Partito Comunista Internazionale

Nazional-comunisti e nazional-socialisti controi siderurgici in Grecia

Categorie: Greece, Union Activity

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Mentre scriviamo, agli inizi di gennaio 2012, i lavoratori della fabbrica siderurgica Hellenic Halyvourgia, che si trova nella zona industriale di Aspropyrgos, vicino ad Atene, sono in sciopero da più di 60 giorni. Pur essendo limitato ad una sola fabbrica questo sciopero è uno dei più importati episodi di lotta di classe degli ultimi anni in Grecia. L’esito di questa battaglia infatti, se risultasse vittorioso, potrebbe mettere un argine al grave deterioramento delle condizioni di lavoro che il capitale e lo Stato borghese vogliono imporre alla classe operaia nel suo complesso, spinto dalla grave crisi economica che ha colpito l’economia a livello internazionale.

Il datore di lavoro dell’impresa, un Marchionne ellenico, ha annunciato da un giorno all’altro ai lavoratori l’abolizione della giornata di lavoro di otto ore su cinque giorni e l’introduzione del lavoro a rotazione, con cinque ore di lavoro ogni giorno, cioè 25 ore settimanali invece di 40, naturalmente riducendo il salario del 40%. Il 31 ottobre 34 lavoratori sono stati licenziati e altri 180 (su circa 400) sono stati minacciati di licenziamento. L’assemblea dei lavoratori ha immediatamente deciso di proclamare uno sciopero a tempo indeterminato fino al ritiro dei licenziamenti, del taglio dei salari e della nuova organizzazione del lavoro.

I lavoratori dell’acciaieria hanno giustamente cercato la solidarietà degli altri operai e il 13 dicembre si è tenuta una giornata di sciopero generale in Thriasio Pedio (una grande zona industriale del Pireo), in solidarietà con la loro lotta. Durante lo sciopero si è tenuta una grande manifestazione fuori della fabbrica a cui hanno partecipato lavoratori di altre fabbriche e categorie. Gli scioperanti hanno anche incontrato i lavoratori del canale televisivo Alter di Atene, che erano già in sciopero. Centinaia di lavoratori della zona portano ogni giorno cibo, medicinali e denaro per gli scioperanti. Sanno che questo sciopero deve vincere perché in caso contrario sarà una sconfitta per tutti. Un lavoratore siderurgico ha giustamente osservato: «Se il mio stipendio verrà ridotto da 800 a 500 euro, quale dipendente di un negozio o di un supermercato potrà richiedere un salario decente? Il suo padrone gli dirà che i lavoratori siderurgici, che lavorano in condizioni ben peggiori, guadagnano 500 euro e così quel dipendente dovrà essere contento se ne guadagna 400!»

La Hellenic Halyvourgia è una delle industrie siderurgiche più grandi della Grecia. La società ha altre due fabbriche a Volos. La produzione della fabbrica va bene, solo negli ultimi 2 anni è aumentata da 196.000 a 266.000 tonnellate di acciaio e l’estate scorsa i lavoratori hanno avuto difficoltà a prendere le ferie per il troppo lavoro. Il padrone però, appellandosi alla situazione di crisi economica, pretende di aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e ridurre i salari. Questo comportamento padronale non è isolato ma sta diffondendosi in molti luoghi di lavoro dove licenziamenti, tagli al salario e aumento dell’orario sono imposti col ricatto della chiusura dell’azienda. Inoltre la nuova legislazione varata dal governo Papandreu ha ridotto il campo di applicazione del contratto collettivo nazionale ed aperto la strada agli accordi locali, per settore. Di conseguenza, spesso i padroni hanno trovato un “sindacato” di comodo per firmare un nuovo accordo di lavoro al ribasso.

Questo sciopero potrebbe essere una buona occasione per una mobilitazione generale dei lavoratori in quella zona dove sorgono importanti complessi siderurgici (Halyvourgiki Steelwork Industry) e impianti di raffinazione del petrolio (Ellinika Petrelea), ma la maggior parte dei dirigenti sindacali di queste industrie non vuole mobilitare i lavoratori. Questo episodio dimostra ancora una volta quanto sia importante che ci si orienti, in Grecia come negli altri paesi industrializzati, alla ricostituzione di organizzazioni sindacali di classe, che sono lo strumento indispensabile per allargare e sostenere le singole lotte, per poterle trasformare in mobilitazioni sempre più generali. I siderurgici della Hellenic Halyvourgia, forti del sostegno dei loro compagni di classe, non vogliono cedere e nonostante il licenziamento di altri 16 di loro e la ferma volontà del padrone di non tornare sulle sue decisioni, sono decisi a continuare la lotta, ma potranno vincere solo se riusciranno ad allargare la mobilitazione oltre la loro fabbrica e ad estendere il movimento di sciopero. Non sarà facile perché avranno contro non solo il padronato ma anche le organizzazioni sindacali collaborazioniste e i partiti opportunisti, legati a doppio filo con lo Stato borghese.

I comunisti auspicano che questa lotta ferma e coraggiosa non solo si risolva in una vittoria, ma possa portare al completo smascheramento del tradimento dei sindacati e aprire la strada per la rinascita di un vero sindacato confederale di classe, che possa organizzare in modo centralizzato la lotta del proletariato in difesa delle sue condizioni.

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Come prevedevamo nell’articolo scritto un mese fa, lo sciopero alla Siderurgica Ellenica è arrivato ad un punto critico. Nei negoziati tra il padrone e la rappresentanza sindacale di fabbrica quest’ultima ha accettato di ridurre le ore di lavoro riducendo il salario, ma chiede che i 50 lavoratori licenziati siano reintegrati oppure che sia loro concesso il prepensionamento. Il padrone però è irremovibile. Nell’ultima assemblea solo una minoranza di lavoratori ha votato contro la prosecuzione dello sciopero e il padrone sente di avere ormai la vittoria a portata di mano.

Se questi lavoratori verranno sconfitti lo sarà per tutti i lavoratori di Grecia. Ma perdere una battaglia non vuol dire perdere la guerra; da essa bisogna trarre i necessari insegnamenti. Lo sciopero era debole in partenza perché non si è esteso allo stabilimento che lo stesso padrone possiede a Volos e perché non ha ricevuto una solidarietà fattiva, di lotta, neppure dalle altre importanti industrie della zona, Aspropyrgos.

Il Pame, sindacato legato al Partito Comunista Greco (Kke), è riuscito a prendere la direzione della lotta e ha imposto alla rappresentanza sindacale di fabbrica di dissociarsi dalle direttive degli anarchici e dell’estrema sinistra. Ma poi non ha esteso lo sciopero, ha sfruttato la difficile situazione degli scioperanti solo per i suoi interessi.

Intanto il Pame, d’accordo con la rappresentanza sindacale di fabbrica, ha permesso che si presentasse nello stabilimento il gruppo “Alba dorata”, dichiaratamente nazionalsocialista, a portare la sua “solidarietà” ai lavoratori in nome della difesa dell’economia greca e della partecipazione degli operai alla gestione della produzione.

Sono queste posizioni in gran parte condivise dai nazional-comunisti del Kke. Dopo le prossime elezioni stalinisti e nazionalsocialisti non è escluso che facciano fronte comune in parlamento e nell’invitando il proletariato greco, impoverito e sfiduciato, alla lotta contro l’Europa dei plutocrati in nome della difesa della “patria” ellenica.

Se gli scioperanti hanno perso perché traditi dai sindacati e dai partiti opportunisti, questo non deve portare a concludere che bisogna fare a meno del partito e delsindacato di classe per riproporre altre forme di organizzazione. Non è una questione di forma: devono rinascere nuove organizzazioni di tipo sindacale, con nuove direzioni che si orientino con entusiasmo per la lotta di classe senza compromessi per la difesa intransigente dell’interesse dei lavoratori. Come è necessario che il proletariato si ricolleghi alla sua tradizione rivoluzionaria, al programma del comunismo di sinistra, l’unico che ha saputo trarre le lezioni della controrivoluzione.