Partido Comunista Internacional

Il Sindacato Rosso (I) 1922/16

Ai lavoratori di tutti i paesi

Gli sfruttati di tutto il mondo manifesteranno il Primo Maggio la loro volontà di emancipazione.

In questa fase particolarmente intensa della lotta delle classi, il capitalismo – che all’indomani della guerra imperialista aveva accordato ai lavoratori la soddisfazione di alcune delle loro più urgenti rivendicazioni – ha già cercato di ritogliere ciò che aveva concesso.

La paura della sommossa popolare aveva spinto la borghesia a fare momentaneamente qualche concessione al proletariato, in tutti i paesi il proletariato vede stracciate le sue conquiste pur così insufficienti.

Il padronato vuole abrogare la giornata di otto ore, di cui d’altronde non aveva mai cessato di sabotare la attuazione integrale. Il padronato vuole prolungare la giornata di lavoro proprio mentre la disoccupazione assume proporzioni immense in Inghilterra e negli Stati Uniti e si diffonde sempre più in Francia, in Italia, in Isvizzera. Nello stesso tempo dappertutto i salari vengono diminuiti, mentre il costo della vita e la pressione fiscale incessantemente si accrescono.

Eccesso di lavoro, insufficienza di salario, minaccia permanente di disoccupazione: ecco le condizioni d’esistenza della grande massa dei lavoratori. Repressione violenta: ecco l’unica prospettiva che si pone a coloro che domandano la possibilità di vivere.

Ma l’offensiva del capitale contro la classe operaia non riesce a nascondere lo sfacelo dei governi borghesi riuniti a Genova per tentare di riparare le irreparabili conseguenze del grande massacro e per cercare una soluzione alla crisi che paralizza l’economia capitalista e piomba nella miseria masse sempre più numerose, costringendole a rivoltarsi.

Tutti i lavoratori comprendono che la Conferenza di Genova assume importanza solo per la presenza dei delegati della Repubblica soviettista di Russia. Per la prima volta gli uomini dei governi borghesi sono costretti a trattare con coloro che essi avevano giurato di far scomparire dalla superficie del mondo.

Tuttavia il proletariato non può farsi illusioni sui risultati della Conferenza, il suo fallimento è certo perché i rappresentanti del capitalismo non possono accettare la condizione primordiale per la ricostruzione economica dell’Europa, cioè la soppressione del regime capitalista; infatti, l’asservimento dell’immensa maggioranza dei produttori a un’infima minoranza di sfruttatori, la concorrenza e le guerre che ne sono l’inevitabile conseguenza, non permetteranno la ricostruzione del mondo devastato.

Dopo le disfatte subite dal 1918 ad oggi era naturale che il proletariato sentisse una certa stanchezza nella sua lotta contro gli sfruttatori: il proletariato non poteva però rinunziare alla difesa dei suoi interessi vitali e a far trionfare l’integrità dei suoi diritti. Se la borghesia ha preso l’iniziativa dell’offensiva, pretendendo trovare in una intensificata oppressione del proletariato dei compensi alle perdite determinate ai suoi danni dalla crisi economica, il proletariato non può, non vuole lasciarsi strangolare.

La resistenza proletaria si è attivamente manifestata nei paesi più importanti con sciopero di una estensione significativa: in Inghilterra, lo sciopero, senza precedenti, dei minatori; in Francia, il lungo sciopero degli operai tessili; in Italia, gli scioperi generali, verificatisi in diverse province; in Germania, il recente sciopero dei ferrovieri. Questi grandi movimenti di massa fallirono dappertutto ai loro fini immediati per il tradimento dei capi riformisti: ma in nessun paese la volontà rivoluzionaria del proletariato è stata spezzata. Il risveglio dell’attività rivendicatrice e combattiva degli sfruttati è generale. Il proletariato difende le sue conquiste e vuole lottare per estenderle ancora. Le sue tragiche esperienze quotidiane gli hanno dato la precisa coscienza della necessità di formare contro la borghesia un ferreo fronte unico delle forze operaie. Sotto la pressione delle esigenze della lotta, l’unità di classe degli sfruttati di costituire nonostante le divisioni politiche generate dai successivi tradimenti dei capi riformisti e opportunisti.

La potenza borghese tramonta irresistibilmente. Da qualsiasi parte si guardi, il panorama è sempre lo stesso: – crisi politiche, instabilità generale dei governi, scioperi, serrate, sommosse dei popoli coloniali.

L’edifizio dell’Impero Britannico scricchiola fin dalle fondamenta. Dopo aver subito le più importanti rivendicazioni dell’Irlanda insorta, Londra fa delle concessioni all’Egitto indomabile, mentre l’insurrezione infiamma il Transvaal e terribili minacce si accumulano nelle Indie. Il governo inglese e la coalizione liberale conservatrice che lo sostiene sono intanto travagliati da insanabili discordie interne.

In Francia, mentre la crisi economica arresta il traffico dei porti e provoca il fallimento delle grandi Banche, la corruzione governativa e parlamentare si mostra in piena luce; gli scandali si moltiplicano, la politica del Blocco Nazionale prepara la bancarotta dello Stato.

L’Italia si trova in uno Stato di crisi ministeriale quasi permanente: essa subisce l’attività sanguinosa dei fascisti, preludio della guerra civile, di cui la classe operaia è la vittima, in attesa che avvenga l’inevitabile rovesciamento delle parti.

Anche il Giappone, nuovo ricco di guerra, non è risparmiato dalla crisi che agita i due continenti, e il suo governo si serve delle mitragliatrici contro le folle che domandano modestamente il suffragio universale. Ecco l’aspetto che presentano i paesi vincitori.

Quanto ai paesi vinti, le sofferenze delle classi lavoratrici, formano uno stridente contrasto con l’opulenza delle oligarchie regnanti, dei potentati della finanza e dell’industria.

La Russia, praticamente isolata dal resto del mondo da sette anni, rovinata dalla guerra imperialista e della guerra civile, affamata dal blocco inesorabile e dalle calamità naturali, è obbligata a impiegare tutti i suoi sforzi per la salvaguardia della parte dei suoi milioni di affamati a cui la civiltà borghese rifiuta la salvezza rappresentata, secondo l’espressione del dott Nansen, dalla metà del prezzo di una corazzata.

In mezzo a queste rovine, a tante miserie, a tanti dolori, una sola speranza resta all’umanità martirizzata: la forza liberatrice del proletariato. Soltanto la dittatura del proletariato potrà aver ragione della dittatura capitalista.

Lavoratori di tutti i paesi, non dovrete rimanere inermi mentre i vostri padroni vi impongono carichi nuovi, esigono da voi nuovi sacrifici che aggravano il vostro asservimento.

Il Primo Maggio prossimo manifesterete in una dimostrazione grandiosa la vostra coscienza di classe e la vostra volontà di lotta. Levate in alto il programma delle vostre più urgenti rivendicazioni. Entrate in lotta per farle trionfare. Unitevi. Formate il fronte unico degli sfruttati da opporre al fronte unico degli sfruttatori. Qualunque siano le vostre divergenze politiche, tutti avete interessi comuni, formate una sola classe e se ne costituite un blocco nessuna forza vi potrà resistere.

Per il mantenimento della giornata di otto ore;

Per il miglioramento delle condizioni di esistenza dei salariati;

Per la soppressione delle imposte che gravano sui nulla tenenti e quella dei carichi militari;

Per l’annullamento dei debiti capitalistici;

Per la liberazione dei popoli oppressi dall’imperialismo;

Per l’instaurazione di una vera pace nel mondo;

Per il riconoscimento della Repubblica dei Soviet;

Manifestate il Primo Maggio con lo sciopero generale di ventiquattro ore in tutti i paesi.

Sentite la parola d’ordine dell’Internazionale Comunista.

Sostenete nella loro lotta intrepida i partiti comunisti che vi tracciano la via dell’emancipazione e vi precedono in essa esponendosi per primi al furore delle rappresaglie borghesi.

Ricordate l’esempio di sacrificio e di devozione alla causa del proletariato dato dai comunisti di Russia, di Finlandia, di ucraina, di Siberia, del Caucaso; dai comunisti di Germania e di Ungheria; dai comunisti d’Italia e di Spagna, il cui sangue è stato sparso per la vostra causa.

Proclamate per il Primo Maggio la fiera parola d’ordine dello sciopero generale.

Pace e libertà a tutti i popoli!

Tutto il potere al proletariato!

Viva la Repubblica dei Soviet di Russia!

Viva la Rivoluzione proletaria universale!

IL C.E. DELL’INTERNAZ. COM.

Comunicato del Comit. Esecutivo sulle deliberazioni della Conferenza delle Tre Internazionali

La Conferenza delle Tre Internazionali, testè riunita a Berlino, si chiuse con l’approvazione unanime e l’impegno di tutti i partiti aderenti e intervenuti di convocare nel giorno 20 aprile, in tutti i centri operai del mondo, grandi manifestazioni comuni e controproposte alla Conferenza borghese di Genova, dovranno costituire l’affermazione delle direttive di classe dei lavoratori nella tragica situazione attuale.

Il Partito comunista d’Italia immediatamente e pubblicamente, dapprima con un comunicato inserito in tutti i giornali, e direttamente poi con una lettera inviata dal Comitato Sindacale comunista, ha proposto all’Alleanza del Lavoro – in cui prevalgono i socialisti i cui delegati a Berlino si dichiararono entusiasti per l’azione del fronte unici proletario, contro le male gesta dell’imperialismo e della reazione borghese – di organizzare queste manifestazioni. I dirigenti dell’Alleanza del Lavoro hanno lasciato cadere l’invito senza neppure rispondere o motivare il loro atteggiamento, e frattanto dal Partito Socialista, partecipante all’impegno di Berlino, non una parola è venuta.

Il contegno degli opportunisti italiani non può essere subito dal Partito Comunista e dal proletariato. Esso bene si appaia alla mancanza di parola dei socialdemocratici tedeschi che di già all’indomani della firma dell’impegno di Berlino, rifiutano di prender parte all’organizzazione della manifestazione generale.

Il Partito comunista nella situazione creata dalla mancata convocazione dei comizi nella forma che aveva proposta, non può immediatamente sostituirsi all’Alleanza del Lavoro nell’iniziativa di un tale movimento, e lasciando pertanto le responsabilità della mancata manifestazione ai suoi dirigenti socialisti, dà ai propri aderenti e simpatizzanti le seguenti disposizioni:

– In tutti i comizi ordinari dell’Alleanza del Lavoro che si terranno durante la Conferenza di Genova, e indipendentemente da altre disposizioni che il Partito potrà successivamente diramare, agli oratori comunisti che vi interverranno come delegati dei Sindacati aderenti all’Alleanza o vi prenderanno la parola quando sia adottato il criterio di ammettere altri oratori oltre i delegati dei Sindacati, esporranno il punto di vista del nostro Partito:

1) in ordine ai problemi sollevati dalla Conferenza di Genova, sostenendo i criteri contenuti nel manifesto dell’Internazionale Comunista e svolgendo una critica spietata all’imperialismo borghese e dei briganteschi trattati con i quali gli stati capitalistici hanno preteso di riorganizzare la vita sociale dopo la guerra e della loro politica d’insidia e di aggressione contro la Russia rivoluzionaria, e affermando che solo la Rivoluzione proletaria può costruire sulle rovine del mondo borghese una società nuova.

2) ricordando poi che in questi giorni si tiene a Roma il Congresso mondiale dell’Internazionale Sindacale gialla di Amsterdam, i nostri oratori faranno un’aspra critica all’opera di questa, ponendo in luce come essa continui a svolgere una politica di collaborazione con le classi padronali e di complicità con l’imperialismo mondiale, come sia responsabile del sabotaggio dell’unione di azione del proletariato, come difenda e propugni l’obiettivo della ricostruzione del capitalismo, e come compia opera disfattista verso l’azione delle masse che cercano soccorso contro l’offensiva economica o politica del capitale su un fronte di lotta rivoluzionario.

Seguendo queste disposizioni, i comunisti dimostreranno alle masse lavoratrici come essi intendono la disciplina internazionale e la fede nella parola data senza subire distinzioni, senza condizioni e senza deroghe, così come hanno già data prova con la loro proposta non accettata di aver voluto con la costituzione dell’Alleanza del Lavoro, foggiare non già un istituto di accademie e di gesti, ma uno strumento valido, duttile, audace della risorgente lotta proletaria.