Premessa a «Gli astensionisti e la frazione comunista: il valore della disciplina»
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Lo scritto che segue prende lo spunto da una polemica dei “Comunisti Unitari” contro gli astensionisti che, secondo loro, non solo non si disciplinavano al partito, ma nemmeno alla Frazione Comunista di cui facevano parte, venendo così meno alle consegne dell’Internazionale. La Frazione Astensionista, formatasi al tempo di Bologna, dove sola aveva combattuto per l’espulsione dei riformisti dal partito, anche dopo Imola non si era sciolta continuando a svolgere la sua opera di chiarificazione e di battaglia all’interno della Frazione Comunista. Essa venne sciolta immediatamente dopo la fondazione del PC d’Italia, cioè quando ebbe interamente compiuto il suo compito di lotta politica per il ristabilimento dei principi e dei metodi del marxismo rivoluzionario.
Ma, la disciplina, argomento su cui tanto battevano gli Unitari, era solo un pretesto per tentare di introdurre l’opportunismo dichiarato all’interno della Internazionale comunista.
Come abbiamo visto i massimalisti erano i primi ad indisciplinarsi agli ordini tassativi del 2° congresso mondiale, opponendo l’argomento dell’inutilità di espellere i riformisti dal partito, perché essi si sarebbero disciplinati.
L’articolo dimostra come nel partito la disciplina può essere richiesta e deve essere osservata solo quando esiste unità di programma; programma che non significa astratta finalità, come potrebbe essere un’aspirazione tendenziale verso il comunismo, comune perfino ai riformisti. Occorre anche accettarne le tappe che conducono alla sua realizzazione, che sono: lotta di classe, presa violenta del potere, dittatura del proletariato, ecc. La disciplina non è quindi acritica sottomissione ad una direzione quale che sia, ma è dovuta a quel partito con unicità di programma e finalità ed in cui la totalità dei suoi membri la accettino liberamente.
In tale organismo, e l’Internazionale aveva la funzione di partito comunista mondiale, ci si dichiarava pronti a sottomettersi alla più rigorosa disciplina, secondo il meccanismo del “centralismo democratico”, anche se fino da allora avremmo preferito superarlo, e al superamento del quale, tendeva l’Internazionale nei suoi primi anni.