International Communist Party

L’apoliticità del sindacato, parola d’ordine riformista

Categories: Union Question

This article was published in:

Una delle formule più ipocrite e più bastarde messe in circolazione dall’ opportunismo è quella, vecchia quanto l’opportunismo stesso, dell’ apoliticità del sindacato, sorella gemella dell’altra formula per cui esisterebbero nel movimento operaio problemi “particolari” da risolvere indipendentemente dai problemi generali; problemi particolari che sarebbero appunto solo rivendicativi ed « economici » e potrebbero, anzi dovrebbero, essere risolti fuori da qualunque visione politica, cioè generale, degli interessi complessivi e dagli obiettivi ultimi del proletariato. A questa “tesi” bicipite noi comunisti abbiamo sempre risposto che non v’è problema particolare nel quale non si riflettano i problemi generali della classe operaia, non v’è aspetto singolo dello sfruttamento capitalistico che non rispecchi le condizioni generali di soggezione del proletariato alla classe avversa, e non v’è quindi soluzione anche parziale e contingente delle questioni di vita e di lavoro senza l’intervento di una teoria e di un’ organizzazione rivoluzionaria che la inquadri nella lotta generale e finale per l’emancipazione dei lavoratori.

Non v’è quindi, nemmeno problema economico, o “sindacale” che non sollevi, nè organizzazione immediata della classe operaia che non si ponga, problemi politici: chi come ancora oggi Novella parlando di una possibile collaborazione dei sindacati alla programmazione economica governativa pretende di escludere ogni dipendenza delle “scelte” sindacali da impostazioni politiche e di partito, dice soltanto una cosa di esser deciso ad escludere le parole d’ordine politiche rivoluzionarie per concedere diritto di cittadinanza nei sindacati alle sole parole d’ordine riformista, alla sola politica controrivoluzionaria.

La programmazione economica sarebbe dunque un “problema tecnico”, non politico? L’accettazione di collaborare ad essa non sarebbe uno dei tanti corollari di una sola politica, l’eterna politica dei liquidatori del movimento operaio? Volete impedire che se ne faccia una questione politica: ciò significa unicamente che volete sventare il pericolo che i proletari riconoscono in una simile formula “non politica” la più lurida capitolazione di fronte alla politica del capitale e del suo Stato.

La questione è vecchia quanto il movimento operaio, e sembrerebbe assurdo doverci ritornare ogni volta. Vogliamo cedere la parola a Lenin, in uno dei tanti articoli che si possono leggere nel volumetto «Sui sindacati », edito, con la solita faccia tosta, proprio da Rinascita nel 1950? Eccone uno del marzo 1908, appunto in polemica coi sostenitori menscevichi e populisti della “neutralità dei sindacati”:

«Tutto il nostro partito ha riconosciuto ora che nei sindacati bisogna lavorare non con spirito di neutralità, ma CON LO SPIRITO DEL PIU’ STRETTO AVVICINAMENTO TRA I SINDACATI E IL PARTITO socialdemocratico [come allora si chiamava il partito marxista]: è stato riconosciuto che lo stretto legame tra partito e sindacati deve essere ottenuto esclusivamente per mezzo dell’attività dei socialdemocratici in seno ai sindacati, che i socialdemocratici devono costituire nei sindacati delle cellule compatte e che, qualora non siano possibili i sindacati legali, bisogna costituirne di illegali… L’alto grado di sviluppo delle contraddizioni di classe, il loro acutizzarsi in tutti i paesi, l’esperienza fatta per molti anni dalla Germania, dove la politica di neutralità ha rafforzato l’opportunismo nei sindacati
– senza per nulla impedire che sorgessero sindacati cristiani e liberali distinti [qui Lenin parla – proprio per… l’Italia 1962], l’estendersi di un particolare campo della lotta proletaria che richiede l’azione simultanea e concorde dei sindacati e del partito politico… tutto questo ha DEFINITIVAMENTE [badate, non per un anno o due!) PRIVATO DI OGNI FONDAMENTO LA TEORIA DELLA NEUTRALITA’ ».

Allora come oggi, l’opportunismo giustificava la tesi della neutralità con la pretesa distinzione tra gli scopi finali e generali del partito politico (” instaurazione dell’ordine socialista con la soppressione dei rapporti capitalistici”) e quelli particolari dei sindacati («miglioramento delle condizioni di lavoro nell’ambito dell’ordinamento capitalista»).

Lenin risponde: « I bolscevichi dimostrarono che non si poteva fare una divisione netta tra azione politica e sindacale, e conclusero che DOVEVA ESSERCI UNA STRETTA UNIONE TRA IL PARTITO SOCIALDEMOCRATICO E I SINDACATI AI QUALI IL PARTITO DOVEVA ESSERE DI GUIDA… Gli interessi di classe della borghesia fanno sorgere inevitabilmente la tendenza a confinare i sindacati in un’attività spicciola, ristretta sulla base dell’ordinamento esistente, a distoglierli dallo stabilire qualsiasi legame col socialismo; E LA TEORIA DELLA NEUTRALITA’ E’ IL RIVESTIMENTO IDEOLOGICO DI QUESTE ASPIRAZIONI BORGHESI… Certo, agli inizi del movimento operaio politico e sindacale in Europa, si poteva sostenere la neutralità dei sindacati come mezzo per allargare la base iniziale della lotta proletaria, in un’epoca in cui essa era relativamente poco sviluppata e mancava l’intervento sistematico della borghesia nei sindacati. Nel periodo attuale, è già assolutamente fuori posto difendere la neutralità dei sindacati dal punto di vista della socialdemocrazia internazionale »

Ma ecco la frase che tutto riassume, bollando a fuoco anche i metodi di lotta oggi in uso, frammentari, disgregati e disgregatori, settoriali e cronometrati: « Si dice che la neutralità è necessaria per unire tutti gli operai che comprendono la necessità di migliorare le loro condizioni attuali. Ma coloro che dicono questo dimenticano che l’attuale grado di sviluppo delle contraddizioni di classe porta inevitabilmente, ineluttabilmente, alle “divergenze politiche” ANCHE QUANDO SI TRATTA DI STABILIRE IN CHE MODO BISOGNA OTTENERE QUESTI MIGLIORAMENTI NELL’ AMBITO DELLA SOCIETA’ CAPITALI-STICA. LA TEORIA DELLA NEUTRALITA’ DEI SINDACATI, A DIFFERENZA DELLA TEORIA CHE PROCLAMA LA NECESSITA’ DI UNO STRETTO LEGAME CON LA SOCIAL-DEMOCRAZIA [COMUNISMO] PORTA INEVITABILMENTE A PREFERIRE QUEI MEZZI DI MIGLIORAMENTO CHE RAPPRESENTANO UN INDEBOLIMENTO DELLA LOTTA DI CLASSE DEL PROLETARIAΤΟ ».

Poche righe e siete liquidati tutti, o sporchi sostenitori delle lotte “articolate”, delle contrattazioni aziendali e settoriali, delle lotte parziali, dell’apoliticità dei sindacati. Ne avete abbastanza, o bestemmiatori e giuda del marxismo-leninismo?