International Communist Party

Comunismo 94

Congresso dei lavoratori dell’Estremo Oriente Pt.3

Il congresso dei toilers
Intervento di Safarov
Decima sessione, 27 gennaio 1922, sera

Il compagno Tjan-Go-Tao alla presidenza.

PRESIDENTE. Dichiaro la sessione aperta e chiamo il comp. Safarov.

SAFAROV. Compagni, la questione fondamentale esistente davanti al nostro congresso è quella del rapporto, e della giusta comprensione di questo rapporto, nei paesi dell’Estremo Oriente fra il movimento nazional-rivoluzionario da una parte e il movimento proletario rivoluzionario dall’altra. Le discussioni avute luogo sulla mia relazione mi fanno credere che alcuni compagni sono arrivati ad errate concezioni di questo rapporto.

Quindi, per cominciare, il rappresentante del Partito Kuomintang, il comp. Tao, ha affermato che i principi del sistema dei soviet e le rivendicazioni di base in relazione alla rivoluzione dei soviet non sono niente di nuovo in Cina. Ha detto, se non mi sbaglio, che il Partito Kuomintang ha già diffuso queste idee negli ultimi venti anni. Io non voglio affatto mettere in discussione lo sviluppo rivoluzionario del partito, ma sono convinto che, per arrivare alla comprensione fra i comunisti da una parte, ed i rivoluzionari nazionalisti dall’altra, è assolutamente necessario per entrambe le parti conoscersi bene l’un l’altro.

Sappiamo che il partito che è alla testa del Governo della Cina del Sud è un partito democratico-rivoluzionario e non mettiamo in discussione il fatto. Siamo convinti che questo partito ha fatto un grande lavoro rivoluzionario che era assolutamente necessario in Cina, e speriamo di combattere fianco a fianco con questo partito in futuro. Ma, dall’altra parte, non siamo così ingenui da immaginare che questo partito sia un partito comunista rivoluzionario. Noi non siamo così ingenui da confonderci sull’origine di questo partito disegnandocelo come il partito comunista del proletariato. Questo tipo di valutazione non corrisponde alla realtà e imposterebbe in modo sbagliato le relazioni con questo partito.

Da questa autorevole tribuna noi abbiamo il coraggio di dire, apertamente e definitivamente, che sosterremo, dobbiamo sostenere e stiamo sostenendo ogni movimento democratico-borghese nei paesi coloniali e semi-coloniali, nella misura in cui questo movimento democratico borghese è veramente per l’emancipazione nazionale dei popoli oppressi. Credo che questa affermazione racchiude le nostre posizioni in poche parole. Con questa affermazione, che è stata ufficialmente fatta al Secondo Congresso del Comintern e che era già espressa nel Manifesto del suo Primo Congresso, abbiamo chiaramente fissato il nostro punto di vista. Noi diciamo: nei paesi coloniali e semi-coloniali il primo periodo del movimento rivoluzionario deve essere necessariamente un movimento democratico nazionale. Noi diamo il nostro sostegno a questo movimento, se è diretto contro l’imperialismo. Noi lo sosteniamo, lo abbiamo sempre sostenuto, e faremo così nel futuro.

Ma, per contro, non possiamo riconoscere questa lotta come la nostra, come la lotta per la rivoluzione proletaria. Se affermassimo ciò sbaglieremmo, faremmo un pessimo servizio agli operai e ai contadini di Cina e Corea, alle masse contadine, alle masse proletarie e semi-proletarie di Cina e Corea che hanno un compito più alto da assolvere di quello dell’emancipazione nazionale. Hanno davanti il compito della completa liberazione dei loro paesi. Se queste masse, elementi del proletariato e semi-proletariato delle città e dei villaggi, assumessero il compito su sé stessi dell’emancipazione sociale delle masse sfruttate dei paesi oppressi, su questo susciterebbero fatalmente illusioni errate.

Se noi, comunisti di Cina o Corea, solleviamo la parola d’ordine di un governo democratico, di una imposta sul reddito unica, della nazionalizzazione della terra, parole d’ordine che sono della rivoluzione democratica, dimostreremmo di essere pronti a cooperare con tutte le organizzazioni onestamente nazional-democratiche, se hanno a cuore gli interessi della maggioranza degli sfruttati del loro paese.

Ma dall’altra parte il proletariato e gli elementi del semiproletariato si devono organizzare in modo indipendente nei loro sindacati di classe.

Non possiamo considerarli di classe i sindacati che si sono formati adesso come organizzazioni corporative di arti e mestieri direttamente collegati con il Partito Kuomintang. Non capiscono la teoria classista, non sono gli organi della lotta di classe del proletariato per la sua emancipazione.

Quindi in rapporto a voi, seguaci del Partito Kuomintang, così come con i nostri alleati, amici e compagni, vi diciamo apertamente e francamente che, mentre stiamo sostenendo e continueremo a sostenere la vostra lotta in quanto è una rivolta nazionale e democratica per l’emancipazione nazionale, allo stesso tempo noi continueremo a portare avanti indipendentemente il nostro lavoro comunista di organizzazione del proletariato e delle masse semi-proletarie in Cina. Questa è la causa delle masse proletarie stesse, e deve essere compiuta dagli operai cinesi, dal proletariato cinese. In questo senso il movimento cinese dei lavoratori si deve sviluppare in modo completamente indipendente dalla mentalità radicale borghese e dalle organizzazioni e partiti democratici. Penso che questo sia assolutamente chiaro a tutti i presenti di questo Congresso. Svariate contestazioni contro le affermazioni del compagno Tao arrivate alla Presidenza lo confermano.

Per un delimitato periodo storico possiamo organizzare una divisione del lavoro fra noi, i rappresentanti del proletariato rivoluzionario, cioè la classe proletaria e gli elementi semi-proletari fra i contadini da una parte, e i rappresentanti del risveglio della Cina degli elementi nazional-radicali e democratici, dall’altra. Entrambe le parti devono comprendere che questa divisione del lavoro deve essere basata su un accordo volontario. Le masse proletarie non devono rinunciare alla loro propria visione, hanno bisogno di non astenersi dall’organizzare il proprio partito di classe. Solo sotto queste condizioni è possibile collaborare ed avere un accordo volontario.

Non capisco chi potrebbe trarre vantaggio dalla affermazione che le masse cinesi sono già mature per la rivoluzione dei Soviet, per l’instaurazione del sistema dei Soviet. Il principio del sistema dei Soviet consiste nella auto-organizzazione delle masse sfruttate, nelle loro organizzazioni in un potere rivoluzionario indipendente di classe. In Cina, la classe operaia sta appena imparando a camminare, sta iniziando a svilupparsi. La massa contadina è intimorita e ignorante e comunque non avanza le proprie rivendicazioni e la propria visione.

L’affermazione del compagno Tao sulla questione della nazionalizzazione della terra ne è la miglior prova. Come ha detto, il Governo del Sud, preso in considerazione il progetto della nazionalizzazione della terra, non l’avrebbe portato avanti solo perché questa importante misura rivoluzionaria richiederebbe uniformità, sarebbe necessario che la Repubblica cinese si estendesse dappertutto. Quindi, secondo il Partito Kuomintang sarebbe necessario prima liberare il territorio cinese dell’imperialismo, e dai saccheggiatori Dudziuns. Sarebbe necessario prima instaurare la democrazia in Cina.

Questo non è il modo corretto di affrontare la questione. Se si vuole organizzare le masse sotto la nostra bandiera avendo la maggioranza del popolo dalla nostra parte noi dobbiamo toccare gli interessi vitali delle masse, perché queste masse ci seguano fino in fondo, che siano pronte a morire per la nostra e la loro causa. Per i contadini cinesi della Cina del Sud la questione della nazionalizzazione della terra non è una cosa da regolare dall’alto con riforme amministrative, per loro è una necessità vitale. Noi dobbiamo comunque anticipare questa misura rivoluzionaria anche in una piccola porzione del paese, per mostrare ai contadini cinesi che vivono nei territori occupati dalle forze ostili che dove un regime democratico viene instaurato i contadini vivono mille volte meglio, che i loro interessi sono mille volte più sicuri. Senza una chiara comprensione di ciò, senza un corretto atteggiamento sulla questione della terra, le grandi masse non possono essere trascinate nella lotta dalla nostra parte.

Non è abbastanza presentare un buon programma, non è abbastanza dirsi favorevoli a questo programma in una ristretta cerchia della cosiddetta società colta, è necessario farla l’ardente rivendicazione delle masse sfruttate. Solo dopo, questo programma diventa un programma reale, un programma di azione rivoluzionaria.

Quindi, contraddico l’affermazione del compagno Tao e rivendico che per risvegliare le masse sfruttate cinesi è necessario darsi una maggiore organizzazione preliminare ed un maggiore lavoro di agitazione. Perché le masse sfruttate cinesi possano organizzare il sistema statale che rappresenta meglio gli interessi degli sfruttati di tutti i paesi – il sistema dei Soviet – è necessario fare più lavoro preparatorio, è necessario portare avanti una accanita battaglia non solo contro l’imperialismo straniero, non solo contro i saccheggiatori Dudziuns, ma anche contro gli usurai indigeni nei villaggi e contro la borghesia indigena in città.

Non è la questione della presa del potere, è quella della protezione del contadino nella sua vita quotidiana da coloro che lo opprimono e lo sfruttano caricandolo di ingenti affitti, lasciandogli una miseria.

Il compagno Tao ha parlato qui della questione mongola. Non ho toccato questa questione nel mio rapporto perché la questione fondamentale è quella della relazione fra il movimento rivoluzionario nazionale e quello comunista, ed è quindi naturale che la questione mongola sia stata messa da parte. Finché la base economica della Mongolia è l’allevamento del bestiame contraddistinto da caratteristiche tribali patriarcali, predicare il comunismo e la rivoluzione proletaria è ridicolo, per questo è del tutto chiaro che non ha senso mettere il carro davanti ai buoi, che è impossibile saltare una serie di inevitabili gradini storici. Il nostro programma, cioè il programma del Comintern riguardo alla Mongolia consiste nel sostenere quegli elementi che aspirano all’emancipazione nazionale, quegli elementi che sono ora al potere i cui rappresentanti sono presenti a questo congresso a nome del Partito Rivoluzionario del Popolo. Sulla questione delle relazioni fra Mongolia e Cina il compagno Zinoviev ha dato una adeguata risposta.

Per altro l’esperienza della rivoluzione russa e della costruzione dei Soviet in quelli che erano gli Stati limitrofi della Russia è in se stessa una risposta completa a questo riguardo.

Vado adesso ad affrontare una nuova questione. I compagni non hanno abbastanza giustamente interpretato le affermazioni mie e del compagno Zinoviev a proposito del ruolo di avanguardia del Giappone nel movimento rivoluzionario dell’Estremo Oriente. Questo non deve essere interpretato in un angusto senso nazionalista, che potrebbe portare confusione nel nostro movimento. Inoltre, compagni, non dobbiamo essere troppo utopisti, e non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte ai fatti reali.

È assolutamente vero che l’imperialismo giapponese è abominevole tanto quanto l’imperialismo zarista, e che è odiato nell’intero Estremo Oriente. Ma sicuramente, compagni, ammetterete che in tutto il mondo è stato odiato l’imperialismo zarista. Si, l’imperialismo zarista è stato il boia e il gendarme internazionale. Questo a causa del fatto che la Russia zarista costringeva i popoli a vivere all’interno dei sui confini, perché è stato il peggior oppressore di Stati, che la rivoluzione sociale, la rivoluzione degli operai “e dei contadini” ha sconvolto in modo grandioso nel novembre. È stata così grandiosa perché questi popoli sono stati attratti dal vortice rivoluzionario e in grado, con le loro proprie forze e con l’appoggio del proletariato russo, di instaurare il sistema sovietico e di realizzare non solo la loro emancipazione nazionale ma quella sociale. Dovete ammettere che la distruzione della più importante roccaforte dell’imperialismo nel Vicino Oriente e nell’Europa dell’Est, lo zarismo russo, ha avuto una influenza decisiva sul destino di tutti i popoli che vivono nel Vicino Oriente e nell’Europa dell’Est. Si deve essere ciechi per non vederlo.

Consideriamo la posizione del Giappone. Il Giappone è un potere rapace quanto lo era la Russia zarista. Il Giappone è un grande predone ed un brutale gendarme quanto lo era la Russia zarista. Se questo mostro imperialista sarà rovesciato dalla forza unita della classe operaia giapponese, se sarà distrutto dalla forza del proletariato giapponese, questo non costituirà un grande sconvolgimento rivoluzionario per l’intero Estremo Oriente? Se la rivoluzione russa è stata veramente l’inizio della rivoluzione proletaria mondiale e della lotta dei popoli oppressi dell’Est per la loro emancipazione, il rovesciamento dell’imperialismo giapponese non sarebbe l’inizio dell’emancipazione rivoluzionaria nazionale ed internazionale nell’Estremo Oriente?

In questa questione dobbiamo eliminare il ristretto punto di vista nazionalistico e considerare la situazione così come è realmente. Non solo l’operaio e il contadino, ma ogni onesto democratico e difensore del suo popolo deve capire che ci sono due Giapponi. C’è il Giappone del Mikado e della plutocrazia, del militarismo dell’imperialismo e della coercizione. Ma c’è anche un altro Giappone – la classe operaia e proletaria giapponese alla quale appartiene il futuro e che risolverà il problema dell’Estremo Oriente. È imperativo distinguere fra questi due inconciliabili campi e non chiudiamo gli occhi di fronte ai fatti. L’emancipazione nell’Estremo Oriente e nel mondo intero può essere realizzata solo dalla solidarietà internazionale.

Uno dei rappresentanti coreani ha messo l’accento sul fatto che l’operaio giapponese tratta con disprezzo il proletariato coreano e che in Corea è uno sciovinista e un nazionalista. Ancora dobbiamo tornare all’esempio russo. Prima della rivoluzione del 1917 le organizzazioni rivoluzionarie fra gli operai russi erano estremamente deboli nei paesi confinanti, per esempio in Turkestan, Kirghizistan, e in una parte del Caucaso non esistevano partiti bolscevichi. La parte europea della popolazione in questi Stati confinanti non aveva alcun passato rivoluzionario. E la ragione di questo è che lo zarismo aveva trasferito in questi paesi confinanti i settori più arretrati del proletariato, la parte più povera della popolazione russa. Il peggio della popolazione russa fu portato dallo zarismo in queste colonie, e l’imperialismo giapponese sta facendo esattamente lo stesso. Ma sarebbe la rovina della causa proletaria e per il movimento rivoluzionario considerare il proletariato giapponese come un grosso ostacolo sulle scale della rivoluzione proletaria semplicemente perché l’imperialismo giapponese manda i suoi agenti in Corea e compra e corrompe là le classi povere fra i lavoratori.

Senza un movimento proletario in Giappone nessuno dei paesi dell’Estremo Oriente può raggiungere la propria emancipazione. Ma sarebbe piccolo borghese e stupido immaginare che il proletariato giapponese si renda capace di fare tutto questo da solo. No, il movimento proletario giapponese è significativo nel senso che è il primo decisivo colpo dato dal proletariato giapponese, essendo meglio organizzato e il più forte, contro l’imperialismo straniero e rapace e contro la coercizione imperialista. L’organizzazione è un risultato dello sviluppo industriale e della vita di fabbrica. Se dovessimo prendere gli eserciti di occupazione e dovessimo aggiungere a loro le truppe mercenarie dei Dudziun e le bande dei Khunkhuz, tutti questi insieme formerebbero una trascurabile quantità rispetto ai 400.000.000 di contadini cinesi. Questa manciata di ladri e annessionisti è soltanto capace di sfruttare 400.000.000 di uomini perché di fatto non sono organizzati. È invece molto più difficile sfruttare gli operai giapponesi e metterli in una simile condizione. La questione non è dare a qualcuno dei privilegi o dargliene di più che ad altri. Al contrario, noi diciamo agli operai giapponesi: “tanto vi è stato dato e quindi di più vi sarà richiesto”.

Il motivo per cui ci stiamo appellando alla classe operaia giapponese è perché quando era disorganizzata è stata disonorata da innumerevoli atti sanguinari nell’Estremo Oriente. Per questo motivo deve essere la prima a spezzare le armi dell’imperialismo giapponese. Perciò con questo appello non diamo alcuna preferenza a quello o all’altro. Parliamo esattamente come abbiamo parlato al proletariato russo. I comunisti bolscevichi russi hanno parlato così agli operai russi, perché i russi, compresa la classe operaia russa, erano diventati la maledizione dell’Est e dell’Europa. E questo è perché loro hanno dovuto essere i primi a fare la rivoluzione ed essere di esempio di eroismo rivoluzionario a tutti gli altri popoli. Sono stati necessari gli operai russi per sferrare il primo colpo contro gli imperialisti.

Non sono d’accordo con il compagno Kato che dipinge un quadretto roseo e rappresenta le masse operaie giapponesi come completamente coscienti. Non dobbiamo dimenticare il potere che esercita il pregiudizio sciovinista della piccola borghesia. L’influenza piccolo borghese è ancora molto forte sulla classe operaia giapponese, e il proletariato giapponese ci deve lottare strenuamente contro.

È stato molto bello sentire che gli operai giapponesi hanno dimostrato il primo maggio 1921 davanti al Palazzo Imperiale, gridando che i suoi nemici erano all’interno del Palazzo, e sentire i compagni dichiarare da quella tribuna che non si sarebbero più limitati a gridare semplicemente, ma molto presto avrebbero fatto i conti con i loro nemici del Palazzo. I rivoluzionari non devono mai dipingere la situazione con colori patinati. Devono vedere il loro lavoro nella giusta misura.

Riassumendo, noi diciamo che, nei paesi coloniali e semi-coloniali, come Cina e Corea, che sono attualmente colonie del capitale straniero, l’Internazionale Comunista e i partiti comunisti sono obbligati a sostenere il movimento nazional-democratico. In questi paesi il Partito Comunista deve spingere per l’abbattimento dell’oppressione imperialista e appoggiare le rivendicazioni democratiche, come la nazionalizzazione della terra, l’auto-governo, ecc. Nello stesso tempo, comunque, i partiti comunisti non devono abbandonare il loro programma comunista, così come non devono astenersi dall’organizzare la classe operaia in sindacati, indipendentemente dall’influenza borghese. Né devono astenersi da organizzare la classe operaia in un Partito Comunista indipendente.

In Giappone, il compito fondamentale della classe operaia è cominciare ad assestare colpi contro l’imperialismo giapponese, per far vacillare la sua posizione nell’Estremo Oriente, per dare alle nazioni oppresse della Cina e della Corea la libertà nazionale per il loro movimento rivoluzionario, per garantire la libertà del lavoro in questi paesi e, infine, per dare al proletariato giapponese stesso la possibilità di emanciparsi dal lavoro salariato.

Poi spieghiamo il nostro punto di vista con chiarezza e senza riserve rispetto alle relazioni fra noi, i comunisti, i rappresentanti della borghesia democratica e quegli elementi nazional-democratici. Desideriamo evitare ogni confusione possibile sulle prospettive e sulle idee in questa questione. Noi combattiamo nettamente per eliminare gli inutili tentativi di dipingere ogni nazionalista col colore comunista, anche certi nazionalisti che hanno combattuto per l’uguaglianza del capitalismo cinese e giapponese.

Noi diciamo, molto francamente che sosteniamo questi nazionalisti borghesi, borghesi fino al midollo, perché le forze più reazionarie sono gli imperialismi giapponese, americano e inglese. Non abbiamo paura di dire che sosterremo la borghesia nazionalista che sta combattendo per emancipare le forze produttive in Cina e in Corea dal giogo del capitalismo straniero. Dall’altra parte, comunque, noi certamente esigiamo da questi borghesi democratici, da questi elementi radical democratici, che non facciano alcun tentativo per dominare il giovane movimento operaio di Cina e Corea e che non facciano alcun tentativo per deviarlo dal suo vero percorso sostituendo i suoi ideali con ideali radical democratici tinti del colore dei Soviet.

Noi potremo più facilmente arrivare a comprenderci se ci diciamo chi siamo veramente. Abbiamo tutte le opportunità di iniziare a capire apertamente e dobbiamo avvantaggiarci di questo perché i nostri compiti credo che siano molto chiari: realizzare questi compiti, adempiere al grande scopo rivoluzionario a cui tutti noi aspiriamo, il grande obbiettivo dell’emancipazione nazionale dei popoli coloniali e l’emancipazione del lavoro dall’oppressione imperialista.

(Forti applausi).

Quinta sessione
24 gennaio 1922, ore 18

Intervento della compagna Wong a nome della Lega delle donne comuniste

Presidente: Compagno Pak-Kieng.

PRESIDENTE. Dichiaro la sessione aperta. Il primo intervento sarà della compagna Wong.

WONG. Devo tenere il mio rapporto oggi sulla condizione delle donne cinesi, ma visto che il mio tempo è limitato non posso trattare la questione nei dettagli, toccherò soltanto i temi più importanti.

C’è un vecchio proverbio cinese che dice che la donna deve concentrare la sua attenzione sull’uomo e deve fare ciò che l’uomo desidera. Fin dai primi tempi in Cina viene inculcato nelle donne che ogni desiderio dell’uomo sia giusto e debba essere rispettato. Questo ha ingenerato una profondo effetto e una grande influenza nella psicologia delle donne. Non c’è uguaglianza di diritti nella società cinese oggi. Potremmo inoltre dire che l’intera società consiste di soli uomini, che tutti i diritti appartengono solo agli uomini.

Effettivamente non a tutti gli uomini, ma ad una manciata di funzionari, di burocrati, di capitalisti e imperialisti. Sono tutti strettamente alleati al fine di nascondere i loro crimini e farne di nuovi. In questa società godono del diritto esclusivo del dominio, per impedire di andare al potere non solo alle donne, ma anche ai lavoratori maschi. Questo non è possibile nella moderna società cinese. Le donne non possono assurgere alle funzioni pubbliche in quanto ne sono state escluse. L’unica ragione è che gli uomini non glielo consentono.

Per molto tempo gli uomini hanno privato le donne della loro individualità, e ci sono riusciti così a fondo che adesso ci sono donne che pensano di essere completamente ignoranti e credono di non avere alcuna possibilità di contribuire alla gestione dei pubblici affari. Tuttavia, questa concezione è sbagliata.

Fin dai primi tempi, la prospettiva della donna cinese nella sua posizione sociale è stata fondata su tre oggetti di culto e quattro regole di vita, o quattro virtù. Le prime tre divinità sono il padre, il marito, e dopo la sua morte il figlio maggiore. Le quattro virtù sono: la prima la felicità della famiglia e la creazione del focolare domestico; la seconda il pudore nel parlare; terza l’aspetto curato e l’eleganza nel vestire; quarta la bravura nel lavoro manuale. Tutto questo è come a una religione che sottomette completamente la psicologia femminile strappandola dal mondo esterno, subendo pazientemente tutti i torti.

Esiste oggi una qualche eguaglianza economica nella posizione delle donne cinesi? Per prima cosa una donna non può ereditare proprietà e non può cercare lavoro. Formalmente le donne non sono ammesse nelle fabbriche, è così che le donne sono state costrette a fare affidamento solo sugli uomini. Questo ha rafforzato gradualmente il dominio dell’uomo e ha ridotto definitivamente la donna in uno stato di schiavitù.

Le donne non hanno mai svolto importanti funzioni politiche nella storia cinese. Rivoluzioni di palazzo o l’esistenza di una imperatrice sul trono sono state rare eccezioni; così, in generale, le donne non hanno esercitato alcuna influenza e svolto alcun ruolo in politica.

Ma oggi, nella Cina moderna, le donne sono in parte riuscite, dopo una lunga lotta per l’emancipazione e per il voto, ad ottenere i loro diritti elettorali, e ci sono adesso due donne membri del Parlamento del Sud della Cina. I recenti avvenimenti che hanno portato Cina ed Europa più vicine, hanno spinto molte donne cinesi ad andare all’estero, per avere un’educazione europea, a conoscere la questione femminile a scala mondiale, a liberarsi dai loro pregiudizi, e in questo modo il punto di vista che si sta diffondendo è quello che lo stato attuale della famiglia non è quello che dovrebbe essere, che c’è bisogno di più libertà, e che le riforme vanno fatte.

Tuttavia, tutte queste riforme e le speranze per modificare le relazioni familiari non ci danno ancora la chiave alla soluzione della questione delle donne. Le donne che tornano dall’Europa vedono finalmente la terribile oppressione che subiscono dalle mani degli uomini che prima non avevano notato. Credo che ci siano molte poche donne adesso in Cina che non si sentano oppresse. Le donne cinesi stanno iniziando a desiderare di essere libere da questo giogo, a lavorare in campo sociale, a guidare le masse verso l’emancipazione, a partecipare al movimento per ottenere la libertà.

Finora hanno ottenuto poco successo. Le donne dell’aristocrazia che hanno avuto la possibilità di visitare l’Europa, le donne cinesi aristocratiche continuano ad avere un atteggiamento rispettoso verso i mariti, li adulano, vestono in modo squisito, in breve mantengono le vecchie abitudini e tradizioni a dispetto del fatto che molte di loro hanno conosciuto le condizioni europee. Perché succede questo? Perché nell’attuale situazione delle relazioni familiari in Cina, che esistono dai tempi dei tempi, le donne possono tenere i loro mariti solo con questi metodi.

Ricordate che la poligamia è ancora in voga in Cina, così che una moglie non attraente è in pericolo di essere respinta per sempre dal proprio marito. Nel loro ambiente le donne aristocratiche cinesi si comportano orgogliosamente, in modo presuntuoso, e continuano con eterni intrighi. Sono invidiose, gelose e continuamente litigiose. Gli piace vestirsi bene, mangiar bene.

Un’altra ragione dello loro scarsa inclinazione per l’attività pubblica è per il fatto che sono le rappresentanti dell’aristocrazia che ha fatto veramente poco per il popolo e rabbrividiscono alla semplice parola “proletariato”. Le donne dell’aristocrazia cinese non solo ignorano del tutto la situazione del proletariato, ma addirittura non hanno alcun interesse in questioni come l’educazione dei bambini e degli adolescenti delle classi non proletarie.

Mentre le donne proletarie ne sono interessate, intendo le operaie, le contadine e le serve, sono completamente prive di educazione, non sono rispettate in società, non se ne parla mai, come se non esistessero. Così, quando l’appello del comunismo ci ha raggiunte in Cina, noi, le donne oppresse, l’abbiamo ricevuta come in una nave che affonda riconosce il suono della sirena di un’altra nave che si affretta a salvarla.

La situazione delle nostre donne è per noi un incentivo al lavoro di unificazione del nostro proletariato con quello di tutto il mondo, con lo scopo di condurre una lotta unita contro il comune nemico. I nostri compiti sono uguali ai vostri, e i nostri scopi sono i vostri: la distruzione del capitalismo. Il nostro scopo è creare in Cina una società basata su eguali diritti per tutti, uguale per uomini e donne.

Non possiamo ancora parlare dei metodi di propaganda che possono essere applicati, ma di alcuni ne possiamo qui discutere. In primo luogo dobbiamo sforzarci per una istruzione e formazione universale. Dobbiamo attrarre le masse proletarie al movimento cooperativo nelle industrie e nelle officine. Questo porterà ad un cambiamento nella psicologia delle masse proletarie in generale, e delle donne in particolare. Questo darà loro una opportunità di avere un ruolo nell’attività sociale.

A causa della insufficienza di donne organizzate, secondo me, andrebbe costituito un gruppo di donne propagandiste in Cina. È anche indispensabile portare avanti un’ampia propaganda in collegamento con i movimenti di massa delle donne e del proletariato, attraverso la stampa, la pubblicazione di opuscoli, manifesti e volantini, ecc. Per realizzarlo velocemente con successo completo, abbiamo bisogno di energia, di operaie attive, conoscere bene la propaganda femminista. È solo così che possiamo sperare di ottenere il successo per il nostro grande movimento.

(Applausi)

Dichiarazione del Partito Comunista di Cina sulla situazione attuale

1) Prima della rivoluzione del 1911 la Cina soffriva la condizione economica feudale e l’aggravarsi dell’invasione straniera.

2) La rivoluzione del 1911 ha fallito nel tentativo di trasformare il sistema feudale in un regime politico democratico. Il Kuomintang ebbe un atteggiamento conciliatorio con Juan Shikai nel 1912 e con Duan Qirui nel 1916. Il PCdC chiama il Kuomintang a evitare una terza sconfitta attraverso la conciliazione tenendo fede al “patto della lotta rivoluzionaria”. Una continua guerra civile in Cina aiuta soltanto l’imperialismo e ostacola lo sviluppo dell’industria indigena.

3) La lotta fra il Kuomintang ed i suoi oppositori quali Juan Shikai e Duan Qirui dimostra che la lotta per realizzare la democrazia è la lotta di una classe per rovesciare un’altra; è la sostituzione di un sistema con un altro. Non può essere vista come una lotta di un individuo o un gruppo per rovesciare un altro individuo o gruppo.

4) Un genuino partito democratico deve mostrare al popolo due cose: 1) il suo programma di partito e la sua politica devono essere in relazione con il concetto di democrazia e 2) dall’inizio alla fine la sua azione deve sostenere la democrazia nella lotta ai signori della guerra. È da mettere in conto che di tutti i partiti politici in Cina, solo il Kuomintang può essere definito come un partito relativamente rivoluzionario e relativamente genuinamente democratico. Il programma del partito non è ancora stato completamente elaborato. Comunque la sua pubblica posizione dei Tre Principi del Popolo e il suo piano di sviluppo economico hanno un carattere democratico. La partecipazione al movimento rivoluzionario e altre azioni del Kuomintang attestano il suo spirito democratico, come la condotta dei suoi parlamentari nel 1911, 1913, e 1917 durante la lotta in parlamento e contro i partiti di opposizione. Il governo di Canton (diretto da Sun-Yat-sen nel 1921-22) non limitò il movimento dei lavoratori, abolì i regolamenti di polizia riguardo “all’ordine pubblico e la sicurezza nazionale”, abolì la legge per la quale i lavoratori erano privati del diritto di sciopero. Spesso comunque le azioni di questo partito sono state di natura contraddittoria. Talvolta il Kuomintang manifesta atteggiamenti amichevoli verso gruppi di tendenza imperialista, in due occasioni ha lavorato mano nella mano con i militaristi di Beyang. Se il Kuomintang vuole mantenere il suo posto nella rivoluzione democratica deve cambiare questo genere di politica altalenante.

5) Rivitalizzare la Presidenza e ristabilire il potere legale del parlamento non risolverà gli attuali problemi. I Signori della Guerra continuano a dominare e Li Yuanhong ha dimostrato la sua inadeguatezza quando fu Presidente l’ultima volta nel 1916-17.

6) Una federazione di province autonome non è la soluzione.

7) Stanno sbagliando coloro che sono convinti che Wu Peifu sia un sostenitore della democrazia ed è diverso dalle altre nazioni dei Signori della Guerra e quindi avrebbe la capacità di risolvere gli attuali problemi. Deve essere appoggiato contro i Signori della Guerra del nord/est, Zhang Zuolin, ma Wu non è democratico. Sebbene si sia opposto ai gruppi filo giapponesi a Pechino, è sostenuto dagli stranieri. Il suo uso delle truppe contro il sud fu antidemocratico, mentre tentava di consolidare il nord con metodi feudali.

8) Fintanto ci saranno, i Signori della Guerra combatteranno le forze democratiche e fra di loro. Sono la causa della guerra civile in Cina. I Signori della Guerra impediscono la creazione del cosiddetto buon governo, così come un governo militare può solo essere un “cattivo governo”.

9) Sostenitori del buon governo! Appena dopo aver gridato “Avanti”, “Lotta” e “Fare la guerra alle forze del male” Xu Shichang fu esiliato e vi siete immediatamente opposti alla spedizione del nord. In linea con tutte le lezioni rivoluzionarie, vi compromettete con il pacifismo della piccola borghesia, che è un ostacolo per la realizzazione delle parole d’ordine “Avanti”, “Lotta” e “Fare la guerra alle forze del male”.

Potete voi realizzare il cosiddetto buon governo mentre si è sotto il potere dei Signori della Guerra? Data l’attuale atmosfera a Pechino, Tianjin, Baoding [quartier generale di Wu Peifu], pensate di poter mettere in atto i vostri Tre Principi e i sei obbiettivi concreti del vostro programma? Dopo la caduta della dinastia Qing [1911], il Partito Unificato di Zhang Binglin e altri sostennero strenuamente il compromesso con Yuan Shikai e l’opposizione alla guerra continua. Dopo la morte di Yuan Shikai il Partito Progressista di Liang Qichao e altri ha sostenuto strenuamente il compromesso con Duan Qirui e l’opposizione alla guerra continua. Il risultato furono tumulti reazionari. Voi con la vostra piccola borghesia pacifista state sottoscrivendo lo stesso patto.

Membri del Kuomintang! All’inizio eravate combattenti rivoluzionari per il trionfo della democrazia. È molto meglio combattere e perdere che fare un compromesso con i Signori della Guerra e poi morire. Durante il primo anno della Repubblica cinese [1912] Yuan Shikai fece delle promesse per sostenere la Repubblica e voi vi siete accordati con lui. Nel 1916 quando Duan Qirui propose il ripristino del parlamento, voi ancora vi siete accordati. Adesso non potete ancora una volta accordarvi con i Signori della Guerra del Nord che propongono di ripristinare il parlamento e la costituzione, per abolire il Sistema Dujun e smobilizzare le truppe. Differisce l’attuale parlamento costituzionale in qualcosa da quello del quinto e sesto anno della repubblica [1916-17]?

Non sono le speranze per l’abolizione del Sistema Dujun e la smobilitazione solo delle speranze come la tigre che cambia la pelle? Farebbe qualche differenza il cambiamento del nome da Dujun a Comandante Supremo come nelle province dello Yunnan, Sichuan, e Hunan? C’è qualche speranza per la smobilitazione delle truppe quando la guerra tra i militaristi è al suo apice, quando si combattono l’un l’altro aumentando il numero delle truppe? Il generale Xu Shuzeng disse: “Sono un sostenitore del disarmo, ma aspetto che i miei soldati siano addestrati ed equipaggiati adeguatamente per disarmare i soldati dei miei avversari”. Il generale Zang Shaozeng disse: ”Ci sono molti problemi nelle province come quelle dello Zhili, Jiangxi, e Henan e ogni provincia necessita di essere messa sotto controllo. Se i generali Cao Kun e Wu Peifu metteranno all’ordine del giorno la smobilitazione si può immaginare cosa succederà alle province?”. In realtà non si prenderanno la briga di smobilitare le truppe e abolire il Sistema Dujun, questo lo si può vedere dalle candide parole dei due rappresentanti del Beiyang.

Voi dovete completare il compito storico della rivoluzione democratica; non agite come questa gente; intendete le loro vuote parole per i bugiardi che sono.

Lavoratori, contadini, studenti, soldati, polizia, e mercanti! Finché i Signori della Guerra non saranno rovesciati non ci saranno speranze di disarmo degli eserciti delle province, né l‘abolizione del Sistema Dujun. Finché i Signori della guerra non saranno rovesciati non ci saranno speranze di ridurre la richiesta di fondi per coprire le spese militari, e questo sconvolgerà ulteriormente l’intero sistema finanziario locale e nazionale. Finché i Signori della guerra non saranno rovesciati saranno fedeli protettori dei capitali stranieri, portatori dell’influenza straniera in Cina. Finché i Signori della guerra non saranno rovesciati le esorbitanti tasse e imposizioni continueranno, continuerà il disordine e il caos e non ci saranno speranze di ritorno all’ordine. Finché i signori della guerra non saranno rovesciati l’industria non potrà decollare, e come può mantenersi e promuoversi l’educazione? Finché i Signori della guerra non saranno rovesciati non ci sarà speranza che la lotta per estendere le loro sfere d’influenza possa cessare.

Contadini, lavoratori e mercanti sono sempre le vittime di questi conflitti. Soldati innocenti e poliziotti cadono colpiti dalle loro pallottole. La loro guerra è senza fine. Noi dobbiamo mettere fine a questo interminabile sacrificio.

Solo unendosi alla lotta democratica può essere abbattuto il sistema dei Signori della Guerra e una vera pace e prosperità arriveranno. Non c’è altra via; sicuramente utilizzare metodi di compromesso per ottenere una falsa pace non può essere un’alternativa. Alcuni personaggi piccolo borghesi e politicanti usano le loro tendenze al compromesso per raggiungere una falsa pace da opporre alla lotta democratica, ma noi non dobbiamo ascoltarli. Ovviamente tutti noi vogliamo la pace, ma quella vera non quella falsa. Salutiamo la guerra per realizzare la democrazia, distruggere i signori della guerra, e liberare il popolo. Noi cantiamo le lodi di questo tipo di guerra.

10) Il Partito Comunista di Cina è l’esercito d’avanguardia del proletariato che lotta per il proletariato e agisce come suo partito rivoluzionario. Prima che il proletariato sia capace di prendere il potere nelle sue mani, considerando la condizione politica ed economica attuale di sviluppo della Cina e tutti i processi storici che stanno accadendo adesso, il compito urgente per il proletariato è di unirsi ai partiti democratici per opporsi ai Signori feudali e così creare un governo democratico.

Lo scopo concreto della lotta politica attuale non può essere limitato alla battaglia per la pubblicazione dei dati della finanza pubblica o per la sorveglianza alle elezioni, ecc. I nostri scopi immediati sono:
     a) Riforma del sistema tariffario; abolizione della extraterritorialità e dei privilegi speciali delle grandi potenze in Cina, stima delle sovvenzioni alle ferrovie fatte dal capitale straniero e immediato trasferimento di tutte le ferrovie alla gestione statale.
     b) Eliminazione dei Signori della Guerra e dei burocrati, confisca delle loro proprietà e distribuzione delle loro terre ai contadini poveri.
     c) Adozione del sistema del suffragio universale.
     d) Garanzie delle libertà per il popolo, di associazione, assemblea, parola e stampa; annullamento del regolamento di polizia riguardo la salvaguardia dell’ordine pubblico e della legge criminale sulla soppressione degli scioperi.
     e) Legislazione per la protezione dell’infanzia e il lavoro femminile, leggi sulla sicurezza sul lavoro e assicurative.
     f) Legge per la riduzione delle tasse sul suolo.
     g) Realizzare l’istruzione obbligatoria.
     h) Abolizione del sistema lijin e di altre sovrattasse.
     i) Revisione del codice legale con l’abolizione della pena di morte e della tortura.
     l) Introduzione della tassazione progressiva.
     m) Organizzazione di un sistema di uguali diritti di uomini e donne di fronte alla legge.

Sotto l’ordinamento dei signori feudali niente di questo programma minimo potrà essere realizzato con i metodi del compromesso e della petizione. Il metodo del Partito Comunista di Cina è quello di invitare il Kuomintang, gli altri partiti democratici e tutti i gruppi rivoluzionari socialisti a partecipare a un convegno e, sulle basi dei principi sopra, esposti,realizzare un fronte unito democratico per continuare a combattere contro i Signori della guerra. Questo fronte di lotta è per liberare il popolo cinese dalla doppia oppressione delle grandi potenze e dei Signori della Guerra, guerra inevitabile perché è necessaria alla Cina adesso.

I P.C. orientali sono il risultato dello sviluppo capitalistico in Oriente

Da Imprecor, vol. 2, n. 104, 29 novembre 1922 – “Confronti e dibattiti”

La penetrazione del capitalismo nei paesi coloniali e semicoloniali dell’Est ha liberato le forze produttive di questi paesi e le ha fatte avanzare sulla strada dello sviluppo delle possibilità capitalistiche autoctone. Il risultato è stato che l’Oriente coloniale ha iniziato a costruire le proprie industrie, creando le proprie basi di sviluppo capitalistico. La guerra ha interrotto i collegamenti tra l’Europa e le sue colonie in Oriente, lasciando a queste ultime le proprie risorse; ciò ha accelerato a sua volta la crescita delle industrie capitalistiche autoctone, nonché la concentrazione del capitale autoctono e il suo adattamento a un’esistenza indipendente.

Ciò ha portato alla lotta rivoluzionaria in Oriente, che mira a rigettare le forme di vita estranee inadatte e a sostituirle con altre più adatte alla struttura sociale delle nazioni orientali.

Questo ha portato le nazioni orientali a confrontarsi con la necessità della lotta per la liberazione nazionale. L’odio orientale per l’imperialismo europeo porta a volte al rifiuto di tutto ciò che è europeo, comprese quelle forme di costruzione sociale che sono oggettivamente tappe inevitabili del movimento progressista dell’Est. Questo atteggiamento complica naturalmente il problema sociale all’Est e il processo del movimento rivoluzionario assume forme particolarmente complesse, profondamente colorate da tinte nazionaliste.

L’unica via sicura che può condurre le nazioni dell’Est verso il grande sbocco alla libertà dall’imperialismo è la via della rivoluzione proletaria russa. L’unica classe in grado di affrontare con successo il difficile compito della liberazione delle nazioni orientali dalla schiavitù imperialista è la classe operaia, che cresce di numero insieme alle industrie locali. Sotto le tettoie delle botteghe e delle fabbriche del Giappone, dell’India e della Cina cresce la forza organizzata dell’Oriente, che è storicamente chiamata a prendere la guida della lotta dell’Oriente contro la schiavitù dell’imperialismo. L’esperienza della Rivoluzione russa ha dimostrato che il proletariato, anche se in minoranza, può diventare il dirigente della lotta per gli interessi delle grandi masse di contadini. L’India e la Cina, per la loro struttura sociale, hanno molto in comune con la Russia pre-rivoluzionaria e questo rende l’esperienza della Rivoluzione russa particolarmente preziosa per i popoli di questi Paesi.

Lo sviluppo capitalistico in alcuni distretti della Cina e dell’India ha provocato un vasto movimento di sciopero in quei Paesi. Questo conferma ancora una volta il fatto che le leggi dello sviluppo capitalistico sono comuni all’Oriente e all’Occidente e che il movimento proletario cresce di pari passo con la crescita dell’industria.

E se il proletariato dell’Est, nato dallo sviluppo capitalistico dei Paesi orientali, trova la forza sufficiente per affermare i propri interessi di classe quando sciopera, non si può negare la necessità di formare partiti di classe rivoluzionari dell’Est. In ogni paese dell’Est dovrebbe esistere un partito comunista che opponga il suo programma a quello dei liberali nazionali e che cerchi di incanalare le varie sfumature di opinione socialista che abbondano tra gli intellettuali dei popoli orientali.

Contando sulla solida base del movimento operaio (il movimento sindacale), i partiti comunisti dell’Est possono assimilare e beneficiare dei vari circoli socialisti. L’assorbimento di questi circoli è il compito tattico più urgente per i comunisti dell’Est, mentre tutti i discorsi di conciliazione, di fronte comune con questi circoli intellettuali, sono un errore tattico che involontariamente conferma questi circoli intellettuali nella loro insularità. L’esperienza del movimento operaio giapponese, coreano e cinese ha dimostrato che questo isolamento intellettuale provoca una scissione delle forze e crea condizioni difficili per la lotta interna, ostacolando il radicamento dei partiti comunisti in questi Paesi.

È giunto il momento di ammettere che, nell’interesse della rivoluzione sociale in Oriente (almeno in Giappone, Cina e India), è imperativo dirigere tutti gli sforzi verso il rafforzamento dei partiti comunisti, che, sotto un’adeguata guida tattica e nelle condizioni delle moderne realtà politiche in Oriente, sono in grado di diventare una forza potente e attiva, che sarà in grado di intraprendere la lotta per la liberazione dei popoli dell’Oriente dal giogo dell’imperialismo europeo e americano.