International Communist Party

Il Programma Comunista 1961/15

Ubriachi penitenti blasfemi

Fino al congresso del partito comunista russo in ottobre ci sarà dato di esaminare a fondo il documento che l’ Unità ha dato domenica, nuovo programma del partito sovietico, che si potrà leggere in esteso.

Ma dobbiamo dire subito che esso è una tappa notevole, forse la più decisa finora, anche rispetto al noto internazionale manifesto «suino», che viene oggi richiamato e magnificato, della «grande confessione».

I social-democratici tedeschi hanno avuto la sincerità di abiurare la teoria marxista. Ora non abbiamo ancora l’abiura totale del marxismo e del leninismo da parte dei russi, ma per tre quarti la abbiamo.

Si preannunciano (il mondo vive l’epoca dei preannunci sensazionali!) nuovi principii «rivoluzionari» che si aggiungono, in un corpus mostruoso e sbilenco, all’altro gruppo di quelli «già noti perché patrimonio della dottrina marxista leninista».

Dobbiamo virgolare talune frasi di un corrispondente italiano da Mosca che si potrebbe attribuire alla penna di un preteso marxista, che creda di essere tale perché prefabbricato a scuola moscovita, ma a cui mai è stato letto marxismo, e che scriva in istato di ubriachezza. Ma costui, nello sciorinare i suoi pannicelli caldi sugli ultimi avanzi delle tesi rivoluzionarie già bestemmiate e risputacchiate da anni, virgola anche lui il testo del programma, e non sarà stato tanto ubriaco e drogato da non poter copiare. Possiamo dunque dedurre fin da ora.

La nuova dottrina è la  estinzione della dittatura del proletariato, tesi di cui già tutta la stampa e radio borghese si esalta. L’ubriaco vuole provare che si tratta della estinzione dello Stato di Marx ed Engels, ravvivata da Lenin per provare agli anarchici che i comunisti, dopo aver usato lo Stato nelle basse bisogne a cui solo serve, e per storica vendetta di classe, sono quelli che soli aboliscono per sempre lo Stato.

L’uomo ebbro afferra un Manifesto dei comunisti e vi legge: «Il proletariato, trasformatosi (no, organizzatosi) in classe dominante, dopo aver distrutto violentemente i vecchi rapporti di produzione, abolisce anche le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, e le classi in generale, quindi anche il suo dominio di classe».

Bisogna arrivare al delirium tremens  per scrivere: «da questo principio cardine, in base al quale lo Stato della dittatura del proletariato si trasforma in Stato della democrazia socialista, deriva tutto… il Programma».

Marx aveva abolito «le classi in generale, e l’antagonismo di classe, quindi anche il dominio proprio di classe del proletariato».

Ora, o bestione ebbro mal laureato nella scuola di partito, tutto questo finisce quando finisce il proletariato, classe della società capitalista, che era divenuta dominante per uccidere il suo dominio.

Scuola di dialettica, o di merda, avete tenuto a costoro?

Come si può dunque estinguere la dittatura del proletariato? Solo quando si è estinto il proletariato, la sua esistenza di classe come il suo dominio di classe. E solo allora, ma tutto, si estingue lo Stato.

Solo se scriverete nel prossimo testo, che Marx, Engels e Lenin scrissero cose smentite e stolte, potrete richiamare in vita, dopo il tradimento alla dittatura, una nuova forma di Stato, peggio la sua evoluzione e risoluzione in forme superiori e libere.

Alla scuola di merda non vi hanno nemmeno appreso che effluvi emana la stessa? Non la riconoscete? e neanche al tasto?

Lo Stato in forma libera e superiore è lo stesso stato libero popolare per cui Marx smerdò i lassalliani. Altro che nuove Teorie! Il vostro stato di tutto il popolo russo non è che lo stato dei liberali borghesi, quello di due secoli fa. Il vostro stato della democrazia socialista vale l’omonima Alleanza di Bakunin, flagellata dai nostri maestri, che credeva di essere oltre lo stato e vi guazzava dentro.

Per tanto, voi pacifisti piangete sulla «civiltà» borghese che la Francia di De Gaulle offenderebbe. Siete, voi di Mosca, che l’ubriaco cita passo passo pure intercalando le bestemmie insegnate a lui come marxismo-leninismo, più reazionari di chicchessia. La vostra civiltà, col partito unico non più di classe e di dittatura, ma di popolo, vale quella di Hitler e di tutti i fascismi, in cui lo Stato è eterno, il partito unico in esso.

Come gli altri, il vostro stato eterno non si può reggere che su due stampelle, quella costituzionale e quella morale. Codice lettorale e codice etico! Ma quando si rovescia la esistenza del proletariato, vuole dire che si è rovesciato il mercantilismo e il diritto contrattuale, che si è superata la forma monetaria, la proprietà individuale familiare, che volete salvare. Allora le norme per reprimere gli antisociali sono inutili. Vi sono uomini brutti e criminali perché vi sono rapporti-moneta, in cui galleggiate voi, sinistri preti rinneganti e bestemmianti in cui vi fa comodo fare credere, voi uomini eletti alle cariche, voi burocrati di una economia di una tecnica e di una scienza prostituite e pestifere.

* * * 

Il terrore politico distruttore crea le nuove condizioni economiche che spontaneamente si formano, e puliscono l’uomo.

Anche in dottrina economica i vostri piani sono la via che volge le terga a Marx e Lenin; coraggio dunque, sputate sopra. Tutta rinascerà.

Il pasto gratuito sarà dato aziendalmente. Dato dunque a gente pagata dal superstite stato del popolo, e dato in regime di salario e salario di tanto ridotto. Nemmeno una briciola di passaggio dal socialismo al comunismo. Questo si ha quando si comincia a dire mangia perché hai fame, e quando avrai forza lavorerai, perché lo vorrai.

Il piano settennale si sapeva già che si mutava in un fraudolento piano ventennale. Due decenni basteranno a distanziare l’America (e tutto il mondo?). Nel ventennio al  1980 si prevede la popolazione salita di un quarto, a trecento milioni. E’ la stessa rata degli altri paesi, circa 1,6 per cento di aumento annuo. Gli USA saranno anche loro a 240. Come la metterete col pro-capite?

Rifaremo i confronti sul piano ventennale, ma ne sappiamo questo. Nel primo decennio produzione due e volte mezzooggi, nel ventennio sei volte. Ciò vorrebbe dire nel secondo decennio volte 2,4. Il ritmo annuo che vi corrisponde è circa 9 nel primo decennio, 9,2 nel secondo. Diminuzione troppo lieve. Il testo odierno ricorda che col piano settennale il ritmo valeva nel decennio molto meno, ossia 100 a 120 per cento di aumento. Infatti vi corrisponde l’annuo sette od otto per cento. Ma come andiamo col nostro piano settennale (in agricoltura non ne parliamo nemmeno)? La nostra previsione per il ventennio è un ritmo di 5 a 6 per cento. Ciò dà ogni decennio da 100 a 175 circa, non a 250, come oggi sparato.

Ora ci basta dire quale è la prova. L’America in un decennio avanza del 50 per cento, e per la legge del decremento scenderà. La Russia stessa nel decennio passato è andata da 100 a 350 (tre volte e mezza, specie per la uscita dalla catastrofe bellica). Nel decennio precedente la guerra era già ad un rapporto di tal genere: da 100 a 350. Nel decennio subito dopo la rivoluzione salì addirittura di sei volte in dieci anni: da 100 a 600.

Discuteremo ancora questa gara nelle cifre e ancora una volta smentiremo le due luride colossali officine di mendacio.

Ma è il contenuto della gara che è schifoso e miserevole. La può spiegare e sciogliere non la vantata pace, ma una guerra  alla fine di questo doppio decennio. Per evitare la guerra bisogna evitare il capitalismo, che sta tutto in questa gara maledetta a straprodurre.

La corsa alla produzione è il trionfo della sola merce che questa infame civiltà, decantata negli stessi termini dai gareggianti, ci può offrire: la morte all’ingrosso.  

I sindacati a conduzione conformista frantumano scientemente ogni possibilità di lotta unitaria del proletariato

In questi ultimi mesi la situazione sindacale è stata caratterizzata, da un intrecciarsi continuo di scioperi ed agitazioni che hanno investito importanti categorie ed impegnato vaste masse di proletari.

L’elemento principale che caratterizza queste azioni di sciopero, prima ancora d’un esame delle rivendicazioni poste dai sindacati, C.G.I.L. in testa, è l’estremo sminuzzamento, e mancanza d’un qualsiasi legame d’insieme degli scioperi stessi. La C.G.I.L. che si definisce ancora “sindacato di classe” e che tali caratteristiche ha completamente perso, dimostra ogni giorno di non svolgere una politica classista,  quando:

a) ammette che il Sindacato debba occuparsi dei problemi degli investimenti, e della produzione;

b) cerca dallo Stato borghese il riconoscimento giuridico alla sua esistenza (appunto perchè si occupa della economia nazionale);

c) pretende, e pratica la farsa della trattativa, prima che sia la lotta a decidere e a piegare il capitale mentre è la lotta ad oltranza che decide dell’esito favorevole della trattativa;

d) di conseguenza non tende ad unificare le rivendicazioni in ciò che i proletari hanno in comune come classe. Ma rivendica ciò che li divide come categoria e azienda.

Ferrovieri, chimici, cementieri, tessili, metallurgici sono state le categorie protagoniste delle recenti lotte.

Conducendo un esame anche generico della situazione dopo le lotte ed in riferimento alle rivendicazioni poste, oggi la situazione di fatto è la seguente:

Chimici: accordo separato con UIL e CISL.

La CGIL sbraita per essere stata accantonata nelle trattative ma in sostanza i termini delle rivendicazioni poste ed il metodo della lotta è stato identico.

Ferrovieri: sciopero sospeso, ripresa delle trattative, nuova interruzione.

Gli obbiettivi puntano, sulle carriere (rispetto accordo legge, ruoli aperti) vale a dire, su una questione che legata alla struttura della società odierna, divide i proletarı e non li unisce su questioni invece centrali (turni, orari di lavoro, aumento generale del salario base superiore ai massimi). Eguale impostazione si verifica per le altre categorie.

Non ci interessano in questo caso le cifre, si tratta di stabilire che i proletari debbono opporre ad una sempre maggiore centralizzazione del capitale, una lotta fondata sulle azioni generali per obbiettivi quali il salario e l’orario di lavoro fondati su una richiesta generale per tutte le categorie, prendendo per punto di riferimento le punte massime di salario.

Se si ammette l’onnipotenza dei monopoli, è disarmare i proletari, voler far credere ad essi nella possibilità di reali conquiste attraverso la lotta d’azienda con un sindacato d’azienda che secondo i massimi bonzi della C.G.I.L. dovrebbe aver forza pe contrattare a livello aziendale, mentre ogni questione l’azienda la demanda alla sua Centrale Sindacale nazionale.

Le qualifiche, determinate dalla estrema divisione del lavoro che parte dal luogo di produzione ed investe tutti i settori della vita sociale, sono un aspetto che divide i proletari sul luogo di produzione e non li unisce.

Come d’altra parte è interesse di classe dei proletari, rinnegare il principio del premio di produzione legato alla produttività.

Lottare invece (considerate le punte più alte dei salari, es. FIAT, a L. 80.000 mensili, accettando per valide le statistiche del capitale) per l’aumento del salario base nella produzione, sopra la punta massima della media significa rivendicare una politica di classe.

Certo che dimostrare in mezzo agli operai la necessità di tale azione, significa anche battersi per lotte generali, che solamente  possono essere caratterizzate, dalla violenza organizzata di classe dei proletari stessi, e questo non può piacere ai Novella, Santi, ecc., propugnatori della pace sociale, delle trattative anticipate, e del riconoscimento giuridico dei sindacati.

Il proletariato fa continuamente esperienze sulla propria pelle, che ogni minima ribellione costa cara, esperimenta pure anno per anno che le sbandierate vittorie in realtà non sono, il più delle volte, che concessioni irrisorie rispetto alle proprie esigenze di classe, fatte dal capitale per evitare eventuali estensioni delle lotte, ed a tale gioco funge anche la politica di chi oggi dirige la C.G.I.L.

Al proletario interessa sapere se potrà vivere più da uomo e riuscire a diminuire il suo sforzo fisico quotidiano, e per ottenere questo conta sulla bilancia la sua forza fisica come classe, la sua astensione totale del lavoro quando questa incida sugli interessi del capitale investito nella produzione (non durante il periodo feriale certo).

L’economia nazionale, l’azienda, la produttività, il riconoscimento giuridico, la costituzione questo è il fumo che irretisce la sua azione, la spezzetta e la rende sterile.

Non in ogni momento certamente il proletariato è in grado di condurre importanti azioni generali per gli interessi immediati ma caratteristici della classe (riduzione orario lavoro generale, salario giornaliero, abolizione cottimi, ecc.). Solo questo tipo di lotta però realmente può colpire gli interessi del capitale.

Generalmente la rivendicazione della diminuzione dell’orario di lavoro si trova presente negli scioperi ultimi in modo generico e frammentario, mentre è una questione di fondamentale importanza.

L’interesse di classe dei proletari è che tale lotta debba essere preparata ed impostata a lungo respiro.

Nel passato valgano gli insegnamenti di quando il proletariato lotto’ con forza compattezza e sacrificio per le otto ore.

Si tratta di collegare ogni singola azione che scaturisce da situazioni obiettive (taglio dei cottimi, aumento dei ritmi di lavoro, ecc.) per collegarla alle rivendicazioni che toccano la classe proletaria nel suo insieme.

Questo è ciò che non fa la CG IL e coloro che la dirigono cor l’etichetta di comunisti.

Il Sindacato quindi tornerà ad essere di classe solamente quando sarà nuovamente diretto ad organizzare le lotte proletarie per degli obbiettivi precisi e generali di tutto il proletariato dentro e fuori l’Italietta, perchè altra caratteristica odierna è che nessun collegamento di obbiettivi esiste tra le lotte dei proletari italiani e i proletari francesi tedeschi od inglesi, ed anch dei popoli dell’area coloniale o ex-coloniale, ecc. La tanto decantata F.S.M. non è altro che un organismo morto a tale riguardo e solo vivo per la raccolta d firme in calce alla pretesa colomba della pace ed altre porcherie del genere.

Il compito di organizzare ed erigere le lotte in senso generale spetta a noi comunisti internazionalisti, ed è la strada che  in dichiamo continuamente ai proletari, è la strada dura e obbligata da percorrere, che porterà il proletariato alla rivoluzione alla dittatura del suo partito di classe, al comunismo.