò in tutti i modi di svalutare la nostra opera e ci si dipinse a tinte fosche.
Coloro che avevano, per una bassa manovra di corridoio parlamentare, tradite le masse ebbero la spudoratezza di parlare di noi come di agenti provocatori. Ma il proletariato capito il loro triste giuoco cercò di isolarli. E venne la sconfessione del C.C. del Sind. Ferrovieri. Sconfessione sintomatica in quanto temporaneamente veniva cancellato il provvedimento contro i due comunisti espulsi dal Sindacato. I confederalisti continuarono il loro lavorio dietro le quinte. Si respinse la nostra proposta per la convocazione del Congresso Nazionale delle Alleanze del Lavoro provinciali. In questo modo si volle spezzare di proposito nelle mani dei lavoratori l’unico mezzo perché questi realizzassero lo strumento di difesa e di offesa. Da questo momento i collaborazionisti della Confederazione camminarono a gran passi verso il fronte unico colla borghesia. Ed ecco che il nostro Comitato Sindacale, d’accordo col Comitato Comunista ferroviario, lancia la proposta per l’intesa delle sinistre sindacali. Intesa che all’atto è un fatto compiuto. Intesa che ha per base la ricostituzione dell’Alleanza del Lavoro come mezzo per arrivare al fronte unico proletario ed all’unità del proletariato in un unico organismo.
Al nostro invito non rispose l’Unione Sindacale la quale però ultimamente votava un ordine del giorno propugnando la unione in un unico organismo di tutte quelle organizzazioni che facevano già parte dell’Alleanza del Lavoro.
Abbiamo in un commento detto il nostro pensiero che viene riaffermato e valorizzato dall’ultimo manifesto del nostro partito. Manifesto che dimostra ancora una volta come i comunisti nelle ore più dolorose per il proletariato sappiano indicargli la via da seguire per la sua riscossa e per le sue battaglie. Mentre le camicie nere si mobilitavano il nostro partito lanciava ai lavoratori italiani ancora la sua parola d’ordine per l’Alleanza del Lavoro, per il fronte unico, per la lotta. Manifesto che per il momento in cui è stato lanciato e per l’esame in esso fatto della situazione proletaria assurge a grande importanza.
Il compromesso del fascismo colle altre frazioni politiche della borghesia è in esso previsto in modo chiaro e deciso. Ma la parte vitale del manifesto è quella in cui si martella incessantemente per l’unità proletaria. Unità proletaria che ha bisogno, perché si realizzi, di un certo periodo di tempo. Ha bisogno che prima si ricostituisca l’Alleanza del Lavoro che tante simpatie e tante speranze incontra nel proletariato. Tutte le iniziative per l’unità proletaria vanno accolte con fede ma all’(…) urge che viva l’A.d.L.. Attraverso questo organismo di lotta sarà facile raggiungere l’unità proletaria. Questa necessità urge maggiormente ora che la disoccupazione e la fame battono con ritmo accelerato alle porte dei lavoratori. Ora che una grande battaglia – per le questioni in giuoco – è in atto fra il padronato e i lavoratori: i lanieri. Ora che s’annuncia la reazione a tipo ungherese del nuovo governo.
I lavoratori che vedono ridursi il loro salario mentre la situazione economica s’aggrava ed il costo della vista cresce sempre più, i disoccupati che vedono le loro donne ed i loro bambini soffrire la fame e domani e fame e freddo, si uniscano. Impongano ai dirigenti gli organismi proletari, la loro volontà ad unirsi. Impongano la immediata ricostituzione dell’Alleanza del Lavoro per lottare insieme per la difesa della loro vita materiale e morale e per combattere contro il padronato e la reazione statale delle camicie nere.