Lo stato di degenerazione del movimento proletario in Russia
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Nella parte precedente di questo lavoro, è stato delineato il contesto attuale della situazione russa ripercorrendo brevemente la cronologia della degenerazione del movimento operaio russo. Prima vennero i potenti sindacati nati sotto il regime zarista, che tragicamente rinunciarono alla loro lotta nel falso “socialismo” dell’URSS, trasformandosi in macchine burocratiche di estrazione di plusvalenze. Poi arrivò l'”ammissione” del capitalismo nel 1991, con i sindacati che proclamarono apertamente la loro agenda di “collaborazione di classe”.
Quell’articolo ha fornito un’ampia panoramica storica di uno dei tre principali tipi di sindacati presenti oggi in Russia: i sindacati fantoccio dello Stato, marci fino al midollo, residui della macchina burocratica dell’URSS.
Per riassumere brevemente il primo tipo che abbiamo analizzato in precedenza, ricordiamo che a causa del falso “socialismo” dell’URSS i sindacati persero il loro potere durante la controrivoluzione degli anni ’30, trasformandosi in un organo burocratico funzionale all’estrazione di plusvalore. Questo rigido collaborazionismo di classe si mantenne anche nella Federazione Russa, con i sindacati post-sovietici che proclamavano apertamente la “partnership sociale tra proprietari, lavoratori e Stato”.
Questo al presente. Ma le dolorose realtà del Capitale si stanno aggravando sempre di più; pertanto, nessun numero di burocrati statali può interrompere la spinta dei lavoratori a proteggere i propri interessi materiali.
I vecchi sindacati “indipendenti”
Questo detto, prendiamo in considerazione il secondo tipo: i vecchi sindacati indipendenti “di stile occidentale”.
Dopo i continui fallimenti dei sindacati controllati dallo Stato, nell’era del “capitalismo liberale” degli anni 2000, in Russia si formarono sindacati indipendenti per difendere la reale posizione dei lavoratori, che alla fine confluirono nella KTR (Confederazione del Lavoro della Russia). La confederazione fu fondata nel 1995, a partire da sindacati indipendenti dalla struttura burocratica del VTSPS, sindacati che a loro volta si erano formati negli anni ’80, compresi quelli sulla scia degli scioperi di massa di quegli anni. Dopo una breve scissione negli anni 2000, la confederazione si è riunificata con altre organizzazioni nel 2011, tra cui i sindacati dei minatori, dei controllori del traffico aereo, dei marinai, dei piloti dell’aviazione civile, dei ferrovieri, degli insegnanti e degli operatori sanitari.
Le organizzazioni federate, pur essendo limitate dalle leggi russe sugli scioperi (che codificano ogni sciopero come “coordinato con il governo”, altrimenti è considerato illegale, e non sorprende quindi che gli scioperi dei sindacati indipendenti siano raramente consentiti), riescono a intraprendere azioni legali efficaci per difendere gli interessi proletari. Una performance degna di nota è quella del sindacato del personale medico “Action” (“Действие”), membro del KTR dal 2012. Il sindacato dei lavoratori sanitari utilizza la tattica degli scioperi all’italiana (o “bianchi”), una strategia per ridurre la produttività senza ricorrere direttamente allo sciopero, ottenendo un certo successo nelle ultime due occasioni, quando ha impedito agli autisti di ambulanze di essere costretti a lavorare per un’azienda privatizzata sotto la minaccia di uno sciopero. Purtroppo, però, come accade per la maggior parte dei sindacati in Russia oggi, anche questo sindacato è cooptato dalla presenza del KPRF, che lo indirizza verso la stessa direzione collaborazionista di classe.
Consideriamo ora la terza grande tipologia di sindacati presenti oggi in Russia: si assiste alla diffusione di sindacati spontanei, “illegali”, organizzazioni più combattive, che si formano a causa delle condizioni particolarmente difficili nei settori più recenti dell’economia: in particolare, il settore dell'”e-commerce”, che modellato sulla struttura aziendale americana della “gig economy”, un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.
I lavoratori sono impiegati tramite piattaforme online, eludendo qualsiasi tutela del lavoro classificandoli come “partner” e non come lavoratori salariati.
Le tre principali aziende che operano in questo campo sono Ozon, Wildberries e Yandex, che insieme rappresentano l’80% del settore del commercio digitale. Wildberries detiene circa il 40%, Ozon il 30% e Yandex il 10%, che è la risposta russa a Google, ed ha monopolizzato altri servizi digitali (come la consegna di taxi, ecc.). Il settore online è l’unico a mostrare una certa crescita nell’economia russa, sebbene anche questa crescita sia molto lenta; per dare qualche cifra: il fatturato combinato dei maggiori marketplace russi – Wildberries, Ozon e Yandex Market – nei primi nove mesi del 2025 è ammontato a 6 trilioni di rubli IVA esclusa, con un aumento del 36,4% rispetto al periodo gennaio-settembre dell’anno precedente. Nonostante l’aumento significativo, il tasso di crescita si è quasi dimezzato. Le vendite di questi stessi rivenditori online nei primi tre trimestri del 2024 sono aumentate del 60% su base annua, raggiungendo i 4.400 miliardi di rubli.
Di conseguenza, il fatturato di Wildberries nei primi nove mesi del 2025 è aumentato del 33,6%, arrivando a 3.100 miliardi di rubli, quello di Ozon del 44,3%, a 2.400 miliardi di rubli, e quello di Yandex Market del 17,6%, a 404,5 miliardi di rubli. Allo stesso tempo, come emerge dal bilancio consolidato della società per l’anno scorso, il suo fatturato totale nel segmento e-commerce in Russia ha superato i 4.100 miliardi di rubli, con un incremento del 60% su base annua. La cifra analoga di Ozon per il periodo gennaio-settembre si è attestata a 2.900 miliardi di rubli.
L’aumento del fatturato non nasconde il costante declino della crescita dei profitti, che coincide con il raggiungimento del “tetto di crescita” da parte dell’azienda, e porta a misure di ulteriore estrazione del plusvalore, come multe spropositate imposte ai lavoratori (molto simili a quelle inflitte ai lavoratori nella Russia zarista), in aggiunta a orari di lavoro estenuanti.
L’intero settore è “giovane”, quindi naturalmente non esistono sindacati statali preesistenti in cui raggruppare i lavoratori, la strategia generale delle aziende è quella di non considerare nemmeno i lavoratori come “dipendenti” (la principale conseguenza di ciò è che i lavoratori non hanno il diritto legale di scioperare), e i tassi di crescita stagnanti causano ulteriori costi che contribuiscono a condizioni di lavoro terribili, come nei centri di smistamento, dove molti lavoratori sono immigrati clandestini.
Questo crea la necessità di organizzarsi, con tutte le aziende che vedono i lavoratori tentare azioni collettive, solo per essere immediatamente represse; un esempio è il sindacato dei lavoratori del centro di smistamento di Wildberries, che ha ottenuto alcuni piccoli successi, come la protezione dei lavoratori dalle perquisizioni corporali prima dell’ingresso sul posto di lavoro. Questi successi sono stati ripagati con azioni legali: il leader sindacale Alexander Shvets è stato condannato a giugno, inizialmente per reati minori di “falsificazione di prove”, al fine di privarlo della possibilità di rappresentare i lavoratori in tribunale. Ora, è stato ulteriormente condannato: il 16 ottobre un tribunale “valuterà” la possibilità di commutare la sua condanna ai lavori forzati in una pena detentiva. Una possibilità che sembra facilmente realizzabile. I lavoratori, dal canto loro, nel disperato tentativo di proteggere il loro leader, si sono rivolti al capo dell’opportunista KPRF per chiedere aiuto, una richiesta che molto probabilmente rimarrà inascoltata.
Ci sono molti altri casi di leader sindacali perseguitati; la nascita di “nuove” strutture sindacali viene ripetutamente contrastata con la forza dallo Stato russo, in quanto protettore degli interessi della borghesia russa. Il ruolo dello Stato come “mediatore neutrale” si sta deteriorando sempre di più; l’unica speranza per i lavoratori è il ripristino di vere e proprie organizzazioni sindacali di classe, pienamente indipendenti, poiché con l’economia ulteriormente sotto pressione a causa dell'”Operazione militare speciale” in Ucraina, la situazione non potrà che peggiorare.
La guerra aggrava ulteriormente la situazione dei lavoratori
Lo sviluppo della guerra in Russia ha ulteriormente aggravato la situazione dei lavoratori addetti alle spedizioni. Nell’agosto di quest’anno, l’Ucraina ha lanciato due massicci attacchi con droni contro due delle più grandi aziende russe (che insieme rappresentano circa il 5% del PIL) – Ozon e Wildberries – che impiegavano entrambe un gran numero di addetti alle spedizioni, proletari che già lavoravano in condizioni durissime nei centri di smistamento anche prima della guerra.
Gli effetti economici di questi attacchi sono stati ampiamente riportati, soprattutto per quanto riguarda la devastazione subita dai piccoli venditori borghesi. Da un rapporto:
«Le perdite subite dai venditori di Ozon a seguito degli attacchi con droni ucraini ai magazzini del marketplace ammontano a una cifra compresa tra 88,5 e 107 miliardi di rubli. Si tratta di perdite misurate nelle scorte dei venditori. Il danno stimato derivante dagli attacchi ai magazzini è compreso tra 30 e 62,5 miliardi di rubli.
Le perdite di inventario di Wildberries a seguito dell’ultimo attacco ai magazzini sono stimate tra i 517 e i 580 miliardi di rubli…
La costruzione di un nuovo magazzino potrebbe costare tra i 186 e i 344 miliardi di rubli…
Droni ucraini hanno attaccato i magazzini di Wildberries in diverse regioni della Russia da metà luglio. …Gli attacchi dei droni contro le strutture di RWB hanno colpito più di 40.000 venditori, con perdite totali pari a 600-700 miliardi di rubli (compresi i mancati profitti), con un costo della merce che varia dai 200 ai 300 miliardi di rubli…»
Un colpo tremendo per la piccola borghesia russa; le conseguenti ripercussioni economiche di questa “proletarizzazione tramite attacchi di droni” sono eventi che in futuro, prolungantesi la guerra, potrebbero diventare sempre più gravi.
C’è però un aspetto di cui si parla raramente, anche da parte dei cosiddetti “comunisti” russi, ed è il costo in termini di vite umane per la classe proletaria in tutta questa vicenda: i numeri “ufficiali”, altamente dubbi a causa della nota tendenza dello Stato russo a minimizzare le perdite, parlano di decine di morti e centinaia di feriti. Circolano molte voci su operai “scomparsi”, di cui non si conosce la sorte, né se siano vivi o morti, e come al solito, anche i media capitalisti tacciono al riguardo; pertanto, non possiamo fornire ai nostri lettori una cifra precisa.
Una nota sul KPRF e la debole “opposizione” di sinistra
Ma qual è lo stato del movimento al di fuori dell’organizzazione sindacale? Che dire dei partiti politici?
La degenerazione del KPSS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) è un tema che è stato trattato ampiamente nei nostri lavori, quindi, non riprenderemo ancora gli stessi argomenti poiché possiamo semplicemente evidenziare solo guardando alla condizione finale il punto di arrivo di tutte le decisioni della sua lunga storia: i suoi successori nella storia del partito, e infine l’attuale KPRF (Partito Comunista di Russia).
Si può esaminare qui il “partito ufficiale dei lavoratori” – il parlamentare legalista KPRF e si può iniziare con un elogio. Elogio per cosa? Per l’onestà, naturalmente! Il 21 aprile 2026, Zyuganov, leader del partito dagli anni ’90, proclamò in un discorso intitolato “L’apice del parlamentarismo della nostra nazione è stato il potere dei Soviet” (un’idea eretica per qualsiasi marxista):
“Il Presidente ha recentemente convocato il governo. Non assistevo da tempo a una riunione così triste e deprimente. Avrebbe dovuto sentire da voi, rappresentanti del partito al governo, perché stiamo nuovamente precipitando in una crisi finanziaria e produttiva. Ma non ha sentito una risposta chiara a questa domanda. E noi lo avevamo già avvertito. Questo trimestre è stato caratterizzato da un netto calo e nessun esperto serio oggi crede che si potrà raggiungere anche solo una crescita simbolica entro la fine del 1917.
Non possiamo permetterci di ripetere lo stesso errore! Pertanto, dobbiamo tenere conto dell’esperienza storica e prendere decisioni che avremmo dovuto prendere da tempo.”
Sebbene i partiti non siano mai definiti dai discorsi dei loro leader, bensì dalle azioni concrete che compiono, questa dichiarazione era troppo eclatante per essere ignorata: un leader di lunga data che usa la Rivoluzione d’Ottobre come racconto dell’orrore, nel vano tentativo di spaventare gli altri mostri del parlamento e spingerli a cacciare i lavoratori “affamati”! Non certo per un sentimento “proletario”, perché l’unico strato di classe che il KPRF rappresenta è la grande borghesia delle imprese statali, un'”evoluzione” organica (anche se solo formale) dallo stalinismo.
Infatti, così come Stalin ipotizzava che lo Stato potesse “esistere anche durante il comunismo”, il KPRF vuole disperatamente preservare lo Stato borghese della Federazione Russa nella menzognera affermazione che si possa conquistare il socialismo con i voti, salvaguardando al contempo la “Patria” (che concetto per i comunisti!).
Ecco cosa fa il KPRF: è sconfitto nelle elezioni farsa e cerca di ingannare i lavoratori, trattandoli come cani al guinzaglio del partito “apertamente” borghese “Russia Unita”, espressione ancora più cristallizzata della volontà della borghesia nazionale russa: avanti così! Più manifestazioni patriottiche, più sostegno alla guerra imperialista in Ucraina con il richiamo all'”antifascismo”, e più sottomissione quando lo stesso Stato che difendono con tanta veemenza li sceglie come prossimo bersaglio – come è successo con la fazione del “Fronte di Sinistra” del KPRF, di cui abbiamo già parlato in “Russia e Occidente: la stessa cosa, ma con mezzi diversi”.
E questi sono i veri eredi del KPSS, di Stalin, la nuova generazione di opportunisti che intascano gli stipendi statali, per mentire ai lavoratori e convincerli a sostenere le guerre imperialiste e la continua esistenza della schiavitù salariale.
E tornando alla storia del leader sindacale arrestato, questo è il partito a cui i lavoratori chiedono con i loro voti il sostegno alle loro lotte rivendicative.
Ma che dire dell’opposizione? Qual è la posizione generale dei “veri socialisti” che si oppongono tanto alla guerra in Ucraina che al regime “autoritario” nei confronti del proletariato russo? Va detto chiaramente e duramente: in realtà non c’è quasi nessuna posizione definita, ma è bene essere franchi. Le correnti socialiste piccolo-borghesi in Russia sono troppe per elencarle tutte: ci sono quelli che affermano di seguire Trotsky (mentre in realtà a malapena si aggrappano alle stesse convinzioni dei vecchi bolscevichi), i socialisti “post-sovietici”, che antepongono i “valori democratici” a tutto, criticando Stacylin e definendolo “auto” i suoi “veri successori”, e così via. Questo tipo di opportunismo ha avuto a malapena la possibilità di svilupparsi in Russia, soffocato sul nascere dalla mano dello Stato, quindi ciò che rimane sono circoli di lettura disorganizzati, limitati a singole città, privi di legami con la classe operaia e periodicamente stroncati dalla polizia. Molti propongono fronti uniti con i partiti liberali filo-occidentali, altrettanto docili, nel tentativo di rovesciare Putin come “nuovo Zar”, in un tentativo ambiguo di richiamarsi a Lenin, o addirittura di adottare metodi simili, dimostrando il loro allineamento di classe con le correnti piccolo-borghesi di “integrazione dei valori democratici” per poi acquisire “le migliori condizioni per l’organizzazione sindacale”. Non marxismo, ma manifesti e bandiere rosse.
Conclusione
Il crollo dell’Unione Sovietica è spesso percepito come una grande tragedia dal proletariato russo. Come potrebbe essere altrimenti? Il “luminoso futuro comunista” per cui hanno tanto sangue e tanti sacrifici sono stati fatti, è svanito in un istante (o meglio, è apparso velocissimo agli occhi di chi non ha compreso la tragedia della controrivoluzione). E in effetti, la morte della Rivoluzione d’Ottobre è stata la più grande sconfitta che la classe operaia abbia mai subito nella sua lunga lotta per l’emancipazione.
Ma la realtà è che possiamo rivelare la verità solo esaminando dialetticamente l’intera esistenza dell’URSS: la Rivoluzione d’Ottobre morì molto prima dello scioglimento formale dello Stato nel 1991, non morì con qualche decisione economica degli anni ’80, né con qualche altro articolo che “sospettava” la potenza della piccola borghesia operaia che si spacciava per una democrazia, le “riforme di Kruscev” o i “traditori all’interno del PCUS”. Morì, strangolata dalle realtà economiche del paese, dilaniata dalla guerra, con il proletariato in minoranza rispetto alla popolazione contadina, e lasciata isolata dai fallimenti delle sezioni comuniste europee dell’Internazionale Comunista, fallimenti di cui abbiamo scritto per più di un secolo. Lo stalinismo non è altro che il riflesso di quelle condizioni, un riflesso con le mani sporche di sangue del partito bolscevico.
L’onnipresente legge del valore seminò i semi di una vera “rinascita” capitalista, non importa quante volte gli stalinisti abbiano indicato “lo Stato che rappresenta i lavoratori”, lo stesso Stato in seguito si spogliò della sua pelle morta per rivelare la sua vera natura. Quindi, questo significa che il futuro luminoso e senza classi per cui tanti comunisti hanno combattuto è irraggiungibile? Dobbiamo “rivedere e adattare” Marx per avere successo? Al contrario, la nostra unica speranza di onorare le battaglie combattute e perse dalle precedenti generazioni dell’avanguardia proletaria è imparare dai loro errori, costruendo un partito capace di sostenere la pressione della guida del Proletariato Internazionale, senza inutili meccanismi formali “democratici”, opportunità che la storia ci offre, un partito unito sia nella teoria che nell’azione. Torniamo dunque a Marx, a Lenin, all’internazionalismo, al nucleo del marxismo rivoluzionario come programma invariabile di emancipazione della classe operaia. E allo stesso modo in cui il partito deve essere ricostruito, gli stessi organi proletari, i sindacati, che hanno seguito l’avanguardia, devono essere restaurati, al di fuori dello Stato, al di fuori dei “compromessi” collaborazionisti di classe, con lo sciopero come principale strumento di difesa del pane dei lavoratori. Questa è l’unica vera via per superare le realtà restrittive del capitalismo, della schiavitù salariale e della strage imperialista.