PROGRAMMA E AZIONE COMUNISTA
Noi comunisti ci distinguiamo da tutti gli altri raggruppamenti e movimenti perché possediamo una teoria ed un programma, teoria e programma che si riassumono nella definizione scientifica dei fini a cui tende il movimento del proletariato e dei mezzi che sono necessari per il raggiungimento di questi fini. Questa teoria e questo programma sono quelli espressi più di cento anni fa da Marx, difesi e restaurati da Lenin e dalla III Internazionale, impugnati sempre dal nostro partito contro ogni deformazione in questi 40 anni di dominio dell’opportunismo sulla classe operaia. È questa linea dritta ed immutabile che contraddistingue il partito comunista e che ne fa la naturale avanguardia della classe proletaria nella sua lotta contro il dominio capitalistico. Tenere fermi, restaurare, difendere contro tutti gli attacchi delle ideologie emananti da classi e strati sociali avversari, questi punti cardine, questa bussola senza la quale non può esistere il partito stesso è dunque compito primario dei comunisti. Ma si tratta, per i veri comunisti, di difendere a spada tratta questi principi non per una sorta di purismo teorico, ma per una esigenza essenzialmente pratica, di battaglia: senza il saldo possesso di questi elementi non è possibile dirigere la classe proletaria nella sua lotta, senza impugnare saldamente l’«arma della critica» non è possibile ed è pretesa assurda, quella di poter un giorno passare alla «critica delle armi». In fatti solo il possesso di queste armi potenti, di questa visione scientifica dei rapporti sociali e dello svolgersi della lotta di classe, solo la chiara conoscenza del fine che vogliamo raggiungere e delle forze che si scontrano sulla scena storica, ci permette di poter tirare l’esperienza delle lotte proletarie, delle sconfitte e delle vittorie, di stabilire cioè delle regole di azione pratica che stiano sul terreno del fine che vogliamo raggiungere. La teoria ed il programma marxista si sostanziano dunque nell’indirizzo politico che il Partito dà alla lotta del proletariato, cioè nello sforzo e nella battaglia che il partito conduce per indirizzare le lotte operaie verso il fine da lui conosciuto e proclamato: «distruzione dello Stato borghese, dittatura proletaria, società senza classi. Ma la possibilità del partito di indirizzare la lotta proletaria risiede nell’attività pratica del partito stesso, cioè nella volontà di azione del partito che asporta nella classe il programma e l’indirizzo comunista non tanto attraverso la propaganda astratta di esso attendendosi che gli operai «si convincano» della sua giustezza e perfezione, quanto impegnando tutte le sue forze ad indirizzare le lotte operaie in un senso che non contraddice, ma favorisce lo schierarsi del proletariato sul fronte di classe.
I comunisti non hanno mai creduto che la classe proletaria si ponga sul terreno della rivoluzione perché «comprende teoricamente». Al contrario, sappiamo che la classe scende in lotta quando le sue condizioni materiali di vita diventano insostenibili e perciò si trova costretta a difendersi o ad essere schiacciata. La lotta delle classi trova la sua causa oggettiva nell’esistenza stessa del modo di produzione capitalistico e nelle sue contraddizioni ed è su questa base oggettiva e materiale non voluta, né inventata da nessuno che il proletariato si muove. Sono le contraddizioni reali del modo di produzione capitalistico che spingono gli operai a combattere e definiscono anche il grado di radicalizzazione della lotta che può variare di periodo in periodo, raggiungendo un culmine e successivamente rifluire, come molte volte è avvenuto, in una sanguinosa sconfitta. Ma perché il proletariato giunga a colpire al cuore il suo nemico di classe non basta il verificarsi della condizione oggettivamente favorevole, non basta cioè la pura e semplice crisi economica e la rovina della produzione capitalistica.
Cento volte, dal 1848 ad oggi, il proletariato ha inciso nelle sue carni questa bruciante esperienza attraverso la lunga serie delle sue sconfitte: non basta muoversi, non basta lottare, non basta scendere nelle piazze. Occorrono al proletariato la coscienza e l’indirizzo politico che gli indichino la direzione in cui deve lottare; gli occorre una organizzazione che possieda non solo la chiarezza della strada da percorrere, ma che abbia avuto modo, nel corso della lotta stessa, di legarsi ai reparti operai più combattivi e sia in grado di prenderne la testa. E questo collegamento deve realizzarsi nella lotta continua del partito per dirigere il movimento proletario e per contenderne in ogni momento la direzione agli «agenti della borghesia», ai partiti e ai dirigenti opportunisti all’influenza della piccola borghesia e degli strati «aristocratici» che tendono a deviarlo nel senso della conservazione del sistema capitalistico. E questa lotta il partito deve condurla con tutte le sue forze ogni giorno e ogni ora, come ogni giorno e ogni ora si conduce la lotta di classe nella società, come ogni giorno e ogni ora il Capitale schiaccia gli operai nelle fabbriche, come ogni giorno e ogni ora l’opportunismo inietta nelle vene della classe proletaria il suo veleno soporifero.
Il partito deve intervenire in ogni battaglia che gli operai conducono qualunque sia la sua ampiezza e il suo grado di radicalizzazione; deve intervenire in ogni lotta per portarvi il suo indirizzo, le sue parole d’ordine pratiche che rispondano nello stesso tempo alle esigenze di difesa immediata dei salariati e agli interessi generali della classe operaia. La nostra dottrina, il nostro programma, l’esperienza che il partito ha tratto dalle lotte proletarie del passato deve servire ad indirizzare verso il nostro fine le lotte operaie anche limitate e parziali. Nel corso di questa battaglia costante il Partito attira sul suo terreno gli elementi più coscienti e combattivi della classe operaia, allarga la sua influenza su strati operai sempre più vasti, crea la sua rete organizzata nei sindacati e nei posti di lavoro, dimostra praticamente agli operai di essere l’unica guida sicura delle loro lotte.
In questo modo soltanto, la teoria e il programma diventano fisiche armi di lotta, altrettanti colpi sparati contro il nemico di classe e si incarnano in una rete fittissima di combattenti coscienti, disciplinati e devoti della causa proletaria, capaci di trascinare dietro di sé le grandi masse degli operai in lotta. Solo in questo modo si creano le condizioni per cui la situazione oggettivamente favorevole della crisi capitalistica trovi il proletariato pronto ad approfittarne per condurre l’assalto rivoluzionario contro lo Stato borghese, perché la avanguardia cosciente della classe avrà saputo conquistarsi la direzione del movimento strappandolo pezzo per pezzo dalle mani dei traditori. Per questo noi comunisti lavoriamo all’interno dei sindacati diretti dagli opportunisti e lottiamo per strappare la direzione di questi organismi e di tutti gli organismi operai spontanei dalle loro mani. Per questo contrapponiamo ai loro forcaioli metodi di lotta metodi di battaglia che tendano ad unire e non a dividere le forze degli operai. Per questo portiamo in ogni occasione all’interno della classe operaia le nostre rivendicazioni di difesa immediata degli operai contrapposte a quelle dei bonzi sindacali e chiamiamo tutti gli operai a schierarsi praticamente sul nostro fronte di combattimento che è il solo che difenda i loro stessi interessi immediati.