Candori liberali
Categorie: Concentration and centralization, Italy
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La candida anima di Ernesto Rossi sanguina per lo «scandalo» dell’Italcementi che in questi anni ha realizzato profitti astronomici nelle orge della ricostruzione nazionale, dei lavori pubblici, della Cassa del Mezzogiorno, delle diverse catastrofi nazionali (alluvioni ed altre provvidenze del buon Dio) – tutte cose, fra parentesi, a proposito delle quali si è esercitata in pieno la retorica dei «partiti di sinistra», invocanti lo sforzo degli operai per i bei risultati di cui sopra -, si è finanziariamente legata con gli zuccherieri, ha comprato in blocco e a peso tutta una rete di giornali di grande informazione e di provincia, sfrutta prezzi di monopolio, e, mentre fornisce cemento e magari ce lo mette al posto dello zucchero nel caffelatte mattutino, manipola come meglio crede Stato, province, comuni e opinione pubblica. Questo processo d’ingoiamento a grandi lotti dello Stivale, E. Rossi lo chiama «giapponizzazione», e grida all’apocalisse imitato dall’anima tutt’altro che candida (camicia nera…) di Davide Lajolo.
Come se fosse una novità, nella storia del capitalismo internazionale e nazionale, e come se il candore del liberalismo radicale non avesse tuonato invano da un secolo contro questo che è l’estremo frutto (e anche il punto di partenza) di quel migliore fra i mondi possibili che è l’economia liberale! Come se di esperienze di questo genere non fosse nutrita tutta l’esistenza della nostra cara industria, e i De Viti De Marco non ci avessero cantato la stessa canzone cinquant’anni e più addietro, nel periodo d’oro, nel pieno fiore dell’economia «liberale» e del giolittismo. Quanto poi al Giappone, sarebbe esatto dire, all’inverso, che la formazione di gigantesche reti d’interesse abbraccianti molteplici settori della vita economica e politica in quel Paese è stato un processo di «europeizzazione», e, se si vuole, di «italianizzazione», non prendendo il termine in senso geografico ma in senso storico, giacché l’impero del Sol Levante non ha fatto che ricevere dai Paesi civili dell’Occidente capitalistico le forme più moderne e più mature della pirateria borghese e liberale. I cementieri-zuccherieri possono dire d’essere nella miglior tradizione italica ed europea e liberale, e i nostalgici delle virtù della libera concorrenza possono, come cinquant’anni e passa fa, andare tranquillamente a dormire, se, con tutto il loro armamentario di «scienza economica», non l’hanno ancora capito.