Nuovi problemi sindacali: organizzazione sui luoghi del lavoro e strategia degli scioperi. Come far risorgere l’organizzazione?
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E’ possibile un’opera di riorganizzaziome sindacale nel momento attuale?
Ecco la domanda che si pongono tutti gli organizzatori e gli stessi operai. Le risposte sono generalmente alquanto dubitative. Si afferma che ovunque, non apapena la organizzaione operaia comincia a dar segni di ripresa, si verifica allora immediatamente, un rincrudimento della azione fascista.
Riconosciamo che in tale osservazione vi è molta verità. Ma essa non deve assolutamente costituire una pregidiziale per giustificare l’inazione e l’attesa. Sarebbe assai comodo e buffo pretendere che il Sindacato debba e possa vivere solamente in un’atmosfera di tranquillita e di legalità. L’organizzazione operaia deve vivere anche e particolarmente, quando imperversa più brutale e violento il soffio reazionario. Se essa non dispone di questa capacità di esistenza, di questa attitudine a plasmarsi alla situazione, è evidente che essa deve modificare la propria struttura e cioè le proprie norme organizzative.
Diversi sono i mezzi per giungere a tale risultato; noi accenniamo solo alle due vie che vengono generalmente oggi battute.
La prima è quella di fare graduali concessioni alla reazione, stessa, mantenendo un atteggiamento passivo o rinunciando parte del proprio bagaglio ideale e tattico anche se queste concessioni vengono considerate come forzate da chi le fa, e quindi di carattere temporaneo e nel solo scopo di salvare l’esistenza dell’organizzazione stessa.
Questa via è quella che incontra le simpatie dei dirigenti riformisti della Confederazione Generale del Lavoro e delle varie Federazioni di mestiere. La lotta che stanno svolgendo contro le correnti di sinistra a tinta rivoluzionaria, agenti nel seno dell’organizzazione, costituisce una prova luminosa.
Vengono in secondo tempi a suffragare il nostro asserto gli spettatacolosi contorcimenti collaborazionistici, che hanno finito per dare anche un comico aspetto, in questo tragico periodo, ai dirigenti i massimi organismi proletari. Quanto stanno compiendo in questi giorni i dirigenti la Federazione del Libro è ancora più sintomatico. Non sappiasmo dove si andrà a finire battendo tale strada. Noi temiamo seriamente che i dirigenti riformisti, malgrado la loro innegabile furberia, abbiano a cadere in qualche trappola abilmente tesa dal Governo fascista e dalle camarille padronali. Per voler essere furbi il più delle volte si finisce per essere beffati…
La seconda via è quella di sostenere con tutte le forze il sindacato, ma cercando nello stesso tempo di svolgere un’opera parallela di riorganizzazione nel luogo stesso della produzione, e cioè entro l’officina, il cantiere, l’azienda agricola, la miniera, ecc., ove, per non arrestare od intralciare il processo di produzione, le forze reazionarie non possono agire colla voluta intensità.
E’ superfluo aggiungere che noi siamo per questa seconda via, che abbiano da tempo indicata e consigliata come la migliore e come quella che avrebbe risparmiato alla organizzazione operaia le le umiliazioni che le si vorrebbero infliggere.
La costituzione dei Gruppi sindacali d’organizzati d’officina colle medesime norme altre volte indicate per il funzionamento dei gruppi comunisti rappresenta il primo e più importante passo per giungere all’obbiettivo suindicato. Questo primo passo è assai meno difficile di quanto si pensi, e il rendimento dei gruppi sindacali d’officina è di altissimo valore.
Non esiste fabbrica ove non lavorino operai che abbiano già partecipato [testo illeggibile] vita dell’organizzazione di classe [testo illeggibile] non ne ricordino il valore e la [testo illeggibile] e che non siano tuttora dispo [testo illeggibile] parte, quando sia loro [testo illeggibile] ass [testo illeggibile] all’inizio che la loro «ric rà [testo illeggibile]segretamente e senza sturbo.
Questi operai deve [capoverso illeggibile]
sindacale di fabbrica ».
Se l’officina è molto vasta il fiduciario d’officina per mantenere i rapporti col gruppo sindacale può servirsi di fiduciari od informatori di reparto, incaricati in un primo tempo anche di raccogliere i contributi per la organizzazione. I vari fiduciari d’officina din una data località possono venire frequentemente e facilmente riuniti dal Consiglio direttivo della Lega, se questa funziona normalmente, oppure dai fiduciari locali delle Federazioni nazionali.
Dove poi la reazione non consente libertà alla organizzazione di assolvere il proprio mandato e di non vivere che illegalmente nel modo che abbiamo accennato, e non si possono presentare per la nomina e la rinnovazione delle Commissioni Interne liste di operai notoriamente appoggiati dalla organizzazione, i componenti il gruppo sindacale debbono fare la scelta dei candidati senza dare alla lista alcun carattere politico o sindacale: Lista di operai, sorta spontaneamente tra la massa senza suggerimenti e pressioni esterne.
Non si deve, in nessun caso, astenersi dalla lotta per la rinnovazione delle Commissioni Interne. Non devono esistere preoccupazioni se questi operai potranno o meno assolvere il loro mandato L’imoportante è di salvare il principio delle C. I., oggi prese di mira anche dai dirigendi delle pseudo organizzazioni fasciste, che le hanno definite quali istituzioni sovversive!
L’organizzazione operaia, sempre ove non può mettersi a contatto con i rappresentanti del padronato per la delimitazione e risoluzione delle vertenze, può benissimo far sostenere l’agitazione dalle C. I. ed autorizzarle a firmare gli stessi patti di lavoro.
Comprendiamo che tutto ciò è abbastan za facile… ad esprimersi ma non è altrettanto facile a tradursi in pratica. Ma è questione di tempo e di buona volontà. Noi non abbiamo mai pensato che tale apparato difensivo possa sorgere per incanto e dare subito buoni risultati.
Bisognerà fare e rifare parecchie volte, senza scoraggiarsi per le prime delusioni. Soltanto dopo un periodo di ginnastica, la nuova attrezzatura riuscirà a dimostrare la sua bontà e sfidare con abbastanza sicurezza gli assalti della reazione.
Noi sappiamo pure che diversi funzionari riformisti, dopo averla combattuta nel passato, accettano ed applicano oggi anche questa tattica. Ed è grazie a tale sistema che alcune organizzazioni sono riuscite a mantenere, sia pure ridotti fino all’osso, i quadri sindacali.
Queste organizzazioni fanno funzionare segretamente in molte località, anche all’insaputa dei nostri compagni che dovrebbero farne parte, gruppi di organizzati ed anche Sezioni. Ed è con tali effettivi che sfuggono al nostro controllo ed alla nostra propaganda, che i riformisti riescono a battere talvolta le minoranze di sinistra nelle adunate sindacali. E la prova di ciò l’abbiamo avuta anche in qualche recente Convegno.
Occorre dunque che anche i nostri compagni compiano un’azione in questo senso.
I gruppi comunisti d’officina devono costituire il nucleo centrale e propulsore dei Gruppi sindacali, d’officina. Se questo fatto non si verifica, viene a mancare una delle principali ragioni d’essere dei gruppi comunisti stessi.
Sappiamo, ad esempio, che in qualche importante officina di Milano, di Torino e di altri centri, vi sono decine di iscritti al “gruppo comunista”, dei quali molti sono aderenti alla organizzazione. Si potrebbe sapere perchè aderiscono al gruppo comunista questi cari compagni? Si potrebbe da essi sapere quali sono in prima linea i compiti dei gruppi comunisti d’officina? Crediamo opportuno citare per questi compagni un brano delle tesi dell’ Internazionale, sperando che la sua Autorità possa convincerli a compiere il loro dovere più di quanto lo possano le nostre parole:
“I comunisti di tutti i paesi devono lavorare nei sindacati allo scopo di farne degli organi di lotta consapevoli per lo abbattimento del capitalismo e per il comunismo.
Essi devono prendere l’iniziativa della formazione dei sindacati là dove questi non esistono.
Ogni volontario appartarsi dal movimento sindacale.vrappresenta un enorme pericolo per il movimento comunistico.”
Crediamo infine opportuno precisare che non si devono confondere i “gruppi comunisti” con i gruppi sindacali di officina di cui parliamo in questo nostro articolo: Al gruppo sindacale, possono aderire operai di qualsiasi tendenza, ed anche senza Partito, mentre i gruppi comunisti possono anche avere compiti di carattere schiettamente politico, compiti che del resto furono già altre volte precisati che riteniamo superfluo ripetere
Concludendo, noi esortiamo i compagni nostri a far risorgere l’organizzazione ovunque essa è scomparsa. Essi devono farsi promotori dei gruppi sindacali di officina i quali ricostituranno nuovamente la Lega o Sezione Federale.
Compagni comunisti e terzinternazionalisti ve ne sono in altri centri opera d’Italia.
In molte località essi restano inoperosi perchè… non sanno che fare, ed aspetta incitamenti, consigli ed aiuti che noi siamo ben lieti di dare nella misura che ci viene consentita
Per intanto, noi raccomandiamo loro questo compito della riorganizzazione, che non è nè troppo difficile e nemmeno pericoloso.
E siamo certi, che, ancora una volta, non avremo invano riposto la nostra fiducia sulla buona volontà e sull’attività dei compagni operai e contadini d’Italia.
G. ALIBERTI