Partido Comunista Internacional

Presentazione, 2017

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Parte de: Il partito non nasce dai «circoli»

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L’articolo che qui ripubblichiamo fu scritto nel 1980, a poco più di sei anni da una separazione, da un partito nel quale molti di noi avevano militato sin dalla sua nascita, attuata con una manovra, che definimmo sporca, sulla quale l’articolo torna nella parte finale.

L’occasione fu data da una delirante affermazione dei nostri ex compagni, secondo la quale fino a quel momento avremmo attraversato una fase di circoli ed era ormai venuto il momento di costruire il partito vero. Ma l’articolo è una lucida riaffermazione in generale dei cardini dell’esistenza della compagine comunista, del suo modo di lavorare e dei rapporti tra compagni, aspetti vitali della sua stessa esistenza come organo politico rivoluzionario.

Nell’affermazione di cui sopra si parlava di un campo rivoluzionario, da filtrare per così addivenire alla costruzione del grande partito. Ovviamente era funzionale a questa operazione una diminutio del nostro partito a circolo, o accozzaglia di circoli, nei quali sarebbe stata curata soltanto l’elaborazione della teoria.

In questo ci si richiamava all’esperienza bolscevica, che in effetti ebbe a che fare con i circoli. Ma la somiglianza si ferma qui. È vero che alla fine del XIX secolo, a causa della repressione zarista, le organizzazioni più grandi erano state disperse e i socialisti erano costretti a riunirsi solo localmente, senza collegamenti; questo aveva dato luogo a gruppi ovviamente eterogenei, con teorizzazioni le più varie. Si trattava nella maggior parte dei casi di sinceri socialisti, che ambivano a battersi per rovesciare zarismo e capitalismo.

Ma, a differenza di quanto le varie carogne del politicantismo vogliono far credere, Lenin non fece mai filtraggi, compromessi sulla teoria o sulla tattica al fine di costruire il partito, al contrario martellò sempre sull’intransigenza del marxismo originario e monolitico, “granitica base teorica”, scrive nell’”Estremismo”, marxismo che conosceva alla perfezione, come è testimoniato dalla sua produzione teorica e polemica di quegli anni. Si era sì verificata allora l’esistenza di un campo rivoluzionario, che Lenin contribuì grandemente ad accompagnare nella sua maturazione in partito, centralizzato e disciplinato in quanto informato alla unica dottrina e all’unico programma del comunismo, che l’avrebbe guidato alla Rivoluzione d’Ottobre.

Nemmeno precedentemente la teoria rivoluzionaria era sortita da un filtraggio, nelle mediazioni tra gruppi diversi, non nel 1848, non nel 1903. E non è stato così per la nostra corrente di Sinistra nel Partito Socialista Italiano che dalla sua costituzione, alla fine della guerra 1914-18, ha vantato basi teoriche perfettamente in linea con Marx. E anche con Lenin, che ancora non conoscevamo.

Pensare, nel 1980, che si potesse portare sulla corretta dottrina marxista, ammesso che se ne disponesse una qualche primogenitura, gruppi e organizzazioni di aree di ribellismo borghese, che da sempre pullulano intorno al partito del comunismo, di far loro accettare il verbo marxista in virtù di non si sa quali astuzie e manovrette, era solo velleitarismo antimarxista. Era opportunismo: si diceva di voler filtrare, ma il vero proposito era di far filtrare il partito, di farne un circolo fra i circoli.

Di qui l’articolo, che secondo il nostro metodo molto poco offre alla polemica, e ribadisce in positivo le caratteristiche fondamentali del partito comunista di sempre. Già nel 1980 gli anni passati dalla consumata nostra espulsione le dimostravano irrinunciabili per mantenere diritta la barra sul percorso che porta alla rivoluzione del proletariato. E i decenni che da allora sono seguiti non hanno che confermato quelle affermazioni e quelle previsioni.

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