La settimana di grandi lutti
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Al coro levatosi come di dovere per la morte di Croce, non aggiungeremo commenti. Solo questo: l’uomo che ha dedicato buona parte dei suoi sessantacinque anni di lavoro a combattere un marxismo di cui mal conosceva i testi e un leninismo i cui testi apertamente dichiarava di non aver mai letto (Croce, « maestro di serietà scientifica »!) ma nei quali, per una vigile coscienza di classe, riconosceva il nemico; un uomo che lunghi anni spese per rifare la storia d’Europa e d’Italia a maggior gloria della classe dominante e a beatificazione dello status quo, quest’uomo ben meritava l’assoluzione e i funerali religiosi da un lato, le condoglianze di Palmiro Togliatti dall’altro.
Sul fronte dell’antimarxismo, della negazione della lotta di classe, della « libertà » contrapposta alla dittatura del protetariato, tutte le sfumature della politica e della cultura ufficiale si danno la mano: tutte hanno tenuto i cordoni al carro funebre di don Benedetto. Non invitato ma presente, spirito alitante al di sopra dell’esarchia perenne dell’Italia capitalistica, braccio secolare dell’anticomunismo democratico di destra, centro e sinistra, era il fascismo.
Gli faranno il monumento.
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Anche intorno al capezzale di Orlando si sono sentiti tutti uniti, |destra, centro e sinistra. Gli sta- liniani, anzi, in prima fila. E come no? Il presidente della Vittoria, l’ « umanizzatore » della guerra, il difensore del Parlamento: c’era di che sguazzare. Uno dei titoli di Orlando, secondo Terracini, è stato’ appunto quello di « riscoprire nel soldato l’uomo da comprendere, da confortare, da proteggere proprio perchè poi fosse un combattente devoto ed eroico »: il merito, insomma, di chi liscia la bestia prima del macello. Per Togliatti, il suo titolo maggiore è di aver difeso l’autonomia, la libertà, l’indipendenza dello Stato italiano; quello, insomma, di essere stato, prima di ogni cosa, un patriota. Per tutti, la benemerenza più alta la difesa della libertà: poco importa che, nel 1924, Orlando andasse in Parlamento col listone fascista, salvo ad impennarsi più tardi perche finito il gioco, non serviva più. In realtà, è morto con Orlando il vecchio mondo della democrazia tradizionale, quella contro la quale combatterono Internazionale e Partito Comunista d’Italia nel primo dopoguerra; quella che allevò nel suo seno il fascismo, e che era sopravvissuta a riceverne l’eredità. Logico che gli ex comunisti, divenuti affossatori del comunismo, chinino il loro vessillo su questo loro antenato riscoperto.