Partito Comunista Internazionale

Liquidazioni e referendum: i peggiori sono i falsi nemici

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Compagni, Lavoratori,

 Il convergere degli attacchi alle condizioni di vita della classe operaia è innegabile.

 Il metodo, nell’assenza di una difesa organizzata, è sempre quello dei due sbirri: il cattivo che sbraita e molla i ceffoni, il buono che si dimostra amico, ma nella comune intesa di fregarla.

 Gli esempi non mancano. Sulla questione delle liquidazioni le alternative proposte dalla “destra” e dalla “sinistra” sono una finzione, ai lavoratori si chiede comunque di pagare le difficoltà dell’economia borghese.

 I piani padronali prevedono l’abbandono del vecchio sistema pensionistico, già pagato con le trattenute obbligatorie su un’intera vita di lavoro, e la sua sostituzione, a livelli minimi, col sistema dei fondi pensione che sarebbero finanziati, in fase di avvio, con le liquidazioni accumulate. Per altro l’adescamento fatto con i vari fondi ha il duplice obiettivo sia di illudere i lavoratori di poter risparmiare, con ulteriori privazioni, una sorta di piccolo capitale personale – cosa impossibile in tempo di crisi e sempre reazionaria ed antioperaia – sia dividere il fronte di classe fra giovani e vecchi, micro-accumulatori e del tutto diseredati.

 Le contrapposizioni a questo piano sono false recitazioni per creare confusione. In realtà l’unico dissidio è su chi riuscirà a mettere le mani sul bottino “partecipando” alla “gestione” del fondo. I lavoratori, scippati del TFR, in caso di licenziamento dovranno rinunciare a quel minimo di provvidenza e quindi sempre più costretti a spremersi in difesa dell’azienda. L’alternativa è la prospettiva di una vecchiaia senza alcun sostegno.

 Il referendum sull’abrogazione della legge che impediva il licenziamento nelle aziende superiori ai 15 dipendenti senza “giusta causa” è un’altra offesa ai principi della lotta della classe operaia. La questione vede in opposizione la forza del padronato e quella della classe lavoratrice. Solo il primo ha interesse a lasciar “democraticamente esprimere” il “popolo” indistinto, composto in non piccola parte dalla masnada di mantenuti su cui poggia il regime borghese, dai bottegai agli “artisti” ecc, tutti materialmente cointeressati al massimo sfruttamento della classe operaia. Nessuna fiducia quindi nei Comitati per il Si o in quelli per il No o per l’astensione, che hanno il compito di illudere i lavoratori e nascondere la semplice verità: le leggi le fanno i padroni e questi stringono le chiappe non quando i lavoratori votano ma quando scioperano.

Ma per scioperare la classe dei lavoratori abbisogna di una organizzazione di difesa economica centralizzata e non sottomessa alle sorti dell’economia aziendale e tantomeno nazionale.

 È questo nodo centrale che i partiti sedicenti comunisti e proletari, si sforzano di tenere ben stretto, mostrando come sotto lo strato di vernice rossa si scopra il borghese tricolore. Tutto per esorcizzare la ripresa della lotta di classe, per negare la necessità del Sindacato di Classe. La sinistra sindacale, da questi partiti emanante ed ispirata, nel difendere ad oltranza la disciplina alla CGIL illude i lavoratori sulla possibilità di recupero di un apparato quasi ministeriale ormai nemico degli interessi della classe operaia, di un cadavere passato irreversibilmente nel campo nemico.

 Urge invece ricostruire un’organizzazione di difesa economica, impresa non certo semplice e che richiede il duro lavoro dei compagni più combattivi. Si tratterà di far convergere i comitati di lotta che nasceranno verso una struttura territoriale che, infrante le gabbie aziendali, affratelli e rafforzi la lotta dei Lavoratori.

Il pluridecennale lavoro dell’opportunismo ha come risultato lo sfacelo del movimento operaio: da una parte l’inquadramento del sindacato all’interno dello Stato borghese, dall’altra il terrore ideologico contro ogni prospettiva di rovesciamento del modo di produzione capitalistico.

 L’accanimento con il quale la borghesia tenta di riprendersi le piccole migliorie conquistate dalla classe operaia, conferma in pieno la previsione marxista che il capitalismo corre verso una nuova crisi.

 Crisi del Capitale significa necessità del Partito Comunista per il rovesciamento della società presente. Non basterà a salvarla il fiele che i cortigiani del regime borghese sputano contro il Comunismo nell’infinito resuscitare della menzogna del “socialismo reale”, che tutti ben sanno che comunismo non era. Ma il Comunismo, quello vero, sarà.